Occhio di Dio nel triangolo: significato nel catechismo e nella tradizione cristiana

L’occhio racchiuso in un triangolo, chiamato anche “Occhio della Provvidenza” o “Occhio che tutto vede”, nella tradizione cristiana richiama soprattutto la presenza, la conoscenza e la provvidenza di Dio, mentre il triangolo equilatero rimanda al mistero della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Nell’iconografia cristiana l’occhio non rappresenta quindi un semplice controllo, ma lo sguardo benevolo di Dio, che conosce il cuore dell’uomo e lo soccorre nei suoi bisogni.

A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Il triangolo equilatero, dagli angoli identici e col riferimento al 3, numero della perfezione, è fin dal medioevo uno dei simboli privilegiati per dire il Mistero della Trinità.

Che cosa significa l’occhio di Dio nel triangolo

L’immagine dell’occhio, in virtù della sua importanza quale organo di senso, simboleggia presso quasi tutti i popoli l’occhio divino che vede tutto. Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza.

Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole. Nel cristianesimo, invece, l’occhio inserito nel triangolo è stato progressivamente interpretato come segno della conoscenza divina e della provvidenza di Dio.

Quando poi è circondato da raggi e ha al centro l’occhio, come nel caso dell’opera del Pontormo, il riferimento è alla provvidenza divina che nella Trinità trova la sua espressione massima. L’occhio del Dio trino scruta il cuore dell’uomo, non per un giudizio, ma per soccorrerlo nei suoi bisogni, prima ancora che siano manifestati.

ElementoSignificato nella tradizione cristiana
OcchioOnnipresenza, onniscienza e sguardo provvidente di Dio
Triangolo equilateroMistero della Trinità
Numero 3Perfezione e riferimento a Padre, Figlio e Spirito Santo
RaggiManifestazione della presenza e della gloria divina

Il triangolo come simbolo della Trinità

Il triangolo equilatero è il corrispondente geometrico del numero 3, che universalmente rappresenta la perfezione. I suoi angoli identici possono richiamare l’uguaglianza delle tre Persone divine, mentre la figura unica esprime l’unità di Dio.

Nella cultura ebraica, come del resto nella tradizione pitagorica, il triangolo che da base larga tende verso l’apice, simboleggia l’ascesa dal molteplice all’Uno. Nel triangolo compariva di frequente anche il nome ebraico di Dio: Jahvè o JHWH.

Nell’arte cristiana si è soprattutto utilizzato il triangolo equilatero col vertice verso l’alto per rappresentare la Trinità, nonostante esistano raffigurazioni in cui lo schema compositivo dell’opera comprende un triangolo con la punta verso il basso, come nell’Adorazione della Santa Trinità, o Pala di Ognissanti, di Albrecht Dürer.

Il triangolo con il vertice verso l’alto assume la rappresentazione della natura divina di Cristo; quello col vertice verso il basso rappresenta la Sua natura umana. La loro unione simboleggia pertanto la duplice natura del Figlio.

La figura è evidente osservando la disposizione delle nuvole e del panno interposto tra la figura del Padre e quella del Figlio, mentre al di sopra le schiere angeliche formano un triangolo col vertice verso l’alto dove si situa la colomba dello Spirito Santo. Così, nella stessa figura, si rappresentano i due misteri fondanti del cristianesimo.

L’occhio trinitario nella Cena in Emmaus del Pontormo

In altre opere d’arte cristiana si trova identificata l’immagine di Dio Padre attraverso un’aureola raggiata a forma di triangolo. Talvolta questa racchiude al suo interno un occhio a simboleggiare l’essenza o la conoscenza divina, come nella Cena in Emmaus di Pontormo, eseguita nel 1525 per la foresteria della Certosa del Galluzzo, vicino a Firenze.

La tela del Pontormo, una delle poche firmate e datate, era stata progettata per il refettorio della Certosa di Galluzzo, nei pressi di Firenze, dove l’artista si era rifugiato nel 1523 per scampare alla peste, vivendo da monaco.

C’era forse la Trinità tricefala sopra il volto estatico di Gesù nella Cena di Emmaus del Pontormo, un’immagine inconsueta ma non rara per esprimere il Mistero della Trinità. Questa, proibita nel periodo della Controriforma, pare esser stata sostituita da Jacopo da Empoli con quella più accettata del triangolo.

Con tutta probabilità l’occhio trinitario presente nell’opera è stato aggiunto successivamente dall’Empoli, per far rientrare il dipinto nei canoni iconografici della Controriforma. È singolare, oltre che insolito, il riferimento alla Trinità entro la cena di Emmaus.

Cena in Emmaus del Pontormo occhio trinitario

E che fosse il volto trifronte o l’occhio della provvidenza poco importa, il Pontormo volle forse testimoniare, in quel luogo, l’esperienza personale dello sguardo divino su di sé. La forzata vita da monaco risultò, infatti, quanto mai consona all’artista che, dopo quella vita certosina, maturò una singolare percezione del divino in tutte le cose.

Immagine: Jacopo Carrucci detto il Pontormo, Cena in Emmaus, 1525, olio su tela 230 cm × 173 cm, Uffizi, Firenze.

Il significato della provvidenza divina

Nel linguaggio cristiano, l’occhio nel triangolo non indica soltanto che Dio vede ogni cosa, ma anche che la sua conoscenza è accompagnata dalla cura. L’occhio del Dio trino scruta il cuore dell’uomo, non per un giudizio, ma per soccorrerlo nei suoi bisogni, prima ancora che siano manifestati.

Un’analoga percezione la troviamo anche in Marc Chagall, artista ebreo vissuto nel secolo scorso. Ne «La casa dall’occhio verde», una tela pensata nel 1926 per la pubblicità di una marca di latte, ma poi rielaborata nel 1944 durante la seconda guerra mondiale, l’artista rievoca la tranquillità e la dolcezza di Vitebsk, sua città natale.

Qui una donna, simile in tutto alla madre dell’artista ritratta né «Io e il Villaggio», sprofondata in un panorama agreste e verdeggiante, sta mungendo la mucchetta di famiglia. La scena sollecita all’artista la memoria forte dello sguardo provvidente di Dio sopra ogni cosa, soprattutto sopra di sé, tanto da indurlo a dipingere sul frontespizio della casa, entro l’ideale triangolo del tetto, un enorme e benevolo occhio divino.

La casa dall’occhio verde di Chagall

Immagine: Marc Chagall, L'occhio verde, 1926-1944, Olio su tela 58X51cm, Collezione privata.

Occhio della Provvidenza e Massoneria

L’occhio racchiuso nel triangolo è poi entrato anche nell’iconografia massonica. I massoni attribuiscono all’occhio una duplice simbologia: sul piano fisico il Sole, sul piano spirituale il Grande Architetto dell’Universo, un modo di indicare Dio.

Anche la massoneria usa il triangolo equilatero con al centro l’occhio come simbolo del divino. Il triangolo rappresenta alla base la Durata e ai lati Tenebre e Luce.

Tuttavia, la presenza dell’occhio nel triangolo non è nata come simbolo esclusivamente massonico. La tradizione cristiana aveva già associato l’occhio alla conoscenza divina e il triangolo alla Trinità.

Eppure questo simbolo è diventato ormai appannaggio della massoneria, e i cultori della teoria del complotto lo individuano ovunque. Il fatto che l’immagine sia stata adottata anche dalla massoneria non elimina i significati cristiani precedenti.

Il triangolo con l’occhio sul dollaro americano

Famosa è l’interpretazione del rovescio del dollaro: lì il triangolo con l’occhio sarebbe, per alcuni, un chiaro riferimento al dominio massonico dell’economia americana.

Peccato che il simbolo sia stato progettato dall’artista ginevrino Pierre Eugene du Simitiere, nel 1776 e scelto poi come stemma degli USA nel 1782, molto prima, quindi, che la massoneria (nel 1797) adottasse ufficialmente l’emblema.

Questo dato storico mostra perché non sia corretto identificare automaticamente ogni occhio nel triangolo con la massoneria. Il significato di un’immagine dipende dal contesto, dall’epoca, dall’edificio e dall’opera nella quale compare.

Quando l’occhio nel triangolo compare nelle chiese

Stupisce però che il simbolo appaia a volte all’interno dei templi cristiani. La Chiesa Cattolica ha infatti ribadito più volte l’inconciliabilità tra la propria dottrina e i principi massonici, in alcuni casi proibendo esplicitamente ai propri fedeli l’iscrizione alle logge.

Eppure noi abbiamo trovato l’Occhio nella chiesa della Santissima Trinità e dei Santi Medici di Bari, che si trova di fronte al Castello Svevo. Qui l’immagine esoterica appare su un mosaico pavimentale disegnato negli anni 70-80 dagli artisti Mario e Umberto Colonna.

Ma non solo: anche Santa Scolastica al Porto, situata alla fine della Muraglia, presenta la stessa figura, questa volta scolpita su un piccolo altare dedicato a Santa Lucia ristrutturato tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.

Infine nella chiesa di Sant’Agostino a Giovinazzo il triangolo è inserito al centro di una volta di color rosa che copre il catino absidale. Tra l’altro il fabbricato fu completato nel 1846 dall’architetto Giuseppe Mastropasqua, che si dice essere stato un massone.

La presenza di questo motivo in una chiesa, però, non dimostra da sola un’origine massonica. Nell’arte cristiana l’occhio dentro il triangolo possiede un significato teologico autonomo e consolidato, legato alla Trinità e alla provvidenza divina.

Come distinguere il significato cristiano da quello massonico

Secondo la geometria sacra, i lati del triangolo rappresentano la “tripartizione interna” dell’uomo, ovvero corpo, anima e spirito. I vertici invece hanno un altro significato: quello posto in alto è il “Grande architetto dell’universo”, mentre i due basali identificano la parte negativa dell’essere umano e all’opposto quella positiva.

Il triangolo è quindi la metafora del tentativo umano di abbracciare il divino, elevandosi verso la perfezione assoluta raffigurata dall’occhio interno. Ma queste interpretazioni appartengono alla simbologia massonica e non devono essere sovrapposte automaticamente alla lettura catechistica cristiana.

In ambito cristiano, il triangolo richiama anzitutto la Trinità, mentre l’occhio richiama l’onniscienza e la provvidenza di Dio. In ambito massonico, lo stesso insieme può essere riferito al Grande Architetto dell’Universo e a un percorso di trasformazione interiore.

Non è quindi sufficiente osservare la sola forma geometrica per stabilire il significato di un’immagine. Occorre considerare la collocazione, il soggetto rappresentato, le iscrizioni, l’epoca, la funzione dell’edificio e il programma iconografico complessivo.

Il significato dell’immagine nel catechismo

Dal punto di vista del catechismo, l’occhio nel triangolo può essere spiegato come una rappresentazione simbolica del Dio uno e trino. Il triangolo non raffigura tre dèi, ma l’unico Dio nella comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

L’occhio esprime invece che Dio conosce ogni cosa e che la sua presenza accompagna l’uomo. Il suo sguardo non va inteso necessariamente come sorveglianza minacciosa, perché il simbolo può indicare anche protezione, misericordia e provvidenza.

Purtroppo la certezza di questo sguardo benevolo di Dio, che faceva scrivere a Guareschi: «Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no», è caduta così fortemente in disgrazia per l’uomo post moderno da farlo precipitare nella percezione opposta.

Oggi vige un politically correct che obbliga a comportamenti dove pare che, nella vita del cittadino, tutti ci possano vedere tranne Dio.

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