Francesca Immacolata Chaouqui è entrata nella storia recente del Vaticano prima come componente della COSEA, la commissione incaricata di studiare l’organizzazione economica e amministrativa della Santa Sede, e poi per il coinvolgimento nello scandalo Vatileaks 2. Nel 2016 è stata condannata a dieci mesi di reclusione con pena sospesa per cinque anni, in concorso con monsignor Lucio Vallejo Balda, per la diffusione di documenti riservati.
La sua vicenda è tornata al centro dell’attenzione per un fascicolo aperto dal tribunale vaticano nell’ambito del caso legato all’acquisto dell’immobile di Londra con fondi della Segreteria di Stato. A Chaouqui vengono contestati tre capi di imputazione: traffico di influenze, falsa testimonianza in dibattimento e subornazione, cioè l’induzione di un testimone a rendere false dichiarazioni.
Chi è Francesca Immacolata Chaouqui
Francesca Immacolata Chaouqui ha 41 anni, è calabrese, è nata a San Sosti in provincia di Cosenza, da madre italiana e padre francese di origini marocchine. È laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Ha cominciato a lavorere nelle pubbliche relazioni ma è a Città del Vaticano che trova la svolta, quando assume un ruolo di spicco conferitole direttamente da Papa Francesco nel 2013.
Laureata in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, entra giovanissima nel mondo della comunicazione come capo delle relazioni esterne dello studio legale Pavia e Ansaldo, successivamente passa in Orrick e poi in EY. Nel 2013 papa Francesco la nomina membro della COSEA, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede.
Nel 2017 ha fondato View Point Strategy, agenzia di comunicazione e lobbying che vanta clienti di prestigio in Italia e all’estero. In seguito a questa esperienza professionale, rimane coinvolta nello scandalo Vatileaks 2, culminato in una serie di processi che nel dicembre 2023 hanno portato alla condanna, tra gli altri, del cardinale Angelo Giovanni Becciu.
Il ruolo nella COSEA e l’inizio della notorietà
Due anni fa, all’inizio del suo servizio per la Santa Sede Francesca Immacolata Chaouqui, allora membro della COSEA, tenne un incontro informale organizzato da un giornale che si occupa di politica per parlare della sua esperienza. Nella realtà romana è stato lo scenario di un meeting tra certa mondanità finanziaria e Francesca Immacolata Chaouqui la giovane esperta di comunicazione che è entrata a far parte della Pontificia Commissione referente sull’Organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede che il Papa ha istituito lo scorso 18 luglio.
Di Vaticano e vaticonologia in effetti c’è pochissimo nel pomeriggio glamour organizzato da una nota rivista politico finanziaria che di Vaticano tratta con qualche punta di veleno. Ma c’è tanta curiosità per la giovane calabro-egiziana le cui foto diveggianti inondano la rete. E lei del resto le foto se le fa scattare dai professionisti.
Sorridente, ma non troppo, look tipo ragazza-della-porta-accanto, ma con elegante tacco dodici, Francesca sa come concedersi senza strafare, ma dietro la professionalità si vede che non è nel mood. Lo capisci quando, nella chiacchierata- intervista tra un bicchiere di prosecco e un fritto vegetale, dopo avere ripetuto concetti come : “il Papa è un grande comunicatore con i gesti ed è l’unico leader perché annulla le distanze”, definisce la Santa Sede una azienda.
Le dichiarazioni sulla comunicazione del Vaticano
Le domande del pubblico sono prevedibili, le risposte anche di più: come vedi il ruolo della donna nella Chiesa di Papa Francesco? Basta vedere Maria nella Chiesa e ormai si deve smettere di parlare di maschi o femmine ma di persone.
E ancora: cosa pensi si possa fare nella comunicazione del Vaticano per cambiare pagina dopo libri, articoli e veleni? E lei: “Io penso che ci sia necessità di una maggiore responsabilità da parte degli operatori della comunicazione, perché l’esigenza dell’ immediatezza ha cambiato il livello giornalistico necessario. E il Vaticano come qualsiasi altra azienda ha subito questo problema della immediatezza della comunicazione.”
E conclude con un bel discorsetto: che si stia attenti al senso della notizia e che il senso della notizia non prevalga sul senso etico. Anche l’intervistatore si risente un po’ e sottolinea che anche i comunicatori delle “aziende” devono essere responsabili.
Il coinvolgimento in Vatileaks 2
La prima volta non si scorda mai. Il suo nome apparve sui giornali nel 2015 perché arrestata, ma non per il caso Orlandi, che aveva svelato retroscena e scandali sul Vaticano: Vatileaks. L'accusa per la quale fu indagata era: fuga di documenti riservati della Santa Sede.
Chiamata da Papa Francesco a collaborare per la riforma delle finanze vaticane Chaouqui era finita nello scandalo Vatileaks 2 ed era stata condannata nel 2016 a dieci mesi di reclusione con pena sospesa per cinque anni in concorso con monsignor Lucio Vallejo Balda.
Il caso Vatileaks 2 riguardava la diffusione di documenti riservati relativi alla gestione interna della Santa Sede. La vicenda coinvolse Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, che era stato anch’egli chiamato a lavorare nell’ambito della riforma delle strutture economiche e amministrative vaticane.
Il fascicolo sul caso Becciu
Novità sullo scandalo dell'acquisto dell'immobile di Londra con i fondi della Segreteria di Stato vaticana per il quale è già stato condannato in primo grado il cardinale Angelo Becciu a cinque anni e sei mesi di reclusione, insieme con i finanzieri Raffaele Mincione, Enrico Crasso e Gianluigi Torzi.
A quanto riferito dal Tg1, diretto da Gian Marco Chiocci, a carico di Francesca Immacolata Chaouqui è stato aperto un fascicolo dinanzi al tribunale vaticano per tre capi di imputazione. Chaouqui dovrà essere sentita dal promotore di giustizia.
| Contestazione | Contenuto |
|---|---|
| Traffico di influenze | È accusata di aver ricevuto del denaro da un'altra testimone per subornare, cioè influenzare e condizionare il principale accusatore di Becciu, monsignor Alberto Perlasca. |
| Falsa testimonianza | Falsa testimonianza in dibattimento. |
| Subornazione | Per aver indotto un altro testimone a dare false dichiarazioni nel processo. |
“Sono molto serena”, dice Chaouqui raggiunta al telefono dal Tg 1. “C'è massima fiducia nelle autorità giudiziarie vaticane”, spiega il suo legale Giuseppe Staiano " e "c'é il desiderio di potersi confrontare quanto prima per chiarire i fatti".
Il caso Emanuela Orlandi
Poche ore dopo l’intervista rilasciata da Francesca Immacolata Chaouqui a Pulp Podcast Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, risponde alla “Papessa”. Nella sua intervista Chaouqui è ritornata sul caso Orlandi e ha difeso il Vaticano dall’accusa di aver avuto un ruolo nella scomparsa, negando la possibilità che le istituzioni delle mura leonine siano a conoscenza di fatti che possano svelare il mistero lungo 40 anni.
Nell’intervista rilasciata a Pulp Podcast Francesca Chaouqui ha sottolineato che il rapporto di reciproca fiducia tra lei e Pietro Orlandi è venuto meno per via delle loro posizioni rispetto al ruolo del Vaticano nella scomparsa di Emanuela, svanita nel nulla il 22 giugno 1983. Pietro Orlandi, in una storia postata su Facebook e Instagram, punta il dito contro “la Papessa”.
Le sue parole: “La tua necessità di riavvicinarti al Vaticano - dopo il caso Vatileaks, nda - ha prevalso sul tuo senso di giustizia”.
La risposta di Pietro Orlandi
In che senso? Orlandi si riferisce alle affermazioni di Chaouqui che nel suo intervento ha escluso il coinvolgimento del Vaticano nel caso Orlandi, un parere che piuttosto ha presentato come una sua assoluta certezza. Pietro Orlandi, quindi, le risponde: “Tu non hai idea di cosa sia accaduto, invece una tua idea ce l’hai”.
Infine: “Questo lo racconti a Pulp Podcast a Fedez e Mr. Marra, ma non è quello che hai detto a me in 7 anni che ti conosco, e mi dispiace”.
Che cosa ha detto Chaouqui sulla scomparsa di Emanuela Orlandi
Nel suo intervento a Pulp Podcast Francesca Chaouqui, dopo aver parlato dell’inchiesta Vatileaks, ha detto la sua sul caso Emanuela Orlandi. Secondo Chaouqui il Vaticano non avrebbe mai avuto un ruolo nella scomparsa della 15enne: “Il Vaticano non sa cosa sia accaduto a Emanuela Orlandi” e sottolinea che qualora qualcuno della Santa Sede fosse a conoscenza di fatti si renderebbe complice di un reato.
Chaouqui, inoltre, ha detto che non si può sapere se “singole persone, vive all’epoca” siano in possesso di informazioni sul caso, ma garantisce che gli “organi istituzionali” della Santa Sede non sanno nulla di più di ciò che è stato reso pubblico in 40 anni.
Allo stesso tempo considera “una grande ca**ata” la pista secondo la quale la banda della Magliana avrebbe rapito Emanuela per ricattare il Vaticano e rientrare in possesso dei denari corrisposti allo IOR.
La chat sulla documentazione riguardante Orlandi
Del ruolo di Francesca Immacolata Chaouqui nel caso Orlandi si è parlato soprattutto quando è venuta fuori una chat in cui la “Papessa” chiedeva all’ex monsignore Lucio Vallejo Balda di far “sparire quella roba della Orlandi”, un chiaro riferimento ai cinque fogli con le spese presumibilmente sostenute dal Vaticano per la detenzione a Londra della ragazzina vaticana.
Fogli ritenuti falsi, secondo le indagini del Vaticano - che anche per questo motivo viene “scagionato” da Chaouqui - ma nel corso della puntata di Pulp Podcast Fedez ha chiesto alla donna quale fosse il suo pensiero sul caso Orlandi.
Secondo Chaouqui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita e lasciata in vita per anni, ma il rapimento sarebbe stato gestito male. “Il Vaticano dell’epoca avrebbe dovuto fare scelte diverse”, ha sottolineato infine Francesca Immacolata Chaouqui.
Il libro “Nel nome di Pietro”
Francesca Immacolata Chaouqui è stata membro della Pontificia Commissione Referente di studio e di indirizzo sull'organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede (COSEA), che ha portato alla luce una fitta trama di inefficienze, corruzione, scandali.
La posizione riportava esclusivamente al pontefice. Per la prima volta, con il libro "Nel nome di Pietro", questa storia viene raccontata per intero, con corrispondenze e documenti esclusivi mai usciti prima.
È il racconto di chi sono, cosa vogliono, quanto sono pericolose. E perché possono vincere la loro partita.
I diversi capitoli del libro "Nel nome di Pietro" affrontano tematiche scottanti, con ricostruzioni di prima mano e riproduzioni di carte e documenti:
- La Commissione del papa;
- La fabbrica dei santi;
- Una voragine in numeri;
- Il rebus dell’Opus Dei;
- La trasparenza fa paura;
- La volontà del papa;
- Francesco è in pericolo?;
- Gli ospedali di Pietro;
- Un gigantesco patrimonio immobiliare;
- Lobby e appalti;
- Vittime e carnefici;
- Il volto peggiore della Curia;
- Il club maschile più potente del mondo;
- La cassaforte dei misteri;
- L’emergenza pedofilia;
- L’antica opacità dello IOR;
- Il volo dei corvi;
- Divide et impera;
- La partita è finita;
- Le spese pazze del mago del risparmio;
- Devono restare impuniti;
- «Santità, chiedo dispensa…».
Le recenti dichiarazioni sul Vaticano
Dalla millanteria all’aula di tribunale: il Vaticano chiude le porte a Francesca Immacolata Chaouqui. Papa Leone XIV prende le distanze da chi ha trasformato la menzogna in carriera e la visibilità in strategia di potere.
Città del Vaticano - Nei giorni scorsi Francesca Immacolata Chaouqui ha tentato, ancora una volta, di infilarsi nel cuore della narrazione vaticana. Con l’ennesima trovata, ha lasciato circolare la voce - del tutto infondata - che sarebbe stata ricevuta in udienza da Papa Leone XIV.
Lo staff di Leone XIV ha chiesto immediatamente alla Sala Stampa della Santa Sede di smentire pubblicamente. E lo ha fatto con chiarezza: Francesca Chaouqui non è stata ricevuta dal Papa. E non lo sarà mai.
Il prossimo ingresso della Chaouqui in Vaticano non avverrà attraverso gli amichetti Commissari della Gendarmeria né con badge da pseudo consulente. L’unico luogo dove metterà piede sarà l’aula giudiziaria, come imputata nel procedimento che si aprirà attorno alla vicenda torbida del palazzo di Sloane Avenue.

Il suo percorso pubblico ha quindi attraversato tre fasi principali: l’incarico nella COSEA e la collaborazione con la riforma delle finanze vaticane; il coinvolgimento in Vatileaks 2 e la condanna del 2016; le nuove contestazioni giudiziarie collegate al caso Becciu, insieme alle dichiarazioni sul caso Emanuela Orlandi.