L’Eremo di San Domenico si trova nella Valle del Sagittario, a circa un chilometro a nord di Villalago, in provincia dell’Aquila, sulle rive del lago di San Domenico. Il complesso comprende la chiesa, il portico affacciato sul lago e la grotta nella quale, secondo la tradizione, San Domenico visse per almeno sei anni.
Il santuario è raggiungibile attraversando un passaggio sulla diga che collega le due sponde del lago di San Domenico. La chiesa conserva un’unica navata, un altare neogotico, la statua orante del santo e l’accesso alla grotta, considerata la parte più antica e suggestiva dell’eremo.
Dove si trova l’Eremo di San Domenico
Il lago di San Domenico è un lago montano, sito nel comune di Villalago, in provincia dell’Aquila, nei pressi dell’eremo di San Domenico. L’eremo sorge nella Valle del Sagittario, in un contesto paesaggistico caratterizzato da montagne, boschi e acque limpide.
L’indirizzo è SR 479 lago di San Domenico, Villalago (Aq). Le coordinate del santuario sono 41.942586 13.828094.
Il lago di San Domenico prende origine da una diga completata nel 1929 per conto delle Ferrovie dello Stato per convertire la linea Roma-Sulmona alla trazione elettrica. Le acque del lago, mediante una condotta forzata lunga 6 chilometri prevalentemente scavata nella roccia, alimentano la centrale idroelettrica del Sagittario, situata a valle di Anversa.
L’affluente principale è il Sagittario, che è anche l’unico fiume che sgorga dalla diga; il lago è pure dotato di affluenti di infima importanza come le cascatelle della sorgente Sega ed il fiumiciattolo di Prato Cardoso che si immette carsicamente nel lago.

Le origini dell’eremo e la presenza di San Domenico
San Domenico di Capodacqua di Foligno, vissuto tra il 951 e il 1031, arrivò in questi luoghi intorno al 1013 e si stabilì in un sito solitario chiamato “Prato Cardoso”, “Planeto” o “Plataneto”. Secondo la tradizione locale, l’eremo venne scavato dal santo nel banco di roccia arenaria, travertino, argilla e grafite intorno all’anno Mille.
Qui costruì da sé una piccola cella in cui innalzò un altare intitolato alla SS. Trinità e al posto si affezionò così tanto che “se ne stava senza mai uscire“, infatti vi passò almeno sei anni.
Il romitorio fa parte del complesso monastico di Prato Cardoso, conosciuto dai devoti come il monastero di Plataneto. La presenza di resti di grotticelle utilizzate come celle eremitiche suggerisce che il primo complesso fosse costituito da una modesta costruzione, nella quale si svolgevano sia la vita comunitaria sia quella monastica.
In seguito alle pressioni dei Conti di Valva e di molti seguaci che chiedevano di farsi monaci, San Domenico costruì il monastero di San Pietro Apostolo, più noto come San Pietro del Lago o San Pietro de Lacu, ricevendo in dono l’intera Valle de Lacu.
Questo avvenimento determinò una serie di cambiamenti, a cominciare dall’arrivo dei contadini valvensi che resero coltivabile l’intera valle, prima selvaggia. L’abbazia divenne prospera e potente, tanto da avere sotto la propria giurisdizione ben quindici grancie, sia nelle vicinanze sia nel resto d’Abruzzo.
Il monastero di San Pietro del Lago
Nel 1069 i Conti di Valva donarono il monastero di San Pietro in valle de lacu all’abbazia benedettina di Montecassino con tutti i suoi beni. Nell’atto di concessione compare anche il santuario, definito “Monastero degli Eremiti que dicitur Pratum Cardosum”, pure intitolato a S. Pietro Apostolo.
Nei secoli successivi il luogo fu chiamato a volte “Deserto di S. Domenico Abate”. Il monastero, abbandonato nel 1474 dai benedettini, decadde progressivamente e dell’antico complesso rimasero soltanto alcune testimonianze architettoniche e decorative.
Il portale della chiesa, finemente lavorato con motivi floreali, sembra che appartenesse precedentemente al Monastero di San Pietro de Lacu. Anche la lunetta in pietra dell’XI secolo conservata nella piccola chiesa di San Michele Arcangelo proviene dall’ormai diruto monastero di San Pietro in Lago.
Le prime notizie documentarie sul santuario
Dopo l’oscura fase medievale, le prime tracce sull’esistenza di una chiesa in “Prato Cardoso”, “Planeto” o “Plataneto” risalgono solo al 1583. È probabile che la chiesa sia stata costruita intorno al 1500.
Notizie più ampie si hanno a partire dal XVII secolo, quand’era priva di rettore e di entrate, dotata di un solo altare e curata per devozione dall’Università di Villalago, che ne conserverà il giuspatronato fino all’Unità d’Italia.
Nel 1736 mons. Giovanni Barba, vescovo della diocesi di Bitonto e nuovo abate titolare del beneficio di S. Pietro del Lago, si recò in visita nella Valle del Sagittario, dove trovò la chiesa del santuario rifabbricata e rinnovata da un eremita.
Circa trent’anni dopo, nel 1765, Filippo Paini, vescovo della diocesi di Valva e Sulmona, visitò la chiesa e la trovò in buono stato, pulita e ordinata. Nella stessa visita pastorale segnalò per la prima volta l’esistenza di una casa annessa e posta al di sotto della chiesa, destinata ad uso di abitazione degli eremiti.
Questo assetto l’edificio lo conservò fino ai primi del Novecento, quando fu modificato in seguito alla costruzione della diga sul fiume Sagittario.
La grotta e la Sacra Lettiera
Subito a destra dell’ingresso della chiesa, una piccola porticina conduce alla zona cultuale più antica e suggestiva: la grotta del Santo. Vi si accede dopo alcune rampe di scale ricavate nel banco roccioso, fino alla stretta imboccatura chiusa da un basso cancelletto in ferro.
La porta che conduce alla grotta è la parte più antica di questo insolito luogo di culto. Gli scalini, interamente ricavati nella roccia, sono costituiti da rampe brevi ma irte e conducono alla buia spelonca nella quale il santo avrebbe vissuto e riposato.
Sul lato sinistro della grotta si trova una specie di tomba delimitata da quattro pilastrini posti agli angoli del rettangolo: è il letto del Santo, dove riposava disteso su alcune travi lignee.
Nel 1765 mons. Paini avrebbe raccomandato di porre un cancello all’ingresso della grotta del Santo, per preservare le travi di legno costituenti la “Sacra Lettiera” su cui il Santo dormì. I fedeli, infatti, usavano staccarne schegge a mo’ di reliquie e le stavano quasi per distruggere.
Questo ordine però non bastò, in quanto nel 1988 i tronchi rimasti furono quasi distrutti da un incendio. I pochi resti recuperati sono custoditi oggi in una teca nella cappella di S. Domenico Abate, nella chiesa parrocchiale di Villalago.
Nella chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna di Loreto sono custoditi anche una reliquia del santo e alcune travi del letto dove riposava.

La chiesa: esterno e portico
L’accesso al santuario avviene da un portichetto impreziosito da una bifora riccamente decorata, che offre un magnifico panorama lacustre. Il piccolo portico antistante la facciata si apre sul lago e costituisce uno dei punti più caratteristici del complesso.
Sulla bifora si possono riconoscere le immagini di quattro miracoli attribuiti al Santo: il miracolo delle fave, il bambino restituito dal lupo, la trasformazione dei pesci dell’ingordo in serpi e il ragazzo caduto dalla quercia.
Nel 1938 i dipinti settecenteschi scomparsi dal portico furono sostituiti dai quattro attuali del pittore villalaghese Alfredo Gentile: il miracolo dei pesci mutati in serpenti; il Santo salva un ragazzo mentre cade dall’albero; il miracolo delle fave; il miracolo del lupo ammansito.
Il portale della chiesa, finemente lavorato con motivi floreali, sembra che appartenesse precedentemente al Monastero di San Pietro de Lacu.
Con molta probabilità nel 1775 l’edificio fu totalmente demolito e ricostruito secondo una forma migliorata, diventando così uno dei più belli del circondario. Fu aggiunta la casa per gli eremiti, già esistente nel 1765, e sarebbe stato installato nella porta d’ingresso anche il bel portale rinascimentale recuperato dai ruderi del monastero di S. Pietro del Lago.
L’interno della chiesa
L’interno della chiesa per come lo vediamo oggi è ad unica navata, con un grande altare in stile neogotico ricco di pinnacoli, angeli oranti, pannelli policromi ed effetti di finto marmo.
La chiesa è leggermente più ampia nella zona d’ingresso rispetto alla prima campata. Sul lato destro dell’ingresso si trova l’affresco della Madonna col Bambino, quasi del tutto rovinato e sbiadito, mentre dietro l’altare è collocata la statua di San Domenico colto in preghiera, databile intorno al 1812.
Alla base dell’altare risalta il paliotto del 1761 in stucco colorato, di scuola napoletana, decorato da motivi floreali, uccelli e due angeli al centro della scena che sorreggono un sole raggiante coronato con all’interno il trigramma IHS.
L’opera fu commissionata dall’eremita villalaghese Francesco Iafolla (1702-1785) a tale Giuseppe Mancini, probabilmente lo stesso autore di due paliotti conservati in Castrovalva (AQ).
Sulla volta della grotta si notano dipinti di Gentile raffiguranti una Madonna con Bambino, senza data, e un S. Francesco con il lupo del 1968. A lui si devono anche il S. Antonio da Padova del 1969, a sinistra, e il S. Domenico Abate che guarisce un’ossessa del 1969, a destra.
Accanto alla porticina di servizio è visibile una Madonna con Bambino del XIX secolo.
Le trasformazioni tra Ottocento e Novecento
Nel 1802 il vicario capitolare diocesano Saverio Sardi trovò l’interno della chiesa sporco da segni di fuliggine e ordinò di provvedere alla ripulitura, così come pure nella sacrestia.
A parte questo episodio, il santuario si mantenne per lungo tempo in condizioni più che decorose, almeno fino alla metà dell’Ottocento. Nel 1858 il Comune di Villalago deliberò, su richiesta degli eremiti di quel periodo, di dar luogo ai lavori per la riparazione della chiesa, il cui tetto minacciava di cedere.
Nel 1882-1892 fu costruita la strada provinciale lungo la Valle del Sagittario, che collegò Anversa degli Abruzzi a Villalago, riallacciandosi a un altro tracciato confluente in Scanno.
Questa strada però non era collegata alla chiesa e ciò rendeva difficoltoso l’accesso all’eremo da parte dei numerosi pellegrini. Si rese quindi necessario costruire un ponte in muratura, inaugurato nel 1894.
Nel 1920-1928 lungo il fiume Sagittario fu costruita una diga poco oltre l’eremo per realizzare un invaso artificiale, il lago di S. Domenico Abate, le cui acque sarebbero state convogliate nella centrale idroelettrica di Anversa degli Abruzzi.
Si rischiò di perdere il santuario se non fossero state apportate delle modifiche strutturali. La casa degli eremiti fu totalmente chiusa e ricostruita al di sopra della nuova strada conducente al santuario.
La chiesa fu in parte ampliata, assorbendo il vecchio portico, e il ponte del 1894 fu rasato e sostituito da quello attuale, più alto e più lungo per portarlo a livello della strada provinciale.
Con i lavori degli anni Venti scomparvero dal portico i dipinti settecenteschi. Nel 1977 furono aggiunte le stazioni della Via Crucis esterna, anch’esse dipinte da Gentile, mentre nel 2000 fu realizzata sul ponte la cosiddetta “Via di S. Domenico”, composta da un tappeto di mattoni rossi e bianchi con incisi i nomi di quanti hanno contribuito all’opera.
Il lago e il paesaggio della Valle del Sagittario
Raggiungere l’eremo significa attraversare una pittoresca diga che collega le sponde del lago, le cui acque riflettono il paesaggio delle montagne circostanti. La chiesetta e la grotta si trovano in un ambiente raccolto, direttamente affacciato sul bacino artificiale.
Un comodo sentiero nel bosco conduce fino al lago di San Domenico, bacino artificiale creato negli anni Venti con una diga sul fiume Sagittario. Quando il livello dell’acqua è basso, si intravedono gli archi del vecchio ponte che consentiva l’accesso all’eremo prima della costruzione della diga.
Nel 2005 il Comune di Villalago istituì la Riserva Naturale Regionale del Lago di San Domenico, per valorizzare il territorio e favorire la ricostituzione degli ambienti naturali.
L’avifauna migratoria comprende molte specie di passo, tra cui germani reali, svassi e folaghe. Nel bacino confluiscono anche le acque della sorgente Sega, che nasce dagli anfratti della valle di Prato Cardoso e si riversa nel lago solo dopo pochi metri.

L’eremo è il punto di partenza ideale per esplorare la Riserva naturale del Lago di San Domenico. I sentieri si snodano tra boschi e praterie e offrono panorami sul lago e sulle montagne circostanti.
Il Lago di Scanno, la cui superficie ricade per due terzi nel territorio del Comune di Villalago, non è visibile dal borgo. La vista è impedita proprio dall’enorme frana, staccatasi dal Monte Genzana tra 12.000 e 3.000 anni fa, che creò lo sbarramento naturale alle acque del fiume Tasso.
Villalago e i luoghi da vedere nei dintorni
Il centro storico del paese è particolare: le case sono tutte addossate le une alle altre e posizionate come fossero scalette perché seguono il profilo stesso del paese, che è a sua volta stretto.
Il paese conserva vicoli, gradinate, piazzette, scorci suggestivi, “suppuort” e torri ormai inglobate nell’abitato. Un altro nucleo fondamentale, oltre che punto di riferimento per l’espansione del paese, fu la torre di avvistamento, che serviva soprattutto per controllare la Valle del Sagittario.
La torre medievale ospita oggi il Museo delle Arti e dei Mestieri. La piccola chiesa di San Michele Arcangelo conserva invece una lunetta in pietra dell’XI secolo, proveniente dall’ormai diruto monastero di San Pietro in Lago, con i volti tondi dei monaci scolpiti sulla cornice dell’arco.
Nella chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna di Loreto sono custoditi alcuni dei tesori più preziosi legati al culto di San Domenico Abate: alcune travi del letto dove riposava il Santo e una sua reliquia.
Le feste di San Domenico
Il paese di Villalago dedica a San Domenico tre feste: la prima, il 22 gennaio, in cui si ricorda la morte del santo avvenuta nel 1031; la seconda, il lunedì di Pasqua, durante la quale in processione si portano le reliquie sino al complesso monastico; infine la terza, la più importante, il 22 agosto.
È da qui che parte la processione che il 23 agosto di ogni anno porta la statua del Santo fino alla grotta di Prato Cardoso. I festeggiamenti in onore del Santo avvengono in paese, mentre il giorno dopo c’è una celebrazione del rito liturgico nel Santuario.
Il santuario era meta indiscussa di numerosi pellegrini che nei vari secoli hanno lasciato traccia del proprio passaggio attraverso numerosi graffiti. L’eremo è visitato dai devoti anche di fuori regione.
Anche qui, come a Cocullo fino all’Ottocento, la statua del Santo veniva portata in processione completamente coperta di serpenti.
I miracoli rappresentati nel santuario
Le immagini e gli affreschi del complesso ricordano alcuni episodi della vita e della tradizione agiografica di San Domenico. Tra le scene raffigurate compaiono il miracolo delle fave, il bambino restituito dal lupo, la trasformazione dei pesci dell’ingordo in serpi e il ragazzo caduto dalla quercia.
Nel portico sono visibili il miracolo dei pesci mutati in serpenti, il Santo che salva un ragazzo mentre cade dall’albero, il miracolo delle fave e il miracolo del lupo ammansito.
All’interno della grotta sono invece presenti una Madonna con Bambino, un San Francesco con il lupo, un Sant’Antonio da Padova e San Domenico Abate che guarisce un’ossessa.
L'eremo di San Domenico
Informazioni per la visita
L’Eremo di San Domenico si raggiunge attraversando un passaggio sulla diga che collega le due sponde del lago di San Domenico nella Valle del Sagittario.
Nel piccolo portico antistante la facciata, che si apre sul lago, sono dipinte quattro scene illustranti altrettanti miracoli di San Domenico. Una porta in fondo all’edificio conduce a una ripida e stretta scala in pietra che porta alla grotta.
La visita permette di osservare la chiesa, il portico, la bifora, gli affreschi, l’altare neogotico, la statua del santo e la grotta scavata nella roccia. Il percorso verso la grotta comprende scale brevi e irte ricavate direttamente nel banco roccioso.
L’Eremo di San Domenico è un luogo di culto e di memoria, ma anche un punto privilegiato per osservare il lago e il paesaggio della Valle del Sagittario.