San Michele Arcangelo di Montesignano: storia, chiesa e sagrato in rissêu

San Michele Arcangelo di Montesignano è una parrocchia di Genova, in Liguria, con sede indicata ufficialmente in Via Terpi 22 C e una seconda chiesa dedicata a San Michele Arcangelo in Via Mogadiscio 10. La fondazione della parrocchia risale al 1475, con successive indicazioni cronologiche riferite al 1800 e al 1° giugno 1989, collegato alla Chiesa di Santa Maria e San Giustino.

Il complesso è particolarmente significativo per il sagrato in rissêu, caratterizzato da ciottoli originali, disegni simbolici, un’impostazione asimmetrica e un rapporto equilibrato tra la distesa naturale delle pietre e l’intervento umano. La chiesa conserva così non soltanto un valore religioso, ma anche una testimonianza della cultura materiale e della creatività delle piccole comunità liguri.

Denominazione e sede della parrocchia

Denominazione ufficiale: S. MICHELE ARCANGELO DI MONTESIGNANO 42.

Altra denominazione: S. Michele Arcangelo di Montesignano.

Tipo: PARROCCHIA (CA.515.

Indirizzo: Via Terpi 22 C, Genova, Liguria, Italia.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giustino si trova in Via Terpi 22 C - Genova, mentre la Chiesa di San Michele Arcangelo è indicata in Via Mogadiscio, 10 - Genova.

VoceInformazione
Denominazione ufficialeS. MICHELE ARCANGELO DI MONTESIGNANO 42
Altra denominazioneS. Michele Arcangelo di Montesignano
TipoPARROCCHIA (CA.515
Codice fiscale95012230108
Indirizzo indicatoVia Terpi 22 C, Genova, Liguria, Italia
Fondazione1475 - p. 1800 - +01/06/1989 - Chiesa di S. Maria e S. Giustino

Origini e riferimenti storici

Fondazione: 1475 - p. 1800 - +01/06/1989 - Chiesa di S. Maria e S. Giustino.

La documentazione collega quindi la realtà parrocchiale sia alla dedicazione di San Michele Arcangelo sia alla Chiesa di Santa Maria e San Giustino. Il complesso religioso si inserisce nel territorio di Montesignano, oggi parte della città di Genova, ma ancora leggibile attraverso le sue pietre, i suoi percorsi e le trasformazioni dell’ambiente circostante.

Gli incarichi pastorali

Gli incarichi indicati comprendono la presenza di un diacono cooperatore, di un aiuto pastorale e di un parroco con funzione di moderatore.

  • Masè Diac. Primo: Diacono Cooperatore.
  • Mortola Sac. Francesco: Aiuto pastorale.
  • Litigio Sac. Enrico: Parroco con funzione di Moderatore.

Le chiese e gli orari delle Sante Messe

Gli orari delle Sante Messe sono riportati per entrambe le sedi: la Chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giustino e la Chiesa di San Michele Arcangelo.

Chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giustino

Chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giustino (Via Terpi 22 C - Genova).

GiornoOrario
Martedì 22 Settembre09.15
Mercoledì 23 Settembre09.15
Giovedì 24 Settembre09.15
Venerdì 25 Settembre09.15
Sabato 26 Settembre18.15
Domenica 27 Settembre11.15
Lunedì 28 Settembre09.15
Martedì 29 Settembre09.15

Chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo (Via Mogadiscio, 10 - Genova).

GiornoOrario
Martedì 22 Settembre09.15
Mercoledì 23 Settembre09.15
Giovedì 24 Settembre18.00
Venerdì 25 Settembre18.00
Sabato 26 Settembre09.15; 18.00
Domenica 27 Settembre08.30; 11.15
Lunedì 28 Settembre09.15
Martedì 29 Settembre09.15

Il sagrato in rissêu

Il sagrato di San Michele Arcangelo di Montesignano è legato a una concezione del rissêu rustica, materica, con disegni simbolici e una struttura abbastanza improvvisata, come se davvero una piccola comunità avesse fatto il meglio che poteva con quello che aveva.

Non Arte che passa alla storia, ma una grande energia creatrice vissuta allora, e ancora viva adesso…

Soprattutto mantiene ancora intatta l’atmosfera creata dai ciottoli ancora originali, con pochi e discreti restauri.

sagrato in rissêu di San Michele Montesignano

Il rapporto con il paesaggio

Allora c’erano gli alberi e le panchine, il sagrato dominava su una vallata ancora verde, e tutto intorno c’erano fasce coltivate, ulivi e prati, dove si andava a passeggiare e a fare pic-nic, uno dei “must” degli anni ’60.

Ora c’è una sbarra, ed è ufficialmente un parcheggio, ma non ci si può lamentare, perchè in fondo si è mantenuto bene: la dimenticanza può avere effetti benefici.

Il mutamento dell’area non ha cancellato del tutto la relazione tra il sagrato e il paesaggio. Le trasformazioni funzionali dello spazio hanno modificato l’uso del luogo, ma la superficie in pietra conserva l’atmosfera di un ambiente nel quale architettura, natura e vita quotidiana erano strettamente intrecciate.

Una composizione difficile da cogliere a colpo d’occhio

Per capire come davvero è fatto occorre guardare la pianta, perchè standoci sopra sembra sfuggire ad una visione d’insieme.

Sorgono subito spontanee alcune domande: perchè è così ostinatamente asimmetrico? Perchè non è stata decorata l’area centrale, che di solito è la pricipale? perchè tanta pigrizia nella scelta dei ciottoli?

L’asimmetria, l’assenza di una decorazione centrale dominante e la scelta non uniforme dei ciottoli rendono il sagrato diverso da una composizione rigidamente organizzata. Il disegno sembra emergere gradualmente dalla superficie, senza imporsi come un’immagine separata dal materiale.

Colori, ciottoli e figure emergenti

E’ come se non ci fossero neri decisamente neri né bianchi completamente bianchi, come avviene nei “sagrati dei ricchi”, ma - al di là della vecchiaia - tutte le tracce comparissero e scomparissero in un fondo quasi indeterminato di pietre grigie venate di bianco, che non segnano, ma lasciano emergere figure, più evocate che determinate…

Uno sguardo più da vicino permette di godere pienamente della forza e semplicità della posa originale e della naturalezza delle pietre.

Questi elementi sono andati spesso perduti nei restauri.

La superficie non dipende soltanto dalla presenza dei motivi decorativi, ma anche dalla varietà naturale dei ciottoli e dalla loro capacità di riflettere la luce in modo irregolare. Le figure non sono sempre delimitate da contrasti netti: possono apparire, attenuarsi e confondersi nel fondo grigio e bianco.

Il valore dell’equilibrio tra natura e intervento umano

Questo equilibrio tra distesa quasi naturale di ciottoli e intervento umano delicato e rispettoso - dei materiali, dei colori e degli spazi dell’ambiente - mi sembra l’essenza della bellezza e del mistero di queste opere, ed ha in sé qualcosa di sacro, un sentimento della natura delle cose che adesso si può definire taoista, o zen, o primitivo, ma che forse al tempo ancora integrava fecondamente la religiosità cristiana…

Il valore del sagrato nasce quindi dalla continuità tra materia e disegno, tra pratica religiosa e ambiente, tra lavoro collettivo e interpretazione simbolica. La decorazione non annulla la natura delle pietre, ma la utilizza lasciandone visibili irregolarità, tonalità e consistenza.

I motivi decorativi e i simboli

Una parte di mistero è dovuta anche alla scelta dei motivi decorativi.

quasi tutti i decori sono o diventano simboli magici:

  • qui sopra una bellissima stella a otto punte
  • l’imponente croce maltese
  • un disegno che a prima vista sembra una strana scacchiera, e che in realtà è una stella a quattro punte bianca e nera lievemente deformata, circondata da stelle a quattro punte bianche su fondo nero.

in questo contesto anche una semplice serie di tondi o di triangoli sembra un qualche messaggio cifrato.

motivi geometrici del sagrato in rissêu

La varietà dei motivi contribuisce a rendere il sagrato un’opera da leggere lentamente. Le forme geometriche non funzionano soltanto come ornamenti, perché il loro accostamento produce una percezione di ordine, enigma e ritmo visivo.

La stella a otto punte e la croce maltese

La stella a otto punte costituisce uno dei motivi più riconoscibili della composizione. La sua presenza introduce una figura centrata e radiale all’interno di una superficie nella quale le forme possono altrimenti apparire discontinue.

L’imponente croce maltese aggiunge invece un segno fortemente caratterizzato, capace di distinguersi sia per la forma sia per il valore simbolico associato alla tradizione cristiana e cavalleresca.

La scacchiera e le stelle a quattro punte

Un disegno che a prima vista sembra una strana scacchiera, e che in realtà è una stella a quattro punte bianca e nera lievemente deformata, circondata da stelle a quattro punte bianche su fondo nero.

La lettura ravvicinata modifica così la prima impressione. Quello che sembra un semplice reticolo regolare diventa una figura composta, nella quale il contrasto tra bianco e nero e la disposizione delle stelle costruiscono un’immagine più articolata.

Il confronto con il sagrato di San Bartolomeo di Staglieno

E’ interessante un confronto con alcuni disegni presenti sul sagrato di S.Bartolomeo di Staglieno, a qualche centinaio di metri da S. Michele:

Il confronto permette di osservare come motivi simili o affini possano assumere un carattere diverso in base alla posa, ai materiali, alla rigidità del supporto e alla precisione dell’esecuzione.

Restauri, materiali e autenticità

Sottolineo che questo è uno dei restauri più belli e amorevoli che si possano trovare: nel fare i miei complimenti al posatore (di un po’ di tempo fa, visto che ha avuto la fortuna di utilizzare ancora ciottoli naturali) vorrei far capire come la precisione di posa e il supporto rigido (con cemento) conferiscano all’insieme un sapore diverso.

E questo è il massimo che si può fare: niente a che vedere con altri “recuperi” piatti, senza andamenti, con pietre diverse dall’originale, dove si intuisce il punto di vista di qualcuno che non prende in considerazione nulla di tutto ciò di cui ho parlato in questo post.

Realizzazioni fredde, puramente formali, belle solo per un plastico, che io denfinisco “i cadaveri”.

La conservazione di un sagrato in rissêu non riguarda soltanto la stabilità della superficie. Sono importanti anche la scelta dei ciottoli, la conservazione degli andamenti, la relazione tra le figure e il fondo, la naturalezza della posa e il modo in cui il restauro mantiene il carattere dell’opera originaria.

Una memoria personale legata al luogo

Ecco un articolo un po’ personale. Di solito mi piace nascondermi, ma qui si tratta delle origini della passione per il rissêu, e credo anche per un certo stile di rissêu: quello un po’ rustico, materico, con disegni simbolici e struttura abbastanza improvvisata, come se davvero una piccola comunità avesse fatto il meglio che poteva con quello che aveva.

Qui vicino sono nato, qui sopra sono stato battezzato, qui si sono sposati i miei genitori, e queste pietre ho visto in sottofondo alle foto del matrimonio fin da piccolo.

E qui accanto vive ancora mia nonna novantaduenne…

La memoria personale si sovrappone così alla storia del luogo. Il sagrato non è soltanto una superficie decorata, ma uno sfondo familiare, un punto di riferimento osservato nel tempo e una presenza capace di accompagnare battesimi, matrimoni, ricordi d’infanzia e vita quotidiana.

San Michele Arcangelo di Montesignano come patrimonio locale

La chiesa e il sagrato mostrano come un bene religioso possa essere anche una testimonianza del paesaggio storico, delle tecniche artigianali e della creatività locale. I ciottoli originali, i restauri discreti, le figure geometriche e l’organizzazione non perfettamente simmetrica restituiscono l’immagine di un’opera nata da un rapporto diretto con i materiali disponibili.

La forza del complesso sta nella coesistenza di diversi livelli: la funzione parrocchiale, la devozione a San Michele Arcangelo, il legame con Santa Maria e San Giustino, la memoria familiare e la qualità artistica del rissêu. La superficie in pietra diventa così un documento del modo in cui una comunità ha trasformato uno spazio di passaggio in un luogo riconoscibile e carico di significati.

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