Il 7 settembre 2008 Benedetto XVI arrivò a Cagliari per concludere i festeggiamenti del primo centenario dalla proclamazione della Madonna di Bonaria a Patrona Massima della Sardegna. Fu il terzo Papa dell’epoca moderna a visitare l’isola, dopo Paolo VI nel 1970 e Giovanni Paolo II nel 1985.
La visita pastorale, concentrata in una sola giornata, ebbe come centro il Santuario di Nostra Signora di Bonaria e si svolse all’insegna della devozione mariana, dell’incontro con i fedeli, della celebrazione eucaristica e del dialogo con il mondo giovanile. L’accoglienza di quasi duecentomila persone mostrò al mondo un volto particolarmente umano, sorridente e premuroso di Benedetto XVI.

Il significato della visita a Cagliari
Terzo Papa dell’epoca moderna, dopo Paolo VI (1970) e Giovanni Paolo II (1985), Benedetto XVI arriva a Cagliari il 7 settembre 2008 a chiudere i festeggiamenti per il Primo Centenario dalla proclamazione della Madonna di Bonaria a Patrona Massima della Sardegna.
Il 7 settembre 2008, a conclusione dei festeggiamenti per il Primo Centenario dalla proclamazione della Madonna di Bonaria a Patrona Massima della Sardegna, la presenza di Benedetto XVI solennizza questo momento celebrativo. Egli ha voluto compiere un viaggio eminentemente mariano, così come la Radio Vaticana ha annunciato.
La tappa principale è il santuario dedicato a Nostra Signora di Bonaria; il programma si svilupperà domani in sole dodici ore. Una giornata, quella di domenica, dedicata alla comunità sarda dei credenti. Dodici ore impegnative per Benedetto XVI, che volerà a Cagliari, in particolare per visitare il santuario di Nostra Signora di Bonaria.
Con l’arrivo del pontefice, giungeranno al culmine i festeggiamenti per il centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria, che è anche protettrice dei naviganti, a patrona massima della Sardegna.
La breve permanenza nell’isola verrà suggellata da un annullo speciale; sarà disponibile in piazza dei Centomila, sempre nel capoluogo, dalle ore 8 alle 14.
Bonaria e la tradizione delle visite papali
Il Santuario di Bonaria occupa un posto centrale nella storia religiosa della Sardegna e nei rapporti tra l’isola e i Pontefici. «È la terza volta in 38 anni che riceviamo la visita di un Pontefice. Un “record”», spiegava padre Salvatore Mura, rettore del Santuario.
Sono cento anni esatti che “Nostra Signora di Bonaria” è stata proclamata «speciale “Patrona” di tutta l’isola di Sardegna» e quasi settecento che i “Padri Mercedari” ne custodiscono l’effige.
Nel corso dei secoli, quanti personaggi illustri sono venuti a renderle omaggio! Quanti miei Predecessori hanno voluto onorarla con particolare affetto!
Il beato Pio IX ne decretò l’incoronazione; san Pio X, cent’anni or sono, la proclamò Patrona di tutta la Sardegna; Pio XI attribuì alla nuova chiesa il titolo di Basilica Minore; Pio XII, 50 anni fa, si rese qui spiritualmente presente con uno speciale Messaggio trasmesso in diretta dalla Radio Vaticana e il beato Giovanni XXIII, nel 1960, inviò una lettera per la riapertura del Santuario al culto, dopo il restauro.
Primo Papa a tornare nell’Isola dopo 1650 anni fu il Servo di Dio Paolo VI, che visitò il Santuario il 24 aprile del 1970. E davanti alla sacra effigie della Madonna, sostò in preghiera pure l’amato Giovanni Paolo II, il 20 ottobre 1985.
Padre Salvatore era qui anche il 24 aprile del 1970, quando il Convento “bonarino” ospitò Paolo VI. «Pranzò da noi, confermando la sua fama di persona dall’assoluta “sobrietà” - racconta -: un pugno di “malloreddus” (“gnocchetti sardi”, “ndr”) e un pezzetto di pecorino, un po’ di “biete” cotte e un frutto».
Era la prima volta di un Papa in Sardegna, questa terra «nobile e forte, generosa e paziente, laboriosa e fiera», come ebbe a dire Montini, che a Cagliari tenne un’“Omelia” storica sia per i sardi che per i “mariologi”: «Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere “mariani”».
«Sulle orme dei Papi che mi hanno preceduto, anch’io ho scelto il Santuario di Bonaria per compiere una visita pastorale che vuole idealmente abbracciare l’intera Sardegna».
L’arrivo a Cagliari e l’accoglienza dei fedeli
Alle 9.35, dieci minuti dopo l’atterraggio dell’aereo pontificio, Joseph Ratzinger è sbarcato all’aeroporto di Elmas. Ad accoglierlo all’aeroporto militare di Elmas il premier Silvio Berlusconi, il presidente della regione Soru, della provincia Milia, il sindaco di Cagliari Floris e l’arcivescovo Mani.
Ma anche una piccola folla di fedeli. Pochi minuti e poi via, sulla limousine vaticana, passando velocemente e senza speranza di sosta su viale Sant’Avendrace.
Giunto in via Roma, davanti al Municipio c’è stato il cambio di vettura: lasciata la limousine, Ratzinger è salito sulla sua candida papa-mobile. Poi tra due ali festanti di fedeli ha raggiunto la basilica di Bonaria: ad attenderlo qui, almeno centomila fedeli.
Le immagini documentano la visita di Benedetto XVI, giunto per la prima volta nell’isola il 7 settembre 2008. Sono documentati l’attesa dei fedeli e dei devoti sardi, l’arrivo del pontefice con la papamobile accompagnato dalla scorta, la messa solenne celebrata la mattina nel sagrato della Basilica di Nostra Signora di Bonaria.
Una visita pastorale di appena dieci ore ma di una intensità emotiva, di uno spessore ecclesiale, di una profondità teologica e pastorale che resteranno impressi a lettere di fuoco nella storia della Sardegna.
Un Papa inatteso: l’incontro con i malati e i centenari
Sarà proprio la Sardegna a mostrare al mondo un volto inedito di questo Pontefice. Tutti aspettavano il freddo cattedratico, il ferreo teologo Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il “tedesco” Ratzinger, algido e distaccato.
I sardi, quelli accorsi in quasi duecentomila a Cagliari, incontreranno e saranno conquistati da un Papa “che non ti aspetti”, col volto di un Pastore premuroso, delicato, attento, sempre sorridente, perfino radioso e raggiante nell’abbraccio con i 70, forse 80 mila del Largo Carlo Felice.
Il primo segno di questo Papa tedesco è stata proprio una disobbedienza al rigido protocollo vaticano. Giunto in Basilica per indossare i paramenti per la Messa, alle insistenze del suo seguito perché si affrettasse a raggiungere la sagrestia, Benedetto risponde con un angelico dietro-front per attardarsi, con una dolcezza sorprendentemente naturale, fra i malati e i centenari che sono stati sistemati nella navata centrale.
Per tutti ha una parola, una carezza, un tenero bacio. L’omelia slitterà di venti minuti: tempo donato in chiesa ai più sfortunati, ai malati, che saluterà individualmente, uno per uno.
Impeccabile, ma anche socievole e sorridente con i più fragili: i centenari e gli ammalati.
La celebrazione eucaristica sul sagrato di Bonaria
Alla Messa, poi, il ghiaccio si è rotto per sempre. Quando, nel cuore di un’omelia memorabile, interrotta (fatto inusuale nei discorsi di questo Pontefice) per ben trenta volte dagli applausi dei centomila e passa presenti, con una dizione assolutamente perfetta, Benedetto ha ripetute le parole del testo sardo del “Deus ti salvet, Maria”.
Non aveva ancora completato il passaggio riferito alla Madonna «Mamma, fiza e isposa, de su Segnore» che il catino di Bonaria è esploso con un applauso che sembrava non dovesse mai finire e un’ovazione degna di uno stadio sudamericano.
Da quel momento Benedetto è stato “sardo fra i Sardi”. Per sempre.
La migliore conferma quella del padre Ciro Benedettini, allora vice direttore della Sala Stampa Vaticana che, al termine della giornata confesserà: «Il Papa è rimasto stupefatto e incantato per il calore che gli è stato riservato e per il fascino naturale di questa terra, davvero unica».

Il testo dell’omelia: Maria nella storia della salvezza
«Cari fratelli e sorelle! Lo spettacolo più bello che un popolo può offrire è senz’altro quello della propria fede. In questo momento io tocco con mano una commovente manifestazione della fede che vi anima, e di questo voglio esprimervi subito la mia ammirazione.
Ho accolto volentieri l’invito a venire nella vostra bellissima Isola in occasione del centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria quale vostra Principale Patrona. Oggi, insieme alla visione della natura stupenda che ci circonda, voi mi offrite quella della fervida devozione che nutrite verso la Vergine Santissima. Grazie per questa bella testimonianza!»
«Vi saluto tutti con grande affetto, incominciando dall’Arcivescovo di Cagliari, Monsignor Giuseppe Mani, Presidente della Conferenza Episcopale sarda, che ringrazio per le bellissime parole pronunciate all’inizio della santa Messa anche a nome degli altri Vescovi, ai quali va il mio cordiale pensiero, e dell’intera comunità ecclesiale che vive in Sardegna.
Grazie soprattutto per l’impegno con cui avete voluto preparare questa mia visita pastorale. E vedo che effettivamente tutto è stato preparato in modo perfetto.»
«Saluto le Autorità civili ed in particolare il Sindaco, che mi rivolgerà il saluto suo e della Città. Saluto le altre Autorità presenti e ad esse esprimo la mia riconoscenza per la collaborazione generosamente offerta all’organizzazione della mia visita qui in Sardegna.
Desidero quindi salutare i sacerdoti, in maniera speciale la Comunità dei Padri Mercedari, i diaconi, i religiosi e le religiose, i responsabili delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, i giovani e tutti i fedeli, con un ricordo cordiale per gli anziani centenari, che ho potuto salutare entrando in chiesa, e quanti sono uniti a noi spiritualmente o attraverso la radio e la televisione.
In modo del tutto speciale, saluto gli ammalati e i sofferenti, con un particolare pensiero per i più piccoli.»
«Siamo nel Giorno del Signore, la Domenica, ma - data la particolare circostanza - la liturgia della Parola ci ha proposto letture proprie delle celebrazioni dedicate alla Beata Vergine.
Si tratta, in particolare, dei testi previsti per la festa della Natività di Maria, che da secoli è fissata all’8 settembre, data in cui a Gerusalemme fu consacrata la basilica costruita sopra la casa di sant’Anna, madre della Madonna.
Sono letture che in effetti contengono sempre il riferimento al mistero della nascita.»
«Anzitutto, nella prima lettura, l’oracolo stupendo del profeta Michea su Betlemme, in cui si annuncia la nascita del Messia. Questi, ci dice l’oracolo, sarà discendente del re Davide, betlemmita come Lui, ma la sua figura eccederà i limiti dell’umano: “le sue origini” - dice - “sono dall’antichità”, si perdono nei tempi più lontani, sconfinano nell’eterno; la sua grandezza giungerà “fino agli estremi confini della terra” e tali saranno anche i confini della pace (cfr Mic 5,1-4a).
L’avvento di questo “Consacrato del Signore”, che segnerà l’inizio della liberazione del popolo, viene definito dal profeta con un’espressione enigmatica: “quando colei che deve partorire partorirà” (Mic 5,2).
Così, la liturgia - che è scuola privilegiata delle fede - ci insegna a riconoscere nella nascita di Maria un diretto collegamento con quella del Messia, Figlio di Davide.»
«Il Vangelo, una pagina dell’apostolo Matteo, ci ha proposto proprio il racconto della nascita di Gesù. L’Evangelista, però, lo fa precedere dal resoconto della genealogia, che egli colloca all’inizio del suo Vangelo come un prologo.
Pure qui il ruolo di Maria nella storia della salvezza risalta in tutta la sua evidenza: l’essere di Maria è totalmente relativo a Cristo, in particolare alla sua incarnazione.
“Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo” (Mt 1,16). Salta all’occhio la discontinuità che vi è nello schema della genealogia: non si legge “generò”, ma “Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo”.»
«Proprio in questo si coglie la bellezza del disegno di Dio, che rispettando l’umano lo feconda dall’interno, facendo sbocciare dall’umile Vergine di Nazaret il frutto più bello della sua opera creatrice e redentrice.
L’Evangelista pone poi sulla scena la figura di Giuseppe, il suo dramma interiore, la sua fede robusta e la sua esemplare rettitudine. Dietro i suoi pensieri e le sue deliberazioni c’è l’amore per Dio e la ferma volontà di obbedirgli.
Ma come non sentire che il turbamento e quindi la preghiera e la decisione di Giuseppe sono mossi, al tempo stesso, dalla stima e dall’amore per la sua promessa sposa?
La bellezza di Dio e quella di Maria sono, nel cuore di Giuseppe, inseparabili; egli sa che tra di esse non può esservi contraddizione; cerca in Dio la risposta e la trova nella luce della Parola e dello Spirito Santo: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23; cfr Is 7,14).»
«Possiamo così, ancora una volta, contemplare il posto che Maria occupa nel disegno salvifico di Dio, quel “disegno” che ritroviamo nella seconda lettura, tratta dalla Lettera ai Romani.
Qui l’apostolo Paolo esprime in due versetti di singolare densità la sintesi di ciò che è l’esistenza umana da un punto di vista meta-storico: una parabola di salvezza che parte da Dio e a Lui nuovamente giunge; una parabola interamente mossa e governata dal suo amore.
Si tratta di un disegno salvifico tutto permeato dalla libertà divina, che attende tuttavia dalla libertà umana un contributo fondamentale: la corrispondenza della creatura all’amore del Creatore.»
«Ed è qui, in questo spazio dell’umana libertà, che percepiamo la presenza della Vergine Maria, senza che venga mai esplicitamente nominata: Ella infatti è, in Cristo, primizia e modello di “coloro che amano Dio” (Rm 8,28).
Nella predestinazione di Gesù è inscritta la predestinazione di Maria, come pure quella di ogni persona umana.
Nell’“eccomi” del Figlio trova eco fedele l’“eccomi” della Madre (cfr Eb 10,6), come anche l’“eccomi” di tutti i figli adottivi nel Figlio, di tutti noi appunto.»
La storia cristiana della Sardegna
«Cari amici di Cagliari e della Sardegna, anche il vostro popolo, grazie alla fede in Cristo e mediante la spirituale maternità di Maria e della Chiesa, è stato chiamato ad inserirsi nella spirituale “genealogia” del Vangelo.
In Sardegna il cristianesimo è arrivato non con le spade dei conquistatori o per imposizione straniera, ma è germogliato dal sangue dei martiri che qui hanno donato la loro vita come atto di amore verso Dio e verso gli uomini.
È nelle vostre miniere che risuonò per la prima volta la Buona Novella portata dal Papa Ponziano e dal presbitero Ippolito e da tanti fratelli condannati ad metalla per la loro fede in Cristo.»
«Così anche Saturnino, Gavino, Proto e Gianuario, Simplicio, Lussorio, Efisio, Antioco sono stati testimoni della totale dedizione a Cristo come vero Dio e Signore.
La testimonianza del martirio conquistò un animo fiero come quello dei Sardi, istintivamente refrattario a tutto ciò che veniva dal mare.
Dall’esempio dei martiri prese vigore il vescovo Lucifero di Cagliari, che difese l’ortodossia contro l’arianesimo e si oppose, insieme ad Eusebio di Vercelli, anch’egli cagliaritano, alla condanna di Atanasio nel Concilio di Milano del 335, e per questo ambedue, Lucifero ed Eusebio, vennero condannati all’esilio, un esilio molto duro.»
«La Sardegna non è mai stata terra di eresie; il suo popolo ha sempre manifestato filiale fedeltà a Cristo e alla Sede di Pietro.
Sì, cari amici, nel susseguirsi delle invasioni e delle dominazioni, la fede in Cristo è rimasta nell’anima delle vostre popolazioni come elemento costitutivo della vostra stessa identità sarda.
Dopo i martiri, nel V secolo, arrivarono dall’Africa romana numerosi Vescovi che, non avendo aderito all’eresia ariana, dovettero subire l’esilio. Venendo nell’isola, essi portarono con sé la ricchezza della loro fede.
Furono oltre cento Vescovi che, sotto la guida di Fulgenzio di Ruspe, fondarono monasteri e intensificarono l’evangelizzazione.»
«Insieme alle reliquie gloriose di Agostino, portarono la ricchezza della loro tradizione liturgica e spirituale, di cui voi conservate ancora le tracce.
Così la fede si è sempre più radicata nel cuore dei fedeli fino a diventare cultura e produrre frutti di santità.
Ignazio da Láconi, Nicola da Gésturi sono i santi in cui la Sardegna si riconosce.
La martire Antonia Mesina, la contemplativa Gabriella Sagheddu e la suora della carità Giuseppina Nicóli sono l’espressione di una gioventù capace di perseguire grandi ideali.»
La devozione mariana dei sardi
«Questa fede semplice e coraggiosa, continua a vivere nelle vostre comunità, nelle vostre famiglie, dove si respira il profumo evangelico delle virtù proprie della vostra terra: la fedeltà, la dignità, la riservatezza, la sobrietà, il senso del dovere.
E poi, ovviamente, l’amore per la Madonna. Siamo infatti qui, oggi, a commemorare un grande atto di fede, che i vostri padri compirono affidando la propria vita alla Madre di Cristo, quando la scelsero come Patrona massima dell’Isola.»
«Non potevano sapere allora che il Novecento sarebbe stato un secolo molto difficile, ma certamente fu proprio in questa consacrazione a Maria che trovarono in seguito la forza per affrontare le difficoltà sopravvenute, specialmente con le due guerre mondiali.
Non poteva essere che così. La vostra Isola, cari amici della Sardegna, non poteva avere altra protettrice che la Madonna.
Lei è la Mamma, la Figlia e la Sposa per eccellenza: “Sa Mama, Fiza, Isposa de su Segnore”, come amate cantare.»
«La Mamma che ama, protegge, consiglia, consola, dà la vita, perché la vita nasca e perduri.
La Figlia che onora la sua famiglia, sempre attenta alle necessità dei fratelli e delle sorelle, sollecita nel rendere la sua casa bella e accogliente.
La Sposa capace di amore fedele e paziente, di sacrificio e di speranza.»
A Maria in Sardegna sono dedicate ben 350 chiese e santuari. Un popolo di madri si rispecchia nell’umile ragazza di Nazaret, che col suo “sì” ha permesso al Verbo di diventare carne.
Il Santuario di Bonaria è custodito dai Padri Mercedari, che da quasi settecento anni ne custodiscono l’effige. Sono loro i “custodi” del “tempio mariano” più importante della Sardegna, che chiamano «isola di Maria» perché i “Santuari” dedicati alla Vergine veramente non si contano.
La preparazione: la Peregrinatio Mariae
Ma la “devozione” sarda per la Vergine è molto radicata e va ben oltre il nostro “Santuario”, come ha dimostrato la “Peregrinatio” della Statua di “Maria di Bonaria”, con cui abbiamo preparato questa “visita papale”.
Ogni diocesi ha dato seguito a un proprio programma, ma il momento unificante è stata la “Peregrinatio Mariae”, appunto: una copia della Statua della Vergine è stata portata attraverso tutte le diocesi sarde - in verità, ne manca ancora una -, su un “pick up”, e abbiamo assistito a scene davvero intense.
Come a Nuoro, dove la gente si inginocchiava nella neve al passaggio della Madonna, o nelle campagne “barbaricine”, dove gli anziani venivano portati fuori dalle case in braccio per incontrare la Vergine.
Nessuno voleva mancare. E poi il rispetto: ho visto coprire i “cassonetti” nei paesi con preziosi tappeti dell’artigianato sardo, per non “sfigurare” al passaggio di Maria.
Sempre nel Nuorese, ricordo il momento toccante della visita ai Monasteri di Clausura, poi Sassari con Piazza Italia gremita di fedeli. Tanta fede, nessun “folclore”.
“Nostra Signora di Bonaria” non ha fatto visita ai sardi solo “via terra”. Abbiamo organizzato anche un pellegrinaggio “via mare”, trasportando la statua su una nave della “Moby”, messa a disposizione da Vincenzo Onorato.
E in ogni porto è stato un “bagno di folla”. Abbiamo allestito delle tende per le Confessioni e per l’adorazione eucaristica: erano sempre “strapiene”.
Lo stesso dicasi per le celebrazioni riservate alle diverse categorie di fedeli. Ricordo in particolare la “consacrazione” dei bambini ad Arbatax: pioveva e hanno riempito la nave.
Era, voglio ricordarlo, un “traghetto” per migliaia di persone.
Il gesto della navicella d’oro
Poco prima della benedizione finale, il papa sistemerà nella mano destra della Maria una navicella d’oro con la candela accesa, realizzata in filigrana sarda. Costituirà - sottolineano i religiosi - “il simbolo della fede dei sardi e della devozione alla loro regina”.
Papa Benedetto, nella giornata che ha passato a Cagliari ha voluto personalmente fare il gesto che ogni giorno i frati mercedari compiono: porre nella mano destra della statua della Madonna di Bonaria la navicella in cui poi viene inserita la candela, che lui stesso ha poi provveduto ad accendere.
Ha lasciato il suo zucchetto, l’autografo e una rosa d’oro che normalmente viene donata ai santuari più importanti. Ma soprattutto ha lasciato un grato ricordo in quanti lo hanno potuto avvicinare, seppure per pochi istanti.
Maria come protezione e speranza
«So bene che Maria è nel vostro cuore. Dopo cent’anni vogliamo quest’oggi ringraziarLa per la sua protezione e rinnovarLe la nostra fiducia, riconoscendo in Lei la “Stella della nuova evangelizzazione”, alla cui scuola imparare come recare Cristo Salvatore agli uomini e alle donne contemporanei.»
«Maria vi aiuti a portare Cristo alle famiglie, piccole chiese domestiche e cellule della società, oggi più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale che su quello sociale.
Vi aiuti a trovare le opportune strategie pastorali per far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli.
Vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile.»
«In tutti questi aspetti dell’impegno cristiano potete sempre contare sulla guida e sul sostegno della Vergine Santa. Affidiamoci pertanto alla sua materna intercessione.
Maria è porto, rifugio e protezione per il popolo sardo, che ha in sé la forza della quercia. Passano le tempeste e questa quercia resiste; infuriano gli incendi ed essa nuovamente germoglia; sopravviene la siccità ed essa vince ancora.
Rinnoviamo dunque con gioia la nostra consacrazione ad una Madre tanto premurosa. Le generazioni dei Sardi, ne sono certo, continueranno a salire al Santuario di Bonaria per invocare la protezione della Vergine.
Mai resterà deluso chi si affida a Nostra Signora di Bonaria, Madre misericordiosa e potente. Maria, Regina della Pace e Stella della speranza, intercedi per noi. Amen!»
L’Angelus e l’affidamento della Sardegna
Al termine di questa solenne celebrazione eucaristica desidero rinnovare a tutti il mio saluto e il mio ringraziamento. Soprattutto desidero salutare e ringraziare per la sua accoglienza e la sua presenza l’On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri; l’On. Dott. Giovanni Letta, Sottosegretario, e tutte le Autorità civili e militari qui presenti.
Ed infine volgiamo ancora il nostro sguardo verso la “dolce Regina dei Sardi”, venerata su questo colle di Bonaria.
«A Maria abbiamo oggi rinnovato l’affidamento della città di Cagliari, della Sardegna e di ogni suo abitante.
Continui la Vergine Santa a vegliare su tutti e su ciascuno, perché il patrimonio dei valori evangelici sia trasmesso integro alle nuove generazioni, e perché Cristo regni nelle famiglie, nelle comunità e nei vari ambiti della società.
In particolare, protegga la Madonna quanti, in questo momento, più necessitano del suo materno intervento: i bambini e i giovani, gli anziani e le famiglie, gli ammalati e tutti i sofferenti.»
L’incontro con il clero e il programma pomeridiano
Joseph Ratzinger incontrerà i sacerdoti, i seminaristi e gli altri rappresentanti della Pontificia facoltà teologica della Sardegna e poi, in piazza Yenne, i giovani.
La tabella di marcia, con qualche ritardo, prosegue come stabilito. La folla lo circonda anche durante il viaggio che, sempre in papa-mobile, lo porterà nella sede del seminario arcivescovile per il pranzo e il riposo pomeridiano.
Qui ci sarebbe stato anche un breve incontro con il presidente Soru. Una scaletta senza tregua di impegni: subito in Cattedrale per l’incontro con il clero, passando davanti al carcere di Buoncammino.
Breve tappa: tre detenuti scelti dalla direzione del penitenziario hanno atteso il passaggio del Pontefice fuori dal portone d’ingresso.
Il dialogo con i giovani nel Largo Carlo Felice
Sono ormai le 17.45: nel largo Carlo Felice i papa boys attendono in canto l’arrivo del Pontefice previsto per le 18.00. Saranno oltre 50mila, forse 70mila le persone che affollano il centro della città.
Un incontro breve ma intenso: dopo il ringraziamento tardivo a Soru, parlerà finalmente ai giovani.
Di famiglia, intesa come matrimonio tra uomo e donna. Un messaggio religioso già sentito che sfocia nella conseguente condanna, e qua già si fa politica, delle unioni di fatto.
Ma Benedetto affronta anche un tema particolarmente sentito dai giovani. «La piaga della disoccupazione e della precarietà del lavoro», come anche dell’emigrazione e dell’esodo delle forze più fresche e intraprendenti.
Il tempo è poco ma Ratzinger trova quello indispensabile a criticare i falsi idoli del «guadagno e del successo», imposti dalla società consumistica.
Il Papa ha esortato la Chiesa e i cattolici a tornare ad «essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica».
Sottolineando la «necessità di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».
Il canto sardo e il saluto finale
Poi il saluto finale, prima di ascoltare “Deus ti salvet Maria”, eseguita dalla cantante di Bolotana Maria Giovanna Cherchi e salutata da un grande applauso.
«Grazie a tutti voi. Possa nostra Signora di Bonaria aiutavi. Io, con affetto, vi benedico assicurandovi un quotidiano ricordo nella preghiera. Grazie a tutti voi».
Poi, il tempo è davvero finito: ancora in viaggio verso l’aeroporto di Elmas e l’aereo che alle 19.10 lo ha riportato nella Capitale.
CAGLIARI. TESTIMONIANZA MONS. MELONI PER PAPA BENEDETTO XVI
Il significato ecclesiale e umano della giornata
Un caloroso abbraccio di fede, devozione e curiosità: per Papa Benedetto XVI, quella dei sardi, è stata un’accoglienza trionfale. E lui, capo spirituale della Chiesa, ma anche capo di Stato della città Vaticana, ha ripagato le fatiche di una lunga giornata per pellegrini, giunti da ogni angolo della Sardegna.
Lo ha fatto dispensando un messaggio di fede, intriso degli immancabili moniti legati alla sfera sociale e civile oltre che spirituale.
La visita evidenzia la “devozione” dei sardi alla Vergine. Un amore che va oltre i “confini” della nostra Chiesa.
La visita di “Pietro” ci conferma nella fede. Questo è l’obiettivo di un “viaggio apostolico” e questo ci attendiamo da Benedetto XVI.
Questa visita in particolare sta evidenziando la “devozione mariana” dei sardi e si tratta di un sentimento di fede che si esprimerà probabilmente in una grande “affluenza”.
Giovanni Paolo II, al termine del suo “viaggio pastorale” di tre giorni in Sardegna, ha voluto ricordare proprio a Bonaria che «la “devozione” alla Madonna fa parte essenziale dei doveri di un cristiano».
E questo i sardi lo hanno sempre avuto. Basta pensare al saluto «Bai cun Deus» (“Vai con Dio”), a cui si risponde «E cun sa Mamma» (“E con Maria”).
Lo stesso suo “motto”, «Totus Tuus», ci ricorda la bellezza del donarsi a Dio con Maria e attraverso di Lei.
Benedetto XVI ha, come un abile “orafo”, intrecciato di “filigrana mariana” tutto il suo “magistero”. E la visita al “Santuario” di Bonaria si “incastona” in questa opera preziosa, che vuole rendere sempre più viva la “devozione” alla Madre di Dio, che è anche nostra Santissima Madre.