Il cristiano è chiamato a essere «sale della terra» e «luce del mondo»: non per affermare se stesso, ma per dare sapore alla vita degli altri, illuminarne il cammino e testimoniare concretamente l’amore di Dio.
Il sale e la luce descrivono la missione e la vera identità del cristiano, che deve vivere il Vangelo nelle piccole azioni quotidiane, con umiltà, preghiera, servizio e condivisione.
Il significato evangelico del sale e della luce
“Voi siete il sale della terra . Voi siete la luce del mondo”. Sono le due famosissime immagini con le quali Gesù, secondo il Vangelo di Matteo, vuole trasmettere ai suoi discepoli il senso della loro missione e della loro testimonianza.
E’ un avvertimento che ci proviene da Cristo Gesù: ‘Voi siete luce del mondo; voi siete sale della terra’. Il brano del vangelo si collega al ‘Discorso della Montagna’ o delle beatitudini: Gesù non solo parla a noi, ma parla di noi : quella che deve essere la missione del cristiano, il suo ruolo nel mondo.
Gesù dice categoricamente: voi siete il sale, voi siete la luce. E’ una affermazione categorica che evidenzia la vera identità del cristiano.
«Il sale, nella cultura mediorientale - ha spiegato una volta, nel febbraio 2011, Benedetto XVI - evoca diversi valori quali l'alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce. La sapienza riassume in sé gli effetti benefici del sale e della luce: infatti, i discepoli del Signore sono chiamati a donare nuovo “sapore” al mondo, e a preservarlo dalla corruzione, con la sapienza di Dio, che risplende pienamente sul volto del Figlio, perché Egli è la “luce vera che illumina ogni uomo”».
La luce di Cristo e la varietà della creazione
Gesù è luce del mondo: una luce infinita, inaccessibile; ma questa luce, quando arriva a noi, come in un prisma di cristallo, viene scomposta in varie tonalità di colori, creando la bellezza dell’universo, la varietà dei suoi elementi tutti buoni perché attingono all’infinita luce divina, che dà senso e valore alla miriade degli esseri.
Non è un elemento che imita l’altro, ma tutti attingiamo all’Essere divino, alla somma Sapienza e al primo Amore. Da qui l’universo chiamato ad essere un magnifico caleidoscopico.
Tu sei ‘luce del mondo’: non si accende una luce per metterla sotto il banco ma in un posto alto per illuminare quanti si avvicinano.
Quando si battezza una persona si accende il ‘cerone pasquale’ ad indicare Cristo Gesù che è Luce; il cristiano deve camminare alla luce di Cristo.
Il sale che dà sapore alla vita
Essere ‘sale’: il sale dà il sapore (senza sale il cibo è scipito); il comportamento di chi crede deve essere consone con il ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere.
Se siamo ‘sale’, riusciamo a dare ai vari elementi del cosmo il sapore di Cristo?; ci sforziamo di testimoniare con la nostra vita in mezzo ai fratelli la bontà misericordiosa di Cristo creatore e padre?
Gesù si esprime assai chiaramente: ‘Se il sale non dà sapore non serve a nulla’ e l’agire dell’uomo diventa scipito ed insignificante.
Il sale diventa sale quando si dà. E questo è un altro atteggiamento del cristiano: darsi; insaporire la vita degli altri, insaporire tante cose col messaggio del Vangelo.
Darsi. Non conservare se stesso. Il sale non è per il cristiano, è per darlo. Lo ha il cristiano per darlo, è sale per darsi, ma non è per sè.
La luce e il sale non sono per se stessi
Il cristiano deve essere luce e sale ma nessuna delle due cose deve servire per se stessi: dobbiamo infatti illuminare e conservare l’altro.
“Illumina con la tua luce, ma difenditi dalla tentazione di illuminare te stesso. Questa è una cosa brutta, è un po’ la spiritualità dello specchio: illumino me stesso. Difenditi dalla tentazione di curare te stesso. Sii luce per illuminare, sii sale per insaporire e conservare”.
Dunque i cristiani sono «sale per gli altri, luce per gli altri», che significa essere «sempre al servizio» in quanto «perché il sale non insaporisce se stesso, né la luce illumina se stessa».
Non solo: perché così come il sale è invisibile ma fondamentale per dare sapore alle pietanze e allo stesso modo la luce, che viene data per scontata, è ricercata nelle ore di buio, così anche il cristiano deve rappresentare una presenza che non si vede, ma la cui assenza si sente, eccome.
«Neppure ti sarà attribuito alcun merito - ha aggiunto Papa Francesco - noi quando mangiamo non diciamo: “Ah, buono il sale!”. No! semmai diciamo: “Buona la pasta, buona la carne”. E così di notte, quando andiamo per casa, non diciamo: “Buona la luce”, no. Ignoriamo la luce, ma viviamo con quella luce che illumina».
L’umiltà come stile della testimonianza
È proprio da qui che si capisce come «l'umiltà» sia il vero tratto distintivo della vita di ogni credente, perché quello a cui dovrebbero aspirare tutti i cristiani è essere «anonimi nella vita».
Sta qui la fine di ogni alibi personale, lo smascheramento di ogni scusa, pretesto, vigliaccheria. Perché, appunto, la testimonianza non passa attraverso chissà quali eroismi, ma appunto attraverso l'anonimato dei piccoli, ma costanti, gesti, funzionali a che «gli altri vedano e glorifichino il Padre».
Servizio umile, «piccolo», perché «al supermercato il sale si vende non a tonnellate, no . In piccoli sacchetti; è sufficiente. E poi, il sale non si vanta di se stesso perché non serve se stesso. Sempre è lì per aiutare gli altri: aiutare a conservare le cose, a insaporire le cose. Semplice testimonianza».
E se a qualcuno tutto questo sembra poco, ci si dovrebbe sempre ricordare che il Signore «con poche cose nostre fa dei miracoli, fa delle meraviglie».
Il cristianesimo è amore concreto
Il cristianesimo è amore: come cristiani, ciascuno facendo leva sui carismi e talenti ricevuti, è chiamato a testimoniare l’amore di Dio in casa, nel lavoro, nell’assemblea del popolo di Dio.
Essere ‘luce’ significa ‘amare’: la fede ci fa vedere tutto in chiave di amore: ‘Ascolta, Israele, amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore … amerai il prossimo tuo come te stesso’.
Sei luce, se ami; tu vivi da figlio di Dio, se in ogni uomo (piccolo o grande) sai vedere un fratello o una sorella.
Chi è vero amico di Gesù, ama! Ma ‘amare’ è servire, condividere, comunione. La logica di Dio è solo la logica dell’amore, ma amore concreto che comunica il sapore del divino che c’è in Lui e in noi.
La testimonianza nelle azioni quotidiane
Già, ma come? Secondo quale stile, quale atteggiamento si può essere davvero sale e luce? Papa Francesco ne ha parlato martedì scorso, nell'omelia della consueta messa mattutina nella cappella di Santa Marta, ricordandoci questi tratti fondamentali della missione e della testimonianza che ogni cristiano è chiamato a rendere.
E, soprattutto, ricordandoci che missione e testimonianza non vivono solo di “grandi gesti”; al contrario, esse vivono in primo luogo e soprattutto nelle piccole azioni quotidiane, secondo un ritmo «che inizia la mattina, quando ci si sveglia, e termina la sera, quando si va a dormire», dice il Papa.
Vero cristiano non è chi rimane chiuso nella sacrestia, ma quando esci allo scoperto ed il ‘mio pane’ diventa ‘pane nostro’ perché condiviso e non possesso geloso; puoi invocare Dio ‘Padre nostro’ se ti riscopri fratello e sorella in mezzo al mondo, se in ogni uomo scopri un figlio di Dio.
Sei ‘luce’ quando illumini gli altri e questa luce ti permette di scoprire meglio te stesso.
La coscienza e la fede: le due lucerne
Dio ci ha conferito due lucerne: la coscienza e la fede.
La coscienza è la voce di Dio in noi che ci loda, se si compie il bene, ci richiama (il rimorso della coscienza) quando operiamo il male.
Tutti siamo chiamati a vivere conforme alla nostra coscienza: quella voce che richiama Caino, dopo avere ucciso il fratello Abele.
Caino fugge, ma la voce si fa sempre più impellente: Caino, dov’è tuo fratello Abele?, cosa hai fatto? Caino fugge ma la voce lo insegue sino a quando è costretto a dare una risposta chiara.
La seconda luce è la ‘fede’: una virtù teologale, dono di Dio che parla di amore.
Nel Battesimo lo Spirito Santo ci conferisce la fede come un seme che deve crescere, chiarire, illuminare, additare ciò che è buono e gradito al Signore Gesù.
Il Vangelo, Parola di Dio, è proprio questa luce che deve illuminare la tua mente, riscaldare il tuo cuore, testimoniare la sua presenza non a parole ma con le opere.
La preghiera, energia della luce cristiana
È attraverso la preghiera - ha detto il Santo Padre, prendendo spunto dalla Lettura del Vangelo (Mt 5,13-16) - che riusciamo ad avere l’energia necessaria ad illuminare le nostre opere; una preghiera che scaturisca dal nostro cuore, preghiera di lode, di adorazione e di ringraziamento.
“Qual è la batteria del cristiano per fare la luce? Semplicemente la preghiera. Tu puoi fare tante cose, tante opere, anche opere di misericordia, tu puoi fare tante cose grandi per la Chiesa - un’università cattolica, un collegio, un ospedale… - e anche ti faranno un monumento da benefattore della Chiesa, ma se non preghi quello sarà un po’ oscuro o buio. Quante opere diventano buie, per mancanza di luce, per mancanza di preghiera. Quello che mantiene, quello che dà vita alla luce cristiana, quello che illumina, è la preghiera”.
Non dimenticarsi che «non siamo protagonisti dei nostri meriti - ha detto Bergoglio - e una bella preghiera a fine giornata potrebbe essere domandarsi: “Sono stato sale oggi? Sono stato luce oggi?”. Questa è la santità di tutti i giorni, che il Signore ci aiuti a capire questo».
L’esame di coscienza personale
E’ il momento di un serio esame di coscienza, altrimenti vanifichiamo la nostra missione nel mondo.
E’ un esame non generico ma specifico; va fatto da persona a persona: tu, uomo politico, tu industriale, tu operaio, tu docente, tu sacerdote , tu padre o madre, tu figlio o figlia;
Se riscontri una falla, è necessario intervenire e riparare.
Diceva l’apostolo Paolo: ‘Bisogna ritenere di non sapere altro se non Cristo crocifisso e risorto’.
Il rischio di una vita senza Vangelo
L’uomo lontano dal Vangelo, lontano da Cristo, è colui che vive e si fa dominare solo dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla superbia.
Siete luce: se la luce non illumina è come una lampadina fulminata da buttare nella spazzatura.
La luce non illumina se stessa; il sale non insaporisce se stesso.
La fragilità e la forza ricevuta da Cristo
E’ certo una missione difficile essere luce del mondo e sale della terra; è difficile realizzare tale missione perché siamo deboli e fragili; siamo sempre coscienti dei nostri limiti e deficienze, ma, ancorati a Cristo, luce viva, e nutriti dell’Eucaristia, pane di vita, si riacquistano forze e vivacità.
Gesù dice infatti: ‘Siete stanchi, affaticati, oppressi?, venite a me e vi ristorerò’.
Ecco la necessità della Messa domenicale: acquistare forza e vivacità per vivere la nostra missione, per superare la nostra povertà esistenziale.
Anche Paolo apostolo era cosciente dei suoi limiti, della sua debolezza ma ciò non lo rese mai pigro ma sempre uomo d’avanguardia nel nome di Cristo Gesù.
Allora, scrive il profeta Isaia: ‘Lo invocherai e il Signore ti risponderà’.
La missione verso chi ha bisogno
Tu sei luce, tu sei sale non per te ma per gli altri; sei vero cristiano se impari a spezzare il pane con l’affamato, a dare da bere all’assetato; un vestito a chi è ignudo, un sorriso e un abbraccio a chi ha bisogno di aiuto.
Il cristiano è chiamato a essere una presenza che illumina, conserva, sostiene e condivide.
Il sale e la luce diventano così immagini di una fede vissuta nella concretezza: nella famiglia, nel lavoro, nella comunità e nelle relazioni quotidiane.
Il messaggio ai giovani e alle terre ferite dalla guerra
Papa Leone XIV ha lasciato Tor Vergata alle 11 di oggi, 3 agosto, al termine della celebrazione della Messa con la quale si è ufficialmente chiuso il Giubileo dei giovani, «una cascata di grazia per la Chiesa e per il mondo intero».
Nei pensieri del pontefice anche i giovani di Gaza, dell’Ucraina e di tutte le terre insanguinate a causa della guerra.
«Siete il segno che un altro mondo è possibile - ha proseguito -, un mondo di amicizia in cui i conflitti non vengono risolti con le armi ma con il dialogo. Sì, con Cristo è possibile, con il suo amore, il suo perdono, la forza del suo Spirito».
Dopo la benedizione il Papa ha lasciato il grande palco altare ma i ragazzi hanno cominciato a chiamarlo scandendo il suo nome.
A sorpresa Leone, senza i paramenti liturgici, è tornato al microfono «per un ultimo saluto» a braccio chiedendo ai ragazzi di estenderlo «ai tanti giovani che non hanno potuto raggiungere Roma perché impossibilitati a lasciare i loro Paesi per ragioni che conosciamo.
Portate questa gioia e questo entusiasmo a tutti. Siete il sale della terra, la luce del mondo. Ditelo ai vostri amici che hanno bisogno di un messaggio di speranza».
La Vergine Santissima, Madre della grazia, interceda per me, per te, per il mondo intero.
