Mauro Rotelli e Fratelli d’Italia: il ruolo nell’operazione Giubileo a Viterbo

Mauro Rotelli ha contribuito a portare a Viterbo 9,5 milioni di euro aggiuntivi nell’ambito degli interventi legati al Giubileo, partendo da un articolo de Il Messaggero che segnalava la scarsità di fondi destinati alla città.

Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha sollecitato il Governo, avviato il confronto con il commissario per il Giubileo Roberto Gualtieri e messo in relazione gli uffici comunali con quelli incaricati di rimodulare gli interventi, proponendo anche il completamento di Sallupara.

Come sono arrivati i fondi per Viterbo

«Prima che si insediasse il nuovo Parlamento - dice - c’era già una cabina di regia, quando è stato nominato coordinatore il sottosegretario Alfredo Mantovano mi sono messo in moto per capire se ci fossero possibilità per la città dei Papi.

«Sulla linea “Caput mundi” risultavano solo 500 mila euro per la chiesa delle Fortezze, ma nient’altro».

Il governo si è messo a lavorare quindi con Roberto Gualtieri, commissario per il Giubileo, per rimodulare gli interventi.

«Così si è aperta una possibilità».

Da qui è partita l’interlocuzione con palazzo dei Priori.

«Insieme all’amministrazione abbiamo lavorato per portare qualche progetto.

Dopo un confronto con la sindaca Chiara Frontini - continua il deputato di FdI - ho messo in contatto gli uffici.

So che in maggioranza sono state fatte delle valutazioni su quelli che potevano essere i lavori: Io invece, raccogliendo alcuni desiderata di Fratelli d’Italia, ho proposto il completamento di Sallupara, un pallino di Laura Allegrini quando era assessore ai lavori pubblici».

Il confronto sul programma degli interventi

Venerdì c’è stata la terza riunione del tavolo.

«Ora aspettiamo un secondo Dpcm con tutte le opere giubilari, poi palla agli uffici tecnici».

Che la città dei Papi potesse restare fuori dalla partita non andava proprio giù a Rotelli.

«Sono partito da un articolo de Il Messaggero con la lista di fondi per la provincia, mentre per la città c’erano solo per le Fortezze.

Sono andato a palazzo Chigi con quell’elenco a chiedere: ma le cose stanno veramente così? C’è solo questo?».

Ora ci sono 9,5 milioni in più.

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Il contesto politico di Fratelli d’Italia

Mauro Rotelli figura tra i componenti invitati di diritto della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia.

Organismo o incaricoNome
Presidente NazionaleGiorgia Meloni
Presidente Assemblea NazionaleIgnazio La Russa
Coordinatore Direzione NazionaleEdmondo Cirielli
Capogruppo Camera dei DeputatiGaleazzo Bignami
Capogruppo Senato della RepubblicaLucio Malan
Capodelegazione Parlamento europeoCarlo Fidanza
Co-presidente gruppo ECRNicola Procaccini
Presidente GNFabio Roscani
Segretario AmministrativoRoberto Carlo Mele

Tra gli invitati di diritto figurano Roberta Angelilli, Alessio Butti, Luca Ciriani, Guido Crosetto, Alfredo De Sio, Andrea Delmastro, Salvatore Deidda, Giovanni Donzelli, Giovanbattista Fazzolari, Tommaso Foti, Elisabetta Gardini, Marcello Gemmato, Francesco Lollobrigida, Diego Petrucci, Fabio Rampelli, Ernesto Rapani, Isabella Rauti, Mauro Rotelli, Adolfo Urso e Carolina Varchi.

Il metodo Giubileo e il ruolo del Governo

“Grazie al Giubileo dei Giovani, Roma ha vissuto giornate straordinarie, impregnate di fede, gioia e speranza.

Ricorderemo per molto tempo l’emozionante veglia di ieri sera sulla spianata di Tor Vergata, con oltre un milione di giovani arrivati da tutto il mondo per ascoltare il Santo Padre e pregare insieme a lui.

“Aspirate a cose grandi. Non accontentatevi di meno”, ha detto Papa Leone XIV nella messa conclusiva di oggi.

Parole potenti, che rimarranno impresse nella memoria di tantissimi e di cui tutti noi faremo tesoro.

Sono state giornate storiche, e siamo fieri del contributo che il Governo ha dato per la buona riuscita dell’evento, attraverso quel “metodo Giubileo” che abbiamo incardinato a Palazzo Chigi all’indomani del nostro insediamento e che ha consentito di coordinare al meglio in questi anni l’imponente macchina organizzativa.

Voglio ringraziare tutti coloro che hanno fatto la propria parte, con professionalità e passione, dando lustro alla nostra Nazione e contribuendo al successo globale dell’evento.

Il mio ringraziamento particolare va a tutti i volontari, gli operatori, le Forze dell’Ordine che - in stretta sinergia con le Amministrazioni coinvolte e sotto la regia della Presidenza del Consiglio - hanno garantito la sicurezza e assicurato ai pellegrini l’assistenza di cui avevano bisogno.

Il Governo continuerà a lavorare, con la medesima dedizione e determinazione, per assicurare la riuscita dei prossimi eventi giubilari”.

Lo scrive sui social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

La guida provinciale di Fratelli d’Italia a Padova

Un altro Mauro legato a Fratelli d’Italia è Mauro Fecchio, sindaco di Correzzola, eletto dal congresso provinciale del partito come presidente provinciale.

Al voto come candidato unico, dopo essere stato commissario, il sindaco di Correzzola Mauro Fecchio è il nuovo presidente provinciale di Fratelli d’Italia.

Mauro Fecchio, 57 anni, libero professionista, da oltre 20 anni sindaco di Coorezzola, dove è stato anche vicesindaco e consigliere comunale, e per 10 anni assessore provinciale, è il nuovo presidente di Fratelli d’Italia per la provincia di Padova, che conta oltre 2mila iscritti.

Fecchio ha dovuto scontrarsi con diversi malumori che hanno portato al congresso odierno: due assenze che si fanno sentire sono quelle di due consiglieri comunali di Padova.

Già qualche giorno fa un altro candidato, Rocco Bordin aveva chiesto un rinvio dell’assemblea, per poi ritirare la propria candidatura ieri, giovedì 30 luglio, denunciando una cattiva organizzazione, al punto di definire il congresso in programma «una riunioncina estiva tra pochi intimi».

Al congresso sembrava arrivassero due candidati, Fecchio e Rocco Bordin, poi quelt’ultimo si è ritirato, e così Fecchio ha riunito tutte le anime del partito.

Al congresso erano presenti big come Raffaele Speranzon, Elisabetta Gardini, Filippo Giacinti.

Le priorità del nuovo presidente provinciale

Il neoeletto ha subito chiarito questo tema: «Nonostante i pronostici, anche dettati dalla data scelta del 31 luglio, l'affluenza è tanta - sottolinea - L'importante, ora, è ripartire con il piede giusto, cioè i temi politici: dobbiamo lasciare da parte queste polemiche e ripartire uniti, solo così possiamo riportare al centro del partito l'azione politica».

Ora che è alla guida della federazione di 40 comuni veneti, il neoeletto presidente ha di fronte a sé tre appuntamenti importanti da affrontare: l'elezione del consiglio provinciale, quella del comune di Padova e le politiche nazionali previste per il 2027.

«E' proprio in vista di questi importanti appuntamenti che non possiamo lasciarci distrarre: per questo scopo sarà anche necessario dare al partito in una sede, ad oggi assente, e avendo una struttura organizzativa che ci consenta di essere presenti e vivi sul territorio», chiarisce Fecchio.

Riguardo all’eventuale candidatura di Roberto Marcato, non c'è ancora alcuna certezza: «E' una valutazione che non spetta solo al coordinamento provinciale, ma anche regionale: potremo dare un nome solo quando si sarà trovata una quadra».

Nel 2027 la corsa per eleggere il sindaco di Padova, con la candidatura, già lanciata dalla Lega, di Roberto MarcatoFratelli d’Italia poi dovrà tenere conto anche di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci.

FRATELLI D'ITALIA, CONGRESSO PROVINCIALE. MAURO FECCHIO E' IL NUOVO PRESIDENTE | 31/07/2026

Il Giubileo e la partecipazione delle comunità

Il Duomo in festa - nonostante le difficoltà e tante sofferenze evidenti - per un momento di gioia di fede, di umanità grande.

Il Giubileo diocesano della disabilità, presieduto tra le navate della Cattedrale dall’Arcivescovo, è stato questo.

L’immagine, quasi plastica e vivissima di quel “Noi tutti speriamo” che ha dato il titolo alla mattinata, per cui già due ore prima dell’inizio del Giubileo, il Duomo si è animato di gente, di giovani e anziani, di bimbi e genitori, di gruppi, associazioni, volontari, intere comunità parrocchiali, decine e decine di carrozzine, con i grandi schermi approntati per seguire ogni momento con il linguaggio Lis.

Tutti, appunto, insieme per dire, prima ascoltando alcune testimonianze e, poi, attraverso la sentita partecipazione alla celebrazione eucaristica, “ci siamo”.

Le testimonianze del Giubileo della disabilità

Ci siamo, come Claudio e Cinzia, genitori di Maria Letizia, «che non parla e non cammina, che difficilmente potrà essere mai autonoma, ma che è un dono meraviglioso»; come Leonardo, 55 anni che, dopo un incidente causato dalla sua dipendenza da sostanze e alcool, è rimasto paralizzato e tuttavia, ha cominciato proprio allora «a scoprire dentro di sé una grande riserva di energia, una forza che mi permette di essere diverso, migliore.

La mano invisibile di Dio ha avuto misericordia di me e mi ha dischiuso un nuovo cammino di speranza», dice emozionato.

E, ancora, come don Andrea della comunità di Missaglia, che ha ricordato Davide, una ragazzino portatore di handicap, scomparso troppo presto.

«Non abbiate paura di abitare i nostro oratori, perché abbiamo bisogno di tutti voi», scandisce a braccio tra gli applausi, rivolgendosi a tutti dall’altare maggiore.

E non manca un educatrice, Martina, che racconta il suo lavoro che, «nonostante tutte le difficoltà - perché lo si sa bene che nulla è rose e fiori -, diventa oltreché un impegno professionale, un tentativo di vivere la speranza cristiana».

La celebrazione nel Duomo

Poi, puntualissima inizia la Messa significativamente animata, nella liturgia, da fedeli portatori di disabilità e accompagnata dai canti eseguiti dal coro “San Piergiorgio Frassati” di Sesto Calende che ha iniziato un percorso di inclusione di piccoli sordi e dell’orchestra e il coro “AllegroModerato” che conta, tra i suoi 50 elementi, alcune persone disabili.

A concelebrare il rito, tra gli altri, il moderator Curiae, monsignor Carlo Azzimonti, il vicario episcopale di settore, don Giuseppe Como, alcuni presidenti di realtà importanti come don Enzo Barbante della Fondazione Don Carlo Gnocchi e monsignor Bruno Marinoni della Fondazione Sacra Famiglia, il presidente della Consulta diocesana “Comunità cristiana e disabilità” don Mauro Santoro, vera “anima” dell’iniziativa.

È lui che porge il saluto di benvenuto, ringraziando l’Arcivescovo della sua costante attenzione e che sottolinea.

«Vogliamo ancora elevare con forza la nostra preghiera per implorare il dono della pace, restando sempre inquieti di fronte a una violenza che non si ferma, continua a seminare morte e dolore, colpendo soprattutto i più fragili».

«Benvenuti a tutti questo Duomo che è così antico.

Questa chiesa di Milano ha bisogno di giovinezza, ha bisogno di novità, ha bisogno che ciascuno di noi dica una parola, canti una canzone, compia un gesto per dire che da tanti secoli c’è il Duomo però oggi, per la nostra presenza, esso diventa più giovane e più bello», saluta, da parte sua, l’Arcivescovo, prima dell’omelia che il vescovo Delpini pronuncia insolitamente dalla Cattedra.

La riflessione sul Vangelo di Bartimeo

Una riflessione molto particolare perché al suo interno si sviluppa una sorta di scena drammatizzata della pagina di Vangelo di Marco appena proclamata, con l’episodio della guarigione del cieco Bartimeo.

Che, nella finzione, parla con la voce concreta di un ragazzo così come alcune altre persone interpretano la folla.

«Alcuni leggono i santi evangeli come un bel libro, come una storia interessante, come una vicenda che in certi momenti commuove, in altri momenti è difficile da capire.

Un libro interessante, come ce ne sono tanti.

Ma il Vangelo non è stato scritto come un bel libro di lettura, non è stato scritto come una inesauribile enciclopedia di precetti e di pensieri.

Il Vangelo è stato scritto per invitarti a entrare nella storia di Bartimeo, della gente e di Gesù», spiega monsignor Delpini.

Da qui - con un vero e indovinato coup de théâtre, è proprio il caso di dirlo - prende la parola l’immaginario Bartimeo: «Io sono un poveraccio, ma spero che il Signore si accorga di me».

La folla lo zittisce perché il cieco grida ancora più forte: «Figlio di Davide abbi pietà di me».

E, allora, è il vescovo Delpini che, proseguendo nell’omelia, si fa direttamente interprete dei pensieri di Gesù.

«Il grido che invoca pietà mi commuove, mi tocca il cuore.

Io percorro le strade della terra perché mi chiama il grido degli infelici, il grido dei poveri, il grido degli spaventi.

Per questo sono venuto a vivere in mezzo alla gente: perché mi ha chiamato il grido dei fratelli e delle sorelle che ha commosso il cuore del Padre che sta nei cieli.

Mi fanno arrabbiare quelli che cercano di far tacere Bartimeo.

Cercano di farlo tacere perché chi grida è fastidioso.

Cercano di farlo tacere per continuare ad andare avanti senza essere disturbati, per continuare a correre senza doversi fermare.

Preferiscono essere sordi piuttosto che commuoversi, essere ciechi piuttosto che guardare negli occhi il grido e la protesta.

Voglio conoscere che cosa c’è nell’animo dell’uomo che grida, che piange, che nessuno ascolta.

Vieni, Bartimeo, vieni e sii felice, resta con me, sei salvo».

Questo, suggerisce in conclusione l’Arcivescovo, è leggere il Vangelo: «entrare dentro la storia di Gesù e tutti, tutti siamo incitati a entrare».

Infine al termine della celebrazione viene eseguito in modo commovente l’Inno del Giubileo con tanti bimbi ai piedi dell’altare maggiore e altri che, con i gesti del Lis, lo interpretano per i non udenti, ancora tanta festa con la gente che sembra non voler mai lasciare la Cattedrale.

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