La Cattedrale di Santa Maria a Nagasaki, conosciuta anche come Cattedrale di Urakami o Cattedrale dell’Immacolata Concezione, è la chiesa cattolica più strettamente legata alla storia dei cristiani giapponesi, alla persecuzione religiosa e alla distruzione atomica del 9 agosto 1945. La costruzione originale, completata nel 1925, era allora il più grande luogo di culto cattolico dell’Asia orientale.
La cattedrale fu completamente distrutta dall’esplosione nucleare, ma venne ricostruita nel 1959. Oggi l’edificio e la cappella che custodisce il volto sfregiato della Madonna di Nagasaki costituiscono un luogo di preghiera, memoria e impegno per la pace, il disarmo e il rifiuto delle guerre.
Nagasaki e la storia del cristianesimo in Giappone
Nagasaki è una città di chiese e campanili e questo è un tema che è profondamente intrecciato con la storia lontana e recente della città. Questa regione, nella parte sud occidentale dell’arcipelago giapponese, è quella in cui più precocemente e più ampiamente operarono i missionari cristiani.
I cristiani, dopo essere stati tollerati, furono perseguitati duramente nel XVI e XVII secolo. Sinché nel 1854, col riaprirsi al commercio col mondo esterno, il Giappone accettò anche l’arrivo di nuovi missionari che poterono manifestare la loro presenza costruendo la chiesa di Oura.
Nel 1865 un gruppo di coloro che avevano conservato nascosta la loro fede nel villaggio di Urakami la visitarono e rivelarono la loro presenza ai missionari. Avvenne così la scoperta dei cristiani nascosti.
Il governo di allora tentò ancora di reprimerli, ma le proteste del mondo occidentale prevalsero e nel 1873 il divieto di praticare il cristianesimo fu definitivamente tolto. Proprio intorno alla costruzione della cattedrale, grazie alla libertà religiosa confermata dalla Costituzione Meiji (1887), si erano rifugiate famiglie cristiane molte delle quali discendenti dai cristiani perseguitati e clandestini.
La storia del cattolicesimo nel Sol Levante ha proprio Nagasaki come principale riferimento. Certamente la prefettura di Nagasaki è quella con la più alta percentuale di cattolici (5,64%), seppur il numero è particolarmente esiguo in relazione a quello dei suoi abitanti.
In Giappone con l’ultimo censimento del 2021 si contano circa 430mila cattolici pari allo 0.34% della popolazione nazionale. Intanto proprio in queste terre del sud dell’arcipelago giapponese furono accolti i primi missionari giunti dall’Occidente e molti di loro perseguitati morirono martiri.
La costruzione della Cattedrale di Urakami
La Cattedrale di Urakami, conosciuta anche come Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria, sorse nel quartiere di Urakami, uno dei principali centri della comunità cattolica di Nagasaki.
Nell’anno 1914, la Cattedrale di Urakami (conosciuto anche come Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria) a Nagasaki viene costruita e consacrata ufficialmente dalle Missions Etrangères de Paris.
Si tratta della più grande chiesa cattolica in Asia, e viene edificata da volontari della parrocchia di Nagasaki guidati da un missionario francese, Padre Pierre Fraineau. Padre Pierre Fraineau, l’architetto della chiesa non vive abbastanza a lungo da vedere il risultato finale degli sforzi della sua parrocchia: muore nel 1911.
La posa della prima pietra della cattedrale risale al 1895 e la consacrazione ebbe luogo nel 1925. Siamo oggi esattamente a 440 anni dal primo incontro di giovani cristiani giapponesi con la Curia Romana (1585), a 135 anni dall’istituzione canonica della Diocesi di Nagasaki (1890-91), a 130 anni dalla posa della prima pietra della cattedrale di Santa Maria (1895) e a 100 anni dalla sua consacrazione (1925), a quei giorni la più grande cattedrale cattolica dell’Asia Orientale.
Nel 1926 vengono aggiunte alla facciata le due torri campanarie che danno alla chiesa il suo aspetto definitivo. La cattedrale raggiunse così la sua forma monumentale, con una facciata dominata dalle torri e da elementi decorativi di ispirazione cristiana europea.
Non è quindi un caso che la cattedrale di Nagasaki nel 1925 fu consacrata a Santa Maria e qui posta una bellissima scultura lignea rappresentante la Vergine. La devozione a Maria, introdotta dai missionari, era continuata nonostante le persecuzioni e lo dimostrano le tante e diversificate rappresentazioni di Maria con bambino.
Architettura e caratteristiche dell’edificio originale
Costruita sulla cima di una collina, la Cattedrale di Urakami presenta uno stile architettonico tipicamente europeo, con i caratteristici mattoni rossi che donano un tocco rustico e tradizionale all’edificio.
La nuova costruzione ripete l’originale stile neo gotico francese. L’uso dei mattoni rossi, le alte torri campanarie, le aperture verticali e l’impianto monumentale rendevano la cattedrale immediatamente riconoscibile nel paesaggio di Urakami.
Nella chiesa, 3 anni dopo, viene collocato un altare in legno su cui è posta una Madonna lignea ispirata ad un quadro di Murillo: l’Immacolata Concezione. Il dipinto si trova ora al Museo National del Prado a Madrid, Spagna.
L’edificio divenne il centro religioso di una comunità numerosa, formata anche dai discendenti dei cristiani nascosti che avevano mantenuto la fede durante i periodi di persecuzione e di isolamento del Giappone.
La distruzione atomica del 9 agosto 1945
Il 9 agosto 1945, alle ore 11:02, sopra Urakami esplose la seconda bomba atomica sganciata sul Giappone alla fine della II Guerra Mondiale. La bomba atomica esplose ad un’altezza di 500 metri sopra la valle di Urakami, trasformando immediatamente l’intera regione in un inferno.
La Cattedrale di Urakami si trovava a soli 500 metri dal punto di esplosione. Le vetrate si sciolsero, i muri caddero, l’altare si bruciò, le campane si liquefecero e l’edificio venne completamente devastato.
Nella chiesa, i parrocchiani stavano confessandosi in preparazione della Festa dell’Assunta; al momento dell’esplosione c’erano 24 fedeli e 2 sacerdoti, e rimasero tutti uccisi all’istante. Le rovine della chiesa continuarono a bruciare fino a sera.
Dei 12.000 parrocchiani di Urakami, 8.500 non sopravvissero a quel giorno. Tra le persone uccise dall’esplosione si contarono anche 8.500 cattolici molti dei quali si trovavano proprio all’interno della Cattedrale.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Data dell’esplosione | 9 agosto 1945 |
| Ora dell’esplosione | 11:02 |
| Area colpita | Valle di Urakami |
| Distanza dal punto di detonazione | 500 metri |
| Parrocchiani di Urakami | 12.000 |
| Parrocchiani che non sopravvissero | 8.500 |
| Ricostruzione della cattedrale | 1959 |
La bomba distrusse completamente la Cattedrale di Urakami che sarà poi ricostruita nel 1959. Ciò che resta della chiesa originale, completata nel 1925 quand’era il più grande luogo di culto cattolico dell’Asia orientale, attualmente è conservato nel parco della pace.

Le tracce sopravvissute alla distruzione
Non tutto ciò che apparteneva alla cattedrale andò distrutto. Un crocifisso in pietra e due statue sopra l’ingresso principale della chiesa oggi ornano la Chiesa di Urakami ricostruita. Altre due statue più grandi si sono salvate con pochi danni.
Una delle poche cose che sopravvissero fu la campana della cattedrale. I sopravvissuti scavarono la campana fuori dalle macerie alla vigilia di Natale dello stesso anno e la fecero suonare.
La presenza di questi frammenti consente di mantenere un rapporto concreto con la cattedrale originale e con la comunità scomparsa nel bombardamento. I pochi ruderi rimasti sono conservati nel parco della pace, nell’area corrispondente al punto in cui esplose in altura la bomba atomica.
Se camminiamo lungo le strade di Nagasaki il tema della bomba atomica trova riferimenti costanti nel luogo dello sgancio, proprio a pochi metri dalla prima Cattedrale di Santa Maria dove si trovano i pochi ruderi rimasti, ma ancora il museo della bomba, i segni indelebili nel cuore delle persone più anziane e dei sopravvissuti.
La Madonna di Nagasaki: origine della statua
Nella cattedrale era custodita una statua di Maria in legno, ispirata al dipinto dedicato all’Immacolata Concezione dal pittore spagnolo Murillo (1618-1682). La scultura andò perduta nell’esplosione, ma la testa della Vergine venne ritrovata tra le macerie.
Di questa scultura oggi se ne conserva un frammento molto significativo: il volto con i segni evidenti della bomba e della sofferenza. La testa presenta gli occhi bruciati, una guancia annerita e una screpolatura che attraversa il volto come una lacrima.
Fa quasi paura il modo in cui l’icona religiosa appare dopo lo scoppio: gli occhi della Madonna sono bruciati, la guancia destra è annerita e una screpolatura corre lungo il suo volto come fosse una lacrima.
La statua è oggi conosciuta come Madonna di Nagasaki o Hibaku no Maria, cioè Maria sopravvissuta alla bomba atomica. Il suo volto ferito è diventato il segno più riconoscibile della memoria religiosa di Urakami.

Il ritrovamento del volto della Vergine
Nel mese di ottobre 1945, Kaemon Noguchi, un soldato giapponese congedato nonché prete cattolico, entra tra le rovine della Cattedrale di Urakami per pregare. Spera di trovare un ricordo tangibile della chiesa della sua giovinezza da portare nel suo Monastero Trappista di Hokkaido.
Dopo più di un’ora di ricerca tra le macerie, Noguchi si siede e si rimette a pregare. E, improvvisamente, nota le fattezze senza occhi della Madonna, che lo fissavano cieche in mezzo alla polvere.
Turbato, Noguchi porta l’immagine bruciacchiata nel suo convento, dove la tiene per 30 anni. Alla fine della guerra, un monaco trappista, padre Kaemon Noguchi ne ritrovò la testa riportandola a Nagasaki solo anni dopo, per il 30° anniversario della bomba.
Nel mese di agosto 1975, Kaemon Noguchi ritorna a Nagasaki per restituire l’immagine della Madonna. La consegna al professor Yakichi Kataoka, che la custodisce nel Junshin Women’s College per 15 anni.
Nell’anno 1990, Takeshi Kawazoe, parroco della Chiesa di Urakami, scrive un articolo in cui racconta il ritrovamento fortuito della testa della statua della Vergine Maria da parte di un soldato giapponese. Esprime inoltre il desiderio di scoprire il nome di questo soldato.
Padre Noguchi scrive una lettera alla chiesa raccontando che cosa era successo. Il professor Kataoka restituisce l’immagine alla chiesa, che la espone nel museo della bomba atomica.
Il ritorno della Madonna nella cattedrale
Nel mese di agosto 1998, Yasuhiko Sata legge la storia della Madonna e visita Nagasaki per vedere la statua, che trova inaspettatamente esposta tra altri cimeli nel museo della bomba atomica.
Cerca allora di convincere i responsabili della Chiesa di Urakami che la Madonna non è un semplice ricordo dell’olocausto nucleare, bensì un oggetto sacro che deve essere riportato sull’altare.
Il giorno di Pasqua, il 23 aprile 2000, gli sforzi di Sata danno finalmente il loro frutto: Padre Mimura, della Chiesa di Urakami, gli assicura che la Madonna sarà posta nella Cattedrale in maggio, il mese a Lei dedicato.
Da allora la statua è esposta all’interno della nuova costruzione che ripete l’originale stile neo gotico francese. I resti della statua sono attualmente custoditi all’interno della chiesa ricostruita sullo stesso punto nel dopoguerra.
In particolare nell’attuale Cattedrale ricostruita nel 1959, il 9 agosto del 2005 monsignor Joseph Mitsuaki Takami, a quei giorni arcivescovo di Nagasaki, ha consacrato una cappella proprio per la devozione al volto di Maria e quindi qui custodita e esposta come immagine mariana.
La cappella da quel giorno è luogo di preghiera per la pace universale. I cattolici che giungono a Nagasaki hanno come meta la cattedrale di Urakami e qui si riuniscono nella cappella che custodisce il volto di Maria per pregare contro i crimini prodotti dalle guerre.
Il significato della Madonna di Nagasaki
Oggi la Madonna di Nagasaki è molto più di una memoria storica: non c’è dubbio che per la città di Nagasaki ma per tutti i cristiani, e anche non cristiani del Giappone, rappresenta un importante memoriale alla tragedia del 1945 che aveva colpito prima Hiroshima e poi Nagasaki.
La sua effige è simbolo della pace, del disarmo, è espressione della fede e della speranza difronte alle grandi devastazioni prodotte dall’umanità. Oggi più che mai la Madonna di Nagasaki è il simbolo della perseveranza e della resilienza ma è per tante donne il simbolo del dolore della madre che ha perso i propri figli davanti alla distruzione causata dalle guerre.
Il volto ferito della statua viene interpretato come una rappresentazione della sofferenza della città e delle vittime. Shigemi Fukahori, allora giovane sacerdote, sostiene che “la prima volta che ho visto la statua danneggiata, ho pensato che la Vergine Maria stesse piangendo. Ho pensato che fosse come se la vergine Maria ci stesse dicendo della miseria della guerra sacrificando se stessa. Questo è un significativo simbolo di pace che dovrebbe essere preservato per sempre”.
È interessante entrare in Cattedrale nelle prime ore della mattina e ascoltare il canto delle preghiere dei fedeli che si rivolgono a Maria per allontanare le malvagità presenti nel mondo.
La cappella e le celebrazioni del 9 agosto
La memoria della distruzione della cattedrale viene rinnovata ogni anno durante le celebrazioni del 9 agosto. Questo evento è sempre rinnovato nei riti che si celebrano in Cattedrale ad Urakami il 9 agosto.
È una ferita sempre aperta che ogni anno si rinnova attraverso le celebrazioni che il governo ricorda con eventi commemorativi nelle due città distrutte nel 1945. In particolare i cattolici, nell’ambito delle singole diocesi rinnovano la memoria degli eventi calamitosi nell’ambito di celebrazioni eucaristiche dove però partecipano spesso anche cittadini non necessariamente cattolici.
Tutto questo sta anche a significare il valore che questo ricordo genera nei cuori delle singole comunità. La cattedrale non è quindi soltanto un edificio di culto, ma anche uno spazio nel quale la memoria religiosa e quella civile della catastrofe si incontrano.
La ricostruzione del 1959
Quella che possiamo ammirare oggi è in realtà una ricostruzione della chiesa originale, che fu completamente distrutta dalla bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945. L’edificio attuale venne ricostruito nel 1959.
La nuova cattedrale conserva il carattere neo-gotico francese dell’edificio precedente e mantiene il legame con il luogo storico di Urakami. La ricostruzione ha permesso alla comunità cattolica di riprendere la vita liturgica e di trasformare il luogo della distruzione in un centro di preghiera e memoria.
La Cattedrale di Urakami è conosciuta anche come Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria. Questo edificio è considerato un po’ il simbolo della rinascita del cristianesimo in un paese dove esso fu a lungo oggetto di persecuzione.
L’esterno della cattedrale di Urakami ricostruita nel 1959 si trova in un luogo alternativo per conservare la memoria del luogo dell’antica cattedrale.
La campana e la rinascita della comunità
Left in ruins after the devastating atomic bomb that fell on Nagasaki, Urakami Cathedral is now a cornerstone of peace and hope. While the nuclear blast demolished most of the original building, some structures withstood the blast.
These include headless statues of saints, the bell tower and a wooden figure of the Virgin Mary that miraculously survived. After the atomic blast, one of the few things that survived was the cathedral's bell.
Blast survivors dug the bell out of the rubble on Christmas Eve that same year and rang it. Those survivors and many others later joined together to rebuild the cathedral as it stands today.
La campana, le statue mutilate e il volto della Vergine costituiscono una sorta di insieme memoriale. Ognuno di questi elementi ricorda la distruzione, ma anche la volontà dei sopravvissuti di ricostruire la chiesa e la vita comunitaria.
Altre opere sopravvissute e simboli internazionali
Ed ancora sempre in Cattedrale dopo il bombardamento fu ritrovata anche una statua dedicata a Sant’Agnese, anche questa esposta a New York presso le Nazioni Unite, ed ancora i resti di un volto di un angelo che apparteneva ad un gruppo scultore esposto sulla facciata della Cattedrale, attualmente custodito presso la sede UNESCO di Parigi quale simbolo della pace.
Sempre nella cattedrale di Urakami, c’era una statua di Sant’Agnese, che ora è nei corridoi delle Nazioni Unite a New York, come monito contro ogni distruzione nucleare.
La presenza di questi reperti fuori dal Giappone ha trasformato alcuni frammenti della cattedrale in simboli internazionali della pace. Il loro significato non è limitato alla storia della comunità cattolica di Nagasaki, ma riguarda la memoria delle vittime delle armi nucleari e il rifiuto di ogni forma di distruzione dell’umanità.
La Madonna di Nagasaki in pellegrinaggio per la pace
L’immagine della Madonna di Nagasaki, nel corso degli anni, è diventata un importante simbolo di pace ed è stata portata in pellegrinaggio nel mondo.
In particolare tra i mesi di aprile e di maggio del 2010, per invocare lo smantellamento delle armi nucleari, la scultura lignea ha fatto prima tappa a Guernica, in Spagna, poi a seguire presso la Città del Vaticano, dove è stata benedetta dal pontefice Benedetto XVI, e infine presso la cattedrale di San Patrizio a New York.
Il volto sfregiato di Maria presso la Cattedrale di Nagasaki simboleggia una forte spiritualità che ci aiuta ad intraprendere un importante cammino di speranza, contribuendo così a mantenere viva la memoria delle vittime, ma allo stesso tempo a respingere l’odio e l’uso delle armi per la distruzione dell’umanità.
Quindi il volto della Madonna di Nagasaki, oggi più che mai, è simbolo di resilienza, di coraggio, di speranza, di solidarietà e di incoraggiamento al dialogo per la pace e per il disarmo.
Il monastero di San Massimiliano Kolbe
La bomba atomica non distrusse tutti i luoghi cristiani di Nagasaki. Intanto proprio la Vergine Maria durante la bomba del 9 agosto del 1945 aveva protetto anche dei luoghi emblematici della città di Nagasaki come il convento francescano, fondato da San Massimiliano Kolbe poco prima della guerra e rimasto illeso dopo l’esplosione.
Il convento francescano che San Massimiliano Kolbe, morto ad Auschwitz nel 1941, aveva stabilito a Nagasaki prima della guerra non ebbe danni dalla bomba. San Massimiliano, ben conosciuto per la sua devozione alla Vergine Maria, aveva deciso di costruire il convento proprio lì, alle falde del monte Hikosan, contro il consiglio di scegliere invece un’altra posizione e lo aveva chiamato Mugenzai no Sono, “Giardino dell’Immacolata”.
Quando la bomba fu lanciata, il convento fu protetto dalla forza della bomba proprio grazie all’interposizione del monte Hikosan. La sopravvivenza del convento è ricordata insieme alle altre testimonianze di speranza legate alla distruzione di Nagasaki.
La memoria dei martiri cristiani
Nagasaki è ricordata non solo per la bomba atomica. I cattolici giapponesi ogni anno il 5 febbraio ricordano il grande martirio del 1597 in cui morirono tanti civili e missionari perseguitati, tra cui San Paolo Miki.
Il Museo dei 26 Martiri a Nagasaki custodisce la memoria di questi sanguinosi eventi che hanno fortemente segnato la storia del cristianesimo in Giappone. A Nagasaki il 5 febbraio 1597 avevano dato la vita per Cristo trentasei martiri, sei missionari francescani, tre gesuiti giapponesi e ventisette laici, canonizzati da Pio IX nel 1862.
Quando riprende la persecuzione nel 1637 vengono uccisi addirittura trentacinquemila cristiani. Poi la giovane comunità vive, per così dire, nelle catacombe, separata dal resto della cattolicità e senza sacerdoti; ma non si estingue.
Nel 1865 il padre Petitjean scopre questa “Chiesa clandestina”, che si fa da lui riconoscere dopo essersi accertata che egli è celibe, che è devoto di Maria e obbedisce al papa di Roma; e così la vita sacramentale può riprendere regolarmente.
Nel 1889 è proclamata in Giappone la piena libertà religiosa, e tutto rifiorisce. Il 15 giugno 1891 viene eretta canonicamente la diocesi di Nagasaki, che nel 1927 accoglie come pastore monsignor Hayasaka, che è il primo vescovo giapponese ed è consacrato personalmente da Pio XI.
Il cristianesimo nascosto e l’eredità culturale
Nonostante le atrocità delle persecuzioni, i cristiani hanno avuto la forza di continuare il loro cammino affrontando con coraggio e forte determinazione le difficoltà loro inferte ma senza mai perdere la fede e la speranza.
Tuttavia nonostante la liberalizzazione religiosa avvenuta solo a partire dal 1887 non sono decadute le persecuzioni tanto che fino ai primi decenni del XX secolo ancora tanti cristiani hanno perso la vita per la fede.
Infine, non c’è dubbio, che quella del cristianesimo nascosto è una straordinaria eredità culturale che ha continuato sempre ad essere perseguitata, seppure in modi meno invasivi, ma che ha visto un grande riscatto con il riconoscimento internazionale quale patrimonio dell’umanità ricevuto nel 2018 dall’UNESCO.
Da quel giorno continuano tanti studi e ricerche per riscattare la memoria di quanti per la fede si sono convertiti. La Cattedrale di Urakami è una delle espressioni più importanti di questa continuità storica: la sua esistenza collega la fede clandestina, la libertà religiosa, la costruzione della grande chiesa, la distruzione atomica e la ricostruzione della comunità.
La comunità cattolica dopo la guerra
Seppur oggi le testimonianze di conversione sono differenti, esse non mancano e la Chiesa cattolica di Nagasaki è particolarmente attiva e viva.
In particolare i cattolici, nell’ambito delle singole diocesi rinnovano la memoria degli eventi calamitosi nell’ambito di celebrazioni eucaristiche dove però partecipano spesso anche cittadini non necessariamente cattolici.
La partecipazione di persone non cattoliche alle celebrazioni mostra come la memoria della cattedrale e della bomba abbia assunto un significato più ampio di quello strettamente confessionale. Urakami è oggi un luogo nel quale la preghiera cristiana si unisce alla memoria civile della città e all’impegno per la pace.
La cattedrale e la memoria della guerra
I segni inferti dalla bomba atomica sia di Hiroshima che di Nagasaki, esplose esattamente 80 anni fa, nell’agosto del 1945, sono testimonianze indelebili all’interno di una società fortemente attraversata anche dai disastri naturali e con i quali la popolazione fa i conti quotidianamente.
Ma non c’è dubbio che siamo davanti ad un popolo fortemente resiliente e determinato. La cattedrale ricostruita e i reperti sopravvissuti testimoniano proprio questo passaggio dalla distruzione alla ricostruzione, senza cancellare la sofferenza.
La cattedrale costituisce inoltre un punto di riferimento per comprendere la dimensione religiosa della tragedia. Molte vittime appartenevano alla comunità cattolica di Urakami e numerose morirono mentre si trovavano nell’edificio per la confessione e la preghiera.
Per questo motivo il luogo non è soltanto un monumento architettonico: è anche uno spazio nel quale la storia della comunità, la memoria dei defunti e la denuncia della guerra vengono conservate insieme.
La Madonna di Nagasaki come simbolo di pace
In questo momento drammatico per l’umanità il monito di quel volto può aiutare a mantenere viva la memoria delle vittime e a respingere l’odio e l’uso delle armi per la distruzione dell’umanità.
La Madonna di Nagasaki sia protettrice del mondo intero e aiuti l’umanità tutta a ritrovare il giusto cammino verso una pace “disarmata e disarmante”, quindi una pace umile, perseverante, che proviene da Dio e che invita a deporre ogni forma di ostilità per un sano sviluppo del mondo.
Il suo volto non rappresenta una distruzione astratta, ma porta i segni concreti del fuoco, della violenza e della perdita. Proprio per questo la sua immagine continua a parlare a credenti e non credenti, collegando la memoria di Nagasaki alla responsabilità contemporanea di impedire nuove catastrofi nucleari.
1945 Urakami Catholic Nagasaki bombing and Freemasonic ordered destruction of Catholic Civilization
Informazioni per la visita
La Cattedrale è accessibile con il tram e il taxi. La Cattedrale di Urakami si trova a soli 10 minuti a piedi dal Parco della Pace di Nagasaki e dalla fermata del tram Maruyamamachi.
Il viaggio dalla stazione di Nagasaki a Maruyamamachi dura 10 minuti in tram. La visita consente di osservare l’architettura esterna, i reperti collegati alla cattedrale originale e la cappella che custodisce il volto della Madonna di Nagasaki.
È consigliabile mantenere un comportamento rispettoso, poiché l’edificio è una chiesa attiva, un luogo di preghiera e un memoriale della distruzione atomica. La cappella dedicata alla Madonna è soprattutto uno spazio di raccoglimento e di preghiera per la pace.
- Nome: Cattedrale di Urakami, Cattedrale dell’Immacolata Concezione o Cattedrale di Santa Maria.
- Ricostruzione: 1959.
- Luogo: Nagasaki, quartiere di Urakami.
- Memoriale principale: volto della Madonna di Nagasaki.
- Luogo della memoria originale: Parco della Pace, con i resti della cattedrale distrutta.
- Distanza dal punto dell’esplosione: circa 500 metri.
La Cattedrale di Urakami è quindi allo stesso tempo una chiesa cattolica, un’opera architettonica, un luogo della storia dei cristiani nascosti e un memoriale della bomba atomica. La sua ricostruzione ha restituito alla comunità uno spazio di culto, mentre il volto della Madonna sopravvissuto alle macerie continua a custodire la memoria della tragedia e a richiamare l’impegno per la pace.
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