Commento al Vangelo della domenica: ascoltare la Parola e metterla in pratica

Il Vangelo della domenica mostra che la vera appartenenza alla famiglia di Gesù non dipende soltanto dai legami di sangue, ma dall’ascolto della Parola di Dio e dalla sua concreta messa in pratica. Alla folla che gli annuncia la presenza della madre e dei fratelli, Gesù risponde: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Gesù non offende per nulla sua madre, visto che Lei è la prima ad ascoltare la Parola di Dio e da Lei nasce Colui che è la Parola. Allo stesso tempo è colei che ha compiuto perfettamente la volontà di Dio «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38), risponde all’angelo nell’Annunciazione.

Il Vangelo della domenica

In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarsi a causa della folla. Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti».

Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Il brano evangelico presenta una scena semplice, ma densa di significato: alcuni familiari cercano Gesù, mentre la folla impedisce loro di avvicinarsi. La distanza fisica diventa l’occasione per chiarire quale sia la vera vicinanza a lui.

La vera familiarità con Gesù

Gesù ci dice quello di cui abbiamo bisogno per essere, anche noi, suoi parenti: «coloro che ascoltano» (Lc 8,21). La familiarità con Gesù non è quindi soltanto una condizione ricevuta, ma una relazione da vivere attraverso l’ascolto e l’obbedienza.

Per ascoltare è necessario che ci avviciniamo come i suoi familiari, che arrivarono dove stava; però non poterono avvicinarsi a Lui a causa della folla. I familiari si sforzano per avvicinarsi, converrebbe chiederci se lottiamo e cerchiamo di vincere gli ostacoli che incontriamo nel momento di avvicinarci alla Parola di Dio.

La folla può rappresentare tutto ciò che ostacola l’incontro con la Parola: la dispersione, la fretta, le preoccupazioni, la ricerca del proprio benessere, della propria fama o dei beni materiali. La domanda personale diventa allora inevitabile: «Dedico quotidianamente qualche minuto per leggere, ascoltare e meditare le Sacre Scritture?»

Ascoltare la Parola di Dio

Il salmo responsoriale esprime la preghiera di chi desidera lasciarsi guidare da Dio: «Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi». Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore.

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi.

Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità.

Osserverò continuamente la tua legge, in eterno, per sempre. L’ascolto della Parola non è una semplice conoscenza intellettuale, ma un cammino nel quale l’uomo chiede a Dio intelligenza, fedeltà e perseveranza.

San Tommaso D’Aquino ci ricorda che «è necessario che meditiamo continuamente la Parola di Dio; questa meditazione aiuta poderosamente nella lotta contro il peccato». La meditazione rende la Parola interiormente presente e permette di riconoscerne la luce nelle decisioni quotidiane.

La Parola messa in pratica

Non basta ascoltare la Parola; è necessario compierla se vogliamo essere membri della famiglia di Dio. Dobbiamo mettere in pratica quello che ci dice!

Il versetto prima del Vangelo lo ribadisce con chiarezza: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28). La beatitudine nasce dall’unità tra ascolto e vita, tra ciò che si riceve e ciò che si realizza.

Per questo sarebbe opportuno che ci chiedessimo se solamente ubbidiamo quando quello che ci chiedono ci piace ed è relativamente facile o, al contrario, quando bisogna rinunciare al proprio benessere, alla propria fama, ai beni materiali o al tempo disponibile per il riposo.

Spesso mettiamo la Parola tra parentesi, in attesa di tempi migliori. Ma la Parola chiede una risposta nel presente, anche quando comporta una rinuncia, una conversione, un gesto di perdono o una disponibilità verso chi ha bisogno.

La prima lettura: giustizia, umiltà e attenzione ai poveri

La prima lettura presenta il cuore dell’uomo sotto lo sguardo di Dio: «Il cuore del re è un corso d’acqua in mano al Signore: lo dirige dovunque egli vuole». Agli occhi dell’uomo ogni sua via sembra diritta, ma chi scruta i cuori è il Signore.

Praticare la giustizia e l’equità per il Signore vale più di un sacrificio. Occhi alteri e cuore superbo, lucerna dei malvagi è il peccato.

I progetti di chi è diligente si risolvono in profitto, ma chi ha troppa fretta va verso l’indigenza. Accumulare tesori a forza di menzogne è futilità effimera di chi cerca la morte.

L’anima del malvagio desidera fare il male, ai suoi occhi il prossimo non trova pietà. Quando lo spavaldo viene punito, l’inesperto diventa saggio; egli acquista scienza quando il saggio viene istruito.

Il giusto osserva la casa del malvagio e precipita i malvagi nella sventura. Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.

Queste parole mostrano che ascoltare Dio significa anche assumere il suo sguardo sulla giustizia, sull’umiltà e sulla dignità del prossimo. La relazione con Dio non può essere separata dal modo in cui si trattano i poveri e le persone più fragili.

La giustizia vale più del sacrificio

La prima lettura afferma che praticare la giustizia e l’equità vale più di un sacrificio. Il culto, se non cambia il cuore e non produce attenzione verso gli altri, rimane incompleto.

La Parola mette in discussione l’orgoglio, la fretta, la menzogna e l’indifferenza. L’uomo può ritenere diritta la propria via, ma il Signore scruta i cuori e vede ciò che rimane nascosto dietro le apparenze.

Chi ascolta davvero la Parola non può chiudere l’orecchio al grido del povero. La fedeltà a Dio si manifesta nella giustizia, nell’equità e nella misericordia.

Maria, la prima discepola

La risposta di Gesù non riduce l’importanza di Maria, ma rivela la profondità della sua maternità. Maria è madre non soltanto perché ha dato fisicamente alla luce Gesù, ma perché ha accolto la Parola con fede e l’ha compiuta pienamente.

«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38): questa risposta all’angelo nell’Annunciazione mostra l’atteggiamento fondamentale del discepolo. Maria ascolta, accoglie e si rende disponibile alla volontà di Dio.

In lei ascolto e obbedienza sono inseparabili. Per questo Maria è il modello di ogni credente che desidera diventare familiare di Gesù.

Imploriamo la Vergine Maria di poter ascoltare come Lei e compiere la Parola di Dio per così percorrere il cammino che conduce alla felicità perenne.

La fede come obbedienza

Con la fede l’uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà. Con tutto il suo essere l’uomo dà il proprio assenso a Dio rivelatore.

La Sacra Scrittura chiama «obbedienza della fede» questa risposta dell’uomo a Dio che rivela. L’obbedienza cristiana non è una sottomissione senza comprensione, ma l’adesione dell’intera persona a Dio che si comunica.

Soltanto nel Verbo che si è fatto carne, il cui amore si manifesta sulla croce, è perfetta l’obbedienza. La Parola ascoltata conduce così alla persona di Cristo e al suo amore donato.

Gli ostacoli all’ascolto

Il Vangelo invita a verificare che cosa impedisca oggi l’avvicinamento a Gesù. I familiari desiderano vederlo, ma non riescono ad arrivare fino a lui a causa della folla.

La scena suggerisce una domanda concreta: quali ostacoli devo superare per ascoltare la Parola di Dio? La mancanza di tempo, la superficialità, la stanchezza, l’attaccamento alle proprie abitudini e la paura di cambiare possono rendere difficile un ascolto autentico.

L’ascolto richiede una scelta e una certa perseveranza. Non è sufficiente trovarsi vicino a Gesù o appartenere esteriormente alla comunità: è necessario accogliere la sua Parola e permettere che orienti la vita.

Dalla Parola alle scelte quotidiane

Mettere in pratica la Parola significa verificare le proprie decisioni alla luce del Vangelo. Significa domandarsi se le proprie azioni esprimano giustizia, equità, misericordia e attenzione verso il prossimo.

Significa anche non limitarsi a un’obbedienza selettiva, riservata soltanto a ciò che piace o che non costa nulla. La Parola diventa concreta quando chiede di rinunciare al proprio benessere, alla propria fama, ai beni materiali o al tempo disponibile per il riposo.

La vita cristiana non consiste nell’attendere condizioni ideali per obbedire. Spesso mettiamo la Parola tra parentesi, in attesa di tempi migliori, ma proprio nelle situazioni ordinarie si misura la sincerità dell’ascolto.

La famiglia di Gesù si forma ogni volta che una persona accoglie la Parola, la custodisce nel cuore e la traduce in gesti concreti. In questo modo l’ascolto diventa una forma di comunione con Cristo.

Una preghiera davanti al Vangelo

O Figlio Unigenito e Verbo di Dio! Tu che eri immortale, ti sei degnato, per salvarci, di prendere carne dalla Santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria. Tu, Uno con la Santissima Trinità, glorificato col Padre e con lo Spirito Santo, salvaci!

Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore.

Fa’ che possa ascoltare la tua Parola con la disponibilità di Maria e metterla in pratica nelle decisioni, nelle relazioni e nel servizio verso i più fragili.

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