Le chiese dedicate a Santa Rita da Cascia comprendono edifici molto diversi per epoca, funzione e linguaggio architettonico: dalla chiesa barocca di Santa Rita da Cascia in Campitelli, a Roma, ricostruita dopo lo smontaggio del 1928, alla chiesa parrocchiale di Cava dei Selci, nel Comune di Marino, progettata da Sandro Benedetti tra il 1976 e il 1978.
La chiesa di Cava dei Selci è un esempio particolarmente significativo di architettura sacra contemporanea, influenzata dai principi introdotti dal Concilio Vaticano II e fondata su una pianta centrale, sulla partecipazione dell’assemblea e su una complessa composizione di croci greche e quadrati ruotati di 45 gradi.
La chiesa parrocchiale di Santa Rita da Cascia a Cava dei Selci
Comune: Marino
Località: Cava dei Selci
Denominazione: CHIESA DI SANTA RITA DA CASCIA
Indirizzo: Via Antonio Fantinoli N. 7
Data: 1976 - 1978
Tipologia: Edifici per il culto
Autori principali: Sandro Benedetti
L’edificio, che completa un lotto già occupato da una piccola chiesa, è un esito molto interessante delle riflessioni sul tema dell’architettura sacra condotte da Benedetti nel suo duplice ruolo di progettista e docente di storia dell’architettura, e risente dei principi introdotti dal Concilio Vaticano II, volti a favorire una maggiore partecipazione dell’assemblea attraverso l’avvicinamento fisico dell’altare ai fedeli.
La chiesa si basa su una complessa articolazione volumetrica che nasce dalla combinazione e dall'intersezione, a diversi livelli, di una croce greca e di quadrati secondo rotazioni di 45 gradi.
Questa impostazione genera un insieme articolato di volumi che appaiono all'interno come coni di luce e all’esterno come torri trattate a intonaco rustico.

Pianta, spazio liturgico e simbolismo
L’aula ecclesiastica, a pianta centrale, senza divisioni nette tra presbiterio e banchi dei fedeli è coperta nell’area centrale da un tiburio stellato a otto punte segnato da una griglia di travi che esplicita e sottolinea la rotazione tra le parti.
Il risultato è un’architettura fortemente evocativa che richiama i simboli della chiesa come fortezza della religione e della montagna sacra come connessione tra terra e cielo.
L’organizzazione dello spazio risponde quindi a una duplice esigenza: costruire un luogo riconoscibile dal punto di vista simbolico e favorire una maggiore vicinanza tra l’altare e i fedeli.
La pianta centrale e l’assenza di divisioni nette tra presbiterio e banchi dei fedeli rendono l’aula ecclesiastica uno spazio unitario, nel quale la comunità può partecipare più direttamente alla celebrazione.
Caratteristiche costruttive e materiali
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Progetto | 1976 |
| Esecuzione | 1978 |
| Committente | Parrocchia Santa Rita da Cascia |
| Proprietà | Proprietà Ente religioso |
| Strutture | calcestruzzo armato |
| Materiale di facciata | intonaco rustico |
| Coperture | piane |
| Serramenti | metallici |
Le strutture sono realizzate in calcestruzzo armato, mentre il materiale di facciata è costituito da intonaco rustico.
Le coperture sono piane e i serramenti sono metallici.
Stato Strutture: Buono
Stato Materiale di facciata: Buono
Stato Coperture: Buono
Stato Serramenti: Buono
Vincolo: Non Vincolata
Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
Data Provvedimento:
Riferimento Normativo:
Altri Provvedimenti:
Foglio Catastale: 16
Particella: A
Il progetto di Sandro Benedetti nel contesto dell’architettura sacra
La chiesa di Santa Rita da Cascia a Cava dei Selci si inserisce nella ricerca di Sandro Benedetti sull’architettura religiosa, sviluppata sia attraverso la progettazione sia attraverso l’insegnamento della storia dell’architettura.
L’edificio riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
Bibliografia della chiesa di Cava dei Selci
- Di Luzio C.; 1983; Chiesa a Marino, Roma. Sandro Benedetti; L'Industria delle Costruzioni n. 140; 10-15.
- Benedetti Sandro; 1987; Cuore immacolato della Vergine Maria ad Albano e Santa Rita da Cascia a Cava dei Selci, in Apa Mariano (a cura di) Nuovi edifici di Chiese tra memoria e profezia; Diocesi di Albano; Albano; 39-43; Figure n. 117-120.
- Muratore Giorgio, Capuano Alessandra, Garofalo Francesco, Pellegrini Ettore; 1988; Italia. Gli ultimi trent’anni; Zanichelli; Bologna; 324; Scheda n. 23.
- Benedetti Sandro; 1996; Santa Rita Da Cascia, Marino Laziale, Roma; L'Architettura. Cronache e Storia n. 492-493; 566-570.
- Benedetti Sandro; 2015; Le mie architetture; Gangemi; Roma; 159-164.
La chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli a Roma
Uno degli edifici che si distingue come esempio emblematico di trasformazione e rinascita è sicuramente la Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli.
Questa chiesa, un tempo situata ai piedi del Campidoglio, ha intrapreso un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, testimoniando secoli di storia romana.
Oggi, sconsacrata e trasformata in uno spazio culturale vibrante, la Sala Santa Rita continua a raccontare la sua storia unica.

Dalle origini medievali alla costruzione barocca
La Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli fu costruita nel 1665 su progetto dell’architetto Carlo Fontana, in sostituzione di un’antica chiesa medievale dedicata a San Biagio de Mercato, edificata dalla famiglia Bucabella nell’XI secolo.
In origine, l’edificio si trovava in Via della Pedacchia, alle pendici del Campidoglio, affacciandosi su quella che un tempo era Piazza d’Aracoeli.
Inizialmente intitolata a San Biagio, la chiesa fu donata ai casciani residenti a Roma e, con il passare degli anni, passò nelle mani della Confraternita della Santissima Spina della Croce di Gesù, affidata da papa Alessandro VII.
Nel 1900, in occasione della canonizzazione di Santa Rita da Cascia, l’intitolazione cambiò definitivamente.
Lo smontaggio del 1928 e la ricostruzione
I lavori di ristrutturazione e le successive demolizioni segnarono il destino dell’edificio: nel 1928, a seguito dei lavori di sistemazione dell’area per la creazione della Via del Mare (oggi Via del Teatro di Marcello), la chiesa venne smontata pezzo per pezzo.
La storia della Chiesa di Santa Rita non finisce con la sua demolizione.
Anzi, l’edificio è stato oggetto di un meticoloso intervento di anastilosi, una tecnica che prevede il ricongiungimento dei materiali originali per ricostruire la struttura storica.
Spostata dalla sua collocazione originaria, la chiesa fu ricostruita nell’attuale sede, all’angolo tra Via Montanara e Via del Teatro di Marcello, dove oggi si erge una lapide commemorativa che ricorda l’intervento del Governatorato di Roma.
Questa scelta di collocazione ha permesso, pur sacrificando l’ubicazione originaria ai piedi della scalinata di Santa Maria in Aracoeli, di conservare la storica “memoria in matrioska” dell’antico sito.
Architettura barocca e interventi di restauro
Il restauro, completato tra il 1937 e il 1940, non solo ha preservato le caratteristiche architettoniche barocche, come la facciata studiata con accorgimenti prospettici e l’abside riccamente decorata, ma ha anche offerto l’opportunità di integrare nuove scoperte archeologiche.
La facciata studiata con accorgimenti prospettici e l’abside riccamente decorata costituiscono gli elementi più evidenti della permanenza del carattere barocco nell’edificio ricostruito.
La ricostruzione ha quindi mantenuto il rapporto tra materiali originari, forme storiche e nuova collocazione urbana.
Le scoperte archeologiche nell’area dell’Ara Coeli
Durante la demolizione della chiesa nel 1928, gli scavi hanno messo in luce il campanile medievale a bifora appartenente alla chiesa originaria di San Biagio de Mercato, insieme a un arcosolio affrescato che incornicia una tomba raffigurante Cristo tra la Madonna e San Giovanni Evangelista.
La stessa “matrioska” architettonica, che vedeva un’antica chiesa medievale nascondere al suo interno un’insula romana risalente al II secolo d.C., ha fatto emergere ulteriori testimonianze del passato.
Durante i lavori di ricostruzione nei pressi del Teatro di Marcello, inoltre, sono stati rinvenuti i resti di altri due templi antichi, oggi identificati come il Tempio di Apollo Sosiano e il Tempio di Bellona, testimonianza di una devozione che precedeva il dominio cristiano.

Queste scoperte offrono uno spaccato unico sulla stratificazione storica del rione, confermando come ogni pietra di Roma racconti una storia multistrato.
La trasformazione in spazio culturale
Oggi la Chiesa di Santa Rita da Cascia, pur essendo sconsacrata, non dorme più tra le pagine della storia ma vive come spazio polifunzionale.
Dopo lunghi lavori di restauro, conclusi tra il 1999 e il 2003, l’edificio è stato trasformato in un vivace polo culturale.
Gestito dal Dipartimento Attività Culturali del Comune di Roma, l’ex chiesa ospita incontri, conferenze, concerti ed eventi dedicati alla promozione delle arti contemporanee.
In precedenza, dal 1952 fino al 1990, l’edificio era affidato alla congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, ad opera di Don Orione, prima di diventare patrimonio della città.
Questa trasformazione da luogo di culto a centro culturale rappresenta uno degli esempi più efficaci di come gli spazi storici possano essere reinventati per rispondere alle esigenze della vita contemporanea, mantenendo viva la memoria del passato.
La Penitenzieria di Santa Rita da Cascia
La Penitenzieria di Santa Rita da Cascia emerge come un’opera architettonica di rilevante importanza spirituale e artistica all’interno della Basilica.
Inaugurata il 10 maggio 1986, l’edificio è frutto della visione degli architetti Rosario Scrimieri, Francesco Genco e Maurizio Caproni, ed è stato pensato come un luogo dedicato al sacramento della Confessione, arricchito da elementi d’arte e moderne proiezioni video che accompagnano i fedeli nel loro percorso di riconciliazione.
La Sala del Ringraziamento e la Fontana della Vita
Nella Sala del Ringraziamento, la grande statua del Redentore (foto), opera del Marrocco, dalla quale s’innalza un volo di gabbiani a simboleggiare la ritrovata libertà dello spirito.
Sulla fronte, una sola ferita lasciata dalla corona di spine, in ricordo di quella che trafisse la fronte di Rita.
Merita sicuramente una visita alla Penitenzieria e alla Fontana della Vita fuori, al suo ingresso, un’installazione artistica anch’essa di Armando Marrocco che simboleggia la rinascita spirituale attraverso l’immagine di una roccia spaccata da cui sgorga acqua, circondata da un gruppo di colombi in bronzo.
