Le poesie sulle confessioni da fare trasformano ciò che spesso resta taciuto in una parola condivisibile: un amore, un’assenza, un rimpianto, una paura o il bisogno di dire finalmente ciò che si prova. La confessione poetica non è soltanto una dichiarazione sentimentale, ma un modo per nominare ciò che ancora non ha trovato una forma.
In questa prospettiva, la poesia diventa un segreto affidato alla voce, alla pagina o alla persona amata: «Da lì in poi abbandono il mondo dell* Slam Poetry e concepisco la poesia come un segreto, qualcosa di delicato come una confessione». La confessione può essere diretta, amorosa, dolorosa, ironica o rivolta a sé stessi, ma nasce sempre dalla necessità di dire qualcosa che non può più rimanere nascosto.
La poesia come confessione intima
La poesia confessionale non coincide con una semplice esposizione dei sentimenti. «Non scrivo di ciò che dico, ma di ciò / che taccio»; «Scrivo per non vivere. In attesa di / morire». In questi versi la scrittura appare come uno spazio nel quale il silenzio può essere trasformato senza essere cancellato.
La confessione poetica può persino nascere da un’improvvisazione, da una frase appuntata rapidamente o da un’immagine quotidiana. «Nel 2011, mentre lavoro come operatore museale presso Palazzo Madama di Torino, inizio a scrivere brevissimi componimenti su un’agendina». «Voglio raccontare qualcosa di me, fare delle piccole confessioni».
Il segreto non viene sempre spiegato apertamente: spesso viene suggerito attraverso immagini, esitazioni e contraddizioni. «Credo che proprio in quel momento avvenga la codificazione del segreto: qualcosa che il tuo inconscio non vuole dire esplicitamente, ma che ti fa credere di averlo detto».
Confessioni d’amore da affidare ai versi
Ti amo di un amore che non conosco
Ti amo di un amore che non conosco di un amore per cui non ho parole né progetto. Ti amo come si amano i tramonti le albe e i vasti spazi come si amano le risa dei bimbi e i loro abbracci.
E amandoti sono tutta lacrime sono tutta sorriso. E la mia voce diventa coro sono un torrente in piena tutta cuore e mondo. Amandoti mi faccio intera riempio la crepa e divento altro.
Che sollievo sapere di non doverti spiegare nessuna di queste parole nessuna delle loro enfasi e ridondanze di ciò che le anticiparono e ciò che diverranno né di ciò che vive tra le righe.
Perché so che hai macinato le stesse vie, gli stessi affanni che conosci quella parte di me che mi fa diversa quella per cui ho sempre disperato e mi ha fatto sentir sola.
E ti aspetterò perché non mi costa niente nessun sospiro, nessun lamento perché continuerò a camminare nell’attesa.
Come ringraziarti di questo amore che non ha forma né oggetto. E vorrei farmi bacio e adagiarmi sulla terra che conosce i tuoi passi vorrei farmi carezza e riposarti tra le lenzuola.
E allora per ringraziarti veramente mi farò lembo e mi distenderò in quello spazio e in quel tempo che ancora ci separa perché tu possa raggiungermi quando si sarà acquietato il rumore dei tuoi passati in qualche luogo da qualche parte perché possa dirtelo mentre ti guardo: «Pensavo di esser sola ed era solo un inganno.»
Ti scelgo e riscelgo
Ti scelgo e riscelgo a ogni risveglio ogni passo ogni respiro dopo ogni silenzio attraverso ogni difficoltà nonostante ogni timore.
Forse perché siamo tessuti della stessa sostanza intrisi della stessa nostalgia nati dallo stesso dolore bagnati dalla stessa luce folli della stessa gioia.
L’amore non ha spiegazioni ma risponde a tutto.
Nel tuo abbraccio
Nel tuo abbraccio ho vissuto il fuoco di mille albe e mille tramonti la caparbietà delle sequoie la sacralità delle cattedrali.
Nel tuo abbraccio mi son fatta donna d’un tratto senza indugi né dubbi ho smesso la mia corazza ho abbandonato scudi e lance ho vestito la mia nudità.
Nel tuo abbraccio ho avvertito affondare le tue radici nel mio ventre il tuo cuore ramificarsi nelle mie vene.
Ho lasciato che il tuo sudore irrigasse le mie membra e nella mia terra ho scavato il tuo seme.
Oggi soltanto
Oggi non voglio sapere niente del mondo non perché lo abbia a noia o troppo assordante sia il suo frastuono.
Ma perché ho voglia solo di te e mi basterebbe il tuo odore per comprendere il profumo di tutte le rose il tuo scorrere per conoscere la vita di tutte le acque il tuo azzurro per concepire tutti i cieli e tutti i mari e ti sarei tra le braccia come una terra per esserti nel respiro tutti i sapori e gli odori del mondo.
Fammi essere oggi oggi soltanto tutto il tuo orizzonte.
Confessioni sulla distanza e sull’attesa
Il bene dell’assenza
È un bene questa assenza, questa tua mancanza nell’attesa del suo avvento tanto odiata, così temuta.
Tutto intorno e nello spazio dentro si fa silenzio. E da lì entra luce, uno sciame di tenerezza, una vasta gratitudine per i nostri giorni, per i voli in cui cadiamo liberi.
Si fa silenzio ed entra il mondo tutto, lo stringo nell’abbraccio, nei pensieri e nel sorriso, lo accarezzo con quelle mani che forgiai nuove nell’incontro.
È ancora tutto qui, tra di noi e con noi, anche nei giorni che si fanno brevi e nelle stagioni che corrono via, nei ricordi che talora mi vestono di lacrime e tristezza.
È sempre tutto qui, questo splendore che si chiama vita e ci chiede testarda un noi, un’infinità di mani intrecciate fino all’orizzonte.
Il tempo è un cerchio
Quando ritorno ai giorni trascorsi, il mio passo accanto al tuo, mi sovviene che sono eterni in quel piccolo per sempre che è la nostra vita, in quel minuto infinito che è la nostra anima.
Accarezzo il ricordo e si fa luce tra le nubi del giorno. Sorrido, il tempo è un cerchio.
L’incontro
Quelle due nostre notti, la luna sfocata le stelle pallide l’odore di pioggia il canto del gallo le tue sigarette sul bordo del letto.
Io dietro di te, al tuo fianco davanti a te, accavallata intrecciata aggomitolata. Le mie mani che ti correvano dappertutto, le mie labbra sulla tua pelle, i nostri baci, le nostre poche parole.
Ci respirammo l’anima in quelle ore come giorni, in quelle due notti come anni, in quel tempo senza lancette, in quello spazio consumato dai nostri abbracci, in quel silenzio denso.
E poi il tormento, il mio pianto i nostri sorrisi la gioia, il custodirsi il tenersi l’intrecciarsi, il vegliarsi il navigarsi negli occhi il traghettarsi dentro.
Il tuo non era ancora amore dicesti tra le righe, il mio lo era, pensai.
Cosa importa come ci definimmo, fummo. Fummo ore come giorni giorni come anni, un atto senza tempo senza spazio scarno di parole.
Fummo un sogno, una promessa, una anomalia dell’esistenza, una acrobazia del tempo, un volo, un azzardo?
Comunque fummo, qualcosa che ci è rimasto eternamente inciso dentro.
Confessioni erotiche e corporee
«L’amore diventa osceno per esibizione, quando ci si dimentica che è privato come una confessione, che non si può - con una parola oggi abusatissima - condividere; ma diventa osceno anche quando lo si vuole nascondere, coprire di buio, perché ci si dimentica che è naturale come gli escrementi. E poi è sacro perché ha bisogno di un altro essere umano, e ogni essere umano è sacro».
«La poesia è come l’amore, è nostalgia d’invisibile: entrambi si prefiggono un po’ di perdita di coscienza, un qualche smantellamento di quell’equilibrio infelice che è la nostra identità. Hanno entrambi una funzione erogena e quindi ansiolitica».
Ci sono tantissimi versi che non parlano di erotismo, e che sono molto erotici.
Nel tuo abbraccio ho vissuto il fuoco di mille albe e mille tramonti la caparbietà delle sequoie la sacralità delle cattedrali.
Nel tuo abbraccio mi son fatta donna d’un tratto senza indugi né dubbi ho smesso la mia corazza ho abbandonato scudi e lance ho vestito la mia nudità.
Ho lasciato che il tuo sudore irrigasse le mie membra e nella mia terra ho scavato il tuo seme.
Confessioni sulla tristezza
Le poesie sulla tristezza che circolano online sono quasi sempre le stesse. Stessi versi, stesse citazioni, stessi autori ripetuti all’infinito: Neruda, Leopardi, Ungaretti.
Come se il dolore avesse una sola voce, e per giunta già consumata. In questa raccolta la tristezza non è un sentimento da rendere “bello”, né una malinconia da condividere in due righe.
È una esperienza complessa, che attraversa l’amore, il corpo, la perdita, l’isolamento, il tempo.
Anna Achmatova
Strinsi le mani sotto il velo oscuro… «Perché oggi sei pallida?» Perché d’agra tristezza l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.
Come dimenticare? Uscì vacillando, sulla bocca una smorfia di dolore… Corsi senza sfiorare la ringhiera, corsi dietro di lui fino al portone.
Soffocando, gridai: «È stato tutto uno scherzo. Muoio se te ne vai». Lui sorrise calmo, crudele e mi disse: «Non startene al vento».
Antonia Pozzi
Tristezza di queste mie mani troppo pesanti per non aprire piaghe, troppo leggère per lasciare un’impronta - tristezza di questa mia bocca che dice le stesse parole tue - altre cose intendendo - e questo è il modo della più disperata lontananza.
Ada Negri
La luna stilla un suo pianto d’oro nel mar di viola: tacite lagrime d’alba, tristezza di partir sola.
Ad una ad una le stelle sono scomparse lontano: tristezza d’aver camminato tutta la notte invano.
Si piega, sempre più stanca: affonda, sempre più smorta: tristezza, innanzi alla vita, sparire senza esser morta.
Pur le conviene obbedire al Sommo che la governa: nel vuoto che non perdona, tristezza d’essere eterna.
Wislawa Szymborska
Sulla tomba che può essere ovunque ciuffi di fiori di campo. Vietato calpestare la terra. È peccato.
La cerco solo con la tristezza che il mondo conosce da tempo: - dov’è sotterrato?
Anna de Noailles
Passeggiamo nell’erba in fiore Dove il sole schiude cammini Che accarezzano come mani Le ombre mobili delle fronde.
Respiriamo i languidi odori Che si sollevano dai calici E assaporiamo i tristi incanti Dell’abbandono e dell’ardore.
Le due anime nostre del pari Si scambino fragranze ascose E un’attrazione dolorosa I corpi congiunga e i pensieri…
L’estate alla verde frescura Si sbriglia, si esalta, si svaga. Ma l’uomo che a nulla si appaga I sogni delusi deplora.
Diletto, dolcezza, piacere, Tra le braccia stanno intricati, Ma restano i cuori isolati, Più esausti di un ramo che cede.
Perché quando ancora la sorte Sorride è in noi tanta tristezza, Perché un’invincibile ebrezza Ci sospinge verso la morte?…
Confessioni sul dolore e sul perdono
Malattia
Oh dolore: tu sei la saggezza. L’essenza della decisione dinanzi a te è così meschina ed un oscuro genio illumina l’occhio della bestiolina ammalata.
Nei tuoi funesti confini la mia ragione era alta e avara, ma il sapore di menta delle secche erbe medicinali ormai non si cancella dalle labbra.
Per alleviare l’ultimo respiro io, con la precisione di quella bestiolina, fiutando, trovai il mio rimedio nel doloroso esile gambo di un fiorellino-
Oh perdonare tutti: ecco il sollievo! Oh perdonare tutti, restituire a tutti e gustare con tutto il corpo la suprema grazia soave come una irradiazione.
Vi perdono, deserti giardinetti pubblici! Davanti a voi soltanto, nella mia miseria, io ho pianto di una confusa fede sui cappucci dei bambini.
Vi perdono, mani altrui! Che vi tendano pure a quello che del mio amore e della mia sofferenza è soltanto un oggetto, non necessario a nessuno.
Vi perdono, occhi di cane! Voi per me eravate il biasimo ed il giudizio. Tutti i miei tristi pianti recano fino ad oggi questi occhi.
Perdono l’amico e il non-amico! Bacio in fretta tutte le labbra!
In me, come nel corpo morto di un cerchio, la compiutezza ed il vuoto.
Aspetto una sola cosa: che al crepuscolo del giorno, preso da una malattia simile, qualcuno perdoni me.
Di madre nuda
Nove anni / e un padre dentro alla bara. / Da allora faccio a gara / per tutto. Col lutto.
Oggi penso a te di rado. Come si bada a / un sasso. / Solo se inciampo e cado.
A Natale accendevamo luci / intermittenti. / Accenti spenti sulle parole da dire.
E a volte si smorza il fiato in gola / come lo stoppino di una candela, / la parola soffocata per prudenza, / l’essenza dal bucato.
Svanisce come il gas, / ché non ho pagato il conto, / come un racconto / se mi addormento prima della fine, / come le rime che non scriverò.
Quando voglio sottrarmi, scrivo.
Scrivo perché non so ardire altro.
Sto in silenzio per non stancare le parole / da scrivere.
Non parlo. Scrivo. È il fastidio per / questa voce a farmi poeta.
Non scrivo di ciò che dico, ma di ciò / che taccio.
Scrivo per non vivere. In attesa di / morire.
Poesia è battesimo: nominare come se / fosse la prima volta.
A casa il tuo nome era proibito. / Fingevamo di non averlo mai sentito / dire.
Di madre nuda, di prodigiosa madre canto, sillaba sconosciuta un attimo prima del primitivo schianto.
Madre svestita di vanto e falso pudore, madre contenitore, urna di ceneri infanti, di santi pentiti, di riti senza mistero, di ciò che è vero e lo so come so la strada.
Nuda come la terra, la roccia, la spada da brandire. Puro modo di dire.
Confessioni sull’assenza e sulla morte
La morte provvisoria
Qui c’è aria di aldilà, di più non so dire. Qui sembra tutto finito e se mi dicessero che il vento è il mio fiato ci crederei stringendomi a me per l’ultima volta.
Invece domani mi sveglierò alla solita ora da questa morte provvisoria che viene a parlarmi di notte, quando si annoia.
E’ discreta, non mi chiede di seguirla nel crepuscolo cinereo, sa bene che si nasce e si muore più volte senza scongiuri, fino all’alba.
La morte entra ed esce da me, mi acquieta, non ne ho paura.
Un saluto senza destinatario
L’ultimo treno alla stazione di Santa Severa passa sempre puntuale alle venti, discreto come la postura dei turisti cosparsi d’autan che ancora sperano nella luce.
Un saluto senza destinatario, il prolungamento infranto da qualche parola canticchiata senza troppa voce: sarà così andare via.
Gli amici, con gli asciugamani alle spalle, più alti e robusti dell’anno scorso, attraversano il binario seguiti dal fischio indulgente come la pelle scottata dalle partite e dalle corse senza meta.
Il profilo scuro del Super Tele, sospeso in aria, crolla nell’impressione di essere stati un solo corpo, la coincidenza di brevissime attese.
Dall’altro lato le ragazze ridono sporgendosi senza approvazione né coraggio, rallentano il misterioso gesto del ritorno, come a sostenere incolume l’ipotesi del dolore.
Forse resterà lì l’esiguità della stagione a misurare il distacco di un binario, a contare negli annunci dell’altoparlante la perdita e il passaggio.
La cornetta senza linea
Questa notte fissavo come in trance una cornetta antidiluviana senza filo, forse strappata da una di quelle cabine claustrofobiche con la puzza di sigarette e l’elenco a pezzi che non si trovano più lungo i confini spaventati delle piazze.
Era lì, in attesa, tra i fogli sparsi e matite sul comodino nella mia parte del letto. Nella tua nessuno, il vuoto assoluto e il gelo perfino adesso che è luglio.
Dopo qualche attimo di esitazione l’ho impugnata con delicatezza e ripetuto là dentro il tuo nome, forse l’ho addirittura gridato, ma è arrivato solo silenzio.
«Non c’è linea» mi sono detto e ho riattaccato, ma a notte fonda la cornetta ha cominciato a vibrare buttando all’aria i fogli, le matite e ho risposto «Ciao» ho sentito tra sibili remoti e interferenze «Qui sto benissimo e ti aspetto».
Confessioni sull’amicizia
Il ricordo di un amico
Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia della sua confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perché amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti.
919
Se io potrò impedire a un Cuore di spezzarsi Non avrò vissuto invano Se potrò alleviare il Dolore di una Vita O lenire una Pena O aiutare un Pettirosso caduto A rientrare nel suo nido Non avrò vissuto invano.
Domande poste a me stessa
Qual è il contenuto del sorriso e d’una stretta di mano? Nel dare il benvenuto non sei mai lontana come a volte è lontano l’uomo dall’uomo quando dà un giudizio ostile a prima vista?
Ogni umana sorte apri come un libro cercando emozione non nei suoi caratteri, non nell’edizione? Con certezza tutto, afferri della gente?
Risposta evasiva la tua, insincera, uno scherzo da niente- i danni li hai calcolati? Irrealizzate amicizie, mondi ghiacciati.
Sai che l’amicizia va concreata come l’amore? C’è chi non ha retto il passo in questa dura fatica.
E negli errori degli amici non c’era colpa tua? C’è chi si è lamentato e consigliato.
Quante le lacrime versate prima che tu portassi aiuto?
Corresponsabile della felicità di millenni- forse ti è sfuggito il singolo minuto la lacrima, la smorfia sul viso?
Non scansi mai l’altrui fatica? Il bicchiere era sul tavolo e nessuno lo ha notato, finché non è caduto per un gesto distratto.
Ma è tutto così semplice nei rapporti fra la gente?
L’amore, la morte, la vita
Gli uomini sono fatti per intendersi per comprendersi amarsi hanno figli che saranno padri d’uomini hanno figli senza casa senza patria che reinventeranno le case che reinventeranno gli uomini e la natura e la patria quella di tutti gli uomini quella di tutti i tempi.
Confessioni brevi da dedicare
- Ti amo di un amore che non conosco di un amore per cui non ho parole né progetto.
- Ti scelgo e riscelgo a ogni risveglio ogni passo ogni respiro.
- L’amore non ha spiegazioni ma risponde a tutto.
- Accarezzo il ricordo e si fa luce tra le nubi del giorno.
- Sorrido, il tempo è un cerchio.
- Fammi essere oggi oggi soltanto tutto il tuo orizzonte.
- È sempre tutto qui, questo splendore che si chiama vita.
- Comunque fummo, qualcosa che ci è rimasto eternamente inciso dentro.
- La poesia è la parte di noi che non sa stare al mondo.
- Quando voglio sottrarmi, scrivo.
- Scrivo perché non so ardire altro.
- Non scrivo di ciò che dico, ma di ciò che taccio.
- La morte entra ed esce da me, mi acquieta, non ne ho paura.
- Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico.
- Se io potrò impedire a un Cuore di spezzarsi Non avrò vissuto invano.
Confessioni sulla poesia e sul bisogno di dire
La poesia nasce spesso da una tensione tra parola e silenzio, tra ciò che si desidera rivelare e ciò che ancora non si riesce a pronunciare. «Il flatus vocis si spegne, la parola viene messa da parte, sospesa, sempre in attesa».
La scrittura può diventare un modo per affrontare la perdita, riconoscere il dolore e dare un nome a ciò che sembrava indicibile. «La poesia è battesimo: nominare come se / fosse la prima volta».
La confessione non deve necessariamente essere completa, ordinata o risolutiva. Può conservare esitazioni, contraddizioni e frasi interrotte, perché spesso proprio nell’incompletezza si riconosce la sincerità.
«Se non chiudo subito il componimento, rischio di non chiuderlo mai». La parola poetica, quindi, può essere breve e improvvisa, ma anche custodire una lunga elaborazione interiore.
Scrivere una confessione significa talvolta accettare di non sapere fino in fondo che cosa si sta dicendo. «Da dove nasca il verso rimane un bel mistero, senza dubbio».
La confessione poetica trova così il proprio spazio tra la dichiarazione e il segreto, tra la presenza e l’assenza, tra il desiderio di essere ascoltati e la necessità di proteggere ciò che si rivela.

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