La Novena di preparazione alla festa di Sant’Ambrogio Martire, patrono di Ferentino, inizia il 21 aprile e prosegue ogni giorno fino al 30 aprile, vigilia della festa del 1° maggio. Le messe quotidiane della Novena saranno concelebrate da don Giuseppe Principali, parroco della Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, e dagli altri sacerdoti delle varie parrocchie della città.
Il 21 aprile via alla Novena di preparazione (inizio alle 18.30 nel Duomo e appuntamento ogni giorno fino al 30 aprile, vigilia della festa del 1 maggio). Il 30 aprile la messa delle ore 11 sarà presieduta da mons. Giovanni Di Stefano Vicario generale; alle ore 19 vespri solenni con preghiera nel sepolcro di Sant’Ambrogio. Il 1° maggio la messa delle 11.30 sarà presieduta dal Vescovo mons. Ambrogio Spreafico.
Orari delle Sante Messe nella Cattedrale di Ferentino
Dal lunedì al venerdì la Messa si celebra nella chiesa di Santa Maria Gaudenti: ore 17:00 (Gennaio-Marzo; Novembre-Dicembre) ore 18:00 (Aprile-Maggio; Ottobre) ore 18:30 (Giugno-Settembre).
| Giorno o periodo | Luogo | Orario |
|---|---|---|
| Dal lunedì al venerdì, gennaio-marzo e novembre-dicembre | Chiesa di Santa Maria Gaudenti | 17:00 |
| Dal lunedì al venerdì, aprile-maggio e ottobre | Chiesa di Santa Maria Gaudenti | 18:00 |
| Dal lunedì al venerdì, giugno-settembre | Chiesa di Santa Maria Gaudenti | 18:30 |
| Prefestiva, gennaio-marzo e ottobre-dicembre | Chiesa di Sant'Ippolito | 17:00 |
| Prefestiva, aprile-settembre | Chiesa di Sant'Ippolito | 18:00 |
| Prefestiva, gennaio-marzo e ottobre-dicembre | Chiesa di Santa Maria Gaudenti | 18:00 |
| Prefestiva, aprile-settembre | Chiesa di Santa Maria Gaudenti | 19:00 |
| Domenica | Cattedrale | 11:00 |
| Ogni 16 del mese, ora solare | Cattedrale | 17:00 |
| Ogni 16 del mese, ora legale | Cattedrale | 18:00 |
La Novena e la festa di Sant’Ambrogio Martire
Tanta è l’attesa, oggi ancor di più, a Ferentino, di rivedere la venerata statua di Sant’Ambrogio Martire patrono della città. La pandemia purtroppo lo scorso anno ha ridotto di gran lunga i festeggiamenti patronali.
Anche quest’anno, per ovvie ragioni di sicurezza sanitaria, non ci saranno le lunghe processioni del 30 aprile e del 1 maggio, ma per il resto, per quel che concerne il programma religioso esso è già stato diramato dalla basilica Cattedrale di Ferentino. Non è stato reso noto, per ora, come e in quale modo la statua del patrono farà la sua “apparizione” in chiesa.
- 21 aprile: inizio della Novena di preparazione alle 18.30 nel Duomo.
- Dal 21 al 30 aprile: celebrazione quotidiana della Novena con la partecipazione dei sacerdoti delle parrocchie della città.
- 30 aprile: Messa alle ore 11 presieduta da mons. Giovanni Di Stefano Vicario generale; alle ore 19 vespri solenni con preghiera nel sepolcro di Sant’Ambrogio.
- 1° maggio: Messa delle 11.30 presieduta dal Vescovo mons. Ambrogio Spreafico.
La Cattedrale dedicata ai Santi Giovanni e Paolo
La cattedrale romanica è dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, fratelli martiri romani. Sulla spianata dell’Acropoli romana, in posizione regale, si adagia la splendida cattedrale di Ferentino dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, fratelli martiri romani e, dal suddetto largo, è possibile godere dell’immenso panorama dell’ampia Valle del Sacco.
Dove si ergeva una volta un tempio pagano di epoca sillana (I sec. a.C.), fu costruita, nel 1108, la primitiva chiesa della Cattedrale sotto il pontificato di Pasquale II, in sostituzione di una precedente chiesa del sec. IX in stile longobardo. La primitiva chiesa fu fondata sotto il pontificato di Papa Pasquale I (817-824).
Andata questa in rovina, fu riedificata nelle forme attuali tra il 1108 ed il 1113. La chiesa ha una semplice facciata a capanna, con navatelle più basse, su cui si aprono tre porte architravate sormontate da lunette semicircolari e una finestra lunettata ed ornata da una coppia di colonnine.

La facciata e l’architettura esterna
L’esterno si presenta con una semplice facciata a spioventi con tre portali architravati corrispondenti alle tre navate interne sormontati da lunette semicircolari affrescate le cui cornici - a doppia ghiera concentrica - presentano motivi decorativi noti anche nella scultura architettonica del romanico campano; alla base sono presenti mensoline a forma di botte (per il portale centrale), arieti e felini (per i portali laterali).
Nella facciata del Duomo, incise su di una lastra a forma di scudo, si leggono le seguenti parole: + Hic iacet Nobilis Vir Sifridus Uvising De Monte De Boemia (rettificata da Blasius G. Nagy membro della Commissione per la storia della chiesa della Diocesi di Vác-Ungheria).
Completano la struttura della basilica due corpi appoggiati alla navata sinistra: l’uno aggettante, in corrispondenza della prima campata, ospita il fonte battesimale; l’altro, posto in corrispondenza delle ultime quattro campate, ospita gli ambienti della sagrestia da cui, a sua volta, aggetta la struttura di una piccola abside, impostata su mensoloni.
L’interno della basilica
L’interno presenta un impianto di tipo basilicale a tre navate suddivise da arcate a tutto sesto sorrette da colonne e pilastri con capitelli corinzi. Le navate terminano in absidi proporzionalmente differenziate, la maggiore delle quali assume, all’esterno, una semplice decorazione architettonica ad archetti pensili - tipici del romanico lombardo - come tipico del medesimo stile romanico è la copertura interna a capriate lignee, ornate da decorazioni pittoriche.
L’interno è a tre navate absidate, di cui la centrale è quella maggiore, con una copertura a capriate lignee. La pavimentazione a mosaico è opera di alcuni membri di una famiglia artigiana che operò in Roma e dintorni nei primi decenni del XII secolo, “I Cosmati”, che operarono qui sotto la continua presenza di papa Innocenzo III.

Il pavimento cosmatesco
La splendida pavimentazione musiva risale al XIII secolo, opera di Giacomo dei Cosmati, marmorario romano, capostipite di una famiglia artigiana che operò a Roma e dintorni. Mastro Giacomo (1203) è autore di questa pavimentazione.
Il resto della decorazione musiva è opera di un altro marmoraio romano, Paolo dei Cosmati. Nel mezzo della navata centrale il pavimento cosmatesco è rialzato di un gradino, testimonianza di una perduta schola cantorum, delimitata da transenne marmoree.
Oltre alla sontuosa pavimentazione musiva, l’interno della cattedrale è arricchito dall’elegantissimo presbiterio rialzato, dove troneggia l’altare maggiore cosmatesco, racchiuso da un ciborio sostenuto da quattro colonne, al di sopra delle quali spicca un’immaginosa trabeazione.
Il presbiterio e il ciborio
L’altare maggiore - cosmatesco - presenta un ciborio sostenuto da quattro colonne, al di sopra delle quali spicca una trabeazione; l’opera - realizzata tra 1228 e 1240 - è di Drudo de Trivio, marmorario romano.
L’artefice dell’opera che dal Giovannoni è stata giustamente definita “l’esempio migliore e più finemente ornato dei cibori eseguiti nel Lazio”, è Drudo De Trivio (1230), marmorario che lo costruì nel XIII secolo, per ordine di Giovanni arcidiacono di Norwick, di nobile famiglia ferentinate.
Sui lati interni dell’architrave maggiore del ciborio sono incise due epigrafi; sul lato frontale: ARCHIVELLITA FUIT NORWICI HAC URBE IOH(anni)S NOBILI EX GENE(re) indica in Giovanni Arcidiacono di Norwich, appartenente ad una nobile famiglia di Ferentino, il committente dell’opera; la seconda epigrafe recita il testo: MAGISTER DRUDUS DE TRIVIO CIVIS ROMANUS HOC OPUS FECIT documentando il nome dell’abile marmorario artefice del ciborio.
Sotto detto altare, dopo i restauri conclusisi nel 1905, fu costruito un piccolo sacello dove sono custodite le reliquie di Sant’Ambrogio. Nel duomo sono conservate le reliquie del Santo protettore della città: Sant'Ambrogio martire; ivi si espone la sua statua d'argento del 1641, opera di orafi romani, visibile solamente nei giorni della festa del Santo.

La colonna del cero pasquale e l’opera dei Vassalletto
Opera singolare è l’elegante colonna tortile del cero pasquale attribuita al Vassalletto. La colonna tortile del cero pasquale in origine era addossata all’ambone.
Esso consisteva in una tribunetta racchiusa per tre lati dai plutei ora posti nel pavimento davanti alla tomba di S. Ambrogio, abbellita dalle quattro colonnine, che si vedono agli angoli dell’altare maggiore, e sostenuta dai tre leoni e dalla sfinge attualmente ai lati della cattedra vescovile e della porta della sagrestia.
Tutto il complesso è opera del Vassalletto. Purtroppo con l'avvento del Barocco (1691) è stata abbattuta l’iconostasis, la grande balaustra marmorea che recingeva la parte rialzata del pavimento fino a metà chiesa e che racchiudeva la Schola Cantorum e l’ambone.
Il tegurium o ciborio altomedievale
Nella sagrestia del Duomo, si vede il Tegurium o Ciborio dell’antico altare della Confessione, che si fa risalire al secolo IX, molto simile a quello di Sant' Apollinare in Classe a Ravenna, che è stato adattato ad altare.
Nella sagrestia del Duomo, la cui porta di accesso presenta mensole medievali in foggia di teste coronate (una delle quali probabilmente rappresentante il suocero di Federico II, Giovanni di Brienne), si vede il tegurium o ciborio dell’antico altare della confessione, che si fa risalire al sec. IX (periodo altomedievale), con motivi a treccia di ispirazione longobarda, simile a quello di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna e frutto di maestranze legate alla tradizione scultorea paleocristiana di area romana.
Ciborio: edicola a pianta quadrata, poligonale o circolare costituita da una copertura a volta o a calotta sostenuta da colonne, impiegata a protezione di un altare.
Secondo uno schema decorativo comune ai cibori, nelle quattro lastre l’ornato è diviso in tre settori: coronamento dell’arco contenuto tra due listelli piatti, cornice terminale e zona intermedia ridotta a due triangoli, conclusi sui lati da una treccia.
La cornice superiore è identica in tutte le lastre e presenta onde ricorrenti con andamento opposto al centro, che sovrastano un motivo di piccoli archi acuti, nel quale si può riconoscere facilmente una particolare interpretazione del kyma ionico classico reso a rilievo negativo.
La lastra di maggiore interesse è quella frontale, ove la ghiera dell’arco è decorata da una treccia di quattro nastri viminei a tre elementi, raccolti da sinistra in gruppi di tre maglie, successivamente ridotti a due.
Immediatamente al di sopra, negli angoli di risulta si dispongono due pavoni affrontati dal cui becco pende una fogliolina d’edera, mentre gli spazi angolari sono occupati da fiori di giglio.
I motivi ornamentali sono molto comuni nel repertorio altomedievale ed in particolare i pavoni, arricchiti di una nuova simbologia dall’arte paleocristiana e alludenti all’immortalità, ricorrono con una certa frequenza anche in contesti decorativi diversi.
In questo caso, gli animali mostrano un solido impianto ed una ricerca naturalistica soprattutto nella resa del piumaggio; la decorazione è ordinata, organica, in un contesto compositivo chiaro; le sculture, pur mostrando il caratteristico appiattimento di questo periodo, non sono prive di un certo risalto plastico.

La cattedra vescovile e la memoria dei pontefici
Opera illustre è la Cattedra Vescovile, icona del Magistero dei Vescovi Ferentinati, onorata dalla presenza di tanti pontefici romani, tra i quali ricordiamo appunto Pasquale II, che ha consacrato la chiesa, Innocenzo III, Onorio III, Gregorio XVI, Pio IX e Paolo VI (1 settembre 1966).
Una scritta ricorda ancora oggi il nome dell’artista Paolo. Ai lati della porta della sagrestia due testine raffiguranti l’imperatore Federico II, a sinistra, con la civetta sotto il mento, simbolo della scienza, e Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, a destra, ricordano il loro incontro in questa cattedrale nel 1223, alla presenza del papa Onorio III per preparare il piano di una futura Crociata nei Luoghi Santi.
Le opere e le immagini della devozione
Un tabernacolo a muro per la conservazione dell'Eucarestia, opera rinascimentale molto fine di scuola fiorentina (1500), è stato collocato presso l'attuale altare del Santissimo. Sull'altare della navata di destra è esposta l'icona della Madonna del Parto (sec. XVIII), molto venerata nella città di Ferentino.
Lungo la navata centrale, nello spazio sottostante le finestre si osservano 14 medaglioni (7 per parte) con l’effigie dei 14 Santi più venerati nei paesi della Diocesi.
I medaglioni sul lato destro
- San Rocco, venerato in tutti i paesi della diocesi;
- San Wulstano vescovo, canonizzato nel duomo di Ferentino da Innocenzo III;
- San Eutichio, presunto vescovo di Ferentino;
- Santa Lucia (culto locale);
- San Cataldo patrono di Supino;
- San Lorenzo, patrono di Amaseno;
- San Michele Arcangelo, patrono di Pisterzo.
I medaglioni sul lato sinistro
- Sant’Antonio di Padova, patrono secondario di Ferentino;
- San Pietro Celestino, patrono secondario di Ferentino;
- San Sebastiano, venerato in tutti i paesi della diocesi;
- Sant’Agata, venerata a Prossedi;
- San Biagio, venerato a Giuliano di Roma;
- Santo Stefano, venerato a Villa S. Stefano;
- San Giovanni Battista, venerato a Ceccano.
La decorazione dell’abside
La decorazione pittorica della zona absidale risale al XX secolo, opera di Eugenio Cisterna, che, in occasione dei restauri promossi per liberare la cattedrale dai rifacimenti barocchi, fu incaricato di sostituire i dipinti seicenteschi con un nuovo repertorio di immagini sacre, più simili nello stile ai gusti del neomedievalismo purista di fine Ottocento.
Nella parete absidale sono raffigurati i martiri titolari della basilica, il martire Ambrogio e San Redento, antico vescovo di Ferentino; al centro del catino absidale Cristo nella mandorla dell’iride, simbolo di eternità e gloria con ai lati cherubini e serafini e in alto, oltre l’arco trionfale, l’Annunciazione.
Le celebrazioni e l’accesso durante la festa
A causa delle misure antiCovid nel Duomo potranno assistere alla messa 150 fedeli. Però oltre ai posti distanziati in Cattedrale, ce ne saranno altri dotati di maxischermi a disposizione dei cittadini: nel carcere di Sant’Ambrogio (180).
Nei giorni clou, 30 aprile, 1 e 2 maggio ad essi si aggiungeranno altri 200 posti nella tenda allestita nel campo del seminario. Il servizio d’ordine regolerà l’affluenza nella Cattedrale e negli altri luoghi di culto secondo le norme.
Nei giorni 30, 1 e 2 la Cattedrale spalancherà le porte alle 7 del mattino e chiuderà alle 21,30. Cresce l’attesa a Ferentino.
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