In linea generale, le spese del funerale di una suora gravano sugli eredi, perché le spese per le onoranze funebri rientrano tra i pesi ereditari e vengono ripartite tra i coeredi in proporzione alle rispettive quote. Tuttavia, quando la religiosa appartiene a una congregazione, occorre verificare anche l’eventuale presenza di beni, disponibilità o forme di assistenza riconducibili all’istituto religioso.
Se non esistono risorse sufficienti, non sono reperibili familiari in grado di pagare oppure vi è disinteresse della famiglia, il Comune può organizzare un funerale gratuito o un funerale sociale secondo i requisiti e le procedure previste dal proprio regolamento.
La regola generale: chi sostiene le spese funebri
Per la legislazione italiana, le spese funebri fanno parte della successione e di conseguenza, sono un debito che ricade sugli eredi. Le spese per le onoranze funebri sono da ricomprendere tra i pesi ereditari, cioè tra quegli oneri che sorgono in conseguenza dell’apertura della successione e, pur dovendo essere distinti dai debiti ereditari - ossia dai debiti esistenti in capo al defunto e che si trasmettono, con il patrimonio del medesimo, a coloro che gli succedono per legge o per testamento - gravano sugli eredi per effetto dell’acquisto dell’eredità, concorrendo a costituire il passivo ereditario, che è composto sia dai debiti del defunto sia dai debiti dell’eredità.
Sul punto, il Codice Civile stabilisce che i coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto. Come anticipato, le spese funerarie rientrano tra i pesi ereditari e, pertanto, vanno distribuite pro quota tra tutti i coeredi.
Il caso particolare delle religiose
La sola appartenenza a una congregazione religiosa non elimina automaticamente gli obblighi che derivano dalla successione e non significa, da sola, che il funerale debba essere pagato dall’istituto religioso. Per individuare chi deve sostenere concretamente i costi occorre distinguere tra il rapporto con l’impresa funebre, la successione della religiosa e l’eventuale intervento del Comune.
Se la suora aveva beni personali, disponibilità economiche o un patrimonio ereditario, le spese funebri concorrono a costituire il passivo ereditario. Se invece la religiosa era priva di mezzi e non vi sono familiari o altri soggetti in grado di sostenere le spese, si può verificare l’accesso agli interventi comunali previsti per i cittadini indigenti o per i casi di disinteresse familiare.
Chi risponde verso l’impresa funebre
Nei giorni del lutto qualcuno deve firmare il preventivo dell'impresa funebre. Di solito lo fa chi in quel momento c'è, senza pensarci. Poi arriva la fattura, e con essa le domande: tocca solo a me? gli altri devono contribuire? e se poi rinuncio all'eredità?
Verso l'impresa funebre risponde chi ha firmato l'incarico; tra familiari le spese si dividono tra gli eredi in proporzione alle quote. Chi firma il preventivo si assume un'obbligazione propria, e non può opporre all'impresa che «l'eredità è degli altri». Potrà però rivalersi su di loro.
Se vi siete impegnati con i servizi di un’impresa di pompe funebri e avete stipulato un contratto con loro, siete legalmente responsabili del pagamento della parcella e delle tasse. L’esecutore testamentario, se c’è un testamento, o la famiglia, se non c’è stato un testamento, di solito si assume la responsabilità di organizzare il funerale.
Prima di firmare, quindi, vale la pena spendere due minuti per parlarne con gli altri familiari e, se possibile, far firmare l'incarico a più persone. Un consiglio che risolve la gran parte dei casi: prima di ordinare il servizio, manda agli altri familiari un messaggio con il preventivo e chiedi conferma scritta.
Gli eredi devono pagare in proporzione alle quote
In pratica a ciascun erede spetta una quota spese, proporzionale alla sua quota ereditaria. Le spese funebri devono essere pagate da coloro che accetteranno l’eredità.
Come anticipato, dato che il funerale va pagato dagli eredi, le spese funebri andranno ripartite in base alle rispettive quote ereditarie e non per quote uguali. Ad esempio, in una famiglia di 4 persone, se muore un genitore, il funerale verrà pagato per il 50% dall’altro genitore e il 25% per ognuno dei due figli.
Il Codice civile stabilisce che i coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione alle loro quote, salvo diversa disposizione del testatore (art. 752). E che il coerede che ha pagato oltre la parte a suo carico può ripetere dagli altri la parte per cui essi devono contribuire (art. 754).
| Situazione | Chi sostiene il costo |
|---|---|
| Suora con eredi che accettano l’eredità | Gli eredi, in proporzione alle rispettive quote ereditarie |
| Un familiare anticipa l’intera spesa | Gli altri eredi devono rimborsare la propria quota, se la spesa è congrua |
| Nessun familiare disponibile o famiglia indigente | Il Comune può intervenire secondo i requisiti locali |
| Famiglia in difficoltà ma parzialmente in grado di pagare | Può essere previsto un funerale sociale con contributo comunale |
Se i familiari rinunciano all’eredità
Al momento del decesso molti non sanno ancora se accetteranno o rifiuteranno l’eredità. Per farlo infatti si hanno 10 anni, mentre il pagamento del funerale va sostenuto immediatamente.
Quindi come fare? Nel quotidiano, uno dei “chiamati all’eredità”, ossia coloro che pur non avendo ancora accettato l’eredità sono potenzialmente gli eredi, anticipa l’intera quota delle spese per il funerale e ha diritto alle detrazioni spese funebri. Verrà poi rimborsato dagli altri che accetteranno l’eredità in base alle rispettive quote ereditarie.
Se chi ha anticipato il pagamento del funerale deciderà in un secondo momento di rinunciare all’eredità, ha diritto ad essere rimborsato di quanto ha versato dagli altri eredi: chi anticipa il denaro per le spese funebri matura comunque il diritto al rimborso nel caso in cui decida di rinunciare alla successione ereditaria.
Pagare il funerale non significa accettare l’eredità
Il pagamento delle spese funerarie da parte di un membro della famiglia costituisce l’espressione di un dovere morale e familiare prima ancora che giuridico, tanto da non poter essere ricondotto “tout court” all’adempimento di un peso ereditario. Si tratta, pertanto, di un atto che non può costituire accettazione tacita dell’eredità.
Pagare il funerale non equivale ad accettare l'eredità, ma usare il denaro del defunto è un'altra cosa. Provvedere al funerale non è uno di questi atti: è un dovere morale e di pietà familiare, che chiunque può assolvere indipendentemente dalla qualità di erede.
Attenzione però al modo in cui si paga. Un conto è pagare con i propri soldi; un altro è attingere al conto corrente o ai beni del defunto, o disporne. Lì si entra in un terreno molto diverso, dove il rischio di un'accettazione tacita - con l'assunzione di tutti i debiti - diventa concreto.
Se l'eredità è dubbia, valuta l'accettazione con beneficio d'inventario prima di toccare qualsiasi cosa. Chi si trova nel possesso di beni ereditari - e ci si trova anche solo abitando nella casa del defunto - deve fare l'inventario entro tre mesi dall'apertura della successione o da quando ne ha avuto notizia.
Chi anticipa il funerale può chiedere il rimborso
Nella realtà le spese vengono quasi sempre anticipate da una sola persona: un figlio, il coniuge, a volte un parente che non è nemmeno erede. Chi ha pagato ha diritto al rimborso pro quota dagli eredi, ma il diritto non è illimitato.
Di conseguenza colui che ha anticipato tali spese ha diritto ad ottenerne il rimborso da parte degli altri eredi, sempre che non si tratti di spese eccessive e sostenute contro la loro volontà. Le spese devono essere congrue.
Se sono manifestamente sproporzionate rispetto alle condizioni economiche del defunto e agli usi del luogo, o se sono state sostenute contro la volontà espressa degli altri, il rimborso può essere ridotto o negato. La valutazione la fa il giudice, guardando ai costi medi dei servizi funebri della zona.
In pratica: conservare la fattura dettagliata, e possibilmente un preventivo alternativo, mette al riparo dalla contestazione più frequente - «hai scelto tu il funerale di lusso, pagatelo tu». Il consenso documentato chiude la questione in partenza.
Quando paga il Comune
Se il defunto è nullatenente e gli eredi non riescono a sobbarcarsi le spese funerarie, esistono enti locali che si occupano di garantire le esequie ai defunti nullatenenti, accollandosi le spese necessarie. In questo caso si parla di funerali di povertà, e sono gratuiti.
La legge prevede che il comune si faccia carico delle spese funebri quando si è in presenza di cittadini indigenti o appartenenti a famiglie bisognose, oppure quando vi sia disinteresse da parte dei famigliari. Ogni Comune può determinare le condizioni che ritiene necessarie per l’accesso alle esequie gratuite.
Il Comune, in base ai criteri autonomamente stabiliti, esegue un’accurata verifica consistente nell’accertamento dello stato patrimoniale. Non trovato alcun bene, si accolla le spese per l’inumazione qualora non fossero reperibili familiari o questi, fino al 6° grado, siano a loro volta non abbienti, irreperibili o abbiano rinunciato all’eredità.
Il Comune sostiene le spese anche qualora non fossero reperibili familiari, oppure il defunto abbia solo familiari fino al 6° grado a loro volta non abbienti. In presenza di familiari non indigenti, le spese per l’inumazione sono divise e quindi sostenute da questi ultimi.

Funerale gratuito e funerale sociale
I funerali di povertà sono gratuiti. A tal fine, il Comune stanzia una cifra fissa all’anno con la quale pagare il funerale ai poveri.
I funerali sociali entrano in gioco per aiutare i soggetti seguiti dai servizi sociali perché si trovano in condizioni di particolare difficoltà. In questo caso, il comune intercede con le onoranze funebri accollandosi parte della spesa e lasciando la restante cifra ai parenti del defunto.
A differenza dei cosiddetti funerali di povertà, per i funerali sociali il Comune chiede di praticare uno sconto del 50% perché i soggetti sono seguiti dai servizi sociali e si trovano in condizioni di particolare difficoltà. In seguito, la restante somma viene pagata dai parenti del defunto, quando sono in grado di farlo, o dal Comune.
La differenza dei funerali sociali rispetto a quelli gratuiti o di povertà, consiste nella presenza di familiari che possono pagare le spese funebri ma anch’essi versano in condizioni di accertata indigenza o rientrano nei casi di famiglie o di individui, seguiti da un piano di assistenza sociale. In questi casi il Comune interviene versando un contributo del 50%, la restante somma viene comunque richiesta ai parenti del defunto.
| Tipo di intervento | Caratteristiche |
|---|---|
| Funerale di povertà | È gratuito per chi non può far fronte in alcun modo alle spese |
| Funerale sociale | Il Comune può intervenire versando un contributo del 50% |
| Familiari non indigenti | Le spese per l’inumazione sono divise e sostenute dai familiari |
| Familiari irreperibili o non abbienti | Il Comune può accollarsi le spese secondo i criteri locali |
Cosa comprende il funerale gratuito
Il funerale gratuito è una cerimonia molto essenziale e comprende: servizio funebre: fornitura della cassa, trasporto del feretro. Sepoltura in campo comune o cremazione, incluso conferimento ceneri. Disbrigo pratiche, comprese quelle per affidamento o dispersione ceneri.
Sono gratuiti anche esumazione e conferimento resti in ossario comune, se riferibili a persona indigente o in caso di disinteresse familiare. Un funerale gratuito è un funerale di base, spesso una semplice cremazione, che non include visite, omaggi floreali o trasporto per i membri della famiglia.
Il funerale gratuito può essere richiesto qualora il decesso sia avvenuto nel territorio comunale, a prescindere dalla residenza in vita del defunto. In ogni caso, le difficoltà economiche della famiglia devono essere documentate.
Come richiedere l’intervento comunale
Le famiglie bisognose che affrontano la perdita di una persona cara possono richiedere al comune di appartenenza di usufruire del funerale gratuito. La legge prevede una forma di assistenza per i cittadini indigenti, privi di redditi o di mezzi economici, che devono sostenere le spese di un funerale e dei relativi servizi funebri.
Per ulteriori informazioni e per richiedere il funerale gratuito, è possibile rivolgersi al comune di appartenenza. Gli operatori del comune saranno in grado di fornire tutte le informazioni necessarie e di guidare le famiglie attraverso il processo di richiesta.
Il relativo procedimento amministrativo è regolato dal Regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di riferimento, che è quello di residenza del defunto. Ogni Comune può determinare le condizioni che ritiene necessarie per l’accesso alle esequie gratuite.
Il caso del decesso in un Comune diverso dalla residenza
Il funerale gratuito può essere richiesto qualora il decesso sia avvenuto nel territorio comunale, a prescindere dalla residenza in vita del defunto. Per i residenti fuori Comune deceduti a Milano, gli oneri sono a carico del Comune di residenza.
Tra i casi considerati rientrano i residenti deceduti a Milano, con cremazione o sepoltura nei cimiteri cittadini; i residenti a Milano deceduti in altro Comune, previa verifica con il Comune di Milano; e i residenti fuori Comune deceduti a Milano, con oneri a carico del Comune di residenza.
La famiglia può rifiutarsi di pagare?
La legge non fa sconti per i dissapori familiari: i figli restano responsabili, a meno che non rinuncino all’eredità. E i fratelli del defunto? Entrano in gioco solo se i figli rinunciano o non ci sono per un qualsiasi motivo.
Il disinteresse della famiglia può essere esplicito, attraverso una dichiarazione scritta, o implicito, quando non viene intrapresa nessuna azione entro 30 giorni dal decesso. In casi estremi, il Comune può intervenire e organizzare un funerale “di povertà”.
Insomma, le leggi ci sono, ma non sempre risolvono i conflitti familiari. Le rinunce all’eredità richiedono tempo, e le pompe funebri non aspettano. Spesso, per evitare ritardi e ulteriori dolori, un familiare si fa avanti e paga, sperando poi di essere rimborsato.
La dignità della sepoltura
Il defunto ha diritto al funerale gratuito anche nel caso di assenza dei familiari. Questo assicura che ogni persona riceva una sepoltura dignitosa, indipendentemente dalla sua situazione economica o dalla presenza di parenti.
Un funerale dignitoso è un diritto di tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche. Il funerale gratuito, pur essendo un’opzione necessaria in alcuni casi, non dovrebbe essere l’unica scelta possibile.
Un funerale gratuito è una soluzione estrema, da evitare per diverse ragioni: la cerimonia è veramente basica, senza possibilità di onorare il defunto secondo le sue volontà o le tradizioni familiari. Un funerale spoglio può lasciare un senso di vuoto e amarezza nei familiari, privandoli di un momento di condivisione del dolore e di elaborazione del lutto.
Come pagare il funerale se il conto della suora è bloccato
Ognuno può pagare un funerale attingendo al suo patrimonio personale, ma molte volte queste spese vengono assolte attingendo al conto corrente del defunto. Nonostante le banche, dopo la comunicazione del decesso del cliente, blocchino il conto corrente fino alla dichiarazione di successione, se il deceduto ha stanziato parte dei soldi del suo conto per le spese funerarie, gli istituti di credito sono autorizzate a concedere i prelevamenti necessari per le incombenze funebri.
Ciò nonostante, anche se i soldi vengono prelevati dal patrimonio del deceduto, non può considerarsi un tacito assenso all’eredità. La legge infatti ritiene il pagamento di un funerale un obbligo morale nel confronto del defunto e quindi il chiamo all’eredità può successivamente rinunciarvi nonostante abbia attinto al patrimonio del morto.
Detrazione fiscale delle spese funebri
Chi ha pagato un funerale deve sapere che c’è la possibilità di detrarre dalle tasse le spese funerarie sostenute. Il vincolo di parentela, dal 2016, non è più un requisito necessario per portare in detrazione le spese funebri.
Ad oggi, invece, la platea dei soggetti che possono beneficiare della detrazione è stata notevolmente ampliata. Dopo l’abolizione del vincolo di parentela, tutti coloro che hanno sostenuto le spese per il funerale possono beneficiare della relativa detrazione.
Non serve alcun vincolo di parentela: può detrarle anche l'amico che ha pagato. La logica ci indica che la detrazione spetta a colui che ha sostenuto la spesa, anche se non è un famigliare, ad esempio un convivente, un amico o un conoscente.
Per quanto concerne le spese sostenute in dipendenza della morte di una persona, viene riconosciuta una detrazione del 19% per un importo non superiore a 1.550 euro per ciascun funerale. Il 19% di 1.550 è pari a 294,50 euro, ed è questa la quota massima di spesa che i contribuenti possono portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi.
| Elemento | Regola |
|---|---|
| Percentuale di detrazione | 19% |
| Limite di spesa | 1.550 euro per ciascun funerale |
| Detrazione massima | 294,50 euro |
| Vincolo di parentela | Non necessario |
| Pagamento | Deve essere tracciabile |
Il pagamento deve essere tracciabile: bonifico, carta, assegno. I contanti non danno diritto alla detrazione. La detrazione può essere ridotta in funzione del reddito.
Il limite di 1.550 euro è riferito al decesso, non al singolo contribuente: se più persone hanno contribuito, quel tetto resta il massimo complessivo e va ripartito. Se la spesa è stata sostenuta da più contribuenti, la detrazione complessiva va suddivisa tra quelli che hanno contribuito alla spesa per il funerale.
Quali spese funebri sono detraibili
Tutte le spese per le onoranze funebri, il trasporto con l’autofunebre, la bara e la sistemazione della salma, l’affitto della casa funeraria, la tumulazione, l’espletamento dei documenti, sono detraibili, con un importo massimo di 1.549,37 € per decesso.
Non sono invece detraibili gli importi dedicati all’acquisto di loculi o tombe che a volte vengono comprati dal defunto prima della morte, gli addobbi floreali, le cremazioni, le concessioni comunali cimiteriali o le spese per una successiva esumazione del corpo.
Ai fini della detrazione delle spese funebri, se la fattura emessa dall’agenzia funebre risulta intestata ad una sola persona, ma al pagamento di essa hanno contribuito altre persone, occorre riportare su di essa un’annotazione firmata dall’intestatario con la quale si certifichi che l’importo fatturato è stato suddiviso tra più soggetti.
In questo modo, chi ha contribuito a pagare la spesa, otterrà una copia della fattura che dovrà conservare ed utilizzare successivamente come documentazione di spesa per godere la detrazione pro-quota. Tra i documenti da conservare ci sono le fatture dell’impresa di pompe funebri, del fioraio e quella dei servizi comunali.
Altri contributi eventualmente disponibili
Vale la pena verificare, caso per caso, se spettano contributi: l'assegno funerario INAIL, quando la morte è conseguenza di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale; eventuali contributi comunali per i funerali di persone prive di mezzi, previsti dai regolamenti locali; prestazioni previste da casse professionali, fondi integrativi o polizze.
Molte coperture assicurative includono un rimborso delle spese funebri di cui nessuno si ricorda. Quando il decesso deriva da un fatto illecito - un incidente stradale, un errore medico, un infortunio sul lavoro - le spese funerarie sono una voce di danno risarcibile, da chiedere direttamente al responsabile o alla sua assicurazione.
Tecnicamente è un danno proprio di chi le ha sostenute, non un diritto ereditato dal defunto: per forza di cose quelle spese nascono dopo la morte. Il che significa che può chiederle anche chi non è erede, tipicamente il coniuge o il convivente che ha pagato.
Funerale di Carmela Cervini
Documenti e passaggi da conservare
- Il preventivo e l’incarico firmato all’impresa funebre.
- La fattura dettagliata delle spese sostenute.
- Le ricevute dei pagamenti tracciabili.
- L’eventuale dichiarazione firmata che indica la ripartizione della spesa tra più persone.
- La documentazione relativa alla situazione economica della famiglia.
- Le comunicazioni con gli altri familiari sulla scelta del servizio funebre.
- Le eventuali richieste presentate al Comune.
La fattura relativa alle spese funebri sostenute dovrà essere presentata all’apertura della successione ai fini della dichiarazione di successione. Solo allora sarà possibile chiedere il rimborso per le eventuali spese sostenute in eccesso.