Diocesi di Mweka nella Repubblica Democratica del Congo

La diocesi di Mweka è una circoscrizione ecclesiastica della Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo, di rito latino, suffraganea dell’arcidiocesi metropolitana di Kananga. La diocesi si estende su 21.700 km² e, secondo i dati del 2022, comprende 1.137.000 abitanti, dei quali 467.000 sono cattolici, pari al 41,1% della popolazione.

La diocesi dispone di 15 parrocchie e 32 missioni, servite da 51 sacerdoti, di cui 39 diocesani e 12 religiosi; sono inoltre presenti 18 fratelli religiosi, 13 religiose e 35 seminaristi. La sede episcopale si trova a Mweka, nel Kasai della Repubblica Democratica del Congo.

Profilo ecclesiastico e territoriale

VoceDati
NomeDiocesi di Mweka
Nome latinoDiocesis Mvekaënsis
PaeseRepubblica Democratica del Congo
RitoLatino o romano
Provincia ecclesiasticaKananga
Superficie21.700 km²
Popolazione1.137.000
Cattolici467.000
Percentuale cattolica41,1%
Parrocchie15
Centri pastorali32 missioni
Sacerdoti51
Sacerdoti diocesani39
Sacerdoti religiosi12
Fratelli religiosi18
Religiose13
Seminaristi35

La diocesi di Mweka è una diocesi suffraganea dell’arcidiocesi di Kananga, sede metropolitana della Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo. L’arcidiocesi di Kananga comprende i territori di Demba, Dimbelenge, Dibaya e parte di quello di Kazumba nella provincia del Kasai Centrale.

La sede metropolitana di Kananga si trova nella città di Kananga, dove sorge la cattedrale di San Giuseppe Mikalayi. La provincia ecclesiastica comprende le diocesi suffraganee di Kabinda, Kole, Luebo, Luiza, Mbujimayi, Mweka, Tshilomba e Tshumbe.

Mappa diocesi cattolica Mweka Congo

Fondazione della prefettura apostolica

La Prefettura apostolica di Mweka fu eretta il 24 marzo 1953, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico di Luluabourg. La nuova circoscrizione ecclesiastica nacque nel contesto della progressiva riorganizzazione delle missioni cattoliche nel Congo centrale.

Il territorio originario della prefettura apostolica di Mweka era collegato al vicariato apostolico di Luluabourg, circoscrizione che in seguito sarebbe diventata l’arcidiocesi di Kananga. L’erezione della prefettura rappresentò una nuova tappa nello sviluppo dell’organizzazione pastorale cattolica della regione.

Elevazione a diocesi

Il 29 settembre 1964 la Prefettura apostolica di Mweka fu elevata al rango di diocesi. Da quel momento la diocesi di Mweka divenne suffraganea dell’allora arcidiocesi di Luluabourg, oggi arcidiocesi di Kananga.

La diocesi mantenne il proprio territorio e la propria identità ecclesiastica nel quadro della provincia ecclesiastica del Kasai. Il nome latino della circoscrizione è Diocesis Mvekaënsis.

Il 24 agosto 1972 la diocesi di Mweka cedette una porzione del proprio territorio, corrispondente alla missione di Dibinga, all’arcidiocesi di Kananga. La modifica territoriale fu disposta in virtù del decreto Quo facilius della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

Rapporti con l’arcidiocesi di Kananga

L’arcidiocesi di Kananga è una sede metropolitana della Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo. Fu eretta come Missione sui iuris del Kasai superiore il 26 luglio 1901, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico del Congo indipendente o belga, oggi arcidiocesi di Kinshasa.

Il 18 marzo 1904 la Missione sui iuris del Kasai superiore fu elevata al rango di prefettura apostolica. Il 13 giugno 1917 la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico.

Il 10 marzo 1949 la circoscrizione cambiò nome e divenne il Vicariato apostolico di Luluabourg. Il 10 novembre 1959 il vicariato apostolico fu elevato al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Cum parvulum di papa Giovanni XXIII.

Il 14 giugno 1972, per effetto del decreto Cum Excellentissimus della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, la circoscrizione assunse il nome di arcidiocesi di Kananga. Il 24 agosto 1972, in virtù del decreto Quo facilius, l’arcidiocesi si ampliò includendo la missione di Dibinga, che era appartenuta alla diocesi di Mweka.

Successione episcopale

Nel febbraio 2017 papa Francesco accettò la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mweka presentata da monsignor Gérard Mulumba Kalemba. Il Papa nominò vescovo di Mweka il reverendo padre Oscar Nkolo Kanowa, C.I.C.M., economo nel Noviziato dei Missionari di Scheut di Mbudi, a Kinshasa.

Oscar Nkolo Kanowa, C.I.C.M., è nato l’8 settembre 1957 a Mbuji-Mayi. Ha frequentato la scuola primaria a Kamilabi-Kananga e quella secondaria presso il Seminario Minore di Kabwe.

È poi entrato nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Kasai-Kabwe, per il ciclo di Filosofia. Nel 1981 è passato nel Noviziato dei Padri Scheut a Mbudi, Kinshasa.

Ha emesso i primi voti nel settembre 1982 e quelli perpetui nel settembre 1986. È stato ordinato sacerdote il 19 luglio 1987.

Dopo l’ordinazione ha trascorso 10 anni in missione nella Repubblica Dominicana, dove ha assunto varie responsabilità: dal 1988 al 1995 è stato vicario parrocchiale e parroco di San Antonio da Padova, assumendo nel contempo il servizio dell’Economato della Provincia dominicana; dal 1995 al 1997 è stato vice provinciale della Repubblica Dominicana; dal 1996 al 1998 è stato rettore del Pre-noviziato; dal 1998 al 1999 ha seguito gli studi per formatore alla St. Louis University negli Stati Uniti; dal 1999 al 2000 è stato rettore dello Scolasticato a Kinshasa.

Dal 2001 al 2003 è stato membro del governo provinciale e procuratore aggiunto della Provincia. Dal 2004 al 2012 è stato superiore provinciale del Kasayi per due mandati successivi e dell’Africa Australe per un mandato. Dal 2014 era economo del Noviziato internazionale di Mbudi, a Kinshasa.

Serie storica della diocesi

AnnoCattoliciPopolazione totalePercentuale cattolicaSacerdoti diocesaniSacerdoti religiosiSacerdoti totaliCattolici per sacerdoteParrocchie
197050.079242.33220,7%18182.782
198062.200251.00024,8%111125.183
1990150.000350.00042,9%911207.5009
1997195.000450.00043,3%1813316.29011
2000190.000400.00047,5%2311345.58812
2001196.500420.00046,8%2111326.14012
2013336.445807.00041,7%2911408.41114
2016365.000873.00041,8%2711389.60514
2019400.960998.74440,1%3710478.53115
2021436.7001.063.68041,1%3412469.49315
2022467.0001.137.00041,1%3912519.15615

Le statistiche mostrano una crescita del numero dei cattolici da 50.079 nel 1970 a 467.000 nel 2022. Nello stesso periodo la popolazione totale è passata da 242.332 a 1.137.000 abitanti.

La percentuale dei cattolici sul totale della popolazione è aumentata dal 20,7% nel 1970 al 41,1% nel 2022. Nel 2022 la diocesi contava 51 sacerdoti, rispetto ai 18 registrati nel 1970.

Il numero delle parrocchie è passato da 9 nel 1990 a 15 nel 2019, mantenendosi a 15 anche nei dati del 2021 e del 2022. Nel 2022 risultavano inoltre 32 missioni o centri pastorali.

Strutture pastorali e formazione

La diocesi di Mweka svolge la propria attività pastorale attraverso 15 parrocchie e 32 missioni. La presenza di numerosi centri missionari riflette l’estensione del territorio e la necessità di raggiungere comunità distribuite in aree spesso difficili da collegare.

Nel 2017 la diocesi disponeva di 14 parrocchie, 41 sacerdoti, di cui 31 diocesani e 10 religiosi, 14 fratelli religiosi, 13 suore e 33 seminaristi. I dati più recenti indicano 15 parrocchie, 51 sacerdoti e 35 seminaristi.

La formazione dei seminaristi rappresenta una componente importante della vita ecclesiale della diocesi. I candidati al sacerdozio sono accompagnati nel percorso di discernimento, di preparazione intellettuale e di formazione pastorale.

Il contesto sociale e pastorale

La diocesi opera in un contesto nel quale la Chiesa cattolica svolge spesso un ruolo che supera la sola attività liturgica. In molte zone della Repubblica Democratica del Congo lo Stato ha affidato alle diocesi la gestione di strutture educative e sanitarie.

La situazione sociale è resa più difficile dall’isolamento di numerosi villaggi, dalla carenza di infrastrutture, dalla povertà delle famiglie e dalla limitata disponibilità di scuole, ospedali e centri sanitari. Queste condizioni incidono direttamente sulla pastorale, sulla formazione del clero e sulla preparazione dei giovani.

La presenza della Chiesa comprende l’evangelizzazione, la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, la formazione dei seminaristi e l’accompagnamento delle comunità locali. A queste attività si affiancano iniziative educative e sanitarie rivolte alla popolazione.

La Chiesa nelle aree isolate

In alcune regioni del Congo le vie di comunicazione sono molto limitate e i villaggi possono essere raggiunti soltanto via fiume, in moto o a piedi. L’isolamento rende difficili gli spostamenti dei sacerdoti, la distribuzione dei materiali e l’accesso regolare ai servizi essenziali.

In un contesto di tale isolamento dove mancano scuole, ospedali, centri di salute e i pochi dispensari sono in condizioni deplorevoli, dopo la grande guerra che ha distrutto il Paese, è facile comprendere come la popolazione viva in uno stato di miseria assoluta.

Inoltre, in tutto il territorio non esiste elettricità e anche l’approvvigionamento di acqua potabile rappresenta un grosso problema. Come nel resto del Congo, spesso lo Stato ha affidato alle Diocesi la gestione delle strutture educative e sanitarie.

La presenza pastorale in queste aree richiede sacerdoti, religiosi, religiose, catechisti e operatori formati. La scarsità di personale può rendere difficile assicurare una presenza stabile in tutte le comunità.

Seminario e preparazione dei candidati al sacerdozio

Nonostante le vocazioni sacerdotali non siano mai mancate, nel 2005 l’allora vescovo Mons. Fridolin Ambongo Besungu, oggi arcivescovo e cardinale di Kinshasa, per un territorio diocesano grande due volte la Toscana poteva disporre solamente di 15 sacerdoti e pochissimi catechisti, con enormi difficoltà sia pastorali che della Promozione umana e dello sviluppo.

Per questo motivo individuò tra le priorità l’avvio di un Seminario Minore. Il problema della formazione dei candidati al sacerdozio, infatti, in questa zona risente pesantemente della situazione in cui versa il sistema scolastico, che è drammatica.

Gli edifici sono insufficienti e in condizioni pietose; mancano insegnanti qualificati perché a causa dei salari molto bassi o inesistenti i più bravi sono emigrati in città. Le classi sono affollate e la povertà delle famiglie non consente ai piccoli alunni di disporre di libri e materiale didattico.

Prima della nascita del seminario Minore “Jean Paul II” alla quale l’OPAM ha contribuito con il Prog. 1710 nel 2008, i candidati al sacerdozio venivano inviati direttamente al Seminario Maggiore dopo aver frequentato le normali scuole della zona.

Ma l’80% di loro veniva respinto a causa del basso livello di preparazione di base, con gravi conseguenze per l’avvenire della Diocesi. Oggi sebbene i ragazzi continuino a frequentare le scuole pubbliche di Bokungu, nel Seminario in cui risiedono, ricevono un rinforzo scolastico ed una formazione integrale di livello molto alto.

Certamente non tutti sceglieranno di continuare il cammino verso il sacerdozio, ma la formazione ricevuta sarà un bagaglio importante che potranno mettere a servizio dell’intera popolazione.

Educazione e assistenza sanitaria

L’istruzione costituisce una delle principali esigenze pastorali e sociali delle comunità locali. La mancanza di edifici adeguati, insegnanti qualificati, libri e materiali didattici ostacola il percorso scolastico dei giovani.

La formazione sanitaria è altrettanto importante in un territorio dove molte comunità vivono lontane dagli ospedali e dai centri di salute. La preparazione di infermieri locali permette di rafforzare le strutture sanitarie e di assicurare una maggiore continuità nell’assistenza.

L’ITM, Institut Technique Medical, di Bokungu è una scuola secondaria per la formazione di infermieri A2. Gli studenti provengono da diversi villaggi e molti riescono a frequentare solo con grandi sacrifici, non essendo ancora disponibile una struttura di accoglienza.

Alcuni per raggiungere la scuola devono percorrere fino a 24 km andata-ritorno a piedi ogni giorno. Altri sono ospitati dalle famiglie dei dintorni.

Vista l’estrema povertà delle famiglie, per favorire l’iscrizione dei giovani la scuola deve essere gratuita. Gli studenti necessitano di materiale didattico, attrezzature per la pratica, divise e libri di testo.

I ragazzi beneficiati dalle borse di studio si impegnano sin dal momento dell’iscrizione ad esercitare per almeno 5 anni la professione a servizio delle strutture sanitarie della zona.

La missione della Chiesa nel contesto congolese

I vescovi lamentano anche la chiusura parziale o totale di alcune parrocchie a causa della precaria situazione della sicurezza, così come il fatto che i giovani sono abbandonati a se stessi e “la perdita di fiducia tra la popolazione civile e i militari da un lato e la popolazione civile e coloro che erano al potere durante l’assedio dall’altro”.

Per quanto riguarda le radici dei mali del secondo Paese africano, i vescovi scrivono: “Quando sentiamo la nostra gente parlare dell’origine delle nostre infinite sofferenze, di solito ci dicono che tutto questo accade perché lo Stato congolese è morto, che noi, la popolazione, siamo abbandonati al nostro triste destino e che non vediamo alcuna indicazione che gli attuali governanti stiano pensando al benessere della popolazione”.

Nonostante le difficoltà, i vescovi mostrano speranza nel messaggio presentato ad «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)», rispondendo alle forze distruttive nel loro Paese con la loro fede nel “Dio dei viventi” e ricordando le parole del salmista: “No, non morirò, ma vivrò per dichiarare le opere del Signore” (Sal 118,17).

Chiedono inoltre ai fedeli di pregare per la propria conversione e per quella dei loro aguzzini “dentro e fuori la terra”. I vescovi sottolineano l’eroismo dei sacerdoti e dei religiosi nelle zone occupate dai ribelli dell’M23 e dalle ADF, nonché la fiducia che la maggioranza della popolazione ripone nella Chiesa cattolica “come istituzione che non si stanca mai di difendere gli interessi del popolo”.

Hanno anche sottolineato la presenza caritatevole della Chiesa “tra gli sfollati interni, stimati in più di due milioni nelle diocesi di Butembo-Beni e Goma”. La situazione della sicurezza e le crisi umanitarie condizionano anche l’attività delle comunità ecclesiali e la possibilità di mantenere aperti i luoghi di culto.

La presenza della Chiesa nelle zone in difficoltà viene descritta come una forma concreta di accompagnamento della popolazione. La cura pastorale, la formazione, l’assistenza e la vicinanza ai gruppi più vulnerabili costituiscono aspetti collegati della missione ecclesiale.

La provincia ecclesiastica di Kananga

La diocesi di Mweka appartiene alla provincia ecclesiastica di Kananga. L’arcidiocesi metropolitana di Kananga comprende 60 parrocchie, 152 presbiteri, di cui 114 secolari e 38 regolari, 103 religiosi e 309 religiose.

Secondo i dati riportati per il 2021, l’arcidiocesi di Kananga conta 4.245.600 abitanti, dei quali 2.531.995 battezzati, pari al 59,6% della popolazione. Il territorio dell’arcidiocesi si estende su circa 33.000 km².

L’arcivescovo metropolita è Félicien Ntambue Kasembe, C.I.C.M., in carica dal 19 marzo 2024. La sede arcivescovile è Kananga e il rito è romano.

Diocesi suffraganee di Kananga
Diocesi di Kabinda
Diocesi di Kole
Diocesi di Luebo
Diocesi di Luiza
Diocesi di Mbujimayi
Diocesi di Mweka
Diocesi di Tshilomba
Diocesi di Tshumbe

Identità ecclesiale della diocesi

La diocesi di Mweka unisce una lunga storia istituzionale, iniziata con l’erezione della prefettura apostolica nel 1953, e una presenza pastorale sviluppata attraverso parrocchie, missioni, sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi.

La sua appartenenza alla provincia ecclesiastica di Kananga colloca Mweka nella rete delle diocesi cattoliche del Kasai. L’organizzazione ecclesiastica della regione è il risultato di successive erezioni, elevazioni e modifiche territoriali che hanno accompagnato la crescita delle comunità cristiane.

La diocesi continua a svolgere la propria missione in un ambiente caratterizzato da estese distanze, difficoltà di comunicazione, povertà e bisogni educativi e sanitari. La formazione del clero e dei seminaristi, la presenza nelle missioni e il servizio alle comunità locali restano elementi centrali della vita ecclesiale.

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