SS. Crocifisso di Ciminna: la traslazione della Croce e la festa del “Patri di li Grazij”

La traslazione del SS. Crocifisso di Ciminna è legata alla prima processione del 14 maggio 1651, quando la venerata immagine, portata fuori dalla chiesa di San Giovanni, seguì un percorso diverso da quello stabilito, si fermò in alcuni luoghi e fu infine condotta nella chiesa Matrice prima di tornare nella propria chiesa.

La festa del SS. Crocifisso “Patri ri li Grazij” è una delle feste religiose più importanti per la comunità di Ciminna. Ha origini molto antiche, per la prima volta si svolse, infatti, nel maggio del 1651.

Processione del SS. Crocifisso Ciminna

Le origini della venerata immagine

La venerata immagine del SS. Crocifisso è un opera della fine del XV e la seconda metà del XVI secolo, è in legno e tutt’oggi il suo incarnato è di colore nero. In principio la croce col suddetto Crocifisso non aveva nessun compito devozionale, se non quello di accompagnare i cortei funebri dalla casa del defunto in chiesa e in fine al cimitero.

Infatti nell’anno 1623 moriva di morte violenta durante una rissa un uomo di nome Bartolo Caiazza, che non aveva svolto affari del tutto onesti. La mattina, quando il corpo dell’uomo fu pronto per essere portato in chiesa, il chierico che aveva il compito di portare la croce durante il corteo, e che durante l’attesa aveva poggiato sul muro, non riuscì ad impugnarla.

La croce infatti, diventò talmente pesante, che non si riuscì a spostarla di un millimetro, così facendo che il corteo funebre parti senza la croce. Solo quando la salma entrò in chiesa, il chierico riuscì a spostare la croce, e di conseguenza per il fatto accaduto riporto la croce in chiesa.

La Croce viene esposta a pubblica venerazione

Di conseguenza venuti a sapere del fatto miracoloso, i confrati della chiesa di San Giovanni decisero allora di esporre la croce sull’altare di San Giovanni Evangelista posto nel transetto sinistro, e gli venne accesa una lampada ad olio per filiale devozione.

Nello stesso periodo gli venne cambiata la croce lignea, che era consumata dal tempo, sostituendola con una croce argentea. Da questo momento in poi, il Crocifisso divenne il legane per eccellenza, che man mano accrebbe in devozione nel cuore degli abitanti di Ciminna.

Il 3 e il 5 maggio 1651

La prima festa in onore al Crocifisso di San Giovanni venne istituita il 3 maggio del 1651, giorno della solennità dell’Invenzione della Santa Croce. La sacra immagine venne venerata con solennità il 5 maggio dello stesso, anno dopo aver raccolto copiose offerte che contribuirono allo svolgimento della prima festa.

Era il 3 Maggio 1651 festa dell’Invenzione di S. Croce, in quel giorno un gruppo di ciminnesi aveva manifestato l’intenzione di organizzare la festa alla Veneranda Figura del SS. Crocifisso ma l’elemosina non bastava e non si poté neppure trovare nemmeno un sacerdote che celebrasse la Santa Messa in quella mattina essendoci l’obbligo di celebrare le Sante Messe in occasione di quella festa in altre chiese di Ciminna.

Sono state queste le circostanze, volute forse da Dio, che portarono al rinvio della festa al venerdì 5 Maggio 1651. Correva l’anno 1651 e oggi al 5 Maggio 2013, dopo 362 anni, Ciminna non ha dimenticato quegli avvenimenti miracolosi.

Quella data segnerà la storia di Ciminna e del suo Crocifisso, la presenza del susseguirsi di miracoli fu così forte che ancora oggi tutti ne abbiamo memoria, grazie anche al contributo del ciminnese Don Santo Giganti che colse la specialità di quei momenti e scrisse nero su bianco quanto i suoi occhi avevano visto a testimonianza per le future generazioni senza alcuna pretesa di essere preso sul serio.

Ci riferiamo al testo “Historia della Miraculosa Imagine del SS.mo Crocifisso di Ciminna” una cronaca dettagliata di quei giorni. Teniamo a raccontare di quei fatti, proprio perché anche quest’anno la festa solenne sarà celebrata il 5 maggio, data in cui si è verificato il primo miracolo.

I miracoli del 5 maggio

Don Santo Giganti ci narra di una donna “chiamata Filippa Pappalevato, moglie di Pietro, che teneva un bambino in braccio chiamato Giovanni, travagliato d’una Rottura, che non lo faceva quietare dal pianto. La povera madre con viva fede, lo raccomanda al Santissimo Crocifisso.

O Signore, diceva, concedetemi questa grazia di sanarlo per vostra misericordia. E ecco che alzando le voci l’addolorato bambino, se le ruppero quelle lenze che lo cingevano stretto, e si trovò guarito.

Manifestò il miracolo la madre con vero giubilo, e lacrime, d’allegrezza lodando la Divina Misericordia e se ne andò consolata”.

Quel giorno susseguirono guarigioni di ogni tipo riguardanti una specie d’ernia, alcune fratture degli arti, sana uno storpiato, perfino la guarigione di un cieco.

“Si che in questo giorno furono guariti di Rottura, oltre del primo, liseguenti figliuoli: Rosario figlio di Matteo e Rosalia Dino, Matteo figlio di Geronimo e Vincenza Maurici, Francesco Bastardello dell’Hospitale, portato dalla nutrice Antonia D’India.

Et anco alcune donne che di Rottura pure pativano, furono aggratiati come Agata Pitrolo, Catarina Turrigrossa, et altri ancora, che per degni rispetti non gustano essere nominati[…]”.

La guarigione di Giuseppe D’Accomando

“Fra li primi, che detta matina concorsero a quella Chiesa, uno fu Giuseppe D’Accomando, cieco d’ambidui l’occhi. Costui per un morbo, che li discese dal capo quantunque nell’esterno non pareva ch’avesse difetto, l’impediva di si fatta manera la vista, che stette per sei anni continui allo scuro, in un angolo di casa, non potendo uscire, se non appoggiato ad un bastone, e con l’aggiunto di persone che lo conducevano a mano.

Portava egli speciale devotione a questa S. Imagine e fu uno dei contribuenti di qualche puoca elemosina per le Messe delli 5 di Maggio.

Quando appunto condottivi dalle sue genti, nell’entrare, vide primieramente la lampada accesa; e dopo la S.ta Imagine, con grandissima sua allegrezza, e caminando per la Chiesa, se li cade il bastone; e ripigliatolo due e tre volte comprese il mistero, che più non li faceva bisogno.

Che perciò lasciatolo per memoria e recuperata perfettamente la vista, si diede con affetto divoto a mettere in ordine le lampe, et a fari altri ministerij della Chiesa e finalmente ringraziato il SS.mo Crocifisso ritornò consolato a sua Casa.”

Altri racconti di guarigione

Il 5 maggio del 1651 avvenne un fatto straordinario: durante una raccolta di elemosine, venne una coppia avente un bambino ernioso. Il piccolo, lavorato dal dolore, piangeva talmente tanto che nessun rimedio poteva calmarlo.

Allora i genitori, affidatolo al SS. Crocifisso, chiesero la sospirata grazia di guarire il figlioletto appena nato, e all’improvviso il torpore scomparve e il bambino fu guarito all’istante, tra la gioia della madre e lo stupore dei presenti.

Anche un certo Zaccaria fu guarito allo stesso modo. L’uomo che preoccupato per la scarsezza di cera ed olio, chiese al Crocifisso la grazia, e soggiunse che se l’avrebbe ricevuta avrebbe comprato un rotolo di candele e una torcia.

Mentre pregava egli sentì come una mano che afferrava il bozzo, che improvvisamente scomparve, manifestando così la gioia e la fede verso la santa immagine adempiendo alla promessa fatta al Cristo Crocifisso.

Una mattina un certo Giuseppe D’Accomando (contribuente in elemosina per le messe del 5 maggio) cieco dalla nascita, veniva davanti l’immagine del SS. Crocifisso sostenuto da un bastone, e all’altra accompagnato da gente che aveva compassione di lui.

Quando arrivò dapprima distinse la lampada, e poi vide la Santa immagine. Pieno di gioia lasciò cadere il bastone che ripresolo più volte capì che non ne aveva più bisogno, tornando pieno di gioia e stupore a casa.

Un certo Pietro di Michele, che aveva un ascesso al ginocchio e che da circa sette mesi gli creava fastidio e dolore, comprese che con le medesime medicine datagli da numerosi medici non avrebbe potuto guarire.

Disperato, quando rientra a casa, la moglie gli dice che il Crocifisso di San Giovanni compie miracoli e che già uno l’aveva fatto la mattina.

Allora pieno di speranza la mattina si reca col suo bastone davanti l’immagine del SS. Crocifisso. S’inginocchiò e con molto dolore, e con viva fede chiede la grazia al Crocifisso.

Si dice che in quel medesimo istante si senti afferrare il ginocchio, esclamando: “Olà” disse “Chi mi afferra?” Ma evidentemente non era stato nessuno, infatti quando si alzò si senti alleggerito il ginocchio, e comprese che la grazia gli era stata accordata.

Lasciato il bastone come testimonianza egli torno a casa con maggior fede. Una certa Margherita Ciaccio, per accorrere alla santa immagine, poggiò il suo piede in malo modo, e poverina si fratturò la spalla e il braccio.

Tramortita dal dolore, fu messa a letto. Assieme alle medicature del medico, qualcuno pensò bene di cospargere le parti fratturate con l’olio che ardeva nella lampada del Crocifisso miracoloso.

L’indomani la donna venne in chiesa a ringraziare il SS. Crocifisso, senza accusare nessun dolore o rotture d’ossa.

La prima processione del 14 maggio 1651

Furono questi e molti altri miracoli avvenuti nella giornata del 5 maggio del 1651 e nei giorni successivi ad alimentare la devozione al SS. Crocifisso fino al punto di programmare una festa solenne a gloria del SS. Crocifisso e che per l’occasione si facesse anche una processione.

La festa fu quindi organizzata per il 14 maggio dello stesso anno, vennero a Ciminna anche gli abitanti delle terre vicine ma quello che meravigliò ancor di più tutti i devoti furono le vicende legate alla prima processione.

Il 14 maggio del 1651, visto che ormai le grazie elargite dal benigno Signore erano numerose, si decise allora di festeggiarlo solennemente con una partecipata processione, non solo dai cittadini, ma anche da gente forestiera e dei paesi limitrofi.

Il percorso stabilito

“Apparecchiata decentemente la Santa Imagine sopra una bara, raccolte le Confraternita con le loro figure,tamburi, Confaloni e Insegne.

Adunato pure il Rev.do Clero con tutti Religiosi di questi Conventi, cioè Domenicani, Francescani, Carmelitani Paulini e Cappuccini.

Ad hora dopo Vespro, si diede principio ad inviarsi la processione per quelle strade,che parevano più decenti conforme s’era determinato dal Rev.do Vicario Sostituto: D.re Don Domenico Barone, stante l’assenza del Vicario Foraneo Don Santo Gigante che, per suoi negozi urgenti, si trovò allora in Palermo18.

S’inviarono prima le Confraternita con loro figure e giocali19 soliti, secondo li Rev.di Religiosi dei suddetti Conventi, et terzo il Rev.do Clero dei Preti, cioè per quella parte di San Giacopo, con intenzione d’addrizzare per la Via di San Gerardo, quindi alla Magiore, doppo a San Sebastiano, calare a basso verso la Fontanella, passare per la Piazza, e tornare alla propria Chiesa di San Giovanni.

E già le medesime strade stavano addobate di apparati, e le genti aspettavano con divotione et allegrezza, di veder passare la Santa Imagine.”

La deviazione della processione

“Quale nell’uscire a punto la porta della Chiesa portata su le spalle da poca genti, ecco, che fatto impeto e impulso straordinario ai portatori, seco li trasse, e prese la via, tutta al contrario di quella che s’era determinata.

Prese dico la vanella, ch’è la prima nel piano di detta chiesa, dalla parte di sotto, che corrisponde verso il Folletto.

Strada precipitosa, dove bisogna caminare molto attentamente a non cascare, e pure con pigliarsi anco per d’avante buona turma di donne, che sul principio d’essa strada, stavano inginocchioni, et con tirarsi appresso buona parte del popolo, non fu persona che s’avesse fatto minimo danno.

Parse questo principio tanto insolito et impensato, molto stravagante, e mosse l’animi di tutti a certo timore riverenziale, e attonite le genti non sapevano che si dire.

Solamente sfogavano li cuori a gridare: Misericordia !”

Percorso storico processione Ciminna 1651

La sosta presso la Croce

“Arrivato il SS.mo Crocifisso nel fine di detta strada ecco che si vidde votar venella, et andò a fermarsi nella strada che corrisponde alla Croce(questa Croce sta perpetuamente affissa sopra un’altare di maramma20 per divotione e tutela della terra).

E quivi dimorò immobile, senza potersi distaccare, puoco meno d’un quarto d’ora.

Onde con questa sua ritardanza fè che molti si rimembrassero del primo Segno, ch’egli mostrò anni a dietro a quel medesimo loco a punto della casa di quel Bartolo Caiazza, miseramente ucciso; il cui cadavere, par che non havesse voluto associare, conforme al primo capo si disse et in bocca delli più vecchi altro non si udiva : Qui fu, qui fu,dove tanti anni sono non si volse partire per accompagnare il morto.

E con tal rimembranza, s’accresceva la meraviglia, e parimente la riverenza.”

La guarigione di Giuseppe Rirenda

“Quindi si parte da questo loco e prende le strada di D. Antonio Faucella, per insino che venne alla strada grande in frontespizio della Madonna della Raccomandata.

Qui nella cantonera vicino alla casa, dove sta Giuseppe Rirenda che si trovava a letto con certo discenzo alla gamba, uscì fuori potendo caminare come in fatti caminò facilmente buono pezzo di strada,ma per la calca della gente si bisognò ritirare.

Che perciò la sua moglie ci presentò all’ora certa tovaglia lavorata di qualche prezzo.

Benchè poi per giusti giudici Divini non seguì la miglioranza, forse perchè tale infermità corporale sia stata più giovevole per la salute spirituale di qull’infermo.”

La partecipazione del popolo

“Hor sichè in questa strada Maggiore come capace di popolo si vidde raccolta tutta la Terra di Ciminna intiera.

Le Confraternita e genti, che portavano le Figure, et havevano preso per quelle strade designate come sopra, riposte in salvo le figure, non si potevano contenere, che non corressero a vedere simili novità di stupori.

Era uno spettacolo di compassione il vedere, li volti sbigottiti della gente, gli occhi di tutti che facevano fiumi di lagrime, li battimenti di petto, li replicati gridi, che riempivano l’aria di Misericordia !

l’atti di pentimento della vita passata, li buoni proponimenti d’emendar la futura, et in somma dal primo all’ultimo, huomini e donne, grandi e piccoli, non fu persona che non havesse migliorato nell’anima a gloria del Signore.”

La guarigione del bambino durante la processione

“Gionto che si fu nel fine di questa strada, cioè nella cantonera chiamata di San Christofalo si poggiò forzatamente la strada lunga, che salisce verso la Chiesa di San Sebastiano.

Et arrivati poco più sopra della Chiesa Madonna del Carmine ecco uscire di casa una donna(questa……………la moglie di Rocco Castelluzzo)quale teneva su le braccia un suo bambino cinto solamente di una lenza, per una Rottura che l’affligeva et offerendolo al Santissimo Crocifisso, come a medico celeste, li diceva: Signore già che vi siete degnato passare per dinanzi la mia casa, lasciatemi consolata, concedete la grazia a questo mio figliolino.

Piange all’ora il figliuolo, rompersi quella cinta, e sanarsi la Rottura l’osserva ben bene la madre e trovatolo già guarito con allegrezza lo dimostrava pubblicamente a tutti, altro non si vedendo che un tantino di rossura nel loco affetto, in evidente segno della grazia ricevuta.

Che perciò lodando tutti l’infinita Misericordia, ringraziavano il sommo Dio, et ella in segno della gratitudine gli presentò un anello che prontamente si trovò nelle mani.”

La sosta presso la casa di Mastro Antonio Scorsone

“S’era già trascorso poco sopra della casa di Don Domenico Traina eccolo ritirarsi indietro, e voltar la strada in cantonera d’essa casa, e poco appresso torcere la vanella verso giù dalla parte di dietro di detta casa, urtando anco in un legno di certa pergola,ch’era nella vanella, ma senza danno e fermatosi un poco,ritorna per la medesima vanella, e fermasi innanzi la porta di M.o Antonio Scorsone.

La moglie di costui detta ……… havea detto il giorno innanzi queste simili parole: Dicono che lo S.to Crocifisso di Prizzi quando alcuno ci promette alcuna cosa, ci passa, per davanti la porta, io ci voglio promettere un anello forse passerà per d’avanti la porta mia.

Mentre dunque la S.ta Imagine si trova qui, ella si ricorda della promessa fattali, e subito piglia l’anello e donalo in presente segno del favore ricevuto e manifesta a tutti il mistero sopra cennato.

fatto ciò si riduce di nuovo alla strada dritta rispondente a S.Sebastiano; e quando si credeva d’haversi fatto gran parte del camino vedesi di bel nuovo tornare in dietro, seco tirandosi tutto il popolo verso giù per insino che arrivò alla cantonera di S.Cristofalo donde prima si era poggiato.”

Il passaggio del Crocifisso al clero

“Hor qui si può dire che si viddero confusi l’animi di tutti e specialmente li Rev. Preti, e Religiosi, non sapendosi che si fare,e per levare l’occasione della causa che era in mente d’alcuni, quali attribuivano quella novità di traviarsi le strade, alla calca dei popoli e anco dubitandosi d’alcun’altri, che la Maestà di quel Signore, forse non voleva esser portato da gente secolare.

il R.do Arciprete Dr. Don Francesco Pisano con le lacrime a gli occhi, esortò li sacerdoti, che si degnassero portare loro la santa Imagine.

Anzi per mostrare con segni esteriori l’interna devozione consigliò che si levassero le cotte acciò con tale mortificazione di restare in abito nero dassero buono esempio al popolo e magior gusto al Signore.

Prontissimi si resero tutti a queste parole, et egli il primo si levò la cotta e lìaltri insieme.”

“Azione divota che commosse l’animi a rinnovare le lacrime. Et così fatti arrassare tutti del popolo secolare, alcuni dei Sacerdoti, Religiosi, e Cappuccini con occhi piangenti et affetto divoto, sottoposero le spalle al peso venerando e Santo.

E salmeggiando divotamente cominciaro a salire di nuovo il camino dritto di quella strada.

Alli sudori e stenti mostravano apertamente quanto fosse pesante e grave il peso ch’havevano sù le spalle, quantunque di ragione non fosse tale.

Si giunse a questo modo per insino a S.Sebastiano e quindi si prese la via verso il Castello, e doppo si ridussero dentro la chiesa Matrice.”

La sosta nella chiesa Matrice

“Dove la santa Figura fu riposta innanzi l’Altare Maggiore, per darsi alquanto di respiro alle fatiche del corpo, e giuntamente alle confusioni dell’animo.

Ecco che entrato qui tutto il popolo d’una Terra intiera, si che mai si vidde la Chiesa maggiore così ripiena; s’odono li strepiti, e le grida di molte persone, vessate da maligni spiriti, che tremando, e distorcendosi in mille guise, con le voci terribili rappresentavano un spettacolo compassionevole di spavento.

All’hora il R.do Arciprete mosso a compassione di quelle povere creature, cominciò a far l’officio d’esorcista.”

Ma che presaghi, cred’io, li spiriti maligni de suoi maggiori tormenti, non potendo tolerare la potenza delle Divine parole,e la presenza dell’Onnipotente Dio, per levarsi d’impaccio mossero l’animi d’alcuni,a sospettare di quella dimora che si facea nella Maggiore.

E chi sa,disse uno, e li Preti ni daranno più lo S.to Crocifisso? Può essere, disse l’altro, che se lo vogliono tenere. E che ci faremo poi? disse lo terzo.

E così di mano in mano, passando queste simile parole, entrano l’animi dei sospetti e dai sospetti si proruppero ad un’istante da tutti, quelle parole: Fora, fora. Andiamo ch’è tardo, andiamo!

E fu tale quel grido comune che fu di bisogno incontinente partirsi dalla Matrice, con la S.ta Imagine, per portarla subito alla sua Chiesa.

Il ritorno nella chiesa di San Giovanni

Si discese dunque per S. Francesco. E qui trovandosi una povera donna di molt’anni vessata da maligni spiriti(questa fu Caterina di Dato, relicta dello quondam21Andrea), subito che si vidde all’aspetto venerando di quella miracolosa figura, cominciò tutta a tremare e non potendo l’Infernali Nemici più trattenersi, da subito se n’uscirono, lasciando quella creatura libera e sana a gloria del Signore.

E finalmente passandosi per la Piazza, s’arrivò a S.Giovanni e riposta la S.ta Imagine dentro la chiesa, richiesta la sua benedizione e licenza con lodare la Divina Misericordia se ne tornò il popolo consolato, e ammirato insieme delle insolite meraviglie.”

La prima processione Il 14 maggio del 1651, visto che ormai le grazie elargite dal benigno Signore erano numerose, si decise allora di festeggiarlo solennemente con una partecipata processione, non solo dai cittadini, ma anche da gente forestiera e dei paesi limitrofi.

Si racconta che durante questa processione avvenne un fatto miracolo: mentre il SS. Crocifisso saliva la ripida strada di San Sebastiano, tutto d’un tratto, divenuto pesante tornò indietro, e lo poggiarono in un punto nel quale alcuni momenti prima la sacra immagine aveva sostato.

L’allora l’arciprete Francesco Pisano pensò che forse il Cristo vuol essere portato da gente secolare. Allora adunato il clero fece togliere le cotte e con tale atto di mortificazione si posero sotto le aste portando sulle loro spalle il gravoso peso.

All’improvviso la processione ripartì, e proseguendo per la strada del castello, arrivarono sin dentro la chiesa madre dove il Crocifisso fu esposto alla venerazione dei fedeli.

Ma in chiesa madre il Crocifisso non ci restò molto. La mattina successiva, alcune bocche impavide, misero in giro la voce che i sacerdoti della Madrice volessero tenere per loro la santa immagine.

E passando di bocca in bocca, i confrati e il popolo si radunò davanti la chiesa madre e processionalmente, per evitare idee strane, la santa immagine venne fatta rientrare nella chiesa di San Giovanni Battista.

La festa del SS. Crocifisso oggi

Oggi la festa si svolge la prima domenica di maggio e il lunedì seguente. La domenica si celebra una messa solenne nella chiesa di San Giovanni, al cui interno si conserva il Cristo in croce che in quest’occasione viene portato in processione fino alla chiesa Madre dove resterà fino al lunedì per poi far ritorno.

La festa del SS. Crocifisso Padre di Grazia è la più sentita e rinomata di Ciminna, più di quella patronale. Oggi la festa si svolge solitamente la prima domenica di maggio e il lunedì.

La festa è preceduta da una serie di appuntamenti che danno al paesino un carateristico tocco magico. Il clou dei festeggiamenti si raggiunge la domenica.

Alle ore 11,00 la chiesa di San Giovanni si celebra la messa solenne che farà da preludio alla “SCINNUTA RU PATRI I RAZZIA”.

La “Scinnuta ru Patri i Razza”

Infatti alla fine della messa, il sacerdote preleva il simulacro dalla cappella dell’altare maggiore e lo porta fino a terra tra le grida dei devoti e lo scampanio solenne.

L’immagine esile del Cristo viene schiodata dalla croce dove annualmente risiede, e viene riposto in un’altra croce argentea che servirà per la processione.

Accomodata l’immagine, viene alzata e issata sul fercolo che, preparato di tutto punto, accoglierà la miracolosa immagine.

La “furriata ri torci”

Uno dei momenti più caratteristici è la “furriata ri’ torci”, una manifestazione folkloristica che si volge in Piazza San Giovanni dove due gruppi di sette uomini, con un cero in mano, cavalcano muli bardati effettuando giri sincronizzati tra il lancio di dolci, la musica della banda del paese, il suono delle campane a festa e la gioia festosa dei fedeli.

Nel pomeriggio, prima della processione, si svolge la tradizionale “Furriata di torci” (giro delle torcie).

Questa tradizione folkloristica si svolge nel piano antistante la chiesa di San Giovanni Battista, e consiste nel far ruotare una serie di muli bardati a festa.

Le persone che vi stanno in sella portano in mano un grosso cero abbellito da nastrini rosi, e con l’altra mano distribuiscono alle persone dolciumi e caramelle; alla fine del giro, il cero portato in mano verrà deposto ai piedi del Crocifisso.

La Festa del SS. Crocifisso a Ciminna si svolge nel mese di maggio e prevede un programma ricco di fede e folklore.

Si tratta di una festa molto antica che affonda le sue origini nel 1651 e si caratterizza per la tradizionale furriata ri torci, ossia il giro delle torce, dove antiche tradizioni e profonda fede si mescolano in un grande spettacolo folkloristico: due gruppi formati ciascuno da sette muli eseguono la furriata ossia dei giri, in perfetta sincronia, durante i quali, accompagnati dalla musica della banda musicale e dalle acclamazioni dei fedeli, vengono lanciati dolcetti alla folla che assiste allo spettacolo.

La processione della domenica

Alla sera avviene la tradizionale processione del SS. Crocifisso e di San Giovanni. Il primo ad uscire è San Giovanni Battista, portato a spalla dai più giovani della confraternita.

La presenza di San Giovanni Battista alla processione sta a significare il PRECURSORE, e di conseguenza dietro San Giovanni, accompagnato dal clero, ecco il pesantissimo fercolo del Crocifisso portato a spalla da migliaia di portatori.

La processione uscendo dalla chiesa si avvia verso la ripida salita di San Sebastiano, arriverà in via Giovanni XXIII per poi arrivare in chiesa madre. Qui il Crocifisso sta fino al lunedì pomeriggio.

Il Cristo, in processione, è preceduto dal simulacro di San Giovanni sorretto dai membri più giovani della Confraternita.

Il lunedì e il rientro a San Giovanni

La sera del lunedì il Cristo e San Giovanni Battista riprendono il cammino per le ripide e scoscese vie di Ciminna dando l’ultima benedizione.

All’arrivo in chiesa, dopo la benedizione, tutti iniziano a volgere le ultime preghiere al Cristo Crocifisso.

La serata è conclusa da un spettacolare e bellissimo spettacolo pirotecnico al campo sportivo. L’ottava chiuderà i festeggiamenti.

La devozione dei ciminnesi nel mondo

Per capire l’importanza della festività basti pensare che ogni anno, durante la settimana che precede la prima domenica del mese di maggio, tornano a Ciminna molti degli emigranti ciminnesi per passare queste liete giornate coi propri cari o per promessa da realizzare in seguito a grazia ricevuta dal “Patri di li Grazij”.

Addirittura negli Stati Uniti, nella città di Chicago in cui vive una numerosa comunità di Ciminnesi, vengono organizzate manifestazioni simili, con processione e festeggiamenti, riproponendo quanto avviene nel paese di origine.

Altri racconti della devozione

La pioggia desiderata

In un anno imprecisato, le terre di Ciminna soffrivano a causa di una terribile siccità che da mesi flagellava il territorio.

In questa occasione si cercò di fare la festa il prima possibile, chiedendo la grazia della pioggia al Padre di Grazia.

Si dice che quando l’effige varcò la soglia della porta di San Giovanni, una pioggia cadde sulla folla, e che ben presto finì.

Ma durante il tragitto processionale tutti notarono che il cielo da sereno si riempì di neri nuvoloni, pensando che il SS. Crocifisso stesse tenendo l’acqua per il compiersi della processione.

Infatti non appena l’immagine rientrò in chiesa, si abbatté un copioso nubifragio che durò per tutta la notte, dando così ristoro alla zolle secche da tempo, e ricevendo così la pioggia che i ciminnesi avevano tanto richiesto.

“Con gli occhi aperti”

In una delle feste di maggio, un certo Francesco Merlino, mentre spolverava la venerata immagine, (fatta con gli occhi chiusi) aprì gli occhi, e spaventato balzò dall’altare, chiamano la gente fuori la chiesa.

Molte persone quando entrarono, videro il Crocifisso aprire più volte gli occhi facendo mostra delle pupille e del bianco attorno.

Questo fatto fu uno dei segni tangibili, che affermo in Ciminna la devozione, che è immensa nei confronti du “Patri di li grazzi” che ogni cimminnese vicino o emigrato porta nel cuore con fede fervorosa.

(Bibliografia: Historia della miraculosa imagine del SS. Crocifisso di Ciminna di Don Santo Gigante Ciminna 1651)

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