Abbazia di Grottaferrata: il piazzale d’ingresso e il percorso nel complesso di San Nilo

Il piazzale d’ingresso dell’Abbazia di San Nilo introduce al cuore del Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, uno dei complessi storici e spirituali più importanti dei Castelli Romani. L’ingresso avviene attraverso il mastio, che conduce al piazzale San Nilo, dominato dalla statua del santo.

Da questo spazio si raggiungono il palazzo dei Commendatari, il cortile della chiesa di Santa Maria delle Grazie, il portico Sangallo, il campanile e gli altri ambienti del monastero. Il complesso conserva inoltre la basilica, il museo, la biblioteca, il laboratorio di restauro del libro antico e numerose testimonianze archeologiche.

Dove si trova l’Abbazia di Grottaferrata

Grottaferrata è un piccolissimo centro storico che conta poco più di 20.000 abitanti. L’intera cittadina ha una superficie di circa 18 chilometri quadrati e si trova in provincia di Roma. Dal centro storico di Roma dista circa 20 chilometri in direzione sud est.

La città è alle porte del parco archeologico di Tuscolo e del parco dei Castelli Romani, di cui fa parte. Dista quindi pochissimi chilometri dagli altri paesi dei Castelli Romani e dai laghi di Albano e di Nemi.

Il centro storico di Grottaferrata è un’altitudine di 320 metri sul livello del mare. Per visitare Grottaferrata ti basteranno pochissime ore. Il suo centro storico è infatti estremamente raccolto e si sviluppa principalmente lungo la sua via principale: corso del Popolo.

Questa strada, aperta al traffico di automobili, collega il palazzo Santovetti con l’abbazia di San Nilo. Lungo il percorso troverai delle piazzette e numerosissimi locali che si alternano rapidamente gli uni agli altri.

Il piazzale d’ingresso dell’Abbazia di San Nilo

L’ingresso all’abbazia di San Nilo è per mezzo del suo mastio, che immette poi nel piazzale San Nilo con al centro la statua di San Nilo.

All’esterno il Monastero si presenta racchiuso da una massiccia cinta muraria merlata dotata di camminamento di ronda e da una rocca munita di torre semicircolare, la cui edificazione fu decisa nel 1482 dal Cardinale Giuliano della Rovere per il controllo e la difesa del luogo di culto.

La progettazione del Castello Roveriano venne affidata probabilmente agli architetti Antonio da Sangallo e Baccio Pontelli. L’edificazione della struttura venne interrotta nel 1503, quando Giuliano della Rovere venne eletto Papa con il nome di Giulio II.

Attualmente si conserva ancora il portone principale decorato da bassorilievi celebrativi, che all’epoca era dotato di ponte levatoio. L’attuale ponte di accesso all’Abbazia introduce al cortile con la grande statua di San Nilo ed al portico del Sangallo.

piazzale San Nilo ingresso abbazia

Il castello Roveriano e le fortificazioni

A colpire i visitatori è già l’esterno di tutto il complesso, dove un grande fossato corre intorno alle mura per tre lati. Questo, noto come castello Roveriano, risale alla fine del XV secolo, quando il cardinale Giuliano Della Rovere sentì l’esigenza di fortificare il monastero.

Questa fortificazione è dotata di mura alte ben venti metri e cinque torrioni semicircolari. La struttura fu realizzata con tufo, selce e pietra sperone.

Ogni angolo della cinta muraria fu dotato di un basso e rotondo torrione. Quello dell’angolo sud ovest è sensibilmente più alto degli altri, perché svolgeva anche la funzione di vedetta.

In corrispondenza dell’ingresso, a nord ovest, c’è invece il mastio a pianta quadrangolare, affiancato da una torre più bassa e dal ponte in pietra che attraversa il fossato. L’attuale ponte sotituì quello levatoio costruito precedentemente.

A seguito di numerose occupazioni, compiute da eserciti imperiali in marcia verso Roma per far guerra al Papa, il cardinale della Rovere decise nel 1480 di realizzare una fortificazione che racchiudesse al suo interno l’abbazia.

L’alta cinta muraria, circondata su tre lati da un largo e profondo fossato e protetta naturalmente dalla valle nel quarto lato, venne arricchita da quattro torri innalzate agli angoli.

Il cardinale della Rovere provvide a far costruire anche il palazzo abbaziale dotato di un portico con capitelli rinascimentali, opera del Sangallo.

Il palazzo dei Commendatari

All’interno del monastero troverai subito un edificio a tre piani connesso al mastio, è il palazzo dei Commendatari.

Questo ospitava al pian terreno la sala delle armi, al piano rialzato l’alloggio del personale, mentre al piano nobile quello del cardinale.

La raccolta del Museo dell’Abbazia è ospitata nelle sale rinascimentali, di cui una affrescata, del Palazzo del Commendatario e presenta un allestimento che segue un ordine cronologico.

Attualmente nel cosiddetto Palazzo del Commendario sono ospitati al pianterreno il museo locale, l’archivio storico nel mezzanino e all’ultimo piano la biblioteca.

Il Museo è ospitato nel suggestivo Palazzo del Commendatario, elegante edificio rinascimentale edificato nel XV secolo, annesso al complesso abbaziale fondato nel 1004 da San Nilo da Rossano sui resti di una villa romana.

Il cortile e il portico Sangallo

Prendendo a sinistra passerai in un arco del palazzo dei Commendatari e raggiungerai il cortile della chiesa di Santa Maria delle Grazie, con la fontana liturgica in stile neogotico e, sulla sinistra della chiesa, il campanile.

Qui troverai anche la statua di San Bartolomeo e l’oratorio costruito nel 1840. Al fianco della chiesa, raggiungibile da una porta sul suo lato sinistro, c’è il chiostro dotato di un antico portico, noto come portico Sangallo.

L’attuale ponte di accesso all’Abbazia introduce al cortile con la grande statua di San Nilo ed al portico del Sangallo.

La basilica di Santa Maria delle Grazie

La chiesa del monastero esarchico di Santa Maria, titolata a Santa Maria delle Grazie, risale all’epoca medioevale e venne consacrata nel 1024.

Dal quattrocento cominciarono però una serie di lavori di abbellimento, tra cui alcuni ampliamenti. Ad esempio la cappella laterale, dedicata ai santi fondatori, venne ampliata e decorata nel seicento con affreschi del Domenichino che narrano della vita di San Nilo.

Nel settecento l’intera chiesa fu rinnovata, mentre al secolo successivo risaliva la nuova facciata in stile neogotico. Questa non ebbe però una lunga vita, venne infatti smantellata nella prima metà del novecento per riportare alla luce la facciata originaria.

La Chiesa di Santa Maria è affiancata da un campanile in stile romanico e presenta una facciata ornata da un enorme rosone. La facciata della Basilica di Santa Maria di Grottaferrata è stata ripristinata nelle forme originarie, con il rosone e le finestre in marmo traforato, gli archetti ciechi in stile gotico e le cornici in laterizio, che proseguono la decorazione dei fianchi.

facciata basilica Santa Maria Grottaferrata

La Porta Speciosa

Molto particolare è la Porta Speciosa, ovvero l’ingresso principale con elementi in marmo che rappresentano immagini allegoriche.

La porta è detta speciosa per la ricca decorazione degli stipiti. In stile romani con influssi bizantini, presenta le ante in legno scolpito.

Al di sopra della porta c’è il mosaico della Deesis, che raffigura Cristo Giudice tra San Giovanni Battista e la Vergine.

Il mosaico sovrastante in stile bizantino del XI secolo, rappresenta la ''Dèisis'', cioè l'intercessione di Gesù seduto su un trono.

Puoi accedere a questa parte attraverso il pronao, formato da quattro colonne in travertino e chiuso da un soffitto in legno.

Gli interni della chiesa

Gli ornamenti interni, originalmente in stile romanico, sono stati ricoperti nel 1754 da un fitto rivestimento in stucco di stile barocco.

L’interno della chiesa, originariamente in stile romantico, è stato trasformato nel 1754 con un rivestimento di stucco in stile barocco che ha ricoperto gli affreschi alle pareti e le colonne trasformate in pilastri.

Qui trovi una fonte battesimale del XII secolo poggiata su di quattro sostegni a forma di leone alato.

Il soffitto in legno è del 1577, il pavimento in marmo policromo si raccorda al gusto del XIII secolo, mentre l’arco trionfale che divide la navata centrale dal presbiterio è decorato da mosaici del XII secolo con scene della Pentecoste.

Tra i reperti più antichi presenti nella chiesa di Santa Maria delle Grazie ci sono il pavimento cosmatesco nella navata centrale e il mosaico sull’arco trionfale con il fondo color oro. Questi risalgono al periodo tra il XII e il XIII secolo.

La navata laterale contiene la cosiddetta Grotta Ferrata (cryptaferrata) e la Cappella Farnese con affreschi del Domenichino.

All’ingresso dell’abside spicca l’icona di Maria col Bambino di Gian Lorenzo Bernini, alle spalle abbiamo il Santuario con il baldacchino da cui pende la Colomba argentata che custodisce il Santissimo Sacramento.

La storia dell’abbazia

L’attrazione principale di tutta Grottaferrata è però il suo monastero esarchico di Santa Maria, anche noto come abbazia greca di San Nilo.

Il monastero e la chiesa furono realizzati utilizzando i materiali di spoglio della villa romana e risalgono ai primi anni dell’XI secolo. Fu fondato da Sant’Egumeno Nilo di Rossano nel 1004.

Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia Greca di San Nilo, è di particolare importanza storica e spirituale.

Si tratta infatti dell’ultimo dei numerosi monasteri bizantini che nel medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa Roma, e fu fondato all'inizio del XII secolo da un gruppo di monaci greci provenienti dall'Italia meridionale, guidati da un Padre spirituale carismatico: San Nilo di Rossano, che dopo una vita dedicta allo studio, alla contemplazione e alla vita monastica, morì a Tusculum nel 1004.

L'abbazia fu terminata dal suo discepolo Bartolomeo. Nonostante le modifiche subite attraverso i secoli, l'abbazia di San Nilo oggi costituisce un suggestivo esempio di architettura monstica e rivela anche un ruolo storicamente e politicamente significativo.

Fu infatti fondato cinquanta anni prima dello Scisma che portò alla separazione delle Chiese di Roma e Costantinopoli.

Per questo motivo si tratta di una abbazia della Chiesa bizantina cattolica in Italia: in comunione con il Vescovo di Roma conserva però strutture, disciplina e liturgia propria, legate alla tradizione monastica orientale delle origini.

La villa romana e la Crypta Ferrata

Questo grande complesso, che occupa l’angolo sud occidentale del centro storico cittadino, prese il posto di una grande villa romana.

La villa appartenne probabilmente a Cicerone e ancora oggi ne rimangono alcune parti, come il criptoportico, ovvero la parte sotterranea, e un piccolo edificio impiegato come oratorio a partire dal V secolo.

L'abbazia cattolica di rito bizantino-greco di Santa Maria di Grottaferrata è tuttora retta dai monaci basiliani. Sorge sui resti di una grande villa romana, attribuita nei secoli a quasi tutti gli antichi capitolini e forse appartenuta alla famiglia degli Acilii, sebbene non manchino autorevoli contestazioni alla suddetta attribuzione.

Testimonianza della presenza dell'antica villa è il criptoportico: è una costruzione a due navate separate da un muro ad archi.

Su questo impianto poggia la parte di Sud-Ovest del monastero, una piccola chiesetta dalle mura molto antiche, posizionata ad una quota inferiore rispetto al terreno circostante, tanto da presentarsi come una grotta.

Proprio questa costruzione, dotata di finestre con una doppia grata di ferro, diede il nome alla città. Era infatti conosciuto come Crypta ferrata.

La biblioteca monastica

Nelle biblioteche del monastero sono conservati circa 1.000 manoscritti e più di 50.000 libri stampati in greco antico e latino, che la rendono una delle biblioteche di maggior valore e più rifornite di questo tipo di testi.

Fu lo stesso San Nilo, monaco amanuense, a volerle. Al fianco delle biblioteche c’è anche un piccolo laboratorio.

La biblioteca e il laboratorio di restauro All’interno dell’Abbazia si trova una importante Biblioteca dove sono conservati più di mille manoscritti antichi e circa 50.000 volumi di grande valore, alcuni risalenti agli anni della fondazione dell’Abbazia ed appartenuti allo stesso San Nilo.

Agli inizi del ‘700 fu realizzato l'attuale convento che ospita la comunità monastica e la biblioteca dell'abbazia, che in passato ha avuto una grandissima importanza per i manoscritti e per gli incunaboli dei secoli dal X al XV che vi erano custoditi.

Unici per la loro importanza sono i codici musicali, che formano la collezione più ricca che si conosca e che va dal IX al XVIII secolo.

È nella parte più alta e sicura del palazzo, ossia nella torre, che sono custoditi i codici.

Il laboratorio di restauro del libro antico

Questo è il laboratorio di restuaro del libro antico, il cui scopo è quello di salvaguardare il patrimonio bibliografico italiano, intervenendo sui volumi più preziosi.

Oltre alla Biblioteca, dal 1931 l’Abbazia possiede un famoso Laboratorio di Restauro del Libro Antico, che annovera fra i suoi lavori più importanti il restauro del celebre “Codice Atlantico” di Leonardo da Vinci.

L’opera del Laboratorio è stata inoltre fondamentale nel restauro dei manoscritti salvati dall’alluvione di Firenze del 1966.

Il complesso abbaziale comprende anche una ricchissima biblioteca (palinsesti, manoscritti su pergamena, incunaboli e cinquecentine oltre a più di 50.000 libri stampati) la sede del Laboratorio di restauro del libro antico (gestito dal Ministero per i Beni Artistici, Culturali e turistici, qui è stato restaurato il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e i tanti volumi antichi danneggiati dalla piena dell'Arno del 1966) ed un interessante Museo Archeologico.

Il Museo dell’Abbazia

La visita del museo permette di ripercorrere più di duemila anni di storia del territorio, attraverso una raccolta di reperti archeologici e di opere d’arte, formatasi nel tempo grazie all’interesse dei monaci per le antichità e per la storia del monastero, a cui recentemente si sono aggiunti altri importanti materiali.

La collezione trae origine dalle raccolte formate dai monaci basiliani e si è arricchita nel tempo grazie a rinvenimenti nel monastero, nei siti archeologici circostanti e attraverso le donazioni degli Abati commendatari.

Oggi comprende reperti che coprono un ampio arco temporale, dalla scultura greca, ai ritratti marmorei di personaggi storici come Costantino, fino ai reperti medievali provenienti dall’abbazia e a oggetti liturgici.

Oltre ai materiali di epoca classica e bizantina, il percorso museale valorizza opere d’arte medievali e rinascimentali come la Madonna delle Grazie, arredi sacri in argento, paramenti liturgici, reliquiari e una preziosa predella con episodi sacri.

Tra gli elementi architettonici di rilievo si segnala la Porta Speciosa, già collocata nel nartece della chiesa, testimonianza tangibile della storia costruttiva del complesso.

Il Museo non si limita a narrare la dimensione archeologica, ma documenta anche la lunga tradizione spirituale, artistica e culturale della comunità monastica.

La visita al Museo è integrata a quella dell’Abbazia, permettendo al pubblico di scoprire in modo completo l’identità storica e religiosa di uno dei più importanti centri della spiritualità italo-greca.

La vita culturale dell’Abbazia

All'interno dell'Abbazia non ci sono però soltanto i monaci: da sempre centro di diffusione e produzione culturale (i monaci erano - e sono - valenti miniatori, incisori e _Scriptores), oggi presso la Scuola d'Arte istituita all'interno dell'Abbazia di Grottaferrata è possibile partecipare a corsi di iconografia, miniatura, calcografia ed incisione.

Nell'abbazia ha sede anche un'importante ''Schola Melurgica'' che mantiene viva la memoria della musica liturgica bizantina.

Una millenaria abbazia a Grottaferrata e la sua vita religiosa che i monaci conducono in rito bizantino-greco, ancor oggi celebrato.

Altri ambienti del complesso

A completare il complesso del monastero esarchico di Santa Maria ci sono poi svariati altri edifici che adempiono vari scopi: i torrioni collegati al cammino di ronda, le biblioteche del monastero, le sale dell’antico e del nuovo monastero e altri cortili non aperti al pubblico.

Infine, l’ultimo edificio costruito, risalente alla metà del XVIII secolo è il monastero, con le camere dei monaci, le sale di rappresentanza, il refettorio e la biblioteca monumentale.

L’intero monastero, con le sue mura, sono anche noti come Borghetto di Grottaferrata.

Itinerario dal piazzale d’ingresso al centro storico

Dall’abbazia di San Nilo puoi poi attraversare l’intero centro storico. Per farlo dovrai percorrere il corso del Popolo.

Lungo la strada ti troverai anche piazza Cavour, praticamente l’unica piazza centrale del centro storico di Grottaferrata.

Piazza Cavour

Nota come il salotto di Grottaferrata, piazza Cavour è un grande spazio a pianta rettangolare sul quale si affacciano numerosi locali che, durante l’estate, aprono i loro ombrelloni e dispongono i tavolini lungo i suoi lati.

L’intero perimetro di piazza Cavour è scandito da alti alberi che decorano e donano ombra a chi trova a passarsi per di qui.

Il centro della piazza è dominato da una grande fontana in travertino con la parte interna in tufo. La sua forma è piuttosto semplice, ma la sua vasca ha dimensioni considerevoli.

Un altro elemento degno di nota è il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, risalente agli anni venti del novecento.

Palazzo Santovetti

Proseguendo su Corso del Popolo ti troverai davanti al lungo palazzo Santovetti, che segna anche la fine della via.

La sua particolarità è proprio la sua dimensione. Questa fu ottenuta da Antonio Santovetti collegando in un unico edificio più palazzi già esistenti.

Alcuni di questi risalgono al settecento e fu nel 1872 che vennero raggruppati insieme al fine di avere un grande spazio per la lavorazione dell’uva e il rimessaggio del vino.

Nel 1741 all’interno di questo edificio fu ospite anche il papa Benedetto XIV, quando il palazzo era ancora di proprietà della famiglia Passerini.

Ancora oggi all’interno del grande palazzo Santovetti c’è una bellissima cappella, affrescata da Silvestro Capparoni.

itinerario abbazia centro storico Grottaferrata

Informazioni per la visita

La visita di Grottaferrata sarà piuttosto veloce: in pochissime ore riuscirai a visitare l’intero centro storico.

Il Museo Nazionale dell’Abbazia di Grottaferrata è indicato come chiuso il lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e la seconda e ultima domenica del mese.

Venerdì e sabato 10.00/18.00 con ultimo ingresso ore 17.00. Prima e terza domenica del mese 9.00/14.00 con ultimo ingresso ore 13.00.

Orario visite: SAB. e DOM. h 17:00

La visita del museo e quella dell’Abbazia permettono di seguire un percorso che unisce architettura, archeologia, arte, libri antichi e spiritualità bizantino-greca.

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