Santuari della Salute in Italia: storia, devozione e luoghi da conoscere

I santuari della Salute in Italia sono luoghi di devozione mariana nati spesso in seguito a epidemie, guarigioni ritenute miracolose, apparizioni e voti collettivi. Tra gli esempi più significativi figurano il Santuario della Madonna della Salute di Monteortone, presso Abano Terme, il Santuario della Madonna della Salute di Valentano, il santuario di Pian delle Merie vicino a Poffabro e il santuario della Madonna della Salute nella frazione Costa di Vittorio Veneto.

Questi edifici uniscono storia religiosa, arte, architettura e memoria delle comunità locali. In alcuni casi sorgono accanto a fonti termali o a grotte legate a una guarigione; in altri furono costruiti come ex voto dopo pestilenze e colera, oppure divennero luoghi di pellegrinaggio per imitazione del culto veneziano della Madonna della Salute.

Il significato dei santuari dedicati alla Salute

Il culto della Madonna della Salute, infatti, nasce a Venezia nel XVI secolo, dopo che il Doge e gli abitanti organizzarono una processione per chiedere la guarigione dalla peste, che tra 1630 e 1631 colpisce il Nord Italia. Grazie all’intercessione della Vergine, l’epidemia si placa, fino a scomparire.

Per questo, il 21 novembre 1687, viene inaugurata a Venezia la Basilica di Santa Maria della Salute e ben presto, per emulazione, nascono moltissimi altri Santuari nel Veneto e nel Nord Est d’Italia.

In ogni circostanza, triste e dolorosa, il popolo trovava ai piedi della Madonna il conforto e la salute. Ogni qualvolta si profilava all’orizzonte la minaccia di una pubblica sciagura si partiva dalla popolazione l’implorazione del potente suo aiuto.

Il Santuario della Madonna della Salute di Monteortone

Origini dell’apparizione e della guarigione

Il Santuario della Madonna della Salute ad Abano Terme che sorge ai piedi del colle di Monteortone fu edificato nel XV secolo in seguito ad un’apparizione della Vergine Maria. Il Santuario della Madonna della Salute ad Abano Terme (Santuario di Monteortone o Santuario della Beata Vergine della Salute di Monteortone) sorge nella frazione di Monteortone sui Colli Euganei e rappresenta un suggestivo luogo di devozione mariana attivo ormai da oltre cinque secoli, in seguito ad un’apparizione della Vergine.

La chiesa del santuario, dedicata a Santa Maria Assunta, fu infatti edificata nel XV secolo ai piedi del Colle di Monteortone, dove nel 1428 un soldato, Pietro Falco, anziano veggente che qui era solito ritirarsi in preghiera, fu miracolato e guarito da vecchie ferite, riportate in battaglia agli arti inferiori, dopo aver avuto in visione la Madonna che lo invitava ad immergersi nell’antica fonte termale che lì sgorgava in un boschetto.

Secondo la tradizione l’origine del santuario risale al 1428, quando un soldato di nome Pietro Falco si ritirò in preghiera in questo luogo e vide la Madonna, che gli promise la guarigione di vecchie ferite alle gambe se si fosse bagnato con l’acqua di una vicina fonte.

Guarito miracolosamente, il protagonista della vicenda rinvenne tra i sassi una tavola dipinta raffigurante la Vergine con Gesù Bambino e ai lati San Cristoforo martire e San'Antonio Abate.

Nella fonte Pietro trovò un’immagine lignea della Vergine, con Gesù Bambino e ai lati San Cristoforo martire e San Antonio Abate, un quadro-icona di autore anonimo tuttora conservato nell’abside dell’altare maggiore.

La Madonna gli ordinava la costruzione di una chiesa a lei dedicata in cambio della rapida cessazione della pestilenza che imperversava in quel periodo a Padova: “Va’, Pietro, e in questo fonte lavati che recupererai la sanità. Risanato, cerca nel fondo delle acque, perché sepolto tra i sassi troverai un quadretto con la mia immagine. Manifesta a tutti, con la grazia ricevuta, il quadro ritrovato, dichiarando che questo luogo silvestre è sotto la mia protezione e che bramo per l’avvenire sia qui riverito il nome del mio santissimo Figlio e il mio”.

Diffusasi la notizia del miracolo, un numero sempre maggiore di devoti iniziò a visitare la località, mentre alla Vergine di Monteortone si attribuiva anche la rapida fine della pestilenza che in quel periodo aveva colpito Padova.

La fonte e la grotta di Monteortone

La grotta dell'acqua calda miracolosa di Pietro Falco è ancora oggi uno degli elementi più caratteristici del santuario. A destra è visibile il luogo della guarigione di Pietro Falco: una piccola grotta in muratura, oggi in muratura, a cui si accede da una scaletta, all’interno della quale i pellegrini possono attingere l’acqua calda ritenuta miracolosa.

Diffusasi la notizia del miracolo, un numero sempre maggiore di devoti iniziò a visitare la grotta di Monteortone e il piccolo oratorio venutosi inizialmente a costituire.

Nei pressi della grotta fu costruito anche un convento, i cui frati avrebbero custodito la fonte, l’immagine sacra e il ricordo del miracolo: nacque così una nuova congregazione religiosa, gli Agostiniani della Beata Vergine di Monteortone.

Dall’oratorio alla chiesa attuale

Per volontà del vescovo fu realizzato un piccolo oratorio dove fu collocato il dipinto ritrovato da Pietro. Poco tempo dopo un famoso predicatore, Fra’ Simone da Camerino, volle costruire la prima chiesa e un convento i cui frati avrebbero custodito la fonte, l’immagine sacra e il ricordo del miracolo.

La chiesa inglobò l’originario oratorio e fu consacrata nel 1435; rovinata da un incendio, fu riedificata più grande su disegno di Pietro Lombardo e riconsacrata nel 1495.

La Chiesa di Santa Maria Assunta conserva ancora oggi nell’originario oratorio, l’attuale sacello inglobato nell’abside, dietro l’inferriata dell’altare maggiore, l’immagine miracolosa della Madonna, ed è meta ogni anno di numerosi pellegrinaggi.

Architettura del santuario

Oggi si presenta come un’imponente costruzione a tre navate, a croce latina, con una facciata tripartita in cui spicca un grande portale barocco in pietra bianca, opera di Matteo Allio (1667).

La Chiesa del famoso Santuario della Madonna della Salute ad Abano Terme si presenta oggi come un’imponente costruzione a tre navate absidali, a croce latina, con una facciata tripartita in cui spicca un grande portale barocco in pietra bianca, opera di Matteo Allio (1667).

Sul retro, a sinistra, si trova l’alto ed elegante campanile in stile gotico caratterizzato da un tetto a cuspide. Sul retro, a sinistra, si trova l’alto ed elegante campanile del XV secolo in stile gotico caratterizzato da un tetto a cuspide.

L’attiguo ex convento agostiniano presenta un vasto chiostro con vera da pozzo originale del XVI secolo.

Le opere d’arte

Diverse opere d’arte votive furono trafugate dal santuario quando il convento degli Agostiniani venne soppresso per decreto napoleonico (1810), tuttavia nella chiesa si sono conservate una raffinata acquasantiera in marmo di Giovanni Minello e una Madonna con Bambino attribuita al pittore Jacopo Parisati di Montagnana (fine XV secolo).

L’opera pittorica più notevole della chiesa è il grande affresco dello stesso Jacopo da Montagnana che decora l’abside chiuso in alto da una volta a crociera.

Al centro è raffigurata l’Assunzione di Maria in Cielo, a cui è dedicata la chiesa, con gli apostoli che assistono stupiti all’evento; sulle pareti laterali la Nascita della Vergine e l’Apparizione della Madonna a Pietro Falco, opera quest’ultima caratterizzata da un’ambientazione molto realistica del paesaggio euganeo.

L’altare maggiore è intarsiato con marmi policromi (1683). Un deambulatorio permette ai pellegrini di passare dietro l’altare e di ammirare la venerata immagine mariana.

Le due navate laterali si chiudono con cappelle che ospitano due tele del ‘500-‘600: “Cristo Risorto che appare alla Maddalena” di Giovanni Battista Bissoni e “Crocifisso tra i Santi Agostino e Girolamo” di Palma il Giovane.

Il convento e le trasformazioni recenti

Espropriato e a lungo tenuto chiuso, il luogo è stato riaperto al culto all’inizio del XX secolo; nel 1925 il santuario mariano è stato elevato a parrocchia.

L’ex convento agostiniano, dopo essere stato utilizzato come casa di cura, ha ospitato un istituto teologico dei Salesiani dal 1937 al 1970. Attualmente l’edificio, non più legato al santuario, è un albergo termale gestito dalla stessa famiglia salesiana.

Il Santuario della Madonna della Salute di Valentano

La fondazione del romitorio

Le origini di questo Santuario risalgono alla seconda metà del XV secolo, quando il capo brigante Francesco Portici, ridotto all’impotenza per la continua caccia che gli si faceva nella regione castrense, si consegnò spontaneamente alle Autorità e, dopo una pubblica penitenza fatta nella chiesa di S. Savino, cattedrale di Castro, scelse come volontario esilio l’aspra selva dove ora sorge il Convento.

Ivi edificò una rozza cappella con delle pietre raccolte sul luogo ed espose alla venerazione una tela raffigurante la Vergine con il Bambino in braccio che fu chiamata dal nome dell’eremita “La Madonna del Cecchino”, diminutivo di Francesco.

Quando egli morì, sul chiudersi del sec. XV, già il rozzo romitorio attirava la pietà dei fedeli, tanto che la sua dipartita impose il problema della successione.

Da questo momento il Santuario ebbe alterne vicende, ora liete ora tristi, di splendore e di abbandono.

Gli Agostiniani e il titolo della Madonna della Salute

Un periodo di splendore fu certamente quando, nel 1506, alcuni religiosi dell’ordine di S. Agostino, che in quel tempo dimoravano nella vicina Isola Martana, presero possesso del Santuario e al posto del primitivo e piccolo romitorio, edificarono una chiesa ed un altare dedicato alla ‘Madonna della Salute”.

È questo il primo titolo ufficiale dato al Santuario, anche se poi, per due secoli, si chiamò “Santa Maria della Rosa”, quando cioè nel 1582/83, per opera del concittadino Giovanni Vitozzi, la rozza tela primitiva fu sostituita da una statua che raffigurava la Madre di Dio che serrava fra le dita della mano destra una rosa.

I Frati Minori presero possesso della Chiesa e del Convento il 27 maggio 1708, dopo trattative piuttosto difficili e laboriose, chiudendo in tal modo un lungo periodo di incertezze, di angosce e di disagio morale, ed aprendo una nuova era con un sicuro promettente futuro, dove la benedizione della Madonna si manifestava in modo chiaro, quasi a voler premiare la fede, la costanza e la tenacità dei suoi devoti.

Il santuario nelle calamità collettive

In ogni circostanza, triste e dolorosa, il popolo trovava ai piedi della Madonna il conforto e la salute. Ogni qualvolta si profilava all’orizzonte la minaccia di una pubblica sciagura si partiva dalla popolazione l’implorazione del potente suo aiuto.

Così avvenne per la carestia del 1807, per la peste del 1831, e durante le guerre mondiali del 1914 e del 1940.

Il lato destro confina con il Cimitero, luogo di sepoltura dei morti di Valentano da qualche secolo.

La vita religiosa del convento

Intanto nel nostro Convento, che per la particolare vita che vi si conduceva fu chiamato ‘Ritiro‘, sotto lo sguardo materno della Madonna, numerosi religiosi trovarono la santificazione di se medesimi.

Basta ricordare il Ven. Filippo da Velletri, il P. Ignazio da Roma, il Servo di Dio Samuele da Farnese, P. Francesco da Collodi e P Clemente da Velletri, semplice e nello stesso tempo austero che guidò nella via della perfezione il Servo di Dio Fr. Valentino Sensini.

È dei nostri giorni anche un’altra figura, P. Clemente Martinelli da Farnese, che per tanti anni dimorò nel nostro Convento, attendendo con zelo e sacrificio al Sacramento della Riconciliazione ed alla direzione spirituale dei giovani francescani che dal 1928 al 1951 si preparavano al Sacerdozio con gli studi filosofici.

Il laborioso e religioso popolo di Valentano, infatti, ha dato alla Provincia Romana dei Frati Minori, dagli inizi del secolo ai nostri giorni, oltre cento religiosi, tra i quali valorosi missionari come il P. Bernardino Fratini (+1909) e zelanti uomini di governo come il P. Lino Lottatori, per sei anni Ministro Provinciale e primo parroco di Guidonia, morto vittima del dovere nel 1943 mentre si recava a confortare i ricoverati durante un bombardamento della città.

Né va dimenticato il P. Fortunato Scipioni (+1958), coscienzioso ed attivo Postulatore Generale per le cause dei Santi.

Ed infine, alla lunga e laboriosa schiera dei Fratelli, vogliamo ricordare Fr. Giovanni Battellocchi (+1950) religioso di santa vita, assiduo nella preghiera ed indefesso nel lavoro che compiva con spirito di fede; con facile vena poetica dialettale cantò le lodi della nostra Madonna.

La chiesa e l’organo

Il Santuario della Madonna della Salute, che dal 1708 era annesso all’attiguo convento dei Frati Minori, è da qualche anno Parrocchia a se stante.

Recentemente il Santuario è stato ristrutturato e riaperto dopo un periodo di chiusura durante la quale un’ala del Chiostro aveva ospitato un piccolo altare.

Da notare l’organo, del 1852, ormai bisognoso di un restauro, ma ancora capace di produrre suoni profondi ed espressivi pur in presenza di qualche problema per l’organista.

Il Santuario della Beata Vergine della Salute di Pian delle Merie

Un santuario nato come ex voto contro il colera

Fra i luoghi di culto si distingue il Santuario della Beata Vergine della Salute, in località Pian delle Merie, poco distante dal centro di Poffabro.

Fu costruito a partire dal 1873 in stile neoclassico come ex-voto della popolazione rivoltasi alla Madonna per chiedere aiuto contro il colera che imperversava nella zona.

La gente racconta infatti che la Madonna apparve sotto forma di colomba a una bambina nei pressi del colle della Lastra. Le si posò sulla mano e le disse che, se gli abitanti avessero costruito proprio in quel luogo un capitello in suo onore, si sarebbero salvati.

Il colle della Lastra e la costruzione

A Pian Delle Merie, a un paio di chilometri da Poffabro, colpisce chiunque si diriga verso Andreis attraverso la Pala Barzana.

Posta all’alto di una rupe, fu fortemente voluta dalla popolazione di Pian Delle Merie, decimata dal colera.

Come ricorda una pietra d’angolo, i lavori ebbero inizio il 2 settembre 1873, per assolvere ad un voto: Pian Delle Merie aveva perso ben venticinque persone a causa dell’epidemia e scelse l’aspro “Ciucul da La Lastra”, un colle sotto un lastrone di pietra del monte Raut, per erigere, sotto le precise indicazioni della Madonna della Salute apparsa, si narra, in forma di colomba, questo luminoso santuario dalle pulite linee neoclassiche.

Il Santuario della Madonna della Salute di Costa, a Vittorio Veneto

Posizione e contesto storico

Più o meno tutti gli edifici che ci sono a Vittorio Veneto hanno una storia singolare. Non è da meno il Santuario della Madonna della Salute, situato nella frazione di Costa, che ci può raccontare una storia antichissima.

Ci troviamo a Vittorio Veneto, precisamente nella frazione di Costa, in provincia di Treviso. Siamo nel comune più a Nord della Marca Trevigiana, ed il santuario si trova posizionato su una delle colline che abbracciano la Città.

L’edificio di Costa ha origini ben più antiche di quelle Seicentesche. Il colle infatti era di grande interesse già dal tempo dei Romani, che qui erano insediati sia a Serravalle che a Ceneda.

Ma con l’avvento del Cristianesimo, si trasferirono qui i monaci di San Colombano, creando un cenobio, con lo scopo di evangelizzare la zona e dando quindi una prima sembianza di luogo religioso al piccolo promontorio.

Dall’Altariol di San Colombano al santuario

La prima testimonianza scritta che riporta all’ “Altariol di San Colombano” è il testamento di Gabriele Da Camino, datato 1224. Lo stesso Gabriele fece realizzare la chiesa di Santa Giustina.

Dopo l’epidemia di peste degli anni ’30 del Seicento, il piccolo altarino o cappella cambia destinazione e viene votato alla Madonna della Salute.

Nel 1829, l’edificio esistente viene demolito e sostituito dal Santuario attuale, per volere di Don Giovanni Palatini e di Giovanni Zanon.

Avvalendosi dell’aiuto dei concittadini, in 7 mesi viene realizzato il Santuario che ancora oggi possiamo ammirare, in gran parte utilizzando la “Piera Dolza”, l’arenaria presa dalle vicine Grotte del Caglieron.

La pala d’altare e la festa del 21 novembre

Al suo interno è possibile ammirare una bella pala d’altare, raffigurante la Madonna della Salute con il bambin Gesù in braccio e con ai lati San Colombano e Santa Lucia.

Solo negli anni ’50 viene realizzata la casa del custode, addossata alla parete nord della chiesa.

Ora resta il punto d’incontro dei fedeli devoti, che il 21 novembre, ogni anno, in occasione della festa per la presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio, salgono alla chiesa per messe e pellegrinaggi.

Il sentiero per raggiungere il santuario

Per arrivare al santuario c’è un bellissimo sentiero che è stato restaurato dagli Alpini della sezione di Vittorio Veneto a fine anni Novanta e che viene tenuto pulito dai volontari.

È un sentiero agevole, che alterna scalini a piccole salite, ma ben battuto e stabile.

Il percorso comincia nell’abitato di Costa. Precisamente da Via Dalmazia, dovrete imboccare Via Madonna della Salute, dove potete trovare l’indicazione per il santuario e un piccolo capitello votivo.

Dopo pochi metri, sulla destra, avrete l’inizio della scalinata, praticamente in uno dei cortili del borgo.

Questa è la via più agevole, ma volendo ci sono davvero molte altre possibilità per raggiungere la piccola chiesetta.

Confronto tra alcuni santuari della Salute

SantuarioLocalitàOrigine o caratteristica principale
Madonna della Salute di MonteortoneMonteortone, Abano TermeGuarigione di Pietro Falco, fonte termale e apparizione della Vergine
Madonna della Salute di ValentanoValentanoRomitorio fondato da Francesco Portici e presenza francescana
Beata Vergine della SalutePian delle Merie, PoffabroEx voto contro il colera e apparizione della Madonna in forma di colomba
Madonna della Salute di CostaVittorio VenetoAntico luogo legato a San Colombano e santuario costruito nel 1829

I santuari dedicati alla Salute mostrano forme diverse di rapporto tra fede e territorio: la fonte termale di Monteortone, la vita conventuale di Valentano, il voto collettivo di Pian delle Merie e la stratificazione storica di Costa testimoniano il ruolo dei luoghi sacri nella memoria delle comunità italiane.

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