La tradizione cristiana ha spesso rappresentato Maria, al momento dell’Annunciazione, con un libro aperto tra le mani. Il testo che leggeva non è indicato esplicitamente dai Vangeli, ma la scelta iconografica è stata generalmente collegata alle profezie messianiche dell’Antico Testamento, in particolare al libro di Isaia e al passo sull’Emmanuele: «Ecco la giovane concepirà, partorirà un figlio e gli porrà nome Emmanuele» (Is 7,14).
Il riferimento più significativo è quindi Isaia, soprattutto Isaia 7,14, Isaia 9,1-6 e Isaia 11,1-9. Nel racconto dell’Annunciazione, Maria viene presentata come una vergine promessa sposa di Giuseppe, alla quale l’angelo Gabriele annuncia il concepimento di Gesù; la tradizione cristiana ha visto in questo evento il compimento delle promesse messianiche contenute in Isaia.
Maria con il libro nell’iconografia dell’Annunciazione
Da una certa epoca in poi, in numerosi dipinti dell’Annunciazione Maria appare con un libro che stava leggendo mentre Gabriele le comunica ciò che sarebbe accaduto. Questa rappresentazione non deriva da una frase del Vangelo secondo Luca, perché il testo evangelico non dice che cosa Maria avesse davanti a sé prima dell’arrivo dell’angelo.
Il libro nelle mani di Maria è un segno teologico: indica la sua familiarità con le Scritture, l’attesa messianica di Israele e il rapporto tra la promessa profetica e il suo compimento in Gesù. Per questo motivo il volume è spesso interpretato come un richiamo ai testi profetici che annunciano la nascita del Salvatore, soprattutto quelli di Isaia.

L’immagine non pretende necessariamente di fornire un dettaglio storico sull’oggetto che Maria stava leggendo. Piuttosto, rende visibile il legame tra la parola annunciata dai profeti e la parola che, secondo la fede cristiana, si compie nel grembo di Maria.
Il racconto biblico dell’Annunciazione
Il Vangelo secondo Luca presenta Maria come «una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe». La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, l’angelo Gabriele le disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
L’angelo le annunciò: «Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,26-33).
Maria rispose: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1,34). La domanda viene letta dalla tradizione cristiana in relazione alla concezione verginale di Gesù e al messaggio dell’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35).
Il Vangelo secondo Matteo aggiunge che Giuseppe era invitato a non temere di prendere con sé Maria, sua sposa, «perché il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20).
Il libro di Isaia e il suo messaggio
Il libro di Isaia contiene gli scritti e le profezie di Isaia, un profeta vissuto a Gerusalemme nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. Il nome Isaia significa «il Signore è salvezza», un concetto che si riflette nei suoi scritti.
Isaia visse in un periodo di malvagità diffusa e di turbolenze politiche. L’Impero assiro era la potenza politica più dominante e minacciosa dei suoi tempi. Molte delle profezie di Isaia parlano del pericolo che l’Assiria rappresentava sia per il Regno settentrionale di Israele che per il Regno meridionale di Giuda.
Isaia ebbe un’influenza particolarmente forte sul re Ezechia di Giuda. Isaia viene citato spesso in altri libri delle Scritture, più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento. Ha parlato molto del casato d’Israele e della sua restaurazione negli ultimi giorni.
Forse la parte più importante degli scritti di Isaia è la sua testimonianza del Santo d’Israele, il Messia promesso. Il presidente Jeffrey R. Holland ha scritto: «Sotto ogni punto di vista, Isaia è il profeta messianico per eccellenza dell’Antico Testamento e, in quanto tale, egli è la voce profetica più incisiva di questo libro».
Quando Gesù Cristo risorto visitò i Nefiti e i Lamaniti nelle Americhe, disse: «Vi do un comandamento di scrutare diligentemente queste cose; poiché grandi sono le parole di Isaia».
Le principali sezioni del libro di Isaia
| Capitoli | Contenuto principale |
|---|---|
| Isaia 1-12 | La chiamata di Isaia, il messaggio di avvertimento e le profezie sulla distruzione e la restaurazione di Giuda e Israele. |
| Isaia 13-23 | Le profezie sui giudizi di Dio sulle nazioni malvagie e una visione della futura importanza di Israele. |
| Isaia 24-35 | Altre profezie di giudizio e distruzione. |
| Isaia 36-39 | La narrazione storica dell’invasione assira di Gerusalemme, simile alla cronaca che si trova in 2 Re 18-20. |
| Isaia 40-48 | Le promesse di liberazione per i giudei esiliati a Babilonia. |
| Isaia 49-59 | Le profezie sui servitori di Dio, tra cui il Messia, che avrebbe portato la salvezza a Israele. |
| Isaia 60-66 | Le promesse della restaurazione finale di Israele, della seconda venuta di Gesù Cristo e del Suo regno millenario. |
Molte delle profezie di Isaia hanno una duplice valenza: i loro messaggi trovarono compimento già al tempo del profeta, ma furono al tempo stesso prefigurazioni o anticipazioni di eventi che avrebbero avuto luogo molto più tardi.
Il presidente Dallin H. Oaks ha spiegato: «Il libro di Isaia contiene numerose profezie che sembrano avere molteplici adempimenti. Uno sembra interessare il popolo ai tempi di Isaia o le circostanze della generazione successiva. Un altro significato, spesso simbolico, sembra riferirsi a eventi nel meridiano dei tempi. […] Ancora un altro significato o adempimento della stessa profezia sembra riferirsi agli eventi che riguardano la seconda venuta del Salvatore».
Isaia 7,14: il segno dell’Emmanuele
Il passo più direttamente collegato alla domanda su Maria è Isaia 7,10-16. Isaia disse ad Acaz e al popolo di Giuda di fidarsi del Signore per liberarsi dagli eserciti di Peca, re d’Israele, e Rezin, re di Siria. Inoltre, disse ad Acaz di non chiedere aiuto all’Assiria.
Per rafforzare la fede di Acaz nella profezia, il Signore gli diede un segno: «Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e gli porrà nome Emmanuele».
Nel contesto storico immediato, il profeta rassicurava il re di Giuda durante una crisi militare. Nel 735 a.C. l’Impero assiro si stava espandendo velocemente e rappresentava una minaccia crescente per i regni vicini. Il Regno settentrionale di Israele, conosciuto anche come Efraim, e il regno di Siria, conosciuto anche come Aram, formarono un’alleanza per difendersi dall’Assiria.
Il re Peca del Regno settentrionale e il re Rezin della Siria esortarono il re Acaz a unirsi a loro, ma questi rifiutò. Per vendicarsi, Peca e Rezin attaccarono il regno di Acaz, con l’intenzione di sostituirlo con un sovrano che si sarebbe unito alla loro alleanza.
Isaia assicurò ad Acaz che, prima che il bambino raggiungesse la maturità, Peca e Rezin sarebbero stati distrutti. Nonostante il consiglio di Isaia, Acaz decise di chiedere aiuto all’Assiria. Di conseguenza, Giuda finì sotto il controllo assiro.
La profezia di Isaia iniziò ad avverarsi nel 732 a.C., quando l’Assiria distrusse l’alleanza tra Peca e Rezin e conquistò Damasco in Siria e parti del regno di Israele.
Il significato di «almah»
La discussione su Isaia 7,14 riguarda soprattutto il termine ebraico almah. Il termine può indicare una giovane donna o una giovane ragazza in età da marito. Il termine ebraico generalmente associato alla vergine è betulah.
Per questa ragione, una traduzione può rendere almah con «giovane donna» o «giovane ragazza», senza tradurlo automaticamente con «vergine». La traduzione greca dei Settanta, invece, usa il termine parthenos, che può indicare una vergine e, in determinati contesti, una giovane fanciulla.
La differenza linguistica non elimina il rapporto tra Isaia 7,14 e il Vangelo secondo Matteo, ma mostra che il testo possiede anzitutto un significato storico immediato. La profezia riguarda una nascita collocata nella crisi di Acaz, mentre la lettura cristiana riconosce in essa anche un significato più profondo e messianico.
Il ruolo della traduzione dei Settanta
I quattro Vangeli a noi pervenuti sono stati scritti in greco. Nei Vangeli si fa spesso riferimento all’Antico Testamento e gli evangelisti dovevano citarlo in greco. Per questo fecero riferimento alla traduzione greca corrente, quella dei Settanta.
La versione dei Settanta era ritenuta ispirata e godeva di un altissimo valore. È stata tradotta da giudei esperti in un arco di tempo che andrebbe dal 250 al 100 avanti Cristo.
Soltanto a partire dal secondo secolo dell’attuale era, quando i cristiani si servirono di questa traduzione, la stima degli ebrei verso i Settanta diminuì al punto che furono realizzate nuove traduzioni e venne fissato il testo ebraico ufficiale nel cosiddetto testo masoretico. Tale lavoro è stato fatto tra i secoli V e X dopo Cristo.
I Settanta traducono l’ebraico almah con parthenos. La Bibbia di Gerusalemme scrive: «Il testo dei LXX è un testimone prezioso dell’interpretazione giudaica antica».
Il primo significato: la crisi di Acaz
La profezia di Isaia 7,14 non deve essere separata dalla situazione politica e religiosa del tempo. Isaia parlava a un re concreto, durante una minaccia concreta, e annunciava un segno che avrebbe confermato la liberazione di Giuda dai suoi nemici.
Acaz aveva rifiutato di fidarsi pienamente del Signore e aveva chiesto aiuto all’Assiria. L’alleanza con l’Assiria portò Acaz a introdurre un altare pagano nel tempio di Salomone. In seguito l’Assiria conquistò Samaria, capitale del regno del nord, e condusse molti fra i più eccellenti uomini di Israele in cattività.
Il figlio di Acaz, Ezechia, avrebbe poi cercato di riformare la vita religiosa di Giuda. Quando Ezechia divenne re, portò la luce spirituale al popolo aiutandolo ad allontanarsi dall’idolatria e ad affidarsi al Signore.
Nel contesto immediato, dunque, il bambino annunciato da Isaia può essere collegato alla continuità della dinastia davidica e alla speranza di una guida fedele a Dio. Tuttavia, secondo la lettura cristiana, il significato della profezia non si esaurisce nella nascita di un sovrano dell’VIII secolo a.C.
Il secondo significato: Gesù Cristo e Maria
Al di là del suo contesto storico immediato, la profezia di un Emmanuele ha un significato più profondo. Il Vangelo di Matteo la identifica come una profezia della nascita di Gesù Cristo dalla vergine Maria.
Il nome Emmanuele vuol dire «Dio con noi». Per la fede cristiana, il nome non è soltanto un’indicazione personale, ma una professione di fede sull’identità del bambino: in Gesù, Dio è presente in mezzo al suo popolo.
Il Vangelo secondo Matteo cita Isaia 7,14: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele» (Mt 1,23). In questo modo Matteo interpreta la nascita di Gesù come il compimento della promessa dell’Emmanuele.
La Bibbia di Gerusalemme osserva: «Anche se Isaia ha in vista immediatamente la nascita di un figlio di Acaz, per esempio Ezechia (…) si intuisce, dalla solennità data all’oracolo e dal senso forte del nome simbolico dato al figlio, che Isaia intravede in questa nascita regale, al di là delle circostanze presenti, un intervento di Dio in vista del regno messianico definitivo».
La stessa nota aggiunge: «La profezia dell’Emmanuele sorpassa quindi la sua realizzazione immediata, e legittimamente gli evangelisti (Mt 1,23 citando la 7,14; Mt 4,15.16 citando Is 8,23-9,1), poi tutta la tradizione cristiana, vi hanno riconosciuto l’annuncio della nascita di Cristo».
Isaia 9,1-6: il bambino che porta luce e pace
Isaia 8,23 descrive un periodo di «angoscia» e «oscurità». Probabilmente si riferiva alle invasioni assire del Regno settentrionale di Israele avvenute nel 732 a.C. Queste invasioni rappresentavano una minaccia significativa per il Regno settentrionale, così come per il Regno meridionale di Giuda.
Nonostante questi pericoli, Isaia profetizzò l’arrivo di «una gran luce» e la nascita di un bambino che avrebbe portato pace e giustizia. Nel contesto immediato, questa profezia potrebbe riferirsi alla nascita del re Ezechia.
Quando Ezechia divenne re di Giuda, portò la luce spirituale al popolo aiutandolo ad allontanarsi dall’idolatria e ad affidarsi al Signore. Durante il regno di Ezechia, gli abitanti di Gerusalemme riuscirono miracolosamente a evitare la distruzione per mano degli Assiri.
Il testo annuncia però un bambino dal significato molto più grande: «Poiché un fanciullo ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace» (Is 9,5-6).
Più di ogni altra cosa, Gesù Cristo è il compimento divino e supremo della profezia di Isaia. Lui è la grande luce che siederà per sempre sul «trono di Davide» come Re dei re.
Il presidente Russell M. Nelson ha insegnato: «Come profetizzato dal profeta Isaia, e come ricordato nel Messiah di Handel, quando Gesù Cristo tornerà, “la gloria dell’Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, la vedrà” [Isaia 40:5]. In quel giorno, “il dominio poserà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” [Isaia 9:6]».
Isaia 11,1-9: il tronco di Isai e il rampollo
Isaia 11 presenta l’immagine del «tronco di Isai» e del rampollo che ne sarebbe spuntato. Isai è il padre di Davide e, di conseguenza, l’immagine richiama la dinastia davidica.
Il tronco può rappresentare una dinastia apparentemente abbattuta, mentre il rampollo indica una nuova vita e una nuova manifestazione della promessa fatta a Davide. Nella lettura cristiana, il rampollo è collegato a Gesù Cristo, discendente della casa di Davide.
La profezia parla di un re guidato dallo Spirito del Signore, capace di giudicare con giustizia e di instaurare una pace universale. Il quadro profetico supera la semplice successione politica dei re di Giuda e si apre alla speranza messianica.
Altri riferimenti messianici nel libro di Isaia
Isaia è citato direttamente nel Nuovo Testamento oltre 65 volte, molto più di qualsiasi altro profeta dell’Antico Testamento, e menzionato per nome oltre 20 volte.
| Riferimento in Isaia | Collegamento con il Nuovo Testamento |
|---|---|
| Isaia 7,14 | Nascita di Cristo da una vergine (Mt 1,23). |
| Isaia 8,14-15 | Gesù come sasso d’inciampo e pietra di scandalo (Rm 9,33; 1 Pt 2,8). |
| Isaia 9,1-2 | Arrivo di Gesù nella regione di Zabulon e Neftali (Mt 4,12-16). |
| Isaia 9,5 | Nascita dell’Emmanuele (Mt 1,23; Lc 1,31-33; 2,7.11). |
| Isaia 11,1 | Rinascita della dinastia davidica (Mt 1,6.16; At 13,23; Ap 5,5; 22,16). |
| Isaia 28,16 | Incarnazione di Gesù Cristo (Mt 21,42). |
| Isaia 40,3-5 | Predicazione di Giovanni Battista (Mt 3,3; Mc 1,3; Lc 3,4-6; Gv 1,23). |
| Isaia 42,1-3 | Battesimo, trasfigurazione e condotta di Cristo durante la sua prima venuta (Mt 3,16-17; 17,5). |
| Isaia 42,7 | Gesù guarisce dalla cecità fisica e libera dalla prigionia spirituale (Mt 11,5; Lc 4,18). |
| Isaia 50,6 | Gesù riceve percosse e sputi (Mt 26,67; 27,26.30; Mc 14,65; 15,19; Lc 22,63; Gv 18,22). |
| Isaia 53,1 | Israele non riconosce il Messia (Gv 12,38). |
| Isaia 53,4 | Gesù guarisce i malati come simbolo del suo farsi carico del peccato (Mt 8,16-17). |
| Isaia 53,7-8 | Filippo riconosce in Gesù colui del quale il profeta aveva scritto (At 8,32-33). |
| Isaia 53,7 | Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29; 1 Pt 1,18-19; Ap 5,6). |
| Isaia 53,9 | Gesù è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui (1 Pt 2,22). |
| Isaia 61,1-2 | Il ministero di Gesù nella sua prima venuta (Lc 4,18-19). |
| Isaia 62,11 | Gesù adempie la chiamata rivolta alla figlia di Sion nel suo ingresso trionfale (Mt 21,5). |
Isaia 53 e il Servo sofferente
Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile capitolo 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.
Isaia 53 presenta il Servo del Signore come colui che porta le sofferenze degli altri, viene disprezzato, rimane in silenzio davanti ai suoi accusatori e offre la propria vita. Gli scrittori del Nuovo Testamento hanno applicato questi elementi alla passione e alla morte di Gesù.
Gesù rimane in silenzio lungo tutte le fasi del suo processo, riceve percosse e sputi, è considerato innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui e viene associato all’immagine dell’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Questo capitolo mostra perché Isaia viene spesso chiamato «il profeta evangelico». La sua profezia non si limita alla nascita del Messia, ma comprende la sua missione, la sua sofferenza, la sua morte e gli effetti salvifici della sua opera.
Il rapporto tra Isaia 7,14 e Michea 5,1-4
Un altro riferimento importante è Michea 5,1-4, che allude alla donna che deve partorire e al dominatore destinato a uscire da Betlemme.
Il testo annuncia: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti».
La profezia continua: «Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!» (Mi 5,1-4).
Il riferimento a Betlemme viene collegato dal Vangelo secondo Matteo alla nascita di Gesù. La donna che partorisce e il bambino destinato a governare sono letti insieme alle profezie di Isaia come elementi della speranza messianica.
Il significato dell’Emmanuele
Il nome «Emmanuele» significa «Dio con noi». Nella profezia di Isaia, il nome rappresenta il segno della presenza e della protezione di Dio in una situazione di minaccia nazionale.
Nel Vangelo secondo Matteo, il nome assume un significato cristologico: Gesù è colui nel quale Dio è presente in modo pieno e definitivo. La citazione di Isaia 7,14 non riguarda quindi soltanto la modalità della nascita, ma anche l’identità del bambino.
Il segno dell’Emmanuele unisce tre temi: la crisi storica di Giuda, la promessa della liberazione e l’attesa di un re della linea di Davide. La lettura cristiana riconosce in Gesù il compimento ultimo di questi tre elementi.
Isaia e la prospettiva profetica
Per mezzo di un espediente letterario definito «prospettiva profetica», Isaia predisse gli avvenimenti futuri senza delineare le sequenze esatte degli eventi o degli intervalli temporali che li dividono.
Nulla in Isaia rivela la presenza di un intervallo che separa la prima venuta di Cristo dalla seconda. Inoltre Isaia non mostra la chiara distinzione fra il futuro regno terreno e il regno eterno che Giovanni delinea in Apocalisse 20,1-10 e 21,1-22,5.
Questa prospettiva aiuta a comprendere perché una profezia possa avere un primo significato legato alla storia di Israele e un ulteriore compimento riferito al Messia. Il testo può parlare contemporaneamente alla generazione di Isaia e a generazioni future, senza che i due significati debbano necessariamente escludersi.
Molte profezie di Isaia hanno infatti molteplici adempimenti. Un significato riguarda il popolo ai tempi di Isaia o le circostanze della generazione successiva, un altro si riferisce agli eventi del tempo di Cristo e un altro ancora agli eventi collegati alla seconda venuta del Salvatore.
Il contesto storico di Isaia
Isaia esercitò il ministero profetico rivolto a Giuda, a Gerusalemme e alle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia.
Durante i cinquantadue anni del regno prospero di Uzzia, Giuda ebbe un notevole sviluppo commerciale e militare. Allo stesso tempo, però, in questo periodo si assistette al declino spirituale del popolo.
Il regno di Iotam fu segnato dalla diffusione della corruzione spirituale nel paese. Sotto Acaz, Israele e la Siria strinsero un’alleanza per combattere la crescente minaccia assira, ma Acaz rifiutò di far entrare Giuda nell’accordo.
Colto dal panico, Acaz chiese aiuto al re assiro. L’Assiria venne prontamente in suo soccorso, saccheggiando Gaza, conducendo la Galilea e Galaad in cattività e occupando infine Damasco nel 732 a.C.
Il regno di Ezechia su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. circa. La necessità di una riforma si impose subito.
Nel 701 a.C. il re assiro Sennacherib invase le regioni costiere di Israele. Mentre stava assediando Lachis, Sennacherib mandò un contingente a cingere d’assedio Gerusalemme.
Incoraggiato da Isaia, Ezechia rifiutò di arrendersi. Sennacherib, di fronte a un’improvvisa disfatta del suo esercito, fece ritorno a Ninive e non minacciò più Giuda.
Il libro di Isaia come testimonianza messianica
Isaia profetizzò durante il periodo di divisione del regno, rivolgendo la parte preponderante del suo messaggio al regno di Giuda. Egli condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni e l’idolatria in cui tanti erano caduti.
Isaia profetizzò la futura cattività babilonese di Giuda a motivo del suo allontanamento dal Signore. Molto tempo prima che Ciro, re di Persia, facesse la sua apparizione sulla scena, Isaia lo nominò come liberatore di Giuda dalla cattività babilonese.
L’adempimento letterale di alcune profezie relative alla prima venuta di Cristo ha accresciuto la credibilità del ministero di Isaia. Il compimento puntuale delle profezie passate assicura, secondo questa prospettiva, che le profezie relative alla seconda venuta di Cristo si avvereranno allo stesso modo.
Isaia offre informazioni riguardo al futuro «giorno del Signore» e al tempo successivo. Egli descrive diversi aspetti del regno futuro di Israele sulla terra, fra cui i mutamenti nella natura, il mondo animale, la posizione di Gerusalemme fra le nazioni e il governo del Servo sofferente.
Perché Maria è rappresentata mentre legge Isaia
La rappresentazione di Maria con un libro richiama la sua partecipazione alla storia della salvezza e il rapporto tra la sua maternità e le promesse dell’Antico Testamento. Il libro può essere interpretato come simbolo dell’attesa di Israele, della profezia messianica e della parola di Dio che trova compimento nell’Annunciazione.
Isaia è il riferimento più naturale perché il suo libro contiene numerosi testi collegati alla nascita, alla missione e al regno del Messia: l’Emmanuele di Isaia 7,14, il bambino promesso di Isaia 9,1-6, il rampollo della radice di Isai in Isaia 11,1 e il Servo sofferente di Isaia 53.
Il libro potrebbe quindi rappresentare simbolicamente il testo di Isaia, anche se non è possibile affermare che Maria stesse realmente leggendo proprio quel profeta. L’immagine appartiene al linguaggio dell’arte cristiana e visualizza una convinzione teologica: l’Annunciazione è il momento in cui la promessa profetica entra nella storia attraverso il consenso di Maria.
L'incredibile profezia di Isaia 53
La relazione tra profezia, traduzione e interpretazione
Il significato di Isaia 7,14 dipende dal rapporto tra il testo ebraico, la traduzione greca dei Settanta e la rilettura del passo nel Vangelo secondo Matteo.
Dal punto di vista storico e linguistico, il termine ebraico almah può essere tradotto con «giovane donna» o «giovane ragazza». Dal punto di vista della tradizione cristiana, la versione greca dei Settanta e la citazione di Matteo hanno contribuito a leggere il passo in riferimento alla verginità di Maria.
La lettura cristiana non considera necessariamente irrilevante il primo significato storico. Al contrario, riconosce una profezia con un compimento immediato nel tempo di Acaz e un compimento ulteriore nella nascita di Cristo.
La profezia dell’Emmanuele supera quindi la situazione politica dell’VIII secolo a.C. e diventa, nella lettura evangelica, un annuncio della presenza salvifica di Dio nel mondo attraverso Gesù.
Il significato complessivo della scena
Maria con il libro nell’Annunciazione rappresenta l’incontro tra la Scrittura e il suo compimento. Isaia annuncia il bambino, la luce, il re davidico, l’Emmanuele e il Servo del Signore; Luca racconta l’annuncio dell’angelo; Matteo interpreta la nascita di Gesù alla luce di Isaia 7,14.
Per questo il libro nelle mani di Maria può essere letto come un’immagine della speranza biblica di Israele. Maria non è soltanto una lettrice raffigurata in una scena domestica, ma la figura nella quale la tradizione cristiana vede la destinataria della promessa e la madre del Messia.
Il testo biblico non dice che Maria stesse leggendo Isaia, ma il collegamento è coerente con il modo in cui la Chiesa ha interpretato l’Annunciazione: la nascita di Gesù è il compimento delle promesse messianiche, e Isaia è il profeta che più chiaramente ha annunciato il Salvatore.