Il riferimento a “San Michele Arcangelo di Fra Bartolomeo” va precisato: nel materiale disponibile l’opera direttamente documentata di Fra’ Bartolomeo è il Giudizio Finale, realizzato con Albertinelli tra il 1499 e il 1500, nel quale l’arcangelo Michele compare al centro della schiera inferiore. Il dipinto è oggi conservato nel Museo di San Marco a Firenze.
Nel Giudizio Finale, l’arcangelo Michele occupa una posizione centrale nella zona bassa della composizione, sotto Cristo Giudice, la Vergine e gli Apostoli. La sua presenza collega la scena alla tradizione cristiana di Michele come comandante delle milizie celesti, vincitore del drago e figura associata al giudizio sulle anime.
Il Giudizio Finale di Fra’ Bartolomeo e Albertinelli
“Giudizio Finale”, o “Giudizio Universale”, è un dipinto di Fra’ Bartolomeo ed Albertinelli, realizzato con tecnica a fresco su muro intorno al 1499-1500, misura 357 x 374 cm. ed è custodito nel Museo S. Marco a Firenze. È questo il primo dipinto del frate pittore di cui esistono le relative documentazioni, nonché sua prima composizione di grandezza monumentale, realizzata in corrispondenza dell’arrivo del nuovo secolo, che metterà fine - per un certo periodo - alle sue esperienze artistiche.
Da documentazioni certe si ricava che Gerozzo di Monna Vanna Dini, il 22 aprile del 1499, commissionò un affresco, ove fosse rappresentato il Giudizio Universale, a Baccio della Porta per una cappella dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. Dell’opera - che è certamente identificabile nel presente dipinto - il pittore riuscì a portare a termine solamente la zona alta della lunetta, prima di farsi frate e rinunciare per alcuni anni all’attività artistica, dal 26 luglio 1500.
La composizione fu continuata dall’Albertinelli, suo collega di bottega, che riscosse i rimanenti pagamenti, come attesta una ricevuta di saldo datata 11 marzo 1501. Per portare a compimento la grande opera l’Albertinelli impiegò il “cartone finito” dell’ex collega e i suoi disegni preliminari.
La raffigurazione di San Michele nella composizione
Nella zona alta dell’affresco appare il “Cristo Giudice”, entro una lucente mandorla, con il braccio alzato in segno di giudizio, attorniato da serafini e cherubini. Sotto il Cristo un angelo in volo fra le nuvole reca i simboli della Passione, mentre altri due danno fiato alle trombe dell’Apocalisse.
Ai lati, e poco più in basso, si trovano Maria Vergine e gli Apostoli, disposti in scorcio, prospetticamente degradando dagli estremi verso il centro. In basso sta una schiera di figure disposte a semicerchio, attualmente poco leggibili, con al centro l’arcangelo Michele.

La collocazione centrale di Michele nella parte inferiore dell’affresco è coerente con il ruolo attribuitogli dalla tradizione cristiana: egli è il capo delle schiere angeliche, il difensore della fede e il combattente contro il male. In una scena dedicata al giudizio universale, la sua presenza richiama anche la funzione di pesatore delle anime e di custode dell’ordine celeste.
In tutto l’affresco si contano in totale 75 figure, tutte identificate grazie all’esistenza di due riproduzioni, una nel cortile dell’ex convento di Sant’Apollonia a Firenze (di scuola toscana) e l’altra in un cartone realizzato da Raffaello Bonaiuti nel 1871, periodo in cui avvenne lo stacco dal muro (Uffizi, Firenze).
All’Albertinelli sono attribuite generalmente le figure ubicate nella zona che va dagli angeli al centro verso il basso. Nei personaggi raffigurati nella zona inferiore, oggi assai rovinati, venivano in passato identificate anche le effigi di Beato Angelico e Giuliano Bugiardini.
Storia della collocazione e degli spostamenti
Il Giudizio Finale venne ceduto nel 1900 allo Stato italiano dalle Gallerie fiorentine dello Spedale di Santa Maria Nuova a Firenze per le Gallerie degli Uffizi, ove vi rimase esposto fino al 1924. Da qui pervenne alla Galleria dell’Accademia e, poco più tardi, al Museo di San Marco, la sede attuale.
Spostamenti: in origine si trovava nel chiostro delle Ossa nello Spedale di Santa Maria Nuova a Firenze; nel 1657, sempre nello stesso Spedale; nel 1871, nella Galleria dei Quadri di quello Spedale; nel 1900 pervenne alla Galleria degli Uffizi: nel 1924, alla Galleria dell’Accademia; dal 1924 è godibile nel Museo di San Marco.
Restauro: Firenze, Dino Dini, 1982-85.
La lettura teologica dell’immagine
Il soggetto del Giudizio Finale si fonda sulla visione di Cristo come giudice dell’umanità e sull’attesa della separazione definitiva tra salvezza e condanna. In questo contesto San Michele assume un ruolo visivo e simbolico particolarmente significativo, perché la tradizione lo associa alla giustizia divina, alla lotta contro il demonio e alla protezione delle anime.
Secondo la profezia, alla fine dei giorni, san Michele Arcangelo è destinato a squillare la tromba annunciatrice del gran giudizio finale, quando, dopo aver ricapitolato ogni cosa in Cristo, il Regno dei cieli verrà riconsegnato da Gesù Cristo a Dio Padre per l’eternità.
Secondo la liturgia cristiana, Michele è l’angelo che rivelò l’apocalisse a san Giovanni. Nell’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse di Giovanni, dopo la prima guerra in paradiso (menzionata in Ap 12:9, simmetrico a Genesi 3:20-24), l’arcangelo è protagonista nella seconda guerra terrena della donna (Maria, madre di Gesù Cristo) contro il drago.
Michele guida di nuovo alla vittoria la milizia celeste degli angeli di Dio contro Lucifero, che fu serafino e perciò fratello degli Arcangeli, e i suoi angeli (un terzo del totale), ribelli e apostati.
San Michele nella Bibbia
Michele è citato nella Bibbia ebraica, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele. Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, e nell’Apocalisse di Giovanni 12,7-8 Michele è l’angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge.
Michele è menzionato sempre con la stessa parola ebraica equivalente di arcangelo, tradotto anche come “principe”, in: Gd 9; Ap 12, 7; Zc 13, 1-2; difensore degli amici di Dio in: Dn 10, 13.21; protettore del suo popolo in: Dn 12, 1.
L’ebraismo, nella sua formulazione storico-dottrinale, avrà come punto di riferimento tutta una tradizione letteraria che si rifà alla letteratura religiosa dell’antica Babilonia e quindi del mondo orientale. Infatti nell’Antico Testamento e precisamente nell’ Apocalisse la figura di San Michele la troviamo citata in Daniele, in Giuda, nell’Apocalisse dove si legge: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”.
Esso è implicitamente nominato in Giosuè 5:14-15 e in Zaccaria 3:2. Essendo qui chiamato “Angelo Personale del Signore” possiamo ritrovare la sua figura in Genesi 16,7 che rimanda a I Corinzi10,4 che a sua volta si ricollega a Esodo 3,2 e 23:21 che rimandano ad Isaia 9,5 e 63,9 per poi ritrovarsi in Giudici 2:1 e rivelarsi nel collegamento tra Malachia 3:1 e Marco 1,2 e Salmo 106:20 e Giovanni 1,1.
Nome, culto e ricorrenze
Michele (in ebraico מיכָאֵל?, Mîkhā'ēl, [mixaˈʔel]; in latino Quis ut Deus?, “Chi è come Dio?”, traduzione del nome ebraico; in greco antico Μιχαήλ?, Mikhaḗl; in latino Michaël; in arabo مِيخَائِيل?, Mīkhāʾīl) è un arcangelo nell'Ebraismo, nel Cristianesimo (tranne in quello avventista), e nell'Islam.
Il nome Michele deriva dall'espressione Mi-ka-El che significa “chi è come Dio?”. Nel deposito della tradizione delle chiese Cattolica Romana e Ortodossa, nella fede Anglicana e Luterana, egli è chiamato “San Michele l'Arcangelo”, l'Arcangelo per antonomasia, o più brevemente “San Michele”.
Per la Chiesa cattolica, la solennità liturgica dei tre santi arcangeli ricorre il 29 settembre: in ordine, san Michele Arcangelo, san Gabriele Arcangelo, san Raffaele Arcangelo. Michele si festeggia anche in queste date che ricordano particolari ricorrenze, e non si trovano nel comune calendario perché in tali date non compare come il Santo del giorno: l'8 novembre, l'8 maggio, il 6 settembre, il 16 ottobre e la terza domenica di Pasqua, la seconda domenica dopo Pasqua.
L'8 maggio 490 d.C., ad esempio, ricorre la data della sua apparizione a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, nella grotta sul Gargano, da cui la devozione riprese a diffondersi rapidamente in tutta Europa.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome | Michele |
| Significato | “Chi è come Dio?” |
| Ricorrenza principale | 29 settembre |
| Altra ricorrenza significativa | 8 maggio |
| Ruolo | Arcangelo e principe delle milizie celesti |
Attributi iconografici
L'arcangelo Michele è rappresentato in forma di guerriero, infatti porta una spada. San Michele, Maestro de Zafra, Museo del Prado.
Gli attributi tradizionali di San Michele sono le ali, la spada, l’armatura, la bilancia, il globo crucigero e lo scettro. Un altro suo attributo importante è il drago, su cui trionfa senza però mai ucciderlo definitivamente.
In molte immagini Michele tiene spesso tra le mani una bilancia, simbolo di equilibrio. Secondo tradizioni vicine all'ermetismo cristiano, infatti, questo arcangelo regge l'equilibrio del sistema solare e quello dell'uomo.
La spada che impugna rappresenta la potenza di cambiamento e di liberazione, ma anche la capacità di discernere e di distinguere tra il bene e il male.
Il drago è infatti simbolo del male che dev'essere soggiogato ma mai cancellato del tutto, perché funzionale all'evoluzione.
Dalla tradizione orientale all’iconografia occidentale
Nella storia dell’arte, San Michele, nel V secolo, appare nimbato e, sotto l’influsso dell’arte bizantina, viene rappresentato vestito di dalmata e pallio portato sulla tunica, dietro le cui spalle spuntano un maestoso paio di ali.
Splendidi esemplari sono le immagini del celeberrimo mosaico di Giustiniano di San Vitale a Ravenna, dove gli angeli ai lati dell’imperatore indossano una clamide purpurea, ornata da un tablion ricamato in oro.
Da questo stilema iconografico nascerà poi tutta l’iconografia bizantina micaelica, in cui Michele viene rappresentato generalmente a piedi, vestito da una lunga tunica, con una lancia o una spada in una mano e il globo crucisignano nell’altra.

Fra queste immagini riportate nella Mostra abbiamo il San San Michele bizantini raffigurato nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo, preceduto da un’altra immagine in affresco all’interno delle cripte del santuario di San Michele e precisamente il Custos Ecclesiae.
Mentre nell’arte bizantina la sua figura è stata sempre rappresentata in maniera ieratica, invece con l’arte occidentale l’immagine di San Michele viene colta nell’atto di conficcare la spada nel corpo del dragone, secondo uno schema iconografico vicino a quello di S. Giorgio.
Tale immagine la si trova già in età carolingia ed ottoniana, anche se in età longobarda l’immagine di Michele guerriero veniva posta, per la prima volta, sulle monete di re Cuniperto (688-700), sulle quali Michele è rappresentato di profilo, armato di scudo rotondo e da lancia sormontata di una croce.
Il Gargano e la diffusione del tipo guerriero
Secondo il De Jerphanion, il quale prende lo spunto dalle affermazioni del Mâle, riprese in seguito dal Reau, il tipo dell’Arcangelo Michele che uccide il drago è una creazione tutta garganica, in quanto nel santuario sarebbe esistito già dal IX secolo, se non forse dal VII, e il monaco Bernardo nella sua cronaca risalente al IX ne avrebbe fatto cenno, un affresco o una statua con una simile rappresentazione.
Tuttavia l’immagine di Michele con il dragone da questo momento passa a tutta l’Italia e all’arte francese, che prima lo rappresenta immobile come al Gargano, aspetto ieratico di derivazione orientale, poi, dal sec. XII, gli dà concitazione sempre più viva nella lotta e lo fornisce di scudo.
L’immagine garganica diventerà modello per tutta la cultura occidentale, tale da essere rappresentata in diverse chiese e monasteri.
Per esempio, a Mont Saint-Michel, nel cui santuario, sorto nel 709 ad opera del vescovo Auberto d’Avranches, si doveva trovare senz’altro un’immagine dell’arcangelo Michele simile all’icona garganica e quindi all’arcangelo guerriero.
San Michele nelle arti figurative
A Lucca, sulla facciata principale della chiesa di S. Michele, troviamo l’immagine scolpita dell’Angelo turiferario, così come nella parte superiore del portale della cattedrale di San Donnino in Emilia; a Firenze presso l’oratorio dei SS. Michele e Gaetano del XIII secolo e a Passignano (Chiesti) dove sul culmine della badia vallombrosiana appare la statua marmorea di S. Michele coperto da una tunica gemmata e di un manto, recando nella sinistra una grande sfera e sotto i piedi un orrendo mostro.
Immagini di S. Michele che schiaccia il dragone troviamo a Pistoia, nell’Oratorio di S. Giuseppe (sec. XIII).
Una delle immagini più caratteristica e famosa nel mondo è l’immagine rappresentata dal pittore Guidi Reni, San Michele Arcangelo che si trova a Roma: San Michele Arcangelo, 1635 - Guido Reni, olio su seta; cm 295×202; Chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione.

L’iconografia dell’opera, che all’epoca nella città papale già vantava di esemplari antichi e prestigiosi, è basata sulla visione di san Giovanni Evangelista descritta nell’Apocalisse in cui gli apparve: “[…] un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano […che…] afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò […]”.
Tale possente visione è restituita dal pittore con un geniale taglio compositivo che, con un’originale interpretazione barocca, rende il senso irrompente dell’apparizione mediante il taglio delle ali sul limite del piano visivo e imposta il movimento potente e vittorioso dell’Arcangelo sulla diagonale sinistra del dipinto, dando moto vigoroso alla spada sollevata e brandita verso Satana incatenato e calpestato.
Anche Pier Paul Rubens dipinse una Caduta degli angeli ribelli (1629), la cui opera si trova a Monaco, nell’Alte Pinakothek. Nell’opera si nota S. Michele, a capo degli eserciti celesti, che combatte strenuamente contro il “serpente antico” già sconfitto e cacciato dal cielo.
Altrettanto potente è l’immagine di San Michele nell’opera di Luca Giordano: San Michele sconfigge gli angeli ribelli, un dipinto, olio su tela di 419×283 cm, databile 1666 circa e conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna.
L’immagine di San Michele rispecchia quella dell’iconografia classica, mostrandolo per l’appunto alato, con una spada, con abito celeste e mantella rossa; intento a scacciare i demoni venuti dagli inferi sulla terra.
Il significato di San Michele nel dipinto di Fra’ Bartolomeo
Nel Giudizio Finale fiorentino, San Michele non è presentato come una figura isolata, ma come parte integrante della grande architettura teologica dell’affresco. La sua posizione nella zona inferiore lo pone in rapporto con l’umanità sottoposta al giudizio, mentre la sua funzione simbolica deriva dalla tradizione che lo considera difensore, combattente e custode.
La presenza dell’arcangelo completa la rappresentazione del potere giudicante di Cristo: in alto si manifesta la dimensione celeste, al centro si concentrano Cristo, la Vergine e gli Apostoli, mentre in basso l’umanità si dispone davanti al giudizio e Michele ne costituisce il riferimento angelico.
Il Vasari parlò con tanto entusiasmo dell’opera in esame: “condusse con tanta diligenza e bella maniera in quella parte che finì che, acquistandone grandissima fama, oltra quella che aveva, molto fu celebrato per aver egli con bonissima considerazione espresso la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite. […] Questa opera [rimase] imperfetta, avendo egli più voglia d’attendere alla religione che alla pittura”.
La raffigurazione di Michele nel dipinto acquista quindi un valore particolare anche dal punto di vista storico: appartiene alla prima grande composizione monumentale documentata di Baccio della Porta, prima della sua entrata nella vita religiosa e della successiva identificazione con Fra’ Bartolomeo.
Un’altra opera fiorentina dedicata a San Michele
Un’opera distinta dal Giudizio Finale di Fra’ Bartolomeo è il dipinto raffigurante San Michele Arcangelo tra San Bartolomeo e San Giuliano l’Ospitaliere con donatrice, datato ca. 1360 - ca. 1365 e conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze.
Il dipinto è giunto alle Gallerie fiorentine attraverso le soppressioni napoleoniche dal monastero di S. Ambrogio: probabilmente potremmo trovarvi un legame con la compagnia di S. Michele della Pace eretta all’interno della chiesa.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | Dipinto |
| Datazione | ca. 1360 - ca. 1365 |
| Materia e tecnica | Tavola, pittura a tempera, doratura a foglia |
| Altezza | 158 cm |
| Larghezza | 86.5 cm |
| Attribuzione | Matteo di Pacino |
| Luogo di conservazione | Galleria dell’Accademia |
| Provenienza indicata | Monastero di S. Niccolò di Cafaggio (ex) |
| Indirizzo | Via Ricasoli, 58/60, Firenze (FI) |
| Numero d’inventario | Inv. 1890, 6134 |
Il dipinto è attribuito da Siren ad Ambrogio di Baldese, mentre il van Marle propose un avvicinamento allo Pseudo Ambrogio di Baldese. Spetta al Berenson il merito della prima dubitativa attribuzione al Maestro della Cappella Rinuccini.
L’ipotesi, rifiutata dal Procacci e dal Marabottini che rispettivamente vi rilevarono la formazione orcagnesca e i riflessi di Giovanni da Milano, è ritenuta convincente dalla Marcucci che ponendo il dipinto in una fase giovanile spiegava l’evidente stacco stilistico dagli affreschi della cappella Rinuccini.
Come indicarono l’Offner e la Steinweg, la tavola dell’Accademia è della stessa mano del “Vir dolorum con busti di santi” della pinacoteca Vaticana, riferito dai due studiosi al Master of the Vatican busts, opera che nei libri del Boskovits e del Fremantle viene inclusa, insieme al dipinto in questione, nel corpus del Maestro della cappella Rinuccini, autore che il Bellosi ha proposto di identificare con Matteo di Pacino.
L’identificazione è accettata unanimemente. La datazione più probabile sembra precedere l’intervento di Matteo di Pacino, accanto a Giovanni da Milano, nella cappella Rinuccini, che si data tra 1365 e 1370.
Questo sembra confermato dall’affinità esistente con Nardo di Cione e con la Madonna con il Bambino della SS. Annunziata datata 1362, attribuita a Matteo.
La tavola presenta in basso a sinistra, su cartiglio, l’iscrizione “SANTUS BAR / TOLOMEUS”, in caratteri gotici, a pennello e in latino.
Distinzione dall’opera di Bartolomeo della Gatta
Il materiale disponibile comprende anche un riferimento a un diverso dipinto, San Michele Arcangelo di Bartolomeo della Gatta. Tale opera non è di Fra’ Bartolomeo e non deve essere confusa né con il Giudizio Finale del Museo di San Marco né con la tavola trecentesca della Galleria dell’Accademia.
Il dipinto su tavola, esposto alla mostra Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio. Urbino crocevia delle arti è stato allestito il 21 giugno 2022.
Già in quel momento, presentava uno stato conservativo caratterizzato principalmente dalla presenza di fessurazioni diffuse disposte orizzontalmente e coincidenti, per la maggior parte, con le linee di giunzione delle assi del supporto ligneo.
Tale fenomeno, è già segnalato nella scheda conservativa e nel relativo condition report ed è probabilmente imputabile alla storia conservativa dell’opera, che subì un intervento di ricomposizione del tavolato, dopo il 1920.
San Michele e la tradizione degli arcangeli
Le menzioni più antiche del nome risalgono ad opere della letteratura giudaica del II e III secolo a.C., spesso ma non sempre di genere apocalittico, dove egli è il capo degli angeli e degli arcangeli e il responsabile della cura di Israele.
Il Cristianesimo ha conservato gran parte dei caratteri attribuiti a san Michele nella letteratura giudaica.
Numerosi sono gli scritti apocrifi vetero e neo-testamentari in cui l’arcangelo Michele compare a vario titolo. Per esempio, nell’Apocalisse di Baruc è scritto che detiene le chiavi del Paradiso; nella Vita di Adamo ed Eva si dice che fu lui ad insegnare ad Adamo a coltivare la terra; nell’Apocalisse di Mosè detta ai figli di Adamo ed Eva i doveri rituali verso i defunti.
Nel Vangelo di Bartolomeo si racconta che fu lui a portare a Dio la terra e l’acqua necessarie a creare Adamo; nell’Ascensione di Isaia si racconta che fu lui a rimuovere la pietra dal sepolcro di Gesù; nell’Apocalisse della Madre di Dio accompagnò la Vergine in un viaggio infernale per mostrarle le pene a cui sono sottoposti i dannati.
Nel primo libro apocrifo di Enoch (1:20), Michele è nominato come il quarto dei sette arcangeli e santo patrono di Israele ed è descritto come “misericordioso e magnanime”.
L’idea di Michele come custode della Porta del Paradiso risale al Vangelo apocrifo di Nicodemo.
Nei Rotoli del Mar Morto, scoperti nel 1947, Michele è indicato come il “Principe della Luce” che guida le schiere dei Cieli contro le forze del male rette da Belial. L’arcangelo porta anche il titolo di “Viceré del Cielo”.
Il culto di San Michele e i suoi patronati
San Michele è venerato da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi. È patrono dei defunti, guardiano e custode della Chiesa cattolica, patrono di Città del Vaticano, Bielorussia, Filippine, Francia, Germania, Israele, Ucraina, Normandia, Bruxelles, Caltanissetta, Cebu, Kiev e Coreglia Antelminelli.
È compatrono di Napoli e patrono di numerose regioni, città e comuni in tutto il mondo.
Tra le categorie di persone poste sotto il suo patronato sono ricordati infermi, forze dell’ordine, paramedici, marinai, paracadutisti, vigili del fuoco, radiologi, droghieri e soccorritori.
In Italia è patrono della Polizia di Stato, della Brigata paracadutisti “Folgore”, del 9º Reggimento paracadutisti “Col Moschin”, del 1º Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” e dell’Ordine dei Minimi.
La funzione di difensore nelle tradizioni ebraiche
Secondo l’esegesi della religione ebraica l’angelo Michele, che è un Serafino, sostiene il popolo d’Israele e rappresenta il Kohen Gadol nelle Regioni eccelse, è infatti legato alla Sefirah Chesed ed è chiamato “Grande” come il popolo d’Israele.
Gli autori dei testi del Midrash ebraico interpretavano Michele come l’angelo non esplicitamente menzionato nei seguenti passi biblici: il cherubino che impedisce alle persone di ritornare in Paradiso; uno degli angeli che andarono a Sodoma per salvare Lot; l’angelo che salvò Isacco dalla morte sacrificale; l’angelo con cui Giacobbe combatté; l’angelo che ostacolava l’asino di Balaam.
Secondo la tradizione rabbinica, Michele agì come difensore di Israele, e talvolta dovette combattere con i principi delle altre nazioni e in particolare con l’angelo Samael, l’accusatore di Israele.
L’idea che Michele fosse l’avvocato degli ebrei divenne così prevalente che, nonostante il divieto rabbinico di fare appello agli angeli come intermediari tra Dio e il suo popolo, Michele finì per occupare un certo posto nella liturgia ebraica.
La tradizione cristiana della lotta contro il male
L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Michele, comandante delle milizie celesti, dapprima accanto a Lucifero nel rappresentare la coppia angelica, si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi.
Secondo tradizioni vicine all'ermetismo cristiano, la bilancia di Michele raffigura il suo ruolo di grande equilibratore.
La spada che impugna rappresenta la potenza di cambiamento e di liberazione, ma anche la capacità di discernere e di distinguere tra il bene e il male.
Questi significati aiutano a comprendere perché, nell’affresco di Fra’ Bartolomeo, la figura dell’arcangelo sia collocata in prossimità della schiera degli uomini sottoposti al giudizio: Michele concentra nella parte inferiore dell’immagine l’idea della giustizia, della protezione e del combattimento spirituale.
San Michele Arcangelo - Catechesi con le Icone
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