Per ascoltare la lingua greca biblica è disponibile il Nuovo Testamento audio in formato MP3 in greco koinè, organizzato secondo i libri biblici e i relativi capitoli. L’ascolto può essere affiancato da un corso introduttivo di greco biblico con file audio, utile soprattutto per imparare a leggere l’alfabeto greco e familiarizzare con la pronuncia.
Il greco biblico è la lingua greca in cui sono stati redatti alcuni libri dell’Antico Testamento e tutto il Nuovo Testamento. Per comprendere il valore dell’audio biblico è quindi importante distinguere il greco koinè dal greco classico e considerare il contesto storico, linguistico e testuale nel quale furono composti questi scritti.

Nuovo Testamento audio in greco koinè
Nuovo Testamento audio mp3 in Greco koinè ascolta qui di seguito Ακούστε την Καινή Διαθήκη στα Ελληνικά.
L’ascolto dei testi può essere organizzato seguendo l’ordine dei libri del Nuovo Testamento, dai Vangeli fino all’Apocalisse. La suddivisione in file consente di concentrarsi su un libro, su una sezione o su singoli capitoli senza affrontare l’intero testo in una sola volta.
| Libro | Numero di file |
|---|---|
| ΚΑΤΑ ΜΑTΘΑΙΟΝ - Vangelo secondo Matteo | 28 files |
| ΚΑΤΑ ΜΑΡΚΟΝ - Vangelo secondo Marco | 16 files |
| ΚΑΤΑ ΛΟΥΚΑΝ - Vangelo secondo Luca | 24 files |
| ΚΑΤΑ ΙΩΑΝΝΗΝ - Vangelo secondo Giovanni | 21 files |
| ΠΡΑΞΕΙΣ ΑΠΟΣΤΟΛΩΝ - Atti degli apostoli | 28 files |
| ΠΡΟΣ ΡΩΜΑΙΟΥΣ - Lettera di Paolo ai Romani | 16 files |
| ΠΡΟΣ ΚΟΡΙΝΘΙΟΥΣ Α - 1a lettera di Paolo ai Corinzi | 16 files |
| ΠΡΟΣ ΚΟΡΙΝΘΙΟΥΣ Β - 2a lettera di Paolo ai Corinzi | 13 files |
| ΠΡΟΣ ΓΑΛΑΤΑΣ - Lettera di Paolo ai Galati | 6 files |
| ΠΡΟΣ ΕΦΕΣΙΟΥΣ - Lettera di Paolo agli Efesini | 6 files |
| ΠΡΟΣ ΦΙΛΙΠΠΗΣΙΟΥΣ - Lettera di Paolo ai Filippesi | 4 files |
| ΠΡΟΣ ΚΟΛΟΣΣΑΕΙΣ - Lettera di Paolo ai Colossesi | 4 files |
| ΠΡΟΣ ΘΕΣΣΑΛΟΝΙΚΕΙΣ Α - 1a Lettera di Paolo ai Tessalonicesi | 5 files |
| ΠΡΟΣ ΘΕΣΣΑΛΟΝΙΚΕΙΣ Β - 2a Lettera di Paolo ai Tessalonicesi | 3 files |
| ΠΡΟΣ ΤΙΜΟΘΕΟΝ Α - 1a Lettera di Paolo a Timoteo | 6 files |
| ΠΡΟΣ ΤΙΜΟΘΕΟΝ Β - 2a Lettera di Paolo a Timoteo | 4 files |
| ΠΡΟΣ ΤΙΤΟΝ - Lettera di Paolo a Tito | 3 files |
| ΠΡΟΣ ΦΙΛΗΜΟΝΑ - Lettera di Paolo a Filemone | 1 file |
| ΠΡΟΣ ΕΒΡΑΙΟΥΣ - Lettera agli Ebrei | 13 files |
| ΙΑΚΩΒΟΥ - Lettera di Giacomo | 5 files |
| ΠΕΤΡΟΥ Α - 1a Lettera di Pietro | 5 files |
| ΠΕΤΡΟΥ Β - 2a Lettera di Pietro | 3 files |
| ΙΩΑΝΝΟΥ Α - 1a Lettera di Giovanni | 5 files |
| ΙΩΑΝΝΟΥ Β - 2a Lettera di Giovanni | 1 file |
| ΙΩΑΝΝΟΥ Γ - 3a Lettera di Giovanni | 1 file |
| ΙΟΥΔΑ - Lettera di Giuda | 1 file |
| ΑΠΟΚΑΛΥΨΙΣ ΙΩΑΝΝΟΥ - Apocalisse | 22 files |
Come usare l’audio per imparare il greco biblico
L’ascolto del Nuovo Testamento in greco koinè può essere utile per riconoscere la pronuncia, la divisione delle parole, l’andamento delle frasi e la ricorrenza delle forme grammaticali. L’audio diventa più efficace quando viene accompagnato dal testo greco, da una traslitterazione e da una traduzione italiana.
Il mio corso di lezioni di greco biblico è un manuale per lo studio della lingua originale del Nuovo Testamento concepito per i principianti. Qui di seguito troverai le prime lezioni complete di files audio per aiutarti ad imparare a leggere l’alfabeto greco.
- lezione 1 - Corso di greco del Nuovo Testamento di Giuseppe Guarino
- lezione 2 - Corso di greco del Nuovo Testamento di Giuseppe Guarino
- Audio lezione 2
- lezione 3 - corso di greco del Nuovo Testamento di Giuseppe Guarino
Un percorso graduale può iniziare dall’alfabeto, proseguire con la lettura di parole brevi e arrivare infine all’ascolto di versetti e capitoli completi. L’obiettivo non è soltanto riconoscere i suoni, ma collegare ogni suono alla forma scritta, alla funzione grammaticale e al significato determinato dal contesto.
Vittorio Gassman recita PINDARO in Greco Antico!
Il Vangelo di Giovanni in greco
IL VANGELO DI GIOVANNI IN GRECO
Video Commentario Lezione 1 - Giovanni 1:1.
Il Vangelo secondo Giovanni può costituire un testo particolarmente adatto per esercitarsi, perché permette di alternare l’ascolto di un brano breve, la lettura del testo greco e il confronto con la traduzione italiana. La lettura ripetuta aiuta a riconoscere le forme già studiate e a osservare come il significato dipenda dalla costruzione della frase.
Che cos’è il greco biblico
Per greco biblico si intende la lingua greca in cui sono stati redatti alcuni libri dell’Antico Testamento e tutto il Nuovo Testamento.
La grande importanza del greco di quei secoli, al di là di un interesse culturale, sta soprattutto nel fatto che, insieme all’ebraico e in piccola misura all’aramaico, è la lingua della Bibbia. Fra il III e il II secolo a.C. i libri biblici furono tradotti nella Bibbia dei Settanta; sono inoltre in greco i libri deuterocanonici e tutto il Nuovo Testamento, nonché gli scritti dei Padri della Chiesa orientali e le deliberazioni dei primi Concili Ecumenici. Per questo si parla di un greco biblico.
La collocazione storica del greco koinè
La lingua greca nel corso dei millenni ha attraversato varie fasi: allo studio del Cristianesimo interessa soprattutto la terza, quella del greco ellenistico o greco alessandrino, che idealmente va dalla morte di Alessando Magno nel 323 a.C. (fine della fase classica) alla fondazione di Costantinopoli nel 330[1] da parte di Costantino il Grande (inizio della fase medievale o bizantina).
Mentre nel periodo classico vi erano numerosi dialetti greci, anche molto diversi fra loro, e nel bacino del Mediterraneo si parlava una vasta pluralità di idiomi, dopo le conquiste di Alessandro Magno di fatto divenne comune a tutti una lingua che era costituita da una predominanza del dialetto attico con qualche semplificazione grammaticale: per esempio scomparve il modo verbale ottativo e le frasi venivano composte con la paratassi[2] piuttosto che con l’ipotassi[3].
In quei secoli quindi il greco divenne l’idioma comunemente parlato da tutti i popoli del bacino del Mediterraneo come lingua franca: fu così che venne indicato con il termine greco κοινή koiné, che significa comune, prima parola dell’espressione κοινή διάλεκτος koiné diálektos, cioè dialetto comune, superiore alle particolarità geografiche e linguistiche.
Il greco della Bibbia non è il greco classico ma il greco detto koinè ovvero “comune”. Si trattava della lingua internazionale del tempo (da circa il 300 a. E. V. al 500 della nostra èra).
Data la sua internazionalità, il greco comune (koinè) era usato nei decreti imperiali di Roma quando erano diffusi in tutto l’impero. Tale lingua era parlata anche in Israele.
Il greco koinè come lingua internazionale
Con l’espansionismo e le conquiste di Alessandro Magno, nel 4° secolo prima della nostra èra, la cultura greca veniva imposta a tutto il mondo. Così, il greco koinè, la lingua comune, divenne la lingua internazionale in tutto il Medio Oriente.
“Benché la maggioranza della popolazione ebraica fosse contraria all’ellenismo e alle sue usanze, non rifuggiva dai contatti con i popoli greci e dall’uso della lingua greca . Gli insegnanti palestinesi guardavano con favore la traduzione greca delle Scritture, considerandola un mezzo per portare la verità ai Gentili” (N. Bentwich, Hellenism, 1919, pag. 115).
Una testimonianza del suo uso internazionale lo abbiamo anche nella Bibbia: “Pilato [procuratore romano] fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. V’era scritto: Gesù il nazareno, il re dei giudei . l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco”. - Gv 19:19,20.
La Settanta e la diffusione del testo greco
Molti giudei, nascendo, non imparavano a leggere l’ebraico e, di conseguenza, non potevano leggere la Bibbia. Di certo non potevano farlo gli ebrei della diaspora, che ormai non parlavano più ebraico. Fu per questo motivo che verso il 280 a. E. V. ad Alessandria d’Egitto un gruppo di dotti ebrei si diede a tradurre la Bibbia ebraica nel greco comune.
La Settanta (LXX; dal numero dei circa 70 traduttori) fu completata verso il 150 a. E. V. Gli stessi scrittori delle Scritture Greche usavano questa versione greca della Bibbia, come mostrano le citazioni da loro fatte dalle Scritture Ebraiche, che sono conformi al testo della LXX.
Al tempo di Gesù e degli apostoli, gli ebrei di lingua greca usavano estesamente la Settanta, che è una traduzione delle Scritture Ebraiche in greco. La Settanta è davvero notevole, non solo perché a quanto sappiamo rappresentò il primo tentativo di tradurre le Sacre Scritture in un’altra lingua, ma anche perché realizzarla comportò un enorme lavoro di traduzione.
Un gruppo di traduttori iniziò a lavorare alla Settanta nel III secolo a.E.V., ma l’opera fu completata da altri più di cento anni dopo. I primi cristiani fecero subito buon uso della Settanta per dimostrare che Gesù era il Cristo, il promesso Messia, al punto che alcuni iniziarono a considerarla una traduzione “cristiana”.
Per questa ragione perse la sua popolarità tra gli ebrei, e vennero prodotte diverse nuove traduzioni in greco. Una fu realizzata da Aquila, un proselito ebreo, nel II secolo E.V. Descrivendo questa traduzione, un biblista menziona un “particolare piuttosto insolito”: in tutta la traduzione greca di Aquila compare il nome divino, Geova, in caratteri ebraici antichi.
Caratteristiche linguistiche del greco biblico
Fino alla fine del XIX secolo, ritenendo che la lingua greca fosse quella della classicità, e in particolare il dialetto attico del V secolo a.C., si credeva che il greco biblico, in specie quello neotestamentario, fosse diverso da quello parlato altrove, fosse soprattutto una lingua imbarbarita poiché intrisa di semitismi.
Gli studi di Gustav Adolf Deissmann[4] hanno dimostrato che non è così: il greco del Nuovo Testamento e dei libri greci veterotestamentari è lingua del tempo e dell’ambiente ellenistico[5]. Deissman dimostrò che le caratteristiche del greco biblico, un tempo ritenute semitismi, come per esempio l’uso abbondante della paratassi[6], erano al contrario diffuse nella lingua popolare greca del tempo.
C’erano ovviamente differenze nella koinè, come in tutte le lingue: vi era quindi un linguaggio colto e della letteratura e uno popolare. Il Nuovo Testamento è più vicino al linguaggio popolare.
Certamente ci sono alcuni semitismi, specialmente nei vangeli sinottici, e anche aramaismi. Ma sono legati soprattutto a singoli vocaboli e qualche costruzione particolare della frase.
Paratassi e ipotassi
Il periodo è costituito dalla sola proposizione principale o da poche coordinate dello stesso ordine.
Il periodo è costituito da più frasi con diversi livelli di subordinazione.
Molte pericopi iniziano con la congiunzione καὶ (trasl. kài) che significa e ed è un riflesso diretto dell’ebraico.
Influenza delle traduzioni bibliche
Anche il significato delle parole del greco biblico è lo stesso della koinè, tranne che per alcuni casi, tra cui, a titolo di esempio: vocaboli che la LXX usò in modo tecnico per tradurre dall’ebraico: l’esempio più tipico è δόξα (traslitt. doxa) che traduce l’ebraico kabod e significa gloria, mentre nel greco il significato principale è opinione.
Altri casi videro usi tecnici di vocaboli differenti da parte di un autore rispetto allo stesso Nuovo Testamento: caso classico la δικαιοσύνη (trasl. dikaiosyne, giustificazione) di Paolo.
Alcuni vocaboli propri del greco ellenistico popolare assunsero nel greco biblico un significato cristiano pregnante: εὐαγγέλιον (trasl. euanghelion, vangelo), παρουσία (trasl. parusìa, parusia).
Il caso del Vangelo secondo Luca
Un caso particolare è il Vangelo secondo Luca, nel quale a un greco colto e raffinato di brani come il prologo si alterna l’idioma più rozzo e semplice dei vangeli dell’infanzia (Lc ): si ritiene che Luca, possessore di un ottimo greco, abbia rispettato la lingua delle proprie fonti, che per i primi capitoli erano probabilmente tradizioni nate in ambiente palestinese e tradotte poi nella koinè.
Alfabeto, pronuncia e accenti
Gli alfabeti europei come noi li conosciamo derivano dall’alfabeto greco. Non dobbiamo però pensare che i greci abbiano inventato il loro alfabeto. Essi utilizzarono quello dei semiti, com’è reso evidente da un raffronto delle lettere greche ed ebraiche negli scritti del 7° secolo circa a. E. V.
Perfino l’ordine alfabetico è molto simile. Si notino le somiglianze di molti nomi delle lettere (evidenziate in rosso) nella seguente tabella di raffronto.
Nell’adattamento dell’alfabeto semitico a quello greco, i greci usarono certe lettere (di cui non avevano suoni corrispondenti nella loro lingua) per rappresentare i suoni vocalici che i semiti non scrivevano.
Come si sa, l’alfabeto fu inventato dai fenici. Il fenicio è una lingua semitica. L’alfabeto fenicio si deve al proto-cananeo. Dal fenicio si evolse l’alfabeto aramaico (divenuto la scrittura ufficiale dell’impero persiano). A quanto pare, è dall’alfabeto aramaico che discendono tutti gli alfabeti moderni.
Inizialmente le lettere dell’alfabeto rappresentavano il suono iniziale di una parola. Ad esempio, nel proto-cananeo la parola “ruota” si diceva tet; il suono iniziale “t” era perciò rappresentato da un segno che disegnava la ruota (simile alla nostra O con dentro il segno x, simboleggiante i raggi della ruota); è facile comprendere la somiglianza della lettera ebraica tet (ט) e della lettera greca theta (Θ) con quel segno.
Il greco ellenistico, e con esso il greco biblico, fu interessato da variazioni nella pronuncia di alcune lettere e soprattutto dal fenomeno dello iotacismo.
La ricchezza della lingua greca si vede perfino negli accenti che in greco sono ben tre: acuto, grave e circonflesso. Su ogni parola va posto obbligatoriamente l’accento.
In greco non possono esserci dubbi: l’accento tonico è sempre indicato. Non può accadere, come in italiano, che i meno istruiti dicano “mòllica” invece di mollìca oppure “persuàdere” invece di persuadère.
Ricchezza grammaticale e precisione del greco
Il greco è una lingua ricchissima e molto precisa, quindi complessa. Il vastissimo vocabolario greco permette di esprimere tutte le sfumature.
Per fare un esempio, in italiano (che pure è lingua molto ricca) abbiamo una sola parola per “amore”, così diciamo di amare i figli, la moglie o il marito, il prossimo, il cinema, gli amici, certi cibi, certi luoghi. Ora, c’è una notevole differenza tra l’amore per il coniuge e l’amore per gli spettacoli, tra l’amore per gli amici e l’amore per la giustizia. Ebbene, il greco ha ben quattro parole diverse per “amore”.
Il greco è una lingua flessiva. Ciò significa che i vocaboli sono declinati secondo i casi, il numero e il genere.
Per fare un esempio, noi diciamo amore fraterno, dare amore, trattare con amore, gesto d’amore, inno all’amore; la parola è sempre “amore”. In greco si dice invece ἀγάπη (agàpe) ovvero “amore”, dare ἀγάπην (agàpen) ovvero dare amore, trattare ἀγάπῃ (agàpe) ovvero “con amore”, gesto ἀγάπης (agàpes) ovvero gesto “d‘amore”, inno ἀγάπῃ (agàpe) ovvero inno “all’amore”.
Il greco ha tre numeri: singolare, plurale e duale; tre generi: maschile, femminile e neutro. I verbi sono ricchissimi, potendo esprimere tutte le sfumature.
Il valore dei tempi verbali
Ad esempio, se noi diciamo “disse” ma vogliamo sottolineare l’inizio dell’azione, dobbiamo ricorrere a un giro di parole e dire “iniziò a dire”; il greco ha invece un tempo specifico (l’aoristo) che esprime l’azione puntuativa: εἶπεν (èipen).
Così, in Mt 12:2 si ha che i farisei “si misero a dire [εἶπαν (èipan); attivo indicativo aoristo]”, mentre in At 17:28 i poeti citati “dissero [εἰρήκασιν (eirèkasin); attivo indicativo perfetto]”.
La voce media
In greco i verbi non hanno solo la voce attiva e passiva (come in italiano) ma anche la voce media, che è qualcosa in più del nostro riflessivo, indicando anche un’azione compiuta nel proprio interesse.
Pronuncia e valore dell’ascolto
Le variazioni nella pronuncia di alcune lettere e il fenomeno dello iotacismo rendono importante l’ascolto di una lettura coerente del testo greco. L’audio permette di associare la forma scritta alla pronuncia effettiva e di riconoscere più facilmente parole e desinenze durante la lettura.
La ripetizione dello stesso brano a velocità normale e poi più lentamente può aiutare a distinguere le parole, mentre il confronto con il testo scritto consente di verificare accenti, terminazioni e strutture sintattiche. L’ascolto non sostituisce lo studio della grammatica, ma lo integra attraverso la memoria uditiva.
Testi greci e strumenti di consultazione
Nella Presentazione della Bibbia CEI (2008) si dice che «la traduzione esistente è stata rivista in base ai testi originali (ebraici, aramaici e greci), secondo le migliori edizioni oggi disponibili» (cfr. La Sacra Bibbia. Introduzioni e Note, Conferenza Episcopale Italiana, 2008, p. 7 e nota 5).
È chiaro che ogni traduzione e ogni revisione rispecchiano sempre le scelte del traduttore e coloro che sono in grado di accedere ai testi originali hanno maggiori possibilità di verificare la correttezza del testo tradotto oppure di coglierne significati più pieni o alternativi.
Per rendere più facile la consultazione di quei testi si è ritenuto opportuno inserire qui l’accesso a loro edizioni online già di uso comune.
Nota di carattere generale: Per visualizzare correttamente i testi in greco ed ebraico consigliamo di scaricare ed installare i font di “Bible Works”, programma che abitualmente usiamo, e facilmente reperibili in rete oppure scricabili in un unico file compresso da questo link.
- BIBBIA EBRAICA STUTTGARTENSIA: file PDF (7750 kB)
- BIBBIA EBRAICA e N.T. GRECO Nestle-Aland 27 ed.: file PDF (10350 Kb)
- BIBBIA EBRAICA: file PDF (6950 kB) oppure file di testo (word).
- BIBBIA GRECA: file PDF (12850 Kb) oppure file di testo (word).
- ANTICO TESTAMENTO GRECO LXX (Ed. Rhalfs 1935): testo in forma monotonica (con gli accenti essenziali) file PDF (10083 Kb); testo in forma politonica (con tutti gli accenti) file PDF (10034 Kb)
- ANTICO TESTAMENTO GRECO LXX Edizione riveduta (Ed. Rhalfs-Hanhart 1935-2006) - Stoccarda: file PDF (11400 Kb).
- Nuovo Testamento: testo interlineare completo GRECO-ITALIANO (File pdf 5,9 MB)
- Nuovo Testamento: testo interlineare completo ITALIANO-GRECO (File pdf 7,8 MB) (Ediz. NESTLE-ALAND 27a edizione - 1993)
Nota: PER AGEVOLARE LA RICERCA DEL TESTO DESIDERATO SI CONSIGLIA DI DIGITARE IL TITOLO DEL LIBRO IN ITALIANO NELLA FINESTRELLA “TROVA” di Acrobat reader.
Un sito che offre bibbie e grammatiche in parallelo, molto potente è TheBible.org.
È necessario conoscere il greco per comprendere la Bibbia?
È necessario imparare l’ebraico e il greco? LA BIBBIA fu scritta in gran parte in due lingue soltanto, l’ebraico e il greco. Gli scrittori che usarono queste lingue erano guidati dallo spirito santo di Dio. (2 Samuele 23:2) Pertanto del messaggio che misero per iscritto si può dire che è ‘ispirato da Dio’. - 2 Timoteo 3:16, 17.
Comunque la maggioranza di quelli che oggi leggono la Bibbia non conoscono né l’ebraico né il greco. Quindi devono servirsi di una traduzione biblica nella loro lingua. Probabilmente questo vale anche per voi. Dato che queste traduzioni non pretendono di essere ispirate, forse vi siete chiesti: ‘Posso capire pienamente il messaggio biblico usando una traduzione o dovrei mettermi a studiare l’ebraico e il greco?’
Prima di rispondere a questa domanda bisogna considerare alcuni fattori. Per cominciare, anche se uno conosce l’ebraico e il greco antichi non significa che riuscirà miracolosamente a comprendere il messaggio biblico.
Parlando agli ebrei del suo tempo Gesù disse: “Voi scrutate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo d’esse vita eterna; e queste sono quelle che rendono testimonianza di me. Eppure non volete venire a me per avere la vita”. (Giovanni 5:39, 40)
Qual era il loro problema? Non capivano bene l’ebraico? No, lo conoscevano bene. Gesù però aggiunse: “So bene che non avete in voi l’amore di Dio”. - Giovanni 5:42.
Le differenze tra il greco biblico e il greco moderno
Un secondo fattore da considerare è che, per quanto molti oggi parlino ebraico o greco, queste lingue sono cambiate molto da quando fu scritta la Bibbia. Oggi quasi tutti quelli che parlano greco trovano difficile comprendere correttamente il greco usato nella Bibbia.
Questo perché sono state aggiunte nuove parole che hanno sostituito termini antiquati, e molte parole hanno assunto un significato diverso. Per esempio, il termine reso “bello” in Atti 7:20 e in Ebrei 11:23 significa “spiritoso” in greco moderno.
Ciò non bastasse, anche la grammatica e la sintassi sono cambiate notevolmente. Anche se imparaste l’ebraico moderno o il greco moderno, non è detto che la vostra comprensione della Bibbia nelle lingue originali sarebbe più accurata.
Dovreste comunque consultare dizionari e grammatiche per sapere come venivano usate queste lingue al tempo in cui furono messi per iscritto i libri della Bibbia.
Il ruolo del contesto
Il terzo fattore è questo: apprendere una lingua può essere veramente difficile. Certo imparare qualche frase in un’altra lingua forse non è così complicato, ma per cogliere ogni sfumatura della lingua possono volerci anni e anni di assidui sforzi.
Nel frattempo una conoscenza limitata può fare più male che bene. In che senso? Cosa significa la tal parola?
Vi è mai capitato che una persona che sta studiando la vostra lingua vi chieda il significato di una certa parola? In tal caso vi rendete conto che non è sempre facile rispondere. Perché? Perché una parola può avere parecchi significati.
Magari avete chiesto alla persona di farvi un esempio di frase che contenga quella parola. Può essere arduo determinare il significato giusto senza conoscere il contesto.
Per illustrare: poniamo che qualcuno vi chieda cosa si intende con la parola “ferro”. A seconda del contesto questo vocabolo può significare cose diverse.
Può riferirsi a un metallo, a un elettrodomestico che si usa per stirare o a una mazza da golf. Può anche riferirsi a un elemento necessario nella dieta, a strumenti usati per limitare i movimenti dei prigionieri, oppure a semicerchi metallici applicati agli zoccoli dei cavalli.
Ma quando si parla di una persona con una “salute di ferro” si intende tutt’altro, ovvero che è sanissima. Qual è il significato giusto?
Nel dizionario si possono trovare tutti i possibili significati. Alcuni dizionari li mettono addirittura in ordine, partendo dal più comune. Ma è il contesto in cui la parola è inserita che vi permetterà di stabilire il significato corretto.
Il contesto nei termini biblici
Similmente, il fatto di sapere che un vocabolo abbia un certo significato nel 90 per cento dei casi non vi aiuterebbe se state leggendo un testo importante in cui quel vocabolo è usato in un altro senso. Prima di comprendere la parola dovreste saperne di più sul contesto.
Anche quando si studiano parole bibliche è necessario conoscere il contesto. Per esempio i termini originali che di solito vengono tradotti “spirito” possono avere vari significati; tutto dipende dal contesto.
A volte sono appropriatamente resi con “vento”. (Esodo 10:13; Giovanni 3:8) In altri contesti si riferiscono alla forza vitale presente in tutte le creature viventi, sia negli uomini che negli animali. (Genesi 7:22; Salmo 104:29; Giacomo 2:26)
Anche le creature celesti invisibili sono descritte come spiriti. (1 Re 22:21, 22; Matteo 8:16) Della forza attiva di Dio si dice che è il suo spirito santo. (Genesi 1:2; Matteo 12:28)
La stessa parola è usata per indicare la forza che spinge a manifestare un certo atteggiamento o sentimento, come pure l’inclinazione mentale dominante di un gruppo di persone. - Giosuè 2:11; Galati 6:18.
Sebbene un dizionario di ebraico o di greco possa elencare i diversi significati, è il contesto che permette di determinare qual è il significato appropriato.
Il valore delle traduzioni
È sbagliato usare una traduzione? Alcuni hanno fatto grandi sforzi per imparare l’ebraico biblico o il greco biblico oppure entrambi. Pur sapendo che la loro comprensione è limitata, a loro piace leggere la Bibbia nelle lingue originali e pensano che sia valsa la pena fare tanti sforzi.
Ma se non siete nella condizione di far questo, dovreste scoraggiarvi e smettere di cercare la verità biblica? Certamente no, e per diverse ragioni.
Primo: usare una traduzione della Bibbia è appropriato. Infatti gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane (dette anche Nuovo Testamento) ricorsero spesso a una versione greca quando citavano le Scritture Ebraiche.
Anche se parlavano ebraico e avrebbero potuto far riferimento ai testi originali delle Scritture Ebraiche, ovviamente trovarono più pratico servirsi di una traduzione di quei versetti che fosse comunemente disponibile a chi leggeva.
Secondo: anche chi comprende le lingue in cui fu scritta la Bibbia può leggere le parole di Gesù soltanto tradotte. Questo perché gli evangelisti scrissero in greco ciò che Gesù aveva pronunciato in una forma di ebraico.
Sotto ispirazione di Geova è stata preservata solo una traduzione (in una lingua diffusa all’epoca) delle parole del suo più grande Servitore. Questo indica che la lingua in cui leggiamo la Bibbia non è importante.
Ciò che conta è che leggiamo il suo messaggio ispirato in una forma che possiamo comprendere e che ci tocca profondamente.
Terzo: la “buona notizia” contenuta nella Bibbia doveva essere resa disponibile a persone umili di “ogni nazione e tribù e lingua e popolo”. (Rivelazione [Apocalisse] 14:6; Luca 10:21; 1 Corinti 1:27-29)
Infatti quasi tutte le persone in vita oggi possono conoscere il proposito di Dio attraverso una copia della Bibbia nella loro lingua senza doverne imparare un’altra. E in molte lingue il lettore può scegliere tra più versioni.
Un metodo di studio con audio, testo e traduzione
Il modo più efficace di utilizzare l’audio della lingua greca biblica consiste nel combinare tre elementi: ascolto, testo originale e traduzione. L’ascolto mostra come il testo viene pronunciato; il testo scritto permette di osservare lettere, accenti e desinenze; la traduzione aiuta a verificare il significato complessivo.
Una sessione di studio può concentrarsi su un breve brano. Prima si ascolta il testo senza interrompere la registrazione, poi si segue la lettura sul testo greco e infine si confronta il brano con la traduzione italiana. La ripetizione dello stesso segmento consente di riconoscere progressivamente parole e strutture grammaticali.
Per i principianti è utile procedere dalle lezioni sull’alfabeto alle letture brevi, quindi ai versetti e ai capitoli. Il Nuovo Testamento audio in greco koinè può essere ascoltato anche senza una conoscenza avanzata, purché l’ascolto sia accompagnato da un percorso ordinato e dal controllo del contesto.
Bibliografia e riferimenti per lo studio
- (EN) Gustav Adolf Deissmann, Bible Studies: Contributions Chiefly from Papyri and Inscriptions to the History of the Language, the Literature and the Religion of Hellenistic Judaism and Primitive Christianity, Ed. T&T Clark, 1901
- Heinrich Zimmermann, Metodologia del Nuovo Testamento, Marietti, 1967
- Aa.Vv., Grande Lessico del Nuovo Testamento, 16 voll., Paideia, 1963-1988
- Filippo Serafini, Corso di greco del Nuovo Testamento, Edizioni San Paolo 2003
Le risorse audio, i testi greci interlineari, le grammatiche e i dizionari svolgono funzioni diverse ma complementari. L’audio aiuta a sviluppare l’ascolto e la pronuncia; il testo interlineare facilita il confronto tra greco e italiano; la grammatica spiega le forme; il dizionario presenta i significati possibili, che devono essere valutati alla luce del contesto.