L’eucaristia nella Chiesa battista

Nella Chiesa battista l’eucaristia è generalmente chiamata Cena del Signore o Santa Cena. Essa consiste nella condivisione del pane e del vino come memoria dell’opera compiuta da Gesù Cristo per la salvezza, annuncio della sua morte e attesa del suo ritorno.

La Cena del Signore non è considerata la ripetizione del sacrificio di Cristo, ritenuto unico e irripetibile, ma una celebrazione comunitaria della grazia di Dio, della comunione nel corpo di Cristo e dell’impegno dei credenti a vivere secondo il Vangelo.

Il significato della Cena del Signore

La Cena del Signore, che noi, uniti nell’unico corpo di Cristo, facciamo condividendo pane e vino, è memoria dell’opera compiuta dal Signore per la nostra salvezza ed è predicazione della sua morte per noi fino al giorno in cui il Signore risorto venga.

Il Signore ci invita a mangiare il pane e bere il vino per riaffermare nel presente l’impegno che ci unisce e la promessa del tempo quando Egli raccoglierà i suoi nel banchetto dei nuovi cieli e della nuova terra.

La Santa Cena, che nelle chiese cattoliche è chiamata eucaristia (dal verbo greco eucharisteo che significa ringraziare), per gli evangelici riveste un’importanza fondamentale.

Si preferisce questa definizione perché vuole far ricordare che questo sacramento è stato istituito da Gesù nel corso dell’ultima cena con i suoi discepoli.

Non si tratta di una differenza solo lessicale: attraverso la condivisione del pane (che in alcune chiese protestanti può avere la forma dell’ostia) e del vino, la Santa Cena commemora il dono che Gesù ha fatto della sua vita e non ripete il sacrificio di Cristo che, così come è scritto nella lettera agli Ebrei, è irripetibile.

Il pane e il vino nella fede battista

Questa concezione teologica ha conseguenze decisive nella visione della chiesa, della grazia divina, del perdono, che sono diverse da quelle presenti nella teologia cattolica: la presenza di Cristo nel pane o nell’ostia sono intesi diversamente: per i cattolici l’ostia diventa corpo di Cristo con la consacrazione, mentre per gli evangelici il pane richiama il dono che Gesù ha fatto della sua vita ed è comunione al suo corpo.

La Cena del Signore non è considerata un sacrificio e una commemorazione.

Non esiste una virtù salvifica della messa che possa essere trasferita ai credenti defunti, come ritengono i cattolici.

Non sono, invece, presenti altare - perché la Santa Cena non è considerata un sacrificio e una commemorazione - e luoghi dove conservare le ostie.

La Santa Cena è quindi legata alla memoria riconoscente dell’opera di Cristo, all’ascolto della Parola e alla partecipazione consapevole della comunità, non a un’azione sacerdotale intesa come ripetizione del sacrificio della croce.

La Cena del Signore nella confessione di fede dell’UCEBI

La Confessione di fede è un documento che nasce dall’esigenza di definire l’identità teologica di ogni chiesa rispetto a quelle già esistenti.

La nostra Confessione rappresenta il comune denominatore delle chiese UCEBI.

Nel 1990, l’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) elaborò la propria Confessione.

Rimane però ferma l’adesione alla Confessione di Fede dell’UCEBI, che è un pilastro fondamentale della comunione all’interno dell’Unione.

La Confessione di fede dell’UCEBI colloca la Cena del Signore all’interno della vita della Chiesa raccolta intorno alla Parola dell’Evangelo:

Ovunque i credenti sono raccolti insieme dalla Parola dell’Evangelo per ascoltarla sempre di nuovo, per condividere la Cena del Signore, per coltivare il vincolo dell’amore, per fare discepoli mediante l’insegnamento e il battesimo, là si individua la Chiesa di Cristo, perché Egli è là in mezzo a loro.

La Cena non è dunque un atto isolato, ma una delle pratiche attraverso cui la comunità riconosce la propria identità in Cristo, ascolta nuovamente il Vangelo, coltiva il vincolo dell’amore e vive la propria vocazione.

La Cena del Signore e i due sacramenti evangelici

Le Scritture indicano di osservare due sacramenti: il Battesimo e la Cena del Signore.

Il termine sacramento (dal latino sacramentum, il giuramento di fedeltà delle truppe romane) è usato dagli evangelici per indicare dei gesti particolarmente significativi, compiuti durante il culto, che richiamano il dono della salvezza.

Dalla tradizione che ne aveva via via accresciuto il numero, gli evangelici hanno mantenuto i due soli istituiti da Gesù.

I sacramenti sono azioni che rappresentano le promesse del Signore.

Mentre la meditazione del Vangelo fatta nella predica coinvolge attraverso l’udito, nel sacramento il messaggio è dato dall’azione e dalla realtà materiale e comunica alla vista, al tatto, all’odorato e al gusto.

I sacramenti rappresentano, e confermano efficacemente, il messaggio dell’Evangelo e per questo devono essere accompagnati dalla lettura del Vangelo su cui sono fondati.

PraticaSignificato nella prospettiva battista
BattesimoPrimo atto di obbedienza di chi confessa la fede in Cristo
Cena del SignoreMemoria dell’opera di Cristo, comunione al suo corpo e annuncio della sua morte fino al ritorno del Signore

Il rapporto tra Cena del Signore e battesimo

Il battesimo nell’acqua di quanti confessano la fede è il primo atto di obbedienza del cristiano.

Esso è amministrato dalla Chiesa nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.

In virtù del battesimo nello Spirito, che rende efficace quello dell’acqua, i credenti nascono a nuova vita e sono uniti nel Corpo di Cristo.

Il nome del movimento battista deriva dalla pratica neotestamentaria di battezzare coloro che fanno una personale confessione di fede nel Signore Gesù Cristo.

Il battesimo è amministrato per immersione sulla base di una confessione consapevole della fede.

I battisti non battezzano i bambini perché, secondo loro, la fede è un dono di Dio e per rispondere alla sua chiamata bisogna essere pienamente consapevoli di questa scelta.

Il secondo sacramento praticato dagli evangelici è il battesimo, a partire dall’esplicito comandamento di Gesù: “andate e ammaestrate tutti i popoli battezzandoli…” (Vangelo di Matteo 28,19).

Non si deve intendere questo gesto come magico, perché non è il battesimo che ci fa cristiani ma la fede in Gesù Cristo.

Il battesimo e la Cena del Signore sono quindi pratiche collegate alla fede, ma non sono presentate come gesti magici o come sostituti della fiducia personale in Cristo.

La Cena nella celebrazione battista

Le chiese battiste si radunano intorno alla Parola, che occupa il centro della celebrazione domenicale, che comprende anche il canto di lode, la preghiera comunitaria, la confessione del peccato, la celebrazione della Cena.

Le chiese battiste si radunano intorno alla Parola, che occupa il centro della celebrazione, il cui scopo è l’ascolto e la risposta ad essa.

La liturgia è spontanea, durante la quale si inseriscono testi liturgici, inni e preghiere libere, scelti dalla comunità.

La liturgia presenta uno schema piuttosto libero con spazio offerto alla spontaneità particolarmente nella preghiera.

La Santa Cena non viene celebrata durante tutti i culti ma secondo le abitudini delle singole comunità.

Questo significa che la frequenza della celebrazione può variare da una chiesa battista all’altra, perché ogni comunità locale gode di autonomia nella gestione del culto, della predicazione e della missione.

Ogni chiesa governa se stessa in ciò che attiene al culto, alla predicazione e alla missione.

I culti sono presieduti da un uomo o una donna chiamati a questo compito dall’assemblea.

Poiché non vi è ripetizione del sacrificio, la celebrazione del rito evangelico è affidata a un membro della chiesa e non a un ministro investito di una sacralità permanente come il prete.

La struttura del culto e il posto della Cena

Sin dalle origini della chiesa apostolica, i cristiani e le cristiane hanno scelto di incontrarsi nel primo giorno della settimana, la domenica dies, il giorno della resurrezione del Signore, per ricordare la sua vita e per imparare a servirlo sempre meglio.

È quanto l’apostolo Paolo definì “culto” nella lettera ai Romani (al capitolo 12): offrire la propria vita a Dio, cioè vivere ispirandosi a Gesù Cristo.

La Riforma protestante ha deciso di riprendere la prassi delle prime comunità cristiane, organizzando il culto in alcuni elementi essenziali: la lettura del Vangelo e dei Salmi, la meditazione della Scrittura, il canto, la preghiera, la professione del Credo e l’eucaristia.

La Cena del Signore si inserisce quindi in una celebrazione più ampia, nella quale la comunità ascolta la Scrittura, prega, canta, confessa la fede e risponde all’annuncio dell’Evangelo.

Gli elementi consueti del culto evangelico

  • apertura con un salmo e una preghiera;
  • confessione di peccato;
  • lettura della Scrittura;
  • predicazione;
  • confessione di fede;
  • Santa Cena;
  • colletta;
  • preghiera d’intercessione;
  • Padre nostro;
  • benedizione.

I tratti distintivi del culto evangelico sono la semplicità e la sobrietà, a partire dal luogo in cui si svolgono: i locali di culto non sono consacrati e la parola “chiesa” non indica il luogo in cui ci si riunisce ma il popolo dei credenti che in quel luogo si incontra.

Non è riconosciuta una sacralità particolare al luogo di culto quanto all’assemblea riunita nel nome del Signore Uno e Trino.

La sacralità del culto non è data dal luogo, quanto dall’assemblea riunita nel nome di Dio Trino.

Gli elementi visibili del luogo di culto

Il locale di culto è spesso contraddistinto da un pulpito, che testimonia l’importanza che la predicazione ha avuto sin dalle origini della Riforma.

All’interno della sala di culto, gli elementi significativi sono: la Bibbia, il pulpito, il tavolo della Cena del Signore, la vasca battesimale e la croce.

All’interno della sala di culto gli elementi visibili sono: il pulpito, il tavolo della santa cena, il battistero e la croce.

Non sono, invece, presenti altare - perché la Santa Cena non è considerata un sacrificio e una commemorazione - e luoghi dove conservare le ostie.

Il tavolo della Cena richiama il carattere comunitario della celebrazione e la condivisione del pane e del vino, mentre il pulpito sottolinea il ruolo centrale della proclamazione biblica.

tavolo della Cena del Signore in chiesa battista

Parola, predicazione e Santa Cena

La meditazione della Scrittura è invece compito principale di chi esercita il ministero del pastorato o della predicazione, perché si ritiene necessaria una preparazione specifica.

Questo era, del resto, l’elemento essenziale del culto: Lutero soleva dire che “le comunità cristiane non devono mai riunirsi se non per ascoltare la predicazione della Parola di Dio… se non c’è sarebbe meglio non cantare, né leggere, né riunirsi”.

I sacramenti rappresentano, e confermano efficacemente, il messaggio dell’Evangelo e per questo devono essere accompagnati dalla lettura del Vangelo su cui sono fondati.

La Cena del Signore non è quindi separata dall’annuncio biblico: il pane e il vino vengono compresi alla luce della Parola, della vita, della morte e della risurrezione di Gesù Cristo.

Il significato comunitario della Cena

Sebbene diventare cristiano sia una risposta individuale di fede, crescere come cristiano è favorito dalla comunione con altri cristiani.

La vita cristiana fu concepita non come un’impresa solitaria ma come un’esperienza di comunione, con una chiesa che è la comunione primaria.

Il concetto neotestamentario di chiesa si concentra su un corpo locale di credenti battezzati in Cristo.

La Cena del Signore esprime concretamente questa comunione: i credenti condividono il pane e il vino in quanto uniti nell’unico corpo di Cristo.

Quanti ascoltano e accolgono la parola di Cristo sono chiamati a seguire il Signore come discepoli.

Ovunque i credenti sono raccolti insieme dalla Parola dell’Evangelo per ascoltarla sempre di nuovo, per condividere la Cena del Signore, per coltivare il vincolo dell’amore, per fare discepoli mediante l’insegnamento e il battesimo, là si individua la Chiesa di Cristo, perché Egli è là in mezzo a loro.

La partecipazione alla Cena si colloca quindi nel cammino del discepolato, nella responsabilità reciproca e nella costruzione della comunione ecclesiale.

Chi partecipa alla Cena del Signore

I battisti hanno utilizzato vari termini per descrivere il loro concetto di chiesa, come chiesa dei credenti, chiesa rigenerata, chiesa raccolta, chiesa volontaria, chiesa dei rinati e comunione dei redenti.

Qualunque termine venga utilizzato, il significato è fondamentalmente sempre lo stesso: una chiesa è una comunione di persone che hanno volontariamente seguito Gesù come Signore e si sono volontariamente associate l’una all’altra sotto il Suo signoriato e la guida dello Spirito Santo.

Pertanto i battisti credono che solo le persone salvate debbano essere membri di una chiesa.

I battisti credono anche che le persone salvate debbano essere membri di una chiesa.

Sebbene i battisti credano che l’appartenenza alla chiesa debba includere solo i redenti in Cristo, incoraggiano e accolgono tutte le persone a partecipare alle varie attività della chiesa.

Ad esempio, i servizi di culto, gli studi biblici e gli eventi di ministero sono aperti a tutte le persone.

La partecipazione alle attività della comunità e l’appartenenza ecclesiale non vengono quindi identificate automaticamente: i culti possono essere aperti a tutti, mentre l’appartenenza alla chiesa è collegata alla professione personale della fede e al battesimo dei credenti.

Professione di fede e appartenenza ecclesiale

Per i battisti la Bibbia è l’unica autorità scritta per la fede e la pratica.

I battisti credono che la Bibbia insegni che solo le persone che siano rinate debbano essere membri di una chiesa.

Questa nuova nascita non avviene semplicemente recitando fatti su Gesù, ma attraverso una genuina esperienza di fede in Lui (Giovanni 3:1-21).

Il Nuovo Testamento parla di una chiesa come composta di persone che hanno sperimentato la salvezza mediante la fede in Gesù Cristo come Signore e Salvatore.

Il libro degli Atti afferma riguardo alla chiesa di Gerusalemme: «E il Signore aggiungeva ogni giorno al loro numero quelli che erano salvati» (Atti 2:47 NIV).

La Cena del Signore è pertanto collegata a una comunità di credenti che riconosce Gesù Cristo come Signore e Salvatore e che vive la fede nella comunione ecclesiale.

La libertà della celebrazione battista

La Chiesa amministra se stessa ed elegge i propri ministri attraverso assemblee comunitarie.

Le chiese hanno come organo supremo l’assemblea locale, composta da tutti i credenti battezzati.

L’assemblea elegge i pastori e le pastore, i ministri e le ministre e i responsabili incaricati delle varie attività.

Normalmente, le chiese eleggono un consiglio di chiesa che si occupa delle questioni amministrative ed organizzative fra un’assemblea e l’altra.

Ciascuna chiesa così raccolta si organizza in un luogo e in un tempo determinati secondo la parola dell’Evangelo e sotto la sola autorità di Cristo.

La gestione della Cena può quindi presentare differenze pratiche tra le diverse congregazioni, pur rimanendo legata ai medesimi elementi fondamentali: la Parola, la memoria di Cristo, il pane, il vino, la comunione e l’attesa del Regno.

La Cena come memoria, annuncio e promessa

La Cena del Signore svolge contemporaneamente tre funzioni fondamentali.

Memoria dell’opera di Cristo

La Cena del Signore è memoria dell’opera compiuta dal Signore per la nostra salvezza.

Attraverso la condivisione del pane e del vino, la comunità ricorda il dono che Gesù ha fatto della sua vita.

Annuncio della morte del Signore

La Cena è predicazione della sua morte per noi fino al giorno in cui il Signore risorto venga.

Il gesto liturgico diventa così una forma di proclamazione dell’Evangelo: la comunità annuncia ciò che Dio ha compiuto in Cristo.

Promessa del compimento futuro

Il Signore ci invita a mangiare il pane e bere il vino per riaffermare nel presente l’impegno che ci unisce e la promessa del tempo quando Egli raccoglierà i suoi nel banchetto dei nuovi cieli e della nuova terra.

La celebrazione guarda quindi anche al futuro, al ritorno del Signore e al compimento del Regno di Dio.

La Cena e la grazia di Dio

Dio compie l’opera di creazione, di giudizio e di salvezza del mondo e di ogni singola persona, per la sola sua grazia.

Dio Padre compie la Sua opera per mezzo del Suo Unigenito Figliolo Gesù Cristo, Parola fatta uomo, morto sulla Croce per il peccato dell’umanità, risorto per la giustificazione dei credenti, Signore e Salvatore del mondo.

L’umanità, estraniata da Dio e divisa al suo interno, nulla può operare né sperare per la propria salvezza; Dio solo, Padre, Figlio e Spirito Santo, compie per grazia la salvezza dell’umanità e del mondo.

La Parola di Dio, incarnata in Gesù Cristo, testimoniata nella Bibbia ed annunciata nella predicazione dell’Evangelo, può essere accolta solo per fede.

L’umanità peccatrice, ottiene per fede, nel ravvedimento, la giustificazione e la riconciliazione.

La Cena non produce autonomamente la salvezza, ma rende visibile e comunitariamente celebrata la promessa della grazia annunciata dal Vangelo.

Cristo unico mediatore

Gesù Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’umanità.

Le discepole e i discepoli di Cristo hanno accesso a Dio solo per mezzo di lui.

Tutti i credenti e le credenti sono impegnati a mettere a frutto i loro doni e non riconoscono alcun altra figura di intermediazione fra Dio e l’umanità se non Cristo stesso.

La celebrazione della Cena non dipende quindi dall’esistenza di una figura umana dotata di una sacralità permanente, ma dalla comunità riunita sotto l’autorità di Cristo e nella forza dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo e la comunità celebrante

Lo Spirito Santo, ispiratore dei profeti e degli apostoli, testimone della verità e santificatore, dà ai credenti certezza della fedeltà di Dio e si manifesta nei vari doni e nelle vocazioni al servizio del Signore nella Chiesa e nel mondo intero.

Al fine di dotare la Chiesa dei doni necessari per essere corpo vivo del Cristo, lo Spirito Santo chiama credenti diversi per adempiere i vari ministeri.

I ministri non stanno tra loro in subordinazione gerarchica, ma in rapporto organico; tutti, e ciascuno per parte sua, concorrono alla vita della Chiesa.

La partecipazione alla Cena esprime questa concezione della Chiesa come corpo vivo di Cristo, nel quale i credenti concorrono insieme alla vita comunitaria secondo i doni ricevuti.

Il canto e la preghiera nella celebrazione

Un momento molto importante è il canto degli inni da parte dell’assemblea, che è un’altra forma di preghiera comune che si avvale della musica, considerata dai Riformatori uno dei doni più belli ed elevati di Dio per l’umanità.

Il canto ha un significato particolare nella relazione dell’uomo con Dio, come risulta evidente alla lettura del libro della Bibbia più poetico e musicale: i Salmi.

Qui l’inno sacro copre una gamma vastissima di significati: è espressione di lode ma anche di preghiera, espressione della verità di fede ma anche invocazione; testimonia spesso la dimensione militante della fede, l’impegno per vivere al servizio del Signore.

La Cena viene quindi celebrata all’interno di un culto nel quale la comunità ascolta, prega e canta, vivendo l’intera celebrazione come risposta alla Parola di Dio.

La Cena e la missione della Chiesa

La Chiesa è chiamata ad attuare il mandato di Cristo.

Essa, dunque, ha il compito di predicare l’evangelo del regno che viene, impegnarsi nella guarigione dei malati e nell’emancipazione degli oppressi.

La testimonianza comunitaria all’amore, che Dio ha per tutto il mondo, diventa credibile allorquando è pratica dell’amore che si manifesta nel reciproco aiuto, nella riconciliazione e nella pace.

La Cena del Signore rafforza questo vincolo di amore e richiama la comunità alla responsabilità concreta verso le persone, la società e il creato.

Le decisioni etiche, che qualificano il discepolato cristiano, vanno prese in virtù della forza dell’amore manifestatosi in Cristo e con responsabilità verso Dio, verso le persone e verso il creato.

Tali decisioni sono ispirate e orientate dalla Parola di Dio e si traducono in comportamenti ora conformi ai valori comunemente riconosciuti, ora dirompenti e innovatori.

L’impegno delle Chiese battiste è volto a promuovere la riconciliazione con Dio e fra gli esseri umani.

Nel nostro tempo ci sentiamo chiamati all’impegno per la giustizia, la pace, la libertà, il rispetto dei diritti dell’umanità e dell’intera creazione.

La Cena nella vita delle Chiese battiste in Italia

La prima comunità Battista in Italia è del 1863.

Oggi, su tutto il territorio nazionale, ci sono circa un centinaio di Chiese, ciascuna autonoma a livello locale ma in comunione con le altre tramite un organismo centrale (UCEBI = Unione delle Chiese Evangeliche Battiste in Italia).

Le Chiese battiste in Italia sono raggruppate in associazioni regionali e nell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI).

L’UCEBI ha competenze nazionali di carattere organizzativo, amministrativo e di programmazione.

La Cena del Signore viene quindi celebrata in comunità locali autonome, unite dalla comune confessione di fede e dalla comunione nell’UCEBI.

In comune con i cristiani di tutto il mondo, i battisti esprimono la loro fede condividendo il credo apostolico.

In quanto chiese riformate si richiamano ai classici principi protestanti riassunti nelle espressioni: Sola Gratia, Solus Christus, Sola Scriptura e Sola Fide.

La Cena e l’unità della Chiesa

Tutte le Chiese hanno davanti al Signore pari dignità, tutte sono fornite dallo Spirito dei ministeri atti a rispondere efficacemente alla loro vocazione e tutte sono chiamate a coltivare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.

Noi crediamo che la Chiesa del Signore, così determinantesi nella storia, è una in Cristo, santa nello Spirito, apostolica nella usa derivazione e nella sua missione universale nel suo orizzonte in virtù dell’evangelo di cui vive e che annunzia.

La Chiesa è una in Cristo.

Il Signore ci chiama a realizzare in modo visibile questa unità.

Pertanto siamo chiamati a lavorare perché le divisioni che permangono tra le Chiese siano abolite in spirito di preghiera, nell’ascolto comune della Parola del Signore, mediante il confronto fraterno.

La condivisione della Cena del Signore richiama dunque l’unità del corpo di Cristo e il vincolo della pace, pur nel rispetto dell’autonomia delle singole comunità e delle specificità delle diverse Chiese.

La Cena e l’atteggiamento ecumenico

Circa la metà delle Unioni battiste nel mondo appartengono al Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e ad altri organismi ecumenici continentali e regionali.

Generalmente collaborano con altre chiese nella missione e in campagne in favore dei diritti umani e della libertà religiosa.

L’UCEBI appartiene al CEC e, a livello europeo, alla Conferenza delle chiese europee oltre che agli organismi denominazionali europei e mondiali.

Esiste un particolare rapporto di collaborazione tra le Chiese Battiste, Metodiste, Valdesi (BMV), una piena comunione che permette a queste chiese di testimoniare, in Italia, un altro modo di vivere la fede cristiana, rispetto alla realtà cattolica, dove ogni credente è chiamato a sentirsi parte attiva della comunità.

La ricerca dell’unità cristiana si fonda sull’ascolto comune della Parola, sulla preghiera, sul confronto fraterno e sulla pratica dell’amore.

La Cena e l’identità battista

L’essenza della fede cristiana battista è spirituale, cioè ha la sua sorgente nell’opera dello Spirito santo che converte e che rinnova, ed è personale.

La chiesa si compone di credenti confessanti, responsabili e impegnati.

La salvezza è offerta attraverso la predicazione della grazia di Dio in Cristo ed è accessibile a tutti mediante la fede.

Il battesimo dei credenti, amministrato in età adulta, la libertà di coscienza, la libertà religiosa per tutti, la separazione tra Chiesa e Stato e l’autonomia di ogni chiesa sono elementi particolarmente sottolineati dai battisti.

La Cena del Signore riflette questi tratti dell’identità battista: è una celebrazione fondata sulla Scrittura, vissuta da una comunità di credenti, presieduta secondo la responsabilità della comunità e orientata dalla libertà di coscienza sotto l’autorità di Cristo.

La centralità della Parola, la Salvezza per Grazia e il sacerdozio di tutti i credenti sono principi condivisi con le altre chiese della Riforma.

I Battisti sottolineano in modo particolare:

  • Il battesimo dei credenti, amministrato in età adulta;
  • La libertà di coscienza;
  • La libertà religiosa per tutti;
  • La separazione tra Chiesa e Stato;
  • L’autonomia di ogni chiesa.

La speranza espressa nella Cena

Il Signore Gesù Cristo, secondo la sua promessa, tornerà a raccogliere la sua Chiesa, a giudicare il mondo, a sconfiggere la morte mediante la risurrezione e a stabilire il suo Regno.

Nuovi cieli e nuova terra aspettano i redenti.

La Cena del Signore guarda a questo compimento: ricorda ciò che Cristo ha compiuto, annuncia la sua morte fino al suo ritorno e rinnova la promessa del banchetto dei nuovi cieli e della nuova terra.

tags: #eucaristia #chiesa #battista