Con due distinti editti, datati 11 febbraio 2026, il vescovo Fernando Filograna ha ufficialmente reso noto l’avvio delle cause di beatificazione e canonizzazione di Suor Chiara D’Amato e di Lucia Solidoro, due figure che hanno segnato con la loro testimonianza il cammino di fede della nostra terra.
Suor Chiara D’Amato, la mistica delle Clarisse di Nardò, nacque a Seclì il 15 marzo 1618 con il nome di Isabella Chiara D’Amato ed entrò giovanissima nel Monastero delle Clarisse di Nardò, dove professò i voti religiosi il 12 agosto 1648.
Le origini e la vocazione di Isabella D’Amato
Al secolo Isabella D’Amato, nacque il 14 marzo 1618 dal duca di Seclì Francesco D’Amato. Crebbe nel palazzo ducale del piccolo feudo salentino, distinguendosi sin dall’infanzia per un’indole dolce e riservata, nutrita da una precoce sensibilità religiosa.
Fondamentale fu il rapporto con i frati Minori Osservanti del locale convento di Sant’Antonio. Già a dieci anni Isabella avvertì chiaramente la chiamata alla vita consacrata e maturò la decisione di appartenere solo a Cristo.
Le sue giornate scorrevano tra lunghe soste di preghiera nella cappella del palazzo, digiuni severi e pratiche penitenziali rigorose. Proprio in quella cappella, secondo la tradizione, ebbe la prima visione della Vergine: una figura vestita di bianco, adornata da una collana d’oro.
A quell’apparizione ne seguirono molte altre, che scandirono la crescita spirituale della giovane. Nel 1636, a diciotto anni, Isabella entrò nel monastero di Santa Chiara a Nardò insieme alla sorella minore Giovanna.
La vita nel monastero delle Clarisse di Nardò
Solo dodici anni più tardi, dopo un lungo e ponderato discernimento, poté emettere i voti solenni assumendo il nome di suor Chiara, in omaggio a santa Caterina da Siena, modello della sua vita mistica e penitente.
Suor Chiara D’Amato nacque a Seclì il 15 marzo 1618 con il nome di Isabella Chiara D’Amato, entrò giovanissima nel Monastero delle Clarisse di Nardò, dove professò i voti religiosi il 12 agosto 1648.
La monaca visse nel chiostro neretino un’esistenza radicalmente votata alla preghiera, alla mortificazione e al servizio delle consorelle. Digiuni prolungati, veglie notturne, autoflagellazioni e uno spirito di totale obbedienza la accompagnarono per tutta la vita.
La sua vita claustrale fu caratterizzata da intensa preghiera, amore al silenzio, spirito penitenziale e profonda dedizione alla vita comune.
Le esperienze mistiche e la fama di santità
La tradizione e la testimonianza dei contemporanei parlano di fenomeni mistici - estasi, visioni, apparizioni e spirito di profezia - che accompagnarono il suo cammino spirituale.
Le sue continue estasi, talvolta improvvise, “con il boccone in bocca”, la lasciavano inerte per ore, finché non veniva richiamata alla realtà dalla superiora. Quelle esperienze mistiche, spesso accompagnate da raptus, levitazioni e fenomeni di natura profetica, segnarono la fama spirituale della clarissa.
Un giorno fu presente a una sua estasi anche il cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, durante una visita al vescovo neritino Orazio Fortunato. La scena, rimasta impressa nei testimoni, contribuì a diffondere in tutta la diocesi la fama di santità della religiosa.
Morì a Nardò il 6 luglio 1693, in fama di santità. Con il passare dei secoli, tale fama non si è spenta, ma anzi si è consolidata.

La morte e il cuore mancante
Suor Chiara morì il 6 luglio 1693, dopo aver ricevuto l’estrema unzione e la benedizione papale in articulo mortis. Poco prima di morire, aveva confidato di non possedere più il cuore: Cristo stesso, raccontava, glielo aveva tolto durante una visione, donandole al suo posto un cuore “lucente come il cristallo”.
Sette anni dopo la morte, in occasione della traslazione del corpo, il vicario Orazio Giocoli ordinò al medico De Pandis di verificare la veridicità di quel racconto. L’autopsia rivelò che tutti gli organi interni erano perfettamente integri, tranne il cuore, inspiegabilmente assente.
Subito dopo la morte fu aperto un primo processo di beatificazione, che tuttavia non giunse a compimento. La documentazione rimasta - deposizioni, testimonianze sui miracoli, resoconti delle estasi, del cuore mancante e dello stato incorrotto del corpo - costituisce oggi il materiale su cui si fonda la nuova fase della causa.
Notevoli e di spessore sono stati gli studi sulla mistica figura pubblicati in questi anni da padre Cristoforo De Donno.
L’avvio della nuova causa di beatificazione
Mercoledì 10 dicembre, la Conferenza Episcopale Pugliese ha concesso il prescritto nulla osta per l’introduzione della causa di Beatificazione e Canonizzazione della serva di Dio suor Chiara D’Amato, clarissa vissuta tra Seclì e Nardò nel XVII secolo.
La richiesta era stata presentata dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, mons. Fernando Filograna, con l’intento di riportare alla luce la figura di una delle mistiche più straordinarie della storia spirituale pugliese.
Accogliendo la richiesta del postulatore, don Angelo Antonio Corvo, il vescovo ha disposto l’avvio ufficiale della causa, invitando i fedeli a collaborare.
Il nulla osta della Conferenza Episcopale Pugliese consente ora alla diocesi di Nardò-Gallipoli di istruire il processo diocesano, raccogliendo in forma sistematica tutte le testimonianze storiche, spirituali e miracolose relative a suor Chiara D’Amato.
Documenti e testimonianze richiesti ai fedeli
Con gli editti pubblicati, la diocesi invita tutti i fedeli a far pervenire al Tribunale diocesano (piazza Pio XI, 24 - Nardò) eventuali notizie utili - favorevoli o contrarie - riguardanti la fama di santità delle due Serve di Dio.
Si chiede inoltre di consegnare eventuali scritti loro attribuiti (diari, lettere, appunti o altri testi privati), qualora non siano già stati trasmessi alla Postulazione. Chi desiderasse conservare gli originali potrà presentarne copia debitamente autenticata.
Gli editti rimarranno affissi per 30 giorni in tutte le parrocchie, monasteri e istituti religiosi della Diocesi e saranno pubblicati nel bollettino diocesano.
Lucia Solidoro, un’altra causa nel Salento
Diversa per epoca e vocazione, ma non meno luminosa nella testimonianza evangelica, è la figura di Lucia Solidoro, nata a Gallipoli il 13 febbraio 1910 e morta il 18 marzo 1933.
Giovane laica, visse l’esperienza della malattia come via di offerta e di apostolato. Dalla sua stanza, nel cuore del centro storico di Gallipoli, divenne punto di riferimento spirituale per molti: educatrice alla fede, catechista, testimone di una sofferenza vissuta nell’amore e nell’abbandono fiducioso al Signore.
Alla sua morte, la città avvertì un senso diffuso di perdita, tanto che si diceva: “è morta la santina”. Il vescovo del tempo, Mons. Gaetano Muller, arrivò a comporre una preghiera in cui chiedeva al Signore di vedere glorificata, anche su questa terra, la giovane Lucia, definita “una vera vittima d’amore immolata”.
Anche per lei, su richiesta del postulatore, è stato ora avviato il percorso canonico verso il riconoscimento ufficiale della sua santità.
Il nulla osta per la causa di Lucia Solidoro
Dopo il parere favorevole della Conferenza episcopale pugliese (a dicembre scorso), anche il Dicastero delle Cause dei Santi (retto dal cardinale salentino Marcello Semeraro) ha concesso il “nulla osta” all’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione della gallipolina Lucia Solidoro, morta in odore di santità a soli 23 anni il 18/09/1933.
Con due distinti editti, datati 11 febbraio 2026, il vescovo Fernando Filograna ha ufficialmente reso noto l’avvio delle cause di beatificazione e canonizzazione di Suor Chiara D’Amato e di Lucia Solidoro, due figure che hanno segnato con la loro testimonianza il cammino di fede della nostra terra.
Altre figure salentine nel cammino verso gli altari
Madre Elisa Martinez
Sarà beatificata il 25 giugno madre Elisa Martinez, fondatrice della congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca. La cerimonia di beatificazione, un evento storico per la chiesa del Capo di Leuca, si svolgerà alle 9 sul piazzale della basilica di Santa Maria de finibus terrae.
A celebrarla sarà il cardinale salentino Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco. L’annuncio è stato dato dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli.
Madre Elisa nacque a Galatina il 25 marzo 1905 da Giacomo e Francesca Rizzelli, primogenita di otto fratelli. Nel 1928 partì per la Francia ed entrò nella congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore.
Fu poi destinata a Chieti, dove si dedicò all’educazione delle giovani. Nel 1932, per motivi di salute fu costretta a lasciare l’Istituto. Ma pensò presto di formarne uno nuovo: nel 1938, con l’aiuto del parroco di Miggiano don Luigi Cosi e il benestare del vescovo di Ugento monsignor Giuseppe Ruotolo, diede inizio alla Pia Unione delle Suore dell’Immacolata.
Il 15 agosto 1941 il vescovo eresse la Pia Unione in Istituto di diritto diocesano, suggerendone il cambio del nome in “Figlie di Santa Maria di Leuca”. Madre Elisa partì in piena guerra nel Nord Italia per espandere la congregazione.
Nel 1946 la Casa Generalizia fu trasferita a Roma. Suor Elisa si spense l'8 febbraio 1991, lasciando in eredità 55 comunità attive in Svizzera, Belgio, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Canada, Australia, India, Filippine.
I resti della fondatrice riposano a Roma. Il 12 novembre 2017, nella basilica di Leuca, si è conclusa l'inchiesta diocesana sulla sua vita. Postulatore della causa è monsignor Sabino Amedeo Lattanzio.
Madre Teresa Lanfranco
Suor Teresa Lanfranco, al secolo Annunziata Addolorata, nata a Gallipoli nel 1920 e morta a Roma nel 1989, all’età di 17 anni decise di aderire alla nuova fondazione di vita religiosa voluta dalla Martinez.
Diventò subito la sua fedelissima discepola e confidente muovendo i primi passi tra Botrugno e Miggiano. La vestizione avvenne il 20 marzo 1938 e prese il nome di suor Teresa in onore della santa di Lisieux.
Nel 1943 arrivò il decreto di erezione di diritto pontificio e nel 1946 madre Lanfranco si trasferì con il noviziato a Roma, nella nuova sede della casa generalizia in viale Gorizia.
Anni in cui la congregazione si delineava nel suo carisma apostolico, caritativo e missionario, a vantaggio delle madri nubili e dell’infanzia abbandonata, degli emarginati, dei carcerati, degli emigranti, oltre che per la catechesi nelle parrocchie e per l’educazione della prima infanzia.
Operò in silenzio a favore delle suore anche quando l’Istituto attraversò momenti critici tra il 1949 e il 1963. L’impegno della Lanfranco nel suo ruolo vicario fu l’impulso che portò la fondatrice ad aprire case in tutti i continenti, dalla Svizzera al Belgio e alla Francia fino a Stati Uniti, Canada e Australia, dalla Spagna e al Portogallo fino all’India e alle Filippine.
La venerabile Lanfranco soffrì di diabete mellito da quando aveva 36 anni, con seri problemi alla vista e al cuore. Trascorse gli ultimi anni pregando per la Chiesa, per l’incremento dell’Istituto, per la santificazione di ogni suora, dei sacerdoti e dell’umanità intera.
Dopo la sua morte (è sepolta accanto alla beata Martinez) la fama di santità è sempre cresciuta. La fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione della Lanfranco, introdotta a Leuca il 14 luglio 2018, si concluse il 20 luglio 2019.
Papa Francesco ha dichiarato venerabile suor Teresa Lanfranco, la religiosa delle Figlie di Santa Maria di Leuca che insieme alla fondatrice Elisa Martinez fece opere di bene in tutto il mondo.
Madre Carla Borgheri
Concluso il processo diocesano per la beatificazione della Serva di Dio Madre Carla Borgheri, fondatrice delle Suore Missionarie dell’Incarnazione e dei Padri Missionari dell’Incarnazione.
La religiosa, scomparsa il 20 settembre 2006, è ancora nei ricordi “affettuosi e riconoscenti” della comunità salentina per aver promosso la presenza e la preziosa opera della sua Congregazione a beneficio delle comunità di Brindisi, Oria e Salice Salentino.
In quest’ultimo Comune, in particolare, Madre Carla avviò, nel 1985, una nuova Casa della Congregazione, affidando alle Suore Missionarie dell’Incarnazione il compito di “curare le attività didattiche, educative e formative dei bambini frequentanti la scuola dell’infanzia paritaria Sacro Cuore”.
Madre Carla Borgheri nacque a Novi Ligure, in provincia di Alessandria, il 17 febbraio 1922 e morì a Vermicino, Roma, il 20 settembre 2006.
La sua vita è stata caratterizzata da una profonda interiorità e da una continua ricerca di Dio, manifestata nel suo impegno a favore dei fratelli e delle sorelle più deboli. Tutto questo è stato reso possibile per il principio dell’Incarnazione, che la spinse a condividere la vita dei poveri e dei sofferenti, immedesimandosi in loro.
Il suo motto, “contemplazione e azione”, racchiude l’essenza del suo cammino spirituale: una docilità totale alla volontà divina, unendosi all’”Eccomi” del Verbo e di Maria di Nazareth.
Apertura della Causa di beatificazione di Fratel Ettore - Mons. Ennio Apeciti
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