Storia dell’Azione Cattolica a Treviso

La storia dell’Azione Cattolica a Treviso nasce nell’Ottocento all’interno del Movimento cattolico diocesano e si sviluppa attraverso comitati, associazioni, sezioni giovanili, iniziative formative e opere sociali. Il primo Comitato diocesano, con sede nella canonica del Duomo, nasce nel 1878 grazie al vescovo mons. Zinelli.

Nel corso del Novecento l’associazione accompagna le principali trasformazioni della diocesi trevigiana: attraversa il fascismo e la guerra, contribuisce alla ricostruzione del dopoguerra, affronta il rapporto tra impegno politico e autonomia ecclesiale, recepisce il rinnovamento del Concilio Vaticano II e assume progressivamente la forma attuale, articolata nei settori Adulti, Giovani e nell’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Le origini del Movimento cattolico nella diocesi di Treviso

Nell’Ottocento con l’espressione Azione cattolica veniva indicato il Movimento cattolico, un insieme di interventi volti a promuovere lo spirito cristiano in tutti i settori della società con una serie di iniziative concrete.

Il primo Comitato diocesano, con sede nella canonica del Duomo, nasce nel 1878, grazie al vescovo mons. Zinelli, e viene subito affiancato dal Movimento cattolico delle donne, che ha come riferimento le Canossiane.

Nel 1886 comincia a prendere forma la sezione cittadina Giovani, preceduta alcuni anni prima dalle sezioni della zona di Asolo e impegnata soprattutto nel versante socio-caritativo, come le donne e le giovani.

Il 1892 rappresenta l’anno di massimo splendore per il Movimento cattolico: si apre la sala riunioni nel palazzo Avogari in piazza Sant’Andrea, nasce La vita del popolo in contemporanea con le Casse rurali e l’Opera per il riposo festivo, si consolida la sezione Giovani.

Palazzo Avogari piazza Sant’Andrea Treviso

Nel 1905 Pio X riorganizza il Movimento e nel 1908 il beato mons. Longhin approva i nuovi Statuti.

L’attività procede con alterne vicende fino al termine della prima guerra mondiale.

Le sedi, la formazione e l’impegno sociale

Da segnalare nel 1907 il trasferimento della sede in piazza Filodrammatici per uomini e giovani, mentre le giovani e le donne occuperanno sedi diverse, ultima l’Istituto sant’Anna, dove ora sorge Casa Toniolo.

Tra le attività dell’associazione vi sono la programmazione di incontri formativi socio-culturali-religiosi, le proiezioni cinematografiche e la prima gara di cultura religiosa nel 1914, proseguita poi fino al 1964.

Grande attenzione viene riservata alla carità con numerose iniziative, quali il Natale dei poveri, iniziato nel 1892 e ripetuto fino al 1965, le visite ai malati presso l’ospedale o ai carcerati, l’assistenza agli emigranti e ai soldati.

La presenza cattolica nella società trevigiana si inserisce in un movimento più ampio, particolarmente attivo nel settore sociale ed economico tramite una rete di associazioni e di iniziative cattoliche ad indirizzo religioso e sociale, cresciute attorno all’Opera dei Congressi.

Questa rete comprendeva organi di stampa, società di mutuo soccorso, casse rurali, assicurazioni, cooperative di consumo e latterie sociali.

Treviso è la diocesi che ha il maggior numero di comitati parrocchiali dell’Opera nel Veneto.

La ripresa dopo la Prima guerra mondiale

Nel 1919 i primi a ripartire sono i giovani, con mons. Enrico Pozzobon e Luigi Stefanini, presto seguiti nell’ordine dalle donne e dalle giovani, lo stesso anno, e dagli uomini, nel 1920 con la Lega dei padri di Famiglia, confluita tre anni dopo nella Federazione italiana Uomini cattolici.

Nel 1923 con la riforma di Pio XI l’Azione cattolica prende una fisionomia simile all’attuale.

A livello nazionale, nel 1923 l’Azione Cattolica viene costituita in quattro sezioni: la Federazione Italiana Uomini Cattolici, la Società della Gioventù Cattolica Italiana, la Federazione Universitari Cattolici Italiani e l’Unione Femminile Cattolica Italiana.

Nella diocesi di Treviso l’associazione cresce grazie soprattutto ad alcune campagne contro la bestemmia, l’alcolismo e l’immoralità e per la promozione della buona stampa, dell’Università cattolica, dell’ossequio verso il papa e della carità.

Lo sviluppo è sostenuto dall’impegno dei dirigenti-responsabili a livello diocesano e vicariale, dalla cura della vita spirituale, anche se non si riesce ad avere una propria casa di esercizi, e dall’appoggio dei sacerdoti e delle suore.

Si registra molto spesso la presenza di dirigenti nazionali, che seguono la nostra esperienza associativa con particolare attenzione, specialmente per le originali proposte formative a tutti i livelli e in tutti i settori.

L’Azione Cattolica durante il fascismo

Nel ventennio si cerca di evitare lo scontro aperto con il fascismo, prediligendo la lotta non violenta: silenzio, lavoro, preghiera e sacrificio sono le parole guida.

Nonostante questa scelta, la sede viene distrutta il 1° novembre 1926.

L’Azione Cattolica, durante il periodo fascista, è l’unica realtà che possiede la legittimità di operare in maniera più o meno autonoma.

Nel 1931 Mussolini ordina però la chiusura dei circoli dell’Ac.

I rapporti tra cattolici e regime si incrinano definitivamente dopo il sodalizio tra l’Italia e la Germania nazista.

Se negli anni del fascismo la Chiesa trevigiana aveva dovuto limitarsi a svolgere solo un’ampia e diffusa opera catechetica e formativa, particolarmente attraverso l’Azione Cattolica, significativa fu la partecipazione dei cattolici alla lotta di liberazione.

Iniziative e organizzazioni tra gli anni Venti e Quaranta

Nel 1921 nasce il periodico dei giovani Fiamma, che uscirà fino al 1961, sostituito da quello unitario L’Azione cattolica trevigiana.

Nel 1922 le donne lanciano la campagna “Una goccia di latte” per il sostegno alle famiglie in difficoltà.

Nel 1927 nascono i Fanciulli cattolici e viene promosso il primo convegno dei chierichetti.

Nel 1929 viene organizzata la prima mostra dell’artigianato.

Nel 1934 è avviata la scuola per catechiste.

Nel 1937 si inizia a parlare di unità associativa.

Nel 1938 si sostiene la festa della famiglia e una giornata per i papà e i fratelli dei seminaristi e dei sacerdoti.

Nel 1945 nascono le Giovanissime.

La Gioventù Cattolica a Treviso tra il 1948 e il 1958

Una preziosa e consistente fonte archivistica, quale è il fondo del senatore Antonio Mazzarolli (1928-1998), consente di approfondire la storia della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), attraverso la fitta rete di corrispondenza epistolare intercorsa tra i dirigenti diocesani e nazionali.

La documentazione relativa alla Gioventù Cattolica trevigiana tra il 1948 e il 1958 permette di osservare il funzionamento concreto dell’associazione, il rapporto tra il livello diocesano e quello nazionale, le modalità della formazione e le discussioni interne che accompagnarono la vita dei giovani cattolici nel dopoguerra.

La vicenda della GIAC si colloca in una fase di forte espansione dell’Azione Cattolica, ma anche di crescente confronto sul significato della presenza dei cattolici nella società e nella politica.

Il dopoguerra e la formazione politica

Dopo la Seconda guerra mondiale l’Azione cattolica fa partire nel 1947 la Scuola di teologia per laici, in sostituzione del Corso superiore di religione.

Nel 1948 comincia a promuovere i Comitati civici, strumenti di formazione politica.

Nel 1951 si conteranno 254 iscritti all’Ac impegnati in politica: 12 sindaci, 80 assessori, 152 consiglieri comunali, 7 consiglieri provinciali e 3 deputati.

La formazione politica rappresenta però anche una fonte di disagio interno all’Associazione, soprattutto da parte dei giovani che non condividevano il collateralismo con la Democrazia cristiana.

Il vivace dibattito che ne scaturisce produce anche sfiducia nei confronti dell’Azione cattolica e porterà successivamente alla scelta religiosa.

Grande è il contributo offerto dall’Ac alla stesura della Carta Costituzionale.

La crescita associativa

Le tensioni sul rapporto tra associazione, Chiesa e politica non impediscono la crescita numerica dell’Azione Cattolica trevigiana.

La numerica crescita associativa raggiunge il suo apice nel 1961 con 77.304 tesserati.

ArticolazionePercentuale
Gf39%
Gf Effettive12%
Giac36%
Giac Seniores9%
Unione donne15%
Unione uomini10%

La percentuale più alta è, quindi, di quella che attualmente è l’Acr.

Negli anni del dopoguerra cresce anche a livello nazionale il numero di adesioni, superando i 3 milioni.

Si moltiplicano le iniziative formative a tutti i livelli, per tutte le età e per ogni settore di vita delle persone, iniziative che hanno il loro apice nelle settimane estive, già timidamente proposte dai giovani e dalle giovani negli anni Trenta.

La Chiesa trevigiana e la ricostruzione postbellica

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca, il vescovo Mantiero fu un autentico defensor civitatis.

La sua azione fu di tipo caritativo nei confronti dei sinistrati e degli sfollati, di difesa presso i comandi germanici per strappare alla morte e alla prigione sacerdoti e vittime innocenti di ogni colore politico e di ogni condizione, e di sostegno ai sacerdoti in cura d’anime perché rimanessero strettamente uniti alle loro popolazioni.

Il periodo postbellico si caratterizzò per il contributo sostanziale dato alla ricostruzione morale, culturale e materiale, profuso a tutto campo nell’impegno sociale e politico dei cattolici nel partito e nel sindacato di ispirazione cristiana, nelle Acli e nella Coldiretti.

Il primo assistente e consulente ecclesiastico nazionale nel dopoguerra fu Pietro Pavan, poi cardinale.

La pastorale diocesana, di forte impianto tradizionale, si fa attenta alla dimensione sociale, per essere in grado di far fronte alle trasformazioni in atto.

Notevole in questi decenni è pure l’impegno missionario della diocesi.

Sono certamente oltre il migliaio i religiosi, le religiose, i laici e, a partire dall’enciclica di Pio XII Fidei Donum, i sacerdoti diocesani, che nel secolo XX sono partiti per la missione; sei di essi vi hanno trovato il martirio.

Le principali tappe dell’Azione Cattolica a Treviso

AnnoAvvenimento
1878Nasce il primo Comitato diocesano nella canonica del Duomo.
1886Comincia a prendere forma la sezione cittadina Giovani.
1892Si apre la sala riunioni nel palazzo Avogari e si consolidano le iniziative del Movimento cattolico.
1905Pio X riorganizza il Movimento.
1908Il beato mons. Longhin approva i nuovi Statuti.
1919Ripartono i giovani e si riorganizzano donne e giovani.
1920Ripartono gli uomini con la Lega dei padri di Famiglia.
1923La riforma di Pio XI dà all’Azione Cattolica una fisionomia simile all’attuale.
1927Nascono i Fanciulli cattolici e si tiene il primo convegno dei chierichetti.
1934Viene avviata la scuola per catechiste.
1945Nascono le Giovanissime.
1947Parte la Scuola di teologia per laici.
1948Comincia la promozione dei Comitati civici.
1953Prende avvio il Movimento famiglie.
1958Apre ufficialmente la Casa di esercizi Santa Maria in Colle.
1960Viene adottato il metodo “vedere, giudicare, agire” e viene inaugurata Casa Toniolo.
1963Si tiene il primo corso di orientamento vocazionale e viene istituita una Commissione diocesana per i ragazzi.
1969Entra in vigore il nuovo Statuto.

Le iniziative degli anni Cinquanta e Sessanta

Nel 1951 si comincia a parlare dell’apostolato dei laici.

Nel 1953 prende avvio il Movimento famiglie.

Nel 1958 apre ufficialmente la Casa di esercizi Santa Maria in Colle, già data nel 1947 dal vescovo mons. Mantiero alla Gf e all’UD.

Nel 1960 viene adottato il metodo “vedere, giudicare, agire”, si propongono corsi per la gestione di piccoli gruppi, parte la prima scuola sociale e il 26 novembre viene inaugurata Casa Toniolo.

Nel 1963 si tiene il primo corso di orientamento vocazionale e viene istituita una Commissione diocesana per i ragazzi, formata da Gf, Giac, UD e Maestri cattolici.

Tra il 1965 e il 1966 iniziano i primi esperimenti di collaborazione e integrazione, anche economica, tra Gf e Giac, tra Unione donne e Unione uomini.

Il Concilio Vaticano II e la scelta religiosa

Gli anni dell’episcopato del vicentino mons. Antonio Mistrorigo (1958-1988) accompagnano la preparazione, la celebrazione, l’applicazione e la recezione del Concilio Vaticano II.

Il Concilio Vaticano II si fa interprete dell’ansia di rinnovamento che anima la Chiesa e parla espressamente dell’Ac come scuola di formazione per un laicato responsabile, che fa proprio il fine apostolico della Chiesa: l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza.

L’Ac sceglie di fare proprie le istanze proposte dal Concilio Vaticano II e decide di rinnovare la struttura organizzativa.

Sono gli anni della presidenza nazionale di Vittorio Bachelet.

Il 1° novembre 1969 entra in vigore il nuovo Statuto, preceduto da una serie di incontri sia unitari che per ciascun ramo.

Nel 1969 l’Ac si dà un nuovo statuto, nel quale si organizza la vita associativa attorno a due settori: giovani e adulti.

Nasce l’ACR e, facendo leva sul taglio esperienziale, si inaugura un modo nuovo di fare catechesi.

L’associazione fa sua la scelta religiosa.

Struttura e finalità dell’Azione Cattolica

«L’Azione Cattolica italiana è un’associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria e organica ed in diretta collaborazione con la gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa.»

L’Azione Cattolica è nata nel lontano 1868 da un sogno insito nel cuore di due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, un sogno che è diventato, nel tempo, cammino di fede per molte generazioni.

Il motto che sostiene il loro impegno, “preghiera, azione, sacrificio”, racchiude il programma cui si ispirano: la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la testimonianza di una vita cristiana, l’esercizio della carità.

L’Associazione Diocesana riunisce tutti i laici che nella Diocesi aderiscono all’Azione Cattolica Italiana.

Essa offre alla Chiesa particolare, in cui è inserita, il proprio specifico contributo per la formazione di un laicato adulto nella fede, per la crescita nella comunione della comunità ecclesiale e per la testimonianza del Vangelo nella concretezza della situazione storica.

Per questi particolari obiettivi, l’A.C. si struttura a vari livelli:

  • Parrocchiale
  • Vicariale
  • Diocesano
  • Nazionale

I settori dell’Azione Cattolica

L’Azione Cattolica dei Ragazzi

L’articolazione A.C.R., dai 6 anni ai 14 anni, cerca di accompagnare i bambini e i ragazzi a vivere in pienezza la loro stagione della vita, legata alla scoperta del mondo e alla crescita personale.

L’A.C.R. è un percorso di iniziazione cristiana che, con la sua proposta educativa e l’esperienzialità, cerca di trasmettere i valori della fede e della condivisione attraverso giochi e attività pensate per le diverse fasce d’età: 6-8, 9-11, 12-14.

Con le altre parrocchie del Vicariato Urbano vengono organizzati degli incontri-festa: la Festa del Ciao a novembre, la Festa della Pace a gennaio e la Festa degli Incontri a marzo.

Con tutta la diocesi di Treviso, a maggio, si festeggia la conclusione delle attività.

Durante il periodo estivo viene offerta ai ragazzi delle medie l’esperienza di una settimana di camposcuola in montagna.

Il Settore Giovani

Il Settore Giovani, dai 15 anni ai 30 anni, si propone di provocare i giovanissimi e i giovani, stimolandoli ed aiutandoli a mettersi in discussione, accogliendo le gioie, le incertezze e le paure, così da farli diventare protagonisti della propria crescita, della vita della Chiesa e di tutti gli spazi che abitano.

Per questo è continua, durante l’anno pastorale, la formazione degli educatori, soprattutto in ambito vicariale, che mira alla presa di consapevolezza dell’essere giovani, giovani cristiani e giovani educatori cristiani.

Nel periodo estivo vengono proposti campiscuola vicariali per i giovanissimi, distinti per fascia d’età, e campiscuola diocesani per i giovani: il campobase, il campo giovani e il campo giovani adulti.

Il Settore Adulti

Il Settore Adulti, dai 30 anni, cerca di formare laici capaci di vivere in modo autentico e originale la propria esperienza cristiana nella vita quotidiana, dentro una storia e un’umanità incarnata.

Mensilmente vengono proposti momenti di preghiera ed alcuni incontri di formazione e, nel periodo estivo, il campo famiglie diocesano.

Vengono inoltre divulgate le iniziative formative organizzate dalle associazioni parrocchiali più vicine, sostenendone la partecipazione e la condivisione.

L’Azione Cattolica nella parrocchia di Fiera

Nella parrocchia di Fiera l’Azione Cattolica è presente dal 1921 e da quell’anno, ogni 8 dicembre, rinnova il progetto di vivere e diffondere la Buona Novella a tutti coloro che il Signore pone sulla sua strada.

Il gruppo parrocchiale accoglie bambini, ragazzi, giovani, adulti e “adultissimi”, valorizzando il protagonismo ad ogni età.

Il cammino di formazione segue quanto descritto nel Progetto Formativo Perché sia formato Cristo in voi, che vuole aiutare la crescita di cristiani laici adulti nella fede, innamorati della Chiesa e impegnati nell’annuncio secondo quattro dimensioni: la responsabilità, la fraternità, l’interiorità e l’ecclesialità.

L’ACR di Fiera si riunisce ogni domenica per la Santa Messa delle ore 10:00 e poi per l’attività fino alle 12:30.

Ogni tessera è una storia, un libro iniziato in qualche momento della nostra vita, che racconta di persone incontrate, di esperienze vissute, di scelte compiute.

È un libro fatto di immagini, di volti e di luoghi stampati nel cuore, è un libro fatto di parole ascoltate, pronunciate o pensate, parole nuove o ancora da inventare.

Ogni tessera A.C. è un tassello di un mosaico che insieme ad altre tessere, le nostre belle storie, fa della vita associativa un capolavoro di bellezza.

Giuseppe Toniolo e la tradizione cattolica trevigiana

Il 7 marzo 1845 nasceva a Treviso, in piazza Sant’Andrea, Giuseppe Toniolo, grande economista e sociologo, annoverato tra i “padri” della Dottrina sociale della Chiesa e dichiarato beato nel 2012.

Toniolo rimase a Treviso pochissimo tempo, ma conserverà sempre un ricordo particolare per la città che gli diede i natali e il battesimo.

Il 7 marzo 1878, il giorno del suo trentatreesimo compleanno, passando in ferrovia per Treviso scrive alla fidanzata e spiega che, passando di là, egli solleva “un pensiero di gratitudine verso il buon Dio, che colà volle por principio alla mia vita e rigenerarmi alle acque sante del battesimo”.

Toniolo, nei decenni successivi, mantiene frequenti legami con Treviso, con i vescovi ma anche con alcuni preti e laici attivi del Movimento cattolico.

Intenso fu il rapporto con il beato vescovo Longhin.

Ad avvicinare Longhin e Toniolo furono sia le vicende del movimento cattolico trevigiano, soprattutto i contrasti avvenuti nel 1913-14 in seno al Movimento cattolico e alle leghe bianche, sia alcuni fatti personali.

Il professore fu a Treviso nel 1913 nell’occasione di un Triduo sociale.

La figlia Emilia divenne suora di clausura prendendo il nome di suor Maria Pia e visse presso la Visitazione di Treviso, dove morì nel 1915.

Giuseppe Toniolo fonte battesimale Sant’Andrea Treviso

Il battesimo nella chiesa di Sant’Andrea

Il 180° anniversario della nascita di Giuseppe Toniolo non poteva passare sotto silenzio.

Per questo, l’Azione cattolica del vicariato di Treviso, l’Istituto Toniolo, nato in seno all’Ac diocesana, e il Comitato nazionale per la canonizzazione di Giuseppe Toniolo hanno promosso la celebrazione di una messa nella chiesa di Sant’Andrea in Riva.

Qui Giuseppe Toniolo fu battezzato il 16 marzo 1845.

Il fonte battesimale si trova sulla destra, appena entrati in chiesa.

Sopra il fonte è stata posta una targa.

Sotto la foto di Toniolo campeggia la scritta “Proletari di tutto il mondo unitevi in Cristo”.

Sulla targa si legge la seguente iscrizione: “Nel sacro fonte di S. Andrea il 16 marzo 1845 ebbe battesimo il servo di Dio Giuseppe Toniolo, delle Scienze sociali sommo maestro, dalla cristiana democrazia geniale assertore, dei campioni di Azione cattolica fedelissima guida. Nel centenario della sua nascita, per iniziativa del parroco, mons. Luigi Sartori, questa memoria posero l’Azione cattolica, la Democrazia cristiana e la Postulazione della causa”.

L’attualità delle intuizioni di Toniolo

All’anniversario si accompagna la consapevolezza della grandezza della figura di Toniolo, del valore della sua testimonianza, dell’attualità della sua opera e delle sue intuizioni.

Se ne è avuta conferma quando mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino-Foligno, già postulatore della causa di beatificazione del Toniolo e presidente del comitato per la sua canonizzazione, è stato a Oderzo e a Pieve di Soligo, nel cui duomo il beato è sepolto.

Mons. Sorrentino ha elogiato la “santità integrale, totale” del professore trevigiano, che con il suo sguardo lungimirante e le sue “intuizioni profetiche” ha anticipato i tempi con la sua dottrina in campo economico e sociale.

Durante l’incontro “Capitale & lavoro. Nuovi modelli d’impresa”, mons. Sorrentino ha parlato della visione solidale del Toniolo, preoccupato già al suo tempo dei rischi di una società “atomizzata”.

Ha insistito sulla sua intuizione anticipatrice, prima dell’enciclica Rerum Novarum, dell’uomo e dell’etica al centro dell’economia.

Ha inoltre ribadito il favore del beato trevigiano per un’impresa capace di investire concretamente sul capitale e sul talento e l’apporto dei collaboratori.

La diocesi di Treviso come contesto storico

Il territorio che oggi comprende la diocesi di Treviso agli inizi del primo millennio dell’era cristiana era inserito nella X regione dell’impero romano in cui era suddivisa l’Italia: la Venetia et Histria.

Un’antica tradizione fa risalire già al primo secolo l’evangelizzazione delle terre venete per opera di Prosdocimo, discepolo di san Pietro e primo vescovo di Padova, che avrebbe costituito ed organizzato le chiese locali.

Probabilmente la prima presenza cristiana a Treviso risale al secolo IV, anche se non ancora tale da divenire sede episcopale.

Ad una ventina di chilometri da Treviso esisteva l’importante municipio di Altino, il cui vescovo Eliodoro, formatosi alla scuola di Aquileia insieme agli amici Cromazio e Girolamo, partecipò colà al concilio del 381.

Il tramonto di questo centro, devastato dalle invasioni barbariche, come pure quello della vicina sede episcopale di Oderzo, determinarono lo sviluppo di Treviso.

Qui, provenienti da Altino, vennero trasferite le reliquie di san Liberale, discepolo laico di Eliodoro e confessore della fede autentica contro gli ariani, che divenne poi patrono della città e della diocesi trevigiana.

Il primo vescovo di Treviso storicamente accertato è Felice.

Felice nel 569 andò incontro a Lovadina, presso il fiume Piave, ad Alboino, re dei Longobardi.

Il gesto permise a Felice di veder risparmiata, a differenza di altre, la propria chiesa dalla devastazione ed anzi di vederne aumentare il territorio, inglobando parte delle diocesi di Altino e di Oderzo.

La strutturazione medievale della diocesi

L’epoca medievale si caratterizzò per la diffusione e la strutturazione territoriale a partire dai primi quattro arcipresbiterati, nei quali la diocesi era suddivisa in periodo carolingio: Quinto, Cornuda, Godego e Mestre.

Da questi dipendevano pievi e cappelle.

Il territorio diocesano si estese ulteriormente nel 969 quando l’imperatore Ottone I fece dono della diocesi di Asolo a Rozo, vescovo di Treviso.

Contemporaneamente, nel secolo VIII, iniziavano i primi insediamenti monastici benedettini: gli zeniani a Casier, nel monastero dei Santi Pietro e Teonisto, e i nonantolani, a Lanzago prima e a Santa Maria e Santa Fosca in Treviso poi.

Andava pure prendendo forma il Capitolo della Cattedrale.

Nel X secolo sorsero in diocesi nuovi monasteri benedettini, tra cui quelli di Santa Maria Assunta a Mogliano e Santa Maria del Pero a Monastier.

Altre fondazioni monastiche, maschili e femminili, si aggiunsero nei secoli XI e XII.

A rivitalizzare la vita cristiana della città prima e poi della diocesi giunsero fin dai primi decenni del Duecento gli ordini mendicanti, i francescani prima, i domenicani e gli agostiniani a pochi anni di distanza, cui seguirono nell’arco di un secolo i secondi ordini femminili di clausura.

Con il loro arrivo si svilupparono la predicazione, lo studio e la spiritualità laicale, con la nascita dei Terzi Ordini.

Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII la suddivisione territoriale in pievi e parrocchie aveva ormai raggiunto una stabile strutturazione capillare.

Dalla Serenissima all’Ottocento

Dal 1389 al 1797 il territorio diocesano fu ininterrottamente sotto il dominio della Serenissima.

Alla fine del XIV secolo nacquero e si svilupparono in città e in diocesi le congregazioni del clero per diffondere lo spirito di fraternità sacerdotale.

Esse sorsero anche per contrastare, in tempi di stabilità politica e di progresso culturale ed economico, il clima di rilassamento e di degrado della vita cristiana.

Una azione di riforma venne intrapresa sotto la spinta di grandi vescovi, come Giovanni Benedetto (1418-1437), domenicano, e Ludovico Barbo (1437-1443), già abate di S. Giustina di Padova, iniziatore della riforma congregazionale, che si diffuse in tutto l’ordine benedettino.

Nell’ultimo Quattrocento e nel primo Cinquecento la diocesi conobbe un nuovo periodo di decadenza anche per la scarsa residenza dei vescovi e dei parroci; questo consentì il sorgere di alcuni germi di eresia.

La partecipazione al Concilio di Trento del vescovo Giorgio Corner, in relazione con san Carlo Borromeo, inaugurò per la diocesi una nuova stagione pastorale, contrassegnata dalla fondazione del seminario diocesano, dalla convocazione di numerosi sinodi e da frequenti visite pastorali effettuate dai vescovi che si avvicendarono.

La Chiesa di Treviso tra Sei e Settecento stava lentamente assimilando le scelte tridentine.

Le novità pastorali introdotte dal concilio coesistevano con il lassismo morale e l’ignoranza religiosa.

Tuttavia i sempre più forti segni di impegno e di rinnovamento spirituale, il costante e capillare impegno catechistico nei confronti di fanciulli ed adulti, lo zelo del clero e l’attività delle confraternite laicali irrobustirono la fede e la pietà nel popolo cristiano.

Il Seminario diocesano

Il Seminario, sorto tra i primi in Italia all’indomani del Concilio di Trento, accolse alla fine del 1566 i primi diciassette alunni.

Subì numerosi trasferimenti di sede all’interno delle mura cittadine e molteplici interventi di ristrutturazione, dalla primitiva residenza alle Canoniche nuove fino all’attuale, situata dal 1841 presso l’ex convento domenicano di San Nicolò.

Dalla fine del Seicento fino ai primi del Novecento, oltre ai chierici, il Seminario fu frequentato anche da alunni laici, contraddistinguendosi quale istituto cittadino di formazione superiore per la classe dirigente civile e per gli ecclesiastici.

DagIi inizi del Settecento venne dato maggiore impulso alla formazione intellettuale: cominciarono ad essere attivati i corsi teologici interni.

A metà del secolo si accrebbe il numero e la qualificazione dei docenti, e gli insegnamenti si estesero alle discipline scientifiche e teologiche positive.

Anche il fondo librario della biblioteca cominciò a diventare significativo.

Vescovi, laici e figure significative

Nella seconda metà dell’Ottocento la diocesi fu guidata da pastori eminenti: il vicentino beato Giovanni Antonio Farina (1850-1860), apostolo della carità e fondatore delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, e il veneziano Federico Maria Zinelli (1861-1879), teologo illustre che al Concilio Vaticano I fu uno dei relatori in aula della Costituzione “Pastor Aeternus”.

Il secolo XX si apre con un trevigiano eletto alla cattedra di Pietro: è Giuseppe Sarto (1835-1914), Pio X (1903-1914), canonizzato nel 1954, grande riformatore della vita della Chiesa e coraggioso difensore della dottrina della fede.

A Pio X si deve la scelta nel 1904 per la guida della sua diocesi di origine del giovane provinciale dei cappuccini veneti, Andrea Giacinto Longhin (1904-1936), beatificato da Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002.

Attraverso un’intensa attività apostolica, le visite pastorali e il sinodo, Longhin intraprese una grande opera di formazione spirituale per il clero e il laicato.

Durante la Prima guerra mondiale fu riferimento religioso, morale e civile per tutte le comunità travolte dal conflitto; provvide all’assistenza dei soldati, dei malati e dei poveri.

La sua azione pastorale favorì il sorgere di figure significative tra i preti, i religiosi e i laici.

  • Santa Maria Bertilla Boscardin, religiosa dorotea canonizzata nel 1961, per quindici anni a servizio nell’ospedale di Treviso;
  • la serva di Dio madre Maria Oliva Bonaldo, fondatrice delle Figlie della Chiesa;
  • la serva di Dio Lucia Schiavinato, fondatrice dei Piccoli Rifugi per l’accoglienza dei disabili e dell’istituto secolare delle Volontarie della Carità;
  • Giuseppe Corazzin, esponente del movimento cattolico, direttore del settimanale diocesano e organizzatore del sindacato veneto dei contadini;
  • Luigi Stefanini, attivissimo organizzatore della Gioventù Cattolica, filosofo esponente dello spiritualismo e del personalismo cristiano.

I presidenti dell’Azione Cattolica di Treviso fino al 1970

AnnoPresidente
1878mons. Ferdinando Pagnoscin
1880Lorenzo Fietta
1884mons. Giovanni Battista Mander
1885Giuseppe Nicolò Bianchini
1891Giuseppe Castagna
1898mons. Bartolomeo Fantuzzo
1900mons. Bartolomeo Carturo
1908don Angelo Brugnoli
1910don Luigi Brusatin
1914don Giovanni Mattarollo
1917Giuseppe Benvenuti
1917mons. Giuseppe Agostini, provvisorio
1917don Luigi Sartori
1927Con lo statuto del 1939 la presidenza dell’Ac veniva affidata ai vescovi
1940mons. Enrico Pozzobon
1940delegato vescovile Raffaello Bettazzi
1946Luigi Rossetti
1953Leandro Rizzo
1970

Dalla scelta religiosa al nuovo millennio

A metà degli anni Ottanta si dà vita alla stesura del Progetto formativo apostolico unitario e si definiscono le metodologie ed i cammini formativi per le diverse età.

Il nuovo millennio si apre con una carica di novità e con una forte tensione verso il rinnovamento dell’associazione.

Durante l’Assemblea Straordinaria del 2003 si approva lo Statuto aggiornato e si riscrive il Progetto formativo.

A Loreto, nel 2004, un grande pellegrinaggio suggella l’impegno dell’Ac a rispondere con slancio rinnovato alla propria chiamata alla missionarietà.

Negli ultimi anni, seguendo papa Francesco, l’associazione accentua lo slancio missionario per farsi Chiesa in uscita.

L’Evangelii Gaudium diventa una bussola preziosa per un rinnovato impegno anche in ambito sociale.

Festeggiare i 150 anni diventa l’occasione per rilanciare l’associazione e renderla sempre più vicina alla vita delle persone.

L’Azione Cattolica diocesana nel triennio 2024-2027

Per il triennio 2024-2027 la Presidenza diocesana è composta da Marco Guidolin, presidente; Angela Fugazza, segretaria; Francesco Borsato, amministratore; don Giancarlo Pivato, assistente generale; Matteo Campagnolo e Sabrina Spitaleri, vicepresidenti del Settore Adulti; Massimiliano Agostini e Chiara Pellizzari, vicepresidenti del Settore Giovani; Gregorio Favaro, responsabile ACR; don Mario Da Ros, assistente MSAC.

I consiglieri diocesani per il triennio 2024-2027 sono articolati nei diversi ambiti associativi.

Consiglieri ACR

  • Gianfranco Berton
  • Damiano Cecconi
  • Gregorio Favaro
  • Vittoria Favretto
  • Chiara Franzin
  • Rima Mazzon
  • Silvia Pasqualin
  • Andrea Signor

Consiglieri del Settore Giovani

  • Massimiliano Agostini
  • Giosuè Borsato
  • Francesco Canil
  • Angelica Marconato
  • Chiara Pellizzari
  • Simone Toffolo

Consiglieri del Settore Adulti

  • Marta Bontempelli
  • Matteo Campagnolo
  • Matteo Filippetto
  • Alice Gardin
  • Rino Graziani
  • Sabrina Spitaleri
  • Lisa Zamperoni

Completano gli incarichi diocesani Federica Bergamo, incaricata della promozione associativa; la coppia cooptata per l’Area famiglia e vita; Rino Graziani, per la Commissione Adultissimi; Katia Colella, per il Gruppo PerTuttiPersone; Paolo Criveller, presidente del Meic diocesano; Matteo Filippetto, direttore dell’Istituto Toniolo.

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