La Bibbia CEI e la Nuova Riveduta sono due traduzioni italiane ampiamente utilizzate, ma appartengono a tradizioni ecclesiali diverse e presentano differenze nella scelta del testo di base, nelle consuetudini traduttive, nel linguaggio e nella presentazione del testo biblico. La CEI è la versione approvata dalla Chiesa cattolica italiana, mentre la Nuova Riveduta si colloca nella tradizione evangelica italiana che risale alla Diodati e alla Riveduta.
Entrambe cercano di tradurre le Scritture in modo fedele e comprensibile, ma la Nuova Riveduta mantiene generalmente un’impostazione più vicina all’equivalenza formale, mentre la CEI 2008 combina attenzione ai testi originali, aggiornamento linguistico e scelte redazionali proprie della tradizione cattolica. Per la lettura quotidiana si possono usare entrambe; per lo studio è utile confrontarle con altre versioni, perché nessuna traduzione può rendere perfettamente ogni parola dell’ebraico, dell’aramaico e del greco.
Che cosa significa tradurre la Bibbia
Tradurre la Bibbia significa rideterminare il significato delle parole di una lingua con parole di un’altra. La traduzione delle Scritture fa parte del lavoro di interpretazione e comunicazione delle parole delle lingue originali contenute nei manoscritti biblici (ebraico, aramaico e greco) in un’altra lingua, come l’italiano.
Le traduzioni della Bibbia non sono nuove. Nel III secolo a.C., gli ebrei produssero la cosiddetta Septuaginta, una traduzione greca dell’Antico Testamento ebraico per gli ebrei di lingua greca che vivevano ad Alessandria, in Egitto, molti dei quali non erano in grado di leggere e comprendere la lingua dell’Antico Testamento.
Oggi la Bibbia, tra testi completi e singole porzioni, è stata tradotta in oltre 3400 lingue. Ogni traduzione deve bilanciarsi tra due obiettivi: rimanere fedeli alla formulazione della lingua originale e cercare di essere comprensibile nella lingua dei lettori.
La Bibbia non è un testo come gli altri, quindi questi due obiettivi vanno perseguiti con molta cura. A seconda del bilanciamento che ogni versione raggiunge rispetto a questi due obiettivi, si classificano le diverse traduzioni della Bibbia.
Equivalenza formale ed equivalenza dinamica
Le traduzioni che privilegiano la fedeltà alla struttura delle scritture originali si definiscono a equivalenza formale, quelle che privilegiano la leggibilità nel linguaggio e nel contesto moderno si definiscono a equivalenza dinamica.
Una traduzione parola per parola, detta anche letterale o equivalente formale, cerca di rendere (approssimativamente) una parola o una frase per ogni parola o frase della lingua originale. In genere cerca di mantenere le parole nello stesso ordine.
Si sforza di tradurre in un testo che corrisponda o sia identico alle parole della lingua originale. Le versioni della Bibbia a equivalenza formale danno priorità, nei limiti imposti dalla lingua italiana, alla maggior aderenza possibile alla struttura delle lingue originali.
Una traduzione significato per significato, a volte chiamata anche pensiero per pensiero, equivalente pratica o equivalente dinamica, può rendere le Scritture più comprensibili. Invece di concentrarsi sulla trasposizione delle singole parole in inglese, cerca il modo migliore di riprodurre il pensiero o la frase in inglese.
Dà enfasi al trasmettere il pensiero originale nella lingua del lettore. Per farlo, l’ordine delle parole nella lingua originale può essere modificato in modo che abbia più senso per un lettore moderno. Dà più importanza al significato che all’esattezza delle parole.
Una traduzione “pensiero per pensiero”, a equivalenza dinamica, è necessariamente più incline a riflettere le interpretazioni del traduttore e ad adattarsi alle esigenze della cultura contemporanea. Gli studiosi che hanno tradotto le Scritture con il metodo del “significato per significato” volevano tradurre ciò che dice la Parola di Dio in maniera fedele al significato originale ma più facilmente comprensibile rispetto ad alcune traduzioni letterali.
Tecnicamente, una parafrasi non è una traduzione vera e propria, ma ripete qualcosa con parole proprie. Per quanto riguarda le Scritture, una versione parafrasata prende il significato di un passo e lo esprime con le parole dello scrittore.
In pratica è l’interpretazione che la persona dà a ciò che dice la Parola di Dio. L’idea generale delle bibbie parafrasate è di riportare le Scritture in un linguaggio di tutti i giorni comprensibile a tutti.
Anche se esistono tre tipi particolari di traduzione di un testo dalla lingua originale, tra esse non ci sono linee ben definite, ma più sfumature. Per esempio, alcune traduzioni letterali si mantengono vicine all’ordine delle parole nel testo originale più di quanto facciano altre, rendendo la versione un po’ rigida, così che non scorre molto bene.
La Nuova Riveduta: origine e tradizione
La Nuova Riveduta, 1994, revisione 1997 a cura della Società Biblica di Ginevra. In continuità con la Riveduta di Giovanni Luzzi del 1924. Presenta un linguaggio molto più moderno e, in molti punti, di più facile comprensione. Un'ulteriore revisione è stata pubblicata nel 2006.
La Nuova Riveduta è il frutto di un intenso lavoro di ricerca, di confronto sui testi ebraici e greci e di aggiornamento linguistico sulla base della Riveduta del 1924. Quest'ultima era stata realizzata da un comitato di esperti coordinati da Giovanni Luzzi ed era essa stessa il risultato di progressive revisioni che ebbero il loro impianto di origine nella Bibbia di Giovanni Diodati.
La Nuova Riveduta, dunque, si colloca nella linea della tradizione del testo tradotto da Giovanni Diodati nel 1607 a Ginevra; allo stesso tempo se ne distingue sia per l'aggiornamento linguistico, sia per la revisione operata sulla base di quei manoscritti greci ed ebraici che non erano disponibili all'epoca del Diodati stesso.
La Riveduta, titolo completo La sacra Bibbia, ossia l'Antico e il Nuovo Testamento. Versione riveduta, del valdese Giovanni Luzzi, 1924, revisionata sui testi originali ebraico e greco. È pubblicata dalla Società Biblica Britannica e Forestiera.
La Bibbia R2, le cui radici sono nella Diodati e nella Riveduta, appartiene alla famiglia delle Bibbie a equivalenza formale. La R2, nel solco di tutte le versioni che hanno segnato la storia evangelica italiana (la Diodati, la Riveduta, la Nuova Riveduta) cerca di rimanere “il più letterale possibile”, sforzandosi di avere allo stesso tempo chiarezza espressiva e mantenere caratteristiche letterarie uniche.
La Nuova Riveduta sui testi originali (1994), a cura della Società Biblica di Ginevra. La Società Biblica di Ginevra è lieta di presentare questo testo dopo vent'anni d'intenso lavoro di ricerca e di confronto con i testi ebraici e greci.
Da un lato, esso non ha alcuna relazione con il testo della Bibbia tradotta da Giovanni Luzzi ma, dall'altro, risulta in continuità con la Riveduta del 1924, fra i cui revisori si trovava Giovanni Luzzi come coordinatore.
E poiché la Riveduta del 1924 è l'ultima revisione proveniente da una serie di revisioni che ebbero il loro impianto di origine nel testo di Diodati, se ne conclude che la nostro Nuova Riveduta del 1994 si colloca nella linea della tradizione del testo tradotto da Giovanni Diodati nel 1607 a Ginevra.
Ma, allo stesso tempo, se ne distingue sia per l'aggiornamento linguistico sia per la revisione fatta sulla base dei manoscritti greci ed ebraici più antichi e prestigiosi che non erano disponibili settant'anni fa e, ancor meno, all'epoca del Diodati stesso.
Caratteristiche testuali della Nuova Riveduta
Alcuni brani sono in corsivo. Generalmente si tratta di indicazioni letterarie, ad esempio titoli presenti nel testo ebraico o greco (ad es. Salmo di Davide). Nel Nuovo Testamento i brani in corsivo sono quasi sempre citazioni dell'Antico Testamento.
Nel testo biblico sono state inserite delle parentesi quadre [ ], che racchiudono un termine o un brano assente in alcuni manoscritti ritenuti importanti.
Le parentesi quadre racchiudono dei passi o espressioni del N.T. che non figurano nei manoscritti più antichi. I traduttori della Bibbia dispongono attualmente di migliaia di manoscritti di varia provenienza; ed era inevitabile che fra di loro risultassero varianti, sebbene rare.
Talvolta sono semplici frasi riportate da un Vangelo all'altro da copisti medioevali troppo zelanti. Ma il fatto che dei passi manchino in alcuni manoscritti non può mettere in discussione l'integrità e l'ispirazione della Bibbia.
In varie edizioni, questi passi sono stati soppressi o figurano come note a pià di pagina. Noi abbiamo preferito lasciarli nel testo sacro, ma segnalandoli.
Il nome divino nella Nuova Riveduta
L'ebraico utilizza tre nomi principali per indicare Dio. Sono state utilizzate le seguenti traduzioni: - il tetragramma, Yhwh (generalmente pronunciato Yahvè), il nome di Dio più ricorrente nell'Antico Testamento, è stato reso con la veste grafica di "SIGNORE"; - Adonai è stato tradotto con "Signore" (laddove ricorra Adoni Yhwh, abbiamo reso tale espressione con "il Signore, DIO"); - El, Elohim, Eloha sono stati tradotti con "Dio".
Per quanto concerne la traduzione del Tetragramma (YHWH), abbiamo preferito ricorrere alla traduzione orale, quella corrispondente a «SIGNORE». Questo termine risulta scritto in carattere maiuscoletto perché il lettore possa distinguerlo facilmente dalla parola Signore che, invece, è la traduzione del termine ebraico «'adhonai».
Laddove ricorre «'adhonai Yhwh» abbiamo reso tale espressione con «il Signore, DIO» per evitare la ripetizione. Ci à sembrato utile rendere la parola «Gentili» con termini equivalenti, quali «stranieri» e «pagani», a seconda del contesto, affinché ci fosse una comprensione immediata da parte di colui che legge.
La Bibbia CEI: identità e caratteristiche
La versione C.E.I., seconda edizione (1974), a cura della Conferenza Episcopale Italiana. È una versione approvata dalla Chiesa cattolica romana.
La CEI 2008 è la revisione cattolica italiana più recente citata nel confronto tra le versioni. La sua revisione ha corretto molte imprecisioni della precedente CEI 1971.
Alcune volte un versetto o frase è spostato nel testo della C.E.I., e come conseguenza i riferimenti dei versetti non sono in ordine, che è un problema per il sito. Ho cercato di incorporarli cambiando il minimo possibile lo schema usato nella C.E.I. stampata.
La CEI 2008 e la Nuova Riveduta possono risultare abbastanza scorrevoli e presentano un linguaggio comprensibile senza gli arcaismi della Diodati, della Luzzi o della Martini, ma anche della CEI 1971.
La CEI 2008 spesso si trova a concordare con il testo della Nuova Diodati, mentre la Nuova Riveduta e la CEI 2008 seguono quello che è la base per le più recenti traduzioni del Nuovo Testamento e impostosi come standard per la ricerca accademica sul Nuovo Testamento, il “Nestle-Aland”.
Confronto diretto tra CEI e Nuova Riveduta
| Caratteristica | CEI | Nuova Riveduta |
|---|---|---|
| Tradizione ecclesiale | Versione approvata dalla Chiesa cattolica romana. | Tradizione evangelica italiana, in continuità con Diodati e Riveduta. |
| Lingue di riferimento | Testi ebraici, aramaici e greci secondo il lavoro critico e traduttivo della tradizione cattolica. | Testi ebraici e greci, con revisione basata anche su manoscritti più antichi e prestigiosi. |
| Stile generale | Linguaggio aggiornato e orientato alla leggibilità. | Impostazione generalmente più letterale, con aggiornamento linguistico. |
| Nome divino | La resa segue le scelte proprie della tradizione cattolica. | Il tetragramma YHWH è reso con “SIGNORE”; Adonai con “Signore”. |
| Uso principale | Lettura personale, liturgia e studio nella tradizione cattolica. | Lettura personale, predicazione e studio nella tradizione evangelica. |
| Rapporto con le varianti testuali | Le scelte dipendono dall’edizione e dall’apparato della versione. | Alcuni passi o espressioni sono racchiusi tra parentesi quadre quando non figurano nei manoscritti più antichi. |
Perché alcuni versetti differiscono
Le differenze tra CEI e Nuova Riveduta non dipendono soltanto dal modo di tradurre una parola. Possono dipendere anche dai manoscritti greci utilizzati, dalle varianti testuali e dalle decisioni prese dai traduttori quando devono stabilire quale formulazione sia più vicina al testo originale.
Poiché prima del 1440 d.C. non esistevano macchine da stampa, tutti i libri e i documenti dovevano essere copiati a mano, generalmente da scribi o scrivani professionisti. Man mano che i rotoli [di papiro o pergamena] e in seguito i libri scritti a mano (conosciuti come “codici”) si consumavano, era necessario produrne copie nuove.
Nel processo della copiatura a mano, a volte si commettevano piccoli errori - una parola tralasciata, un’altra mal scritta ecc. C’erano vari metodi per evitare questi errori, ma a volte avvenivano lo stesso.
Naturalmente se c’era un errore, con il passare degli anni quello stesso errore poteva essere copiato da un manoscritto all’altro, perpetuandolo. Questi errori minori (insieme ad altri fattori) in seguito servirono agli studiosi per stabilire quali delle migliaia di manoscritti del Nuovo Testamento in greco oggi disponibili fossero simili ad altri, permettendo loro di differenziare e raggruppare quelli che ritenevano provenire dalla stessa fonte originale.
Ognuno di questi gruppi è noto come una famiglia o un tipo di testo. Gli studiosi biblici in genere concordano su quattro diverse famiglie di testi.
La famiglia di manoscritti usata per produrre quello che è noto come Textus receptus (da cui proviene la KJV) era quella bizantina. Le altre tre famiglie di testo sono conosciute come Alessandrino, Siriano e Occidentale.
Il punto del dibattito tra studiosi riguardante la qualità della King James rispetto alle traduzioni moderne è quale di queste tre famiglie sia più accurata e autentica riguardo al testo degli autori originali.
La famiglia bizantina fu il testo greco predominante dal secolo ottavo fino alla fine del diciannovesimo. Nel 1881, due studiosi di nome Westcott e Hort pubblicarono un Nuovo Testamento in greco che si appoggiava più sulle altre famiglie di testo che su quella bizantina.
Il loro testo greco divenne la base per la traduzione del Nuovo Testamento nella maggior parte delle Bibbie moderne. Basandosi sui loro studi, Westcott e Hort sostevano che il testo bizantino non fosse il più vicino ai testi originali.
Conclusero che le altre famiglie sembravano avere termini più antichi e originali e quindi fossero più vicine ai testi originali. Ciò li portò a credere che il testo greco più originale si potesse dedurre da tutte le famiglie di testo greco, ma soprattutto da quella alessandrina.
Oggi la maggior parte delle traduzioni moderne (ma non tutte) segue le teorie di Wescott e Hort. La Nuova Riveduta ha di base il Testo Greco Nestlè-Aland che a sua volta per l'importante e mastodontico lavoro della critica testuale, riesce a ricostruire il Nuovo Testamento pressoché originale tra le migliaia di manoscritti.
La Nuova Riveduta e la CEI 2008 seguono quello che è la base per le più recenti traduzioni del Nuovo Testamento e impostosi come standard per la ricerca accademica sul Nuovo Testamento, il “Nestle-Aland”. Quindi seguendo quella che è la disciplina in questo campo, la critica testuale, mediante il confronto e l’esame di tutti manoscritti pervenutoci.
La critica testuale prende tutti i papiri, i manoscritti in maiuscola, quelli in minuscola, i lezionari, per un totale quasi di 5800 attestazioni neotestamentarie e mediante il confronto e l’esame di tutto il materiale disponibile ricostruisce il Nuovo Testamento nella sua forma originale.
Esempi di differenze tra CEI e Nuova Riveduta
Il confronto tra versioni può mostrare differenze nella lunghezza di alcuni versetti, nella presenza di espressioni tra parentesi quadre e nella formulazione di termini teologicamente rilevanti. Queste differenze non devono essere automaticamente interpretate come alterazioni del messaggio biblico.
In alcuni passaggi, la Nuova Riveduta presenta formulazioni più brevi rispetto alla Nuova Diodati, mentre la CEI 2008 può concordare con la Nuova Riveduta proprio perché entrambe tengono conto di edizioni critiche più recenti del testo greco.
Tra gli esempi discussi nel confronto tra versioni figurano 1 Timoteo 3:16, Colossesi 1:14, 2 Timoteo 4:2, Marco 10:21, Matteo 25:13, Luca 4:4, Romani 8:1, Marco 1:2-3 e Marco 6:11.
La Nuova Riveduta può riportare alcuni di questi passi in forma diversa quando una frase non compare nei manoscritti più antichi o quando la critica testuale ritiene che si tratti di un’aggiunta trasmessa in una parte della tradizione manoscritta.
Come pensavo, non è una questione di sintetizzare, ma una questione di varianti testuali. Qualche problema d'interpretazione si può porre quando si va a tradurre dal greco all'italiano, fattore inevitabile quando ci si trova a fare delle scelte tra la più ricca lingua italiana rispetto a quelle bibliche.
Il termine “unigenito” in Giovanni 3:16
Un esempio di questi approccio, questa volta di carattere linguistico, si può trovare nel famoso versetto di Giovanni 3:16. Le versioni a equivalenza formale (come la R2, la Nuova Riveduta o la CEI) parlano di Gesù come “unigenito”, le versioni a equivalenza dinamica (come la Bibbia della Gioia, la Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente o la Nuova Traduzione Vivente) traducono “unico”.
Il termine originale greco monogenes (μονογενής) significa “essere l’unico del suo genere all’interno di una specifica relazione” e “riguardante l’essere unico del suo genere o della sua classe, unico in genere” e quindi il termine “unigenito”, seppure meno usato nel linguaggio corrente, fa capire meglio che Gesù non è soltanto “unico” ma anche di un genere unico, una natura unica, in una relazione unica con Dio padre, mettendo in risalto la sua divinità.
Giovanni è l’unico scrittore che usa questa parola in riferimento a Gesù (vedi Giovanni 1:14, 18; 3:16, 18; I Giovanni 4:9), proprio per ribadire che Gesù era il Figlio di Dio (Giovanni 20:31), e utilizzò questo termine per evidenziare come Gesù condivida la stessa natura divina di Dio, a differenza dei credenti che sono figli e figlie di Dio per mezzo della fede.
Nel contesto storico in cui scriveva Giovanni questa definizione servì a rigettare le eresie che si stavano infiltrando nelle chiese e negavano la divinità di Cristo. Oggi evidenziare l’uso di questo singolo termine è utile contro tutte quelle correnti di pensiero che, anche distorcendo la Scrittura, affermano che Gesù non è Dio.
L’uso di questo termine nelle Bibbie in italiano ha avuto un impatto diretto anche sulla nostra lingua. Nei dizionari più autorevoli (come il Treccani, il Sabatini Coletti, l’Hoepli o il De Mauro) il termine “unigenito” è, per antonomasia, riferito al Signore Gesù.
Nuova Riveduta e CEI rispetto alle altre versioni italiane
La Bibbia di Giovanni Diodati è la traduzione per eccellenza dei protestanti italiani, edita a Ginevra nel 1607 da Giovanni Diodati (1576-1649) profondamente rivista nella seconda edizione del 1641. Fu realizzata dai testi originali (per il NT usò il Textus Receptus).
Ha subito successive revisioni nel 1641, 1712, 1744, 1819, 1821. Dal punto di vista stilistico, la sua versione viene ritenuta uno dei capolavori della lingua italiana del ‘600. Il testo è in un italiano arcaico.
La Nuova Diodati, Revisione (1991), edizione La Buona Novella - Brindisi. Questa revisione della Bibbia in lingua italiana, è il risultato di un grande desiderio e determinazione da parti di alcuni fratelli (cristiani evangelici) di offrire ai credenti, e a chiunque è assetato di verità, uno strumento valido e affidabile per la lettura e studio della Parola di Dio.
I criteri che hanno guidato questo lavoro di revisione sono: La maggior fedeltà possibile ai testi, nell'originale greco per il Nuovo Testamento e nell'ebraico per l'Antico Testamento. Chiarezza e correttezza nella lingua italiana, nella quale si è cercato di evitare termini arcaici, difficili, ambigui e oscuri.
Il testo critico usato è il "Textus Receptus", quello sostanzialmente seguito dal Dr. Giovanni Diodati e in seguito pure dai traduttori della "King James Version", la versione della Bibbia che ha avuto maggior uso e diffusione nel mondo inglese.
La Nuova Diodati è molto letterale ed è in un discreto italiano moderno, se non fosse perchè mantiene ancora qualche parola obsoleta sarebbe una scelta principale. La Nuova Riveduta è ben fatta, ma in alcuni passaggi tende a sintetizzare, mentre in quanto a linguaggio è migliore della Nuova Diodati.
L’Interconfessionale è ancora più comprensibile solo che spesso è troppo semplificativa, va bene ad esempio nel capire il senso ma va approfondita poi leggendo il testo integrale da altra versione.
Le difficoltà delle traduzioni letterali
C’è un vuoto di migliaia di anni tra oggi e l’epoca in cui gli sono stati redatti i manoscritti originali. La nostra cultura odierna è profondamente diversa da quella in cui sono vissuti Abramo, Mosè, Davide, Geremia, Gesù e gli apostoli.
All’epoca esistevano modi di dire, artefatti culturali e usanze a noi non immediatamente comprensibili. Quindi, ovviamente, alcune parole o frasi nelle traduzioni ad equivalenza formale, privilegiando l’aderenza alla struttura del testo originale, a prima vista possono sembrare più ardue da leggere o più complicate da capire nel nostro contesto culturale.
Le traduzioni a equivalenza formale sono più difficili? Usare una versione a equivalenza formale ha reso più difficile la comprensione, la lettura e la diffusione della Parola di Dio? La storia ci dice di no.
Da oltre 400 anni le versioni usate in ambito evangelico italiano, tutte a equivalenza formale, non hanno costituito un limite o un impedimento alla diffusione della Bibbia, che è stata letta, studiata e distribuita in milioni e milioni di copie.
Le versioni a equivalenza formale sono passate tra le mani di contadini poco alfabetizzati e di illustri accademici. Tutti, a prescindere dalla propria età e preparazione, hanno potuto comprenderla, studiarla, conoscerla sempre di più ed essere trasformati dal suo messaggio.
Quale scegliere per la lettura e quale per lo studio
Premesso che non esiste la Bibbia tradotta perfettamente dalle lingue bibliche (greco/ebraico) in virtù proprio del fattore “traduzione”. Il consiglio è quello di usare una Bibbia per la quotidianità, e più Bibbie per lo studio.
Per la quotidianità, più o meno in linguaggio corrente NR, ND, TILC, CEI 2008. Per comodità di lettura quella che viene usata nella chiesa che frequenti, anche se mi sembra di capire che sei ancora alla ricerca, in tal caso se di chiesa evangelica, sempre per ovvi motivi ti troveresti ad usare la NR o ND, o in minor misura la più datata Riv.
A titolo strettamente personale ti consiglierei la NR, o la Riv che rispetto alla prima pur avendo un linguaggio più arcaico resta più letterale. Per lo studio (se non si conoscono le lingue bibliche) ti consiglio di usare più traduzioni a confronto, nel caso anche di altra lingua rispetto all'italiano, in modo da poterle comparare sinotticamente.
Per la lettura personale, la CEI 2008 può essere scelta da chi desidera una versione della tradizione cattolica con linguaggio contemporaneo, mentre la Nuova Riveduta può essere preferita da chi cerca una traduzione evangelica, aggiornata e generalmente vicina alla struttura dei testi originali.
La scelta può dipendere anche dall’ambiente ecclesiale, dalla familiarità con una determinata formulazione e dall’obiettivo della lettura. Una traduzione può risultare più adatta alla lettura continua, un’altra al confronto dei versetti, un’altra ancora allo studio con riferimenti e note.
Per lo studio poi, potrebbe rivelarsi comodo anche bibbie per questo scopo, cosiddette “da studio”, in ambito evangelico è consigliabile la Thompson (di base NR e ND, --> la versione NR ha il completo apparato di studio di Thompson, la ND uscita prima è in versione ridotta) o la MacArthur (di base NR), ci sarebbe anche la Scofield (di base NR) ma è datata rispetto alle prime e meno ricca di contenuti.
Non ti preoccupare troppo sui lineamenti dottrinali degli autori che caratterizzano più che altro i commenti, ma non inficiano sulla traduzione di base NR.
Perché confrontare più traduzioni
Credo che nessuna traduzione possa essere perfetta, perché i traduttori devono dare un giudizio personale su quale sia il modo migliore per esprimere ciò che è scritto nella lingua originale. Tutte le traduzioni hanno qualche carenza, ma ciò non mette in discussione la loro accuratezza; ma è bene capire i punti forti e i punti deboli di quella che usiamo.
Il mio obiettivo per le mie letture personali e per le cose che scrivo è capire ciò che Dio di ha rivelato mediante la sua Parola. Ho trovato che leggere i diversi modi in cui i traduttori hanno reso alcuni versetti mi aiuta a comprenderli meglio.
Per le mie ricerche e i miei scritti uso una varietà di traduzioni che mi aiutano a capire il significato del versetto. Il programma biblico che uso mi permette di vedere simultaneamente ogni versetto in varie traduzioni.
Per la lettura o lo studio, vi raccomanderei di leggere più di una traduzione, per comparare i testi, perché questo può contribuire a chiarirne il significato. Qualsiasi traduzione decidiate di usare, la cosa più importante è leggere e studiare regolarmente la Bibbia.
Trova la traduzione che parla al tuo cuore. Se non sei sicuro di quale usare, provane diverse per vedere quale ti aiuta a capire meglio ciò che dice il Signore e ti ispira di più a credere e fare ciò che dice.
La Nuova Riveduta e la CEI non sono versioni da contrapporre come se una fosse automaticamente corretta e l’altra necessariamente inaffidabile: sono traduzioni diverse, nate in tradizioni diverse, con scelte testuali e linguistiche che è utile conoscere per leggere la Bibbia con maggiore consapevolezza.