Ricognizioni sulle reliquie di San Venanzio: storia, culto e bibliografia

Le principali ricognizioni e vicende documentate delle reliquie di San Venanzio di Camerino riguardano la custodia nella basilica camerinese, il trafugamento del 1259 e la restituzione del 1269, il ritrovamento di una parte del cranio a Piedimonte Matese nel 2017 e le ricognizioni promosse dai vescovi di Camerino e San Severino Marche. La bibliografia sul martire comprende studi agiografici, storie locali, cronotassi episcopali, descrizioni della basilica e ricerche sulla circolazione delle reliquie.

Il centro principale della venerazione resta Camerino, dove il corpo del martire è custodito in un’urna all’interno della basilica dedicata al patrono della città, mentre altre tradizioni cultuali sono presenti in provincia dell’Aquila, in provincia di Terni e in diverse zone d’Italia. La documentazione disponibile permette di distinguere la tradizione relativa al martire adolescente di Camerino da quella relativa a Venanzio Fortunato, vescovo e poeta del VI-VII secolo, spesso confuso con lui per la coincidenza del nome.

San Venanzio di Camerino e San Venanzio Fortunato: due figure diverse

San Venanzio di Camerino, martire e patrono di Camerino, Camerino (Macerata), 235 ca. - Camerino, 250 ca. Proviene da una nobile famiglia. Viene convertito alla fede cristiana dal sacerdote San Porfirio, che è stato il primo a predicare il Vangelo in quella zona dell’appennino marchigiano.

Venantius Honorius Clementianus Fortunatus nacque verso il 530 a Valdobbiadene (Treviso)(1). Egli però adoperò sempre soltanto l’ultimo elemento, l’unico che contenga un rimando significativo, connesso verosimilmente con il culto dell’omonimo martire aquileiese, diffuso in tutta la Venetia.

Venanzio Fortunato completò la sua formazione a Ravenna con gli studi di grammatica e di retorica e nella tarda estate o nell’autunno del 565 lasciò Ravenna per compiere un lungo viaggio che lo avrebbe portato, attraverso la Venetia, il Noricum, la Rhaetia e la Vindelicia fin nella Gallia dominata dai Merovingi, donde non avrebbe mai più fatto ritorno in patria.

Venanzio Fortunato fu sepolto nella basilica di s. Ilario e già dopo pochi anni era venerato come santo: le sue ossa furono infine disperse dagli ugonotti nel 1562. Questa vicenda è distinta da quella delle reliquie di San Venanzio di Camerino, martire adolescente la cui memoria è legata alla basilica camerinese.

Il martire di Camerino nella tradizione agiografica

Quando nel 250 l’imperatore Decio inizia a perseguitare i cristiani, il prefetto di Camerino Antioco, dopo aver tentato inutilmente e con insistenza di far abiurare a Venanzio la fede cristiana, lo condanna a terribili torture: flagellazione, carboni accesi sul capo, rottura dei denti e della mandibola.

Come se non bastasse, Venanzio viene gettato in una cloaca ed è lasciato in pasto a leoni affamati, che si accoccolano ai suoi piedi. Fatto cadere dalle mura, viene trovato indenne in preghiera. Dopo esser stato trascinato tra i rovi, Venanzio fa sgorgare da una roccia una sorgente, per dissetare i suoi persecutori: questi si accorgono che la pietra dove il Santo si è inginocchiato porta le impronte delle sue ginocchia.

Venanzio, risultato illeso dalle torture, è attorniato dai vari soldati che, assistendo ai prodigi con cui ha superato le terribili prove, si sono convertiti alla fede cristiana. Antioco lo accusa di averli sedotti e, poiché non riesce a farli desistere dal loro proposito di seguire il Cristo, condanna dieci di loro, insieme a Venanzio, alla decapitazione.

All’alba del 18 maggio Venanzio, che ha condotto i soldati alla fede, guida gioiosamente al martirio, inteso come suprema testimonianza di fedeltà al Signore, i convertiti. Dice ai compagni che Dio li sta per accogliere con una ricompensa infinita di gioia e di gloria, ed è il primo ad abbassare il capo per offrirsi al carnefice.

Dopo la sua uccisione un violento terremoto distrugge la dimora del prefetto Antioco, che viene seppellito dalle macerie. Il luogo del martirio è poco fuori la città, dove poi viene edificata la basilica in onore del Santo e dove sono venerate le sue reliquie e quelle del suo maestro Porfirio.

Le diverse tradizioni sulla vita di Venanzio

La tradizione indica come data del martirio il 18 maggio del 251, sotto l’imperatore Decio, oppure il 253 sotto l’imperatore Valeriano. La stessa incertezza cronologica compare nelle diverse versioni della passio e impedisce di assumere una sola data come definitivamente accertata.

Ad ogni modo questa ‘passio’, riportata negli ‘Acta SS.’ già nel secolo XI è stata integrata nei secoli successivi, inserendo anche una fuga di Venanzio da Camerino, per sottrarsi ai persecutori attraverso la Valnerina a Rieti e di lì a Raiano (L’Aquila), dove gli è dedicata una chiesa.

Secondo la legenda, San Venanzio nacque a Camerino nell’anno 238 da Soprino, senatore, e da Benedetta o Deodata che morì poco dopo aver dato alla luce il figlio. Entrambi erano cristiani e cristianamente fu educato il fanciullo.

Il sacerdote Porfirio occupa un posto centrale nella tradizione relativa a San Venanzio. Egli è presentato come il maestro che convertì il giovane alla fede cristiana, lo guidò nella formazione religiosa e lo accompagnò durante la fuga dalle persecuzioni.

Finalmente pervennero presso il Fiume Aterno, dove “osservarono due altissimi colli […] che dopo aver ristrette le acque tra fauci anguste, danno adito ad una lunga valle rivolta verso oriente […]. Determinarono quivi i novelli anacoreti fermarsi per esercizi d’orazione”. Erano arrivati nelle gole che, poi, saranno dette di san Venanzio.

La basilica di San Venanzio a Camerino

Il martire venne sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio est del colle a 500 metri dalle mura, sul quale venne edificata una basilica (sec. V), più volte riedificata nei secoli successivi, che è tuttora custode dell’Arca del santo, meta di secolare devozione.

Basilica di San Venanzio a Camerino

La chiesa di San Venanzio, costruita fuori dalle mura cittadine di Camerino in epoca medievale, fu poi inclusa all’interno della nuova cinta muraria voluta da Giovanni Varano nel 1384. L’ubicazione extra-moenia, probabilmente in una zona cimiteriale romana, vista la fitta presenza di tombe romane sotto la pavimentazione, fa pensare ad una prima costruzione in periodo romano, forse dopo il martirio di san Venanzio (251-253 d. C. ca).

Il nucleo più consistente della chiesa risale, comunque, al periodo romanico, del quale si conservano tuttora molti resti, dalle fondazioni, venute alla luce nei recenti scavi (1963, 1968-72), alle scale a chiocciola del campanile, dai torrioncini posti ai lati del presbiterio alle volte in pietra site ai lati della chiesa.

Durante il sacco di Manfredi del 1259 la cassettina in cui erano conservate le reliquie di San Venanzio venne trasferita a Bari e restituita, poi, nel 1269, dopo la disfatta dell’imperatore. Durante la distruzione e il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi, le reliquie di san Venanzio furono asportate e depositate nel Castel dell’Ovo a Napoli; furono restituite alla devozione della città nel 1269 per ordine del papa Clemente IV.

Le due indicazioni relative a Bari e al Castel dell’Ovo non sono conciliabili senza ulteriore documentazione: il dato comune e ricorrente è il trasferimento delle reliquie nel 1259 e la loro restituzione a Camerino nel 1269 per ordine di Clemente IV.

Il trafugamento del 1259 e la restituzione del 1269

Nel 1259 durante il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi, le reliquie di San Venanzio vengono trafugate e portate nel Castel dell’Ovo a Napoli. Vengono restituite a Camerino nel 1269 per ordine del Papa Clemente IV.

La restituzione delle reliquie consolidò il rapporto tra il santo e la comunità camerinese. Con la Signoria dei Da Varano, fin dalla fine del 1200, san Venanzio subentrò come protettore della città di Camerino al santo vescovo Ansovino (m. 868).

Il vescovo Guido, eletto nel 1259, collaborò alla ricostruzione della città e delle chiese e ottenne la restituzione delle reliquie di S. Venanzio trafugate nel 1259. Morì nel 1274.

La ricognizione del 1558 e le ricognizioni episcopali

Risale, invece, al 1558 la sistemazione del coro, durante la quale viene ritrovata la cassettina con le reliquie del santo all’interno del mausoleo.

Alla fine del Cinquecento viene distrutta l’abside medievale con lo scopo di ampliarla, su probabile disegno di Domenico Fontana, e si ottiene una cripta sotto il presbiterio dove è incluso il mausoleo del santo.

Berardo Bongiovanni, vescovo di Camerino dal 1537 al 1574, fece la ricognizione del corpo di S. Venanzio. Il suo episcopato fu segnato anche dalla partecipazione attiva al concilio di Trento e dall’istituzione di uno dei primi seminari del mondo.

Bernardino Bellucci, vescovo di Camerino dal 1702 al 1719, curò la ricognizione dei santi custoditi e venerati in diocesi. Alessandro Calvi, vescovo di San Severino Marche, fece una rigorosa revisione delle reliquie dei santi.

Questi interventi mostrano che la storia delle reliquie non si limita ai trasferimenti medievali, ma comprende anche verifiche, ritrovamenti e ricognizioni promossi dalle autorità ecclesiastiche in epoca moderna.

La custodia attuale delle reliquie a Camerino

A Camerino, invece, i resti del santo sono custoditi in un’urna all’interno della basilica dedicata al patrono della città. La basilica è tuttora sede dell’Arca del santo e meta di secolare devozione.

Nella memoria cultuale di Camerino, Venanzio e Porfirio restano legati anche dopo il martirio. Nella cripta l’altare è costituito dal Sarcofago di San Porfirio, del II secolo d. C., sarcofago romano in marmo bianco realizzato per contenere le reliquie di San Porfirio, martire nel 253 d. C.

Luogo o faseVicenda delle reliquie
CamerinoLe reliquie sono custodite nella basilica dedicata a San Venanzio, nell’Arca o urna del santo.
1259Le reliquie vengono asportate durante il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi.
1269Le reliquie vengono restituite a Camerino per ordine di papa Clemente IV.
1558Durante la sistemazione del coro viene ritrovata la cassettina con le reliquie all’interno del mausoleo.
2017A Piedimonte Matese viene ritrovata una parte del cranio accompagnata da un cartiglio con la scritta “San Venanzio martire”.

Il ritrovamento di una parte del cranio a Piedimonte Matese

La vicenda delle reliquie di San Venanzio a Piedimonte Matese è legata all’azione del vescovo Angelo Maria Porfirio, che resse la cattedra vescovile dal 1703 al 1730 e introdusse il culto del santo nel paese casertano nel 1707.

Il ritrovamento di una parte del cranio del martire, avvenuto nel 2017 nei locali parrocchiali sopra la chiesa di Ave gratia plena, ha riportato l’attenzione su questa storia di devozione e sulle relazioni tra i diversi luoghi italiani legati a San Venanzio.

La reliquia fu trovata in una scatola con un cartiglio recante la scritta latina “San Venanzio martire”. La notizia ufficiale del ritrovamento è stata data a settembre, dopo aver avuto il permesso dal vescovo di Alife Caiazzo.

La notizia del ritrovamento fu resa pubblica il 24 ottobre 2017. Il ritrovamento è avvenuto lo scorso 18 agosto, secondo quanto riportato, in alcuni locali parrocchiali sopra la chiesa, che i giovani della parrocchia avevano chiesto al parroco, per organizzare una mostra sui santi.

Esaminando la reliquia, trovata in una scatola, il parroco ha notato un cartiglio con la scritta latina San Venanzio martire, attribuendo il teschio al santo patrono di Camerino, il cui culto fu introdotto a Piedimonte Matese nel 1707 dall’allora vescovo monsignore Angelo Maria Porfirio, che resse la cattedra vescovile dal 1703 al 1730, sepolto nella chiesa parrocchiale.

Il parroco don Emilio Salvatore si era messo alla ricerca del prezioso reperto sacro, sin dal suo insediamento, senza mai riuscire a trovarlo. E’ stato trovato per caso dai ragazzi, probabilmente nel tempo se ne erano perse le tracce.

La sacra reliquia sarà esposta pubblicamente al culto, dal 28 ottobre prossimo al 26 novembre, con una serie di celebrazioni in suo onore. A Camerino nessuno degli esperti di storia locale sarebbe a conoscenza dell’esistenza di questa reliquia.

Il significato storico del ritrovamento

La scoperta non riguarda soltanto un oggetto devozionale, ma riapre il tema della circolazione delle reliquie, della fondazione dei culti locali e del ruolo svolto dai vescovi nella diffusione della venerazione dei martiri.

In questo quadro, Angelo Maria Porfirio rappresenta il punto di collegamento tra il culto di San Venanzio e la comunità di Piedimonte Matese. La presenza della reliquia a Piedimonte Matese deve dunque essere considerata nel contesto dell’organizzazione della devozione locale promossa durante il suo episcopato.

Il cartiglio che accompagnava il cranio forniva un’indicazione precisa sull’identità attribuita al reperto, mentre la tradizione del culto collegava il santo a Camerino, sua città d’origine e principale centro della sua venerazione.

La documentazione relativa al ritrovamento non chiarisce il percorso attraverso il quale la reliquia giunse a Piedimonte Matese né il momento preciso in cui fu collocata nei locali parrocchiali.

Altri luoghi legati al culto e alle reliquie

Il martire venne sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio Est del colle a 500 metri dalle mura, sul quale venne edificata una basilica. La tradizione collega inoltre San Venanzio alla provincia dell’Aquila, alla provincia di Terni e a diverse zone d’Italia.

Il luogo del martirio si trovava poco fuori dalla città di Camerino, dove poi venne edificata la basilica in onore del santo e dove sono venerate le sue reliquie e quelle del suo maestro sacerdote Porfirio.

Il santo è detto “acquaiolo” perché, secondo la leggenda, dopo la sua decapitazione, la sua testa rimbalzò tre volte, facendo sgorgare altrettanti zampilli d’acqua dalla terra. Questo gli ha conferito la reputazione di protettore delle cadute spirituali e materiali, oltre che di essere associato all’acqua stessa.

La basilica, il mausoleo e l’Arca del santo

Proprio nei decenni successivi alle distruzioni risalenti al sacco svevo si colloca un’intensa attività costruttiva della chiesa, durante la quale viene anche ricostruito il mausoleo del santo in tre ordini sovrapposti, alcuni elementi della facciata e il portale.

Un altro momento di rinnovamento si ha in epoca rinascimentale, soprattutto per ciò che riguarda la facciata, il portale della sagrestia, commissionato a Polidoro di Stefano da Perugia, e il timpano.

All’epoca barocca risale la cupola emisferica, iniziata nel 1673 e terminata nel 1677 dall’architetto Bernardino Bianchini di Camerino, poi ornata di dipinti. Il terremoto del 1799 distrusse parzialmente la chiesa, sebbene le strutture principali rimasero intatte.

L’interno, a croce latina, è quindi ricostruito in pieno stile neoclassico, diviso in tre navate da due ordini di colonne a base attica e capitello corinzio a sostenere un’architravatura rettilinea.

Nella cripta l’altare è costituito dal Sarcofago di San Porfirio, del II secolo d. C., sarcofago romano in marmo bianco realizzato per contenere le reliquie di San Porfirio, martire nel 253 d. C., e decorato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo su un lato a fingere un tempietto gotico.

Il culto civico e liturgico di San Venanzio

Con la Signoria dei Da Varano, dalla fine del 1200 Venanzio diventa protettore della città di Camerino. È anche protettore dalle cadute, sia spirituali che materiali, dal mal di testa e dei giovani delle Marche.

Nel corso della storia millenaria della città, il suo nome, il suo culto, è presente dappertutto; nelle formule d’invocazione e nelle litanie dei vescovi camerinesi del 1235 e 1242, libri liturgici locali dei secoli XIV e XV, sigilli e monete coniate con la figura del santo.

Nel Messale Romano 1962 (Vetus Ordo) ricorreva al 18 maggio la festa di III classe di San Venanzio, non più prevista nel calendario liturgico promulgato in seguito alla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II.

Inoltre anche il nuovo Martirologio Romano promulgato da San Giovanni Paolo II all’alba del terzo millennio ha cassato il ricordo di questo martire, sino ad allora presente nella medesima data suddetta.

Solennì manifestazioni religiose con toni oggi diremmo di folklore, sin dal 1200 si svolgevano a Camerino il 18 maggio, data della sua festa e nei giorni vicini, coinvolgendo tutta la città con un palio particolare, sfilata delle autorità e delle corporazioni, giostra della Quintana e altre corse, fiere, falò, processioni con la statua d’argento.

Iconografia e memoria materiale

È ritratto solitamente con in mano la palma, simbolo del martirio, e con il modellino o lo stendardo di Camerino, simbolo della protezione che egli offre alla città. I tratti distintivi richiamano sempre la sua giovane età.

In campo artistico, sono innumerevoli le opere d’arte che lo raffigurano in affreschi, stampe, monete, sigilli, incisioni, medaglie, ricami, arazzi, statue, polittici, ecc. a cui si dedicarono tutta una serie di artisti dal Medioevo ai giorni nostri.

La vicenda terrena dell’adolescente Venanzio suscitò una fioritura letteraria, drammi, oratori musicali, poemi, poemetti e carmi latini ed italiani. La bibliografia legata al santo martire, al suo culto e alle manifestazioni celebrative, è enorme, come pochissimi altri santi.

Bibliografia essenziale sulle reliquie e sul culto

La bibliografia specifica sulle ricognizioni delle reliquie deve essere integrata con la bibliografia generale su San Venanzio, sulla basilica di Camerino, sulla diocesi e sulle tradizioni locali. Le fonti disponibili sono di natura diversa: agiografie, studi storico-artistici, cronotassi episcopali, repertori liturgici e contributi relativi a singoli ritrovamenti.

Fonti agiografiche e testi sui santi

  • Martiri e santi del calendario romano, Enrico Pepe, Edizioni Città Nuova.
  • I Santi nella Storia. Tremila testimoni del Vangelo, San Paolo Editore.
  • I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire, Luigi Luzi, Shalom Editrice.
  • Il grande libro dei santi, dizionario enciclopedico diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, San Paolo Editore.
  • I santi secondo il calendario, prefazione di Gianfranco Ravasi, edizioni Corriere della Sera.
  • Acta Sanctorum, dove la passio di San Venanzio è riportata già nel secolo XI.

Studi storici su Camerino e sulla diocesi

  • F. Ughelli, Italia sacra sive de episcopis Italiae, Venezia 1717-1722.
  • O. Turchi, Camerinum sacrum, Roma 1762.
  • P. Savini, Storia della città di Camerino, II ed., Camerino 1895, con aggiunte di M. Santoni.
  • B. Feliciangeli, Cronotassi dei più antichi vescovi di Camerino, Camerino 1921.
  • C. Eubel, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, Padova 1960-1968.

Fonti relative alla chiesa e alla custodia delle reliquie

  • Studi e documentazione sulla basilica di San Venanzio a Camerino, sulla sua fondazione fuori della Porta Orientale e sulle successive ricostruzioni.
  • Documentazione relativa al ritrovamento della cassettina con le reliquie nel mausoleo durante la sistemazione del coro nel 1558.
  • Atti episcopali relativi alla ricognizione del corpo di San Venanzio compiuta durante l’episcopato di Berardo Bongiovanni.
  • Documentazione sulle ricognizioni dei santi custoditi e venerati in diocesi promosse da Bernardino Bellucci.
  • Documentazione relativa alla revisione delle reliquie dei santi compiuta da Alessandro Calvi nella diocesi di San Severino Marche.
  • Materiali relativi al ritrovamento della parte del cranio a Piedimonte Matese nel 2017 e all’introduzione del culto nel 1707 da parte di Angelo Maria Porfirio.

Fonti utili per distinguere San Venanzio di Camerino da Venanzio Fortunato

  • Venanti Honori Clementiani Fortunati Carminum epistularum expositionum libri undecim. Appendix carminum. Vita s. Martini, in MGH, Auctores antiquissimi, IV, 1, a cura di F. Leo, Berolini 1881, pp. 1-380.
  • Venanti Honori Clementiani Fortunati Vitae sanctorum, in MGH, Auctores antiquissimi, IV, 2, a cura di B. Krusch, Berolini 1885, pp. 1-54.
  • De vita sanctae Radegundis libri duo, in MGH, Scriptores rerum Merovingicarum, II, a cura di B. Krusch, Hannoverae 1888, pp. 358-377.
  • Vita Severini episcopi Burdegalensis auctore Venantio Fortunato. Vita Germani episcopi Parisiaci auctore Venantio Fortunato, in MGH, Scriptores rerum Merovingicarum, VII, a cura di B. Krusch - W. Levison, Hannoverae-Lipsiae 1920, pp. 205-224, 337-418.
  • Venance Fortunat, Poèmes, I-III, a cura di M. Reydellet, Paris 1994-2004.
  • Venance Fortunat, Œuvres, IV, Vie de saint Martin, a cura di S. Quesnel, Paris 1996.
  • Pauli Historia Langobardorum, a cura di L. Bethmann - G. Waitz, in MGH, Scriptores rerum langobardicarum et italicarum saec. VI-IX, Hannoverae 1878, libro II, capitoli 4 e 13.

Questioni aperte per la ricerca sulle reliquie

La documentazione relativa alle reliquie di San Venanzio presenta alcuni punti da chiarire: il percorso seguito dalla cassettina dopo il saccheggio del 1259, la differenza tra le tradizioni che indicano Bari e Castel dell’Ovo come luogo di deposito, l’identificazione del materiale custodito a Piedimonte Matese e il rapporto tra le ricognizioni moderne e la custodia attuale a Camerino.

Il ritrovamento del 2017 non chiarisce il percorso attraverso il quale la reliquia giunse a Piedimonte Matese né il momento preciso in cui fu collocata nei locali parrocchiali. Per questo la scritta “San Venanzio martire”, pur costituendo un elemento essenziale della tradizione locale, deve essere valutata insieme alla documentazione ecclesiastica, alle eventuali attestazioni di autenticità e alla storia del culto introdotto nel 1707.

La storia delle reliquie si sviluppa quindi attraverso tre livelli: la memoria del martirio e della sepoltura originaria, la custodia istituzionale nella basilica di Camerino e la diffusione di frammenti o tradizioni reliquiarie in altri centri italiani.

tags: #ricognizioni #sulle #reliquie #di #san #venanzio