A settembre la liturgia cattolica si colloca generalmente nel secondo periodo del Tempo Ordinario, dopo la conclusione del Tempo di Pasqua e la celebrazione della Pentecoste, e prepara progressivamente il cammino verso la conclusione dell’anno liturgico e il successivo Avvento. In questo periodo prevalgono l’ascolto della Parola, la celebrazione domenicale dell’Eucaristia, la memoria dei santi e alcune feste mobili o trasferite.
I cambiamenti della liturgia e della celebrazione a settembre non consistono quindi nell’inizio di un nuovo grande tempo liturgico, ma riguardano soprattutto il calendario delle memorie e delle feste, il colore dei paramenti, le letture proclamate, le celebrazioni mariane e dei santi, nonché eventuali adattamenti pastorali stabiliti dall’autorità ecclesiastica. Il mese può inoltre accogliere celebrazioni trasferite da altri periodi, come alcune espressioni della pietà popolare e processioni.
Settembre nel calendario liturgico
L’anno liturgico celebra e rinnova la vita di Gesù distribuita nell’arco di un intero anno. Il cuore dell’anno liturgico è il Triduo Pasquale, poiché ricorda la passione, la morte e la risurrezione di Gesù.
L’anno liturgico comincia con l’Avvento e termina con la solennità di Cristo Re, festeggiata nella trentaquattresima domenica del Tempo Ordinario, a fine novembre. L’anno liturgico si misura in settimane ed è composto dal Temporale, che comprende il ciclo natalizio di Avvento e Natale, il ciclo pasquale con Quaresima e Pasqua, e le 34 domeniche del Tempo Ordinario, e il Santorale che comprende, invece, i giorni dedicati alla memoria dei Santi.
La memoria del mistero di Cristo si manifesta in un complesso di riti che abbraccia un intero anno. I giorni espressamente dedicati alla sua celebrazione impegnano due periodi principali legati l'uno alla Pasqua e l'altro al Natale che prendono complessivamente il nome di Ciclo del tempo o Temporale (nei libri liturgici il periodo è detto proprium de tempore), indicando tutto il resto dell'anno come 'tempo ordinario'.
Le celebrazioni dei vari santi, fisse e vincolate al giorno dell'anno, prendono il nome di ciclo agiografico o Santorale. I libri liturgici distinguono fra un proprium sanctorum, i cui canti sono legati al singolo santo (o eventualmente due come per i Ss. Pietro e Paolo), e commune sanctorum quando il canto rimanda genericamente al tipo di santo (martire, dottore, vergine, etc.).
S'individua poi un terzo gruppo di festività dedicate alla Madonna che prende il nome di ciclo mariano. Le altre feste che appartengono al Temporale ma si collocano fuori dal periodo indicato sono, oltre a tutte le domeniche, il Corpus Domini, il giovedì dell'ottava di Trinità (o I di Pentecoste) e il Sacro Cuore di Gesù, il venerdì della II ottava di Pentecoste.
Il Tempo Ordinario nel mese di settembre
Il tempo successivo all’Epifania rientra nel cosiddetto Tempo Ordinario, ovvero tutti quei periodi dell’anno liturgico durante i quali non si celebrano feste di particolare rilevanza. Nel Rito romano dura trentatré settimane, divise in due distinti periodi di Tempo Ordinario: dal lunedì dopo la domenica del Battesimo di Gesù, ovvero la domenica dopo l’Epifania, all’inizio della Quaresima (Mercoledì delle ceneri); dopo Pentecoste e fino al successivo tempo di Avvento.
Come già specificato, dopo la Pentecoste inizia il secondo periodo del Tempo Ordinario. Si tratta di periodi di ascolto e contemplazione della Parola del Signore. I temi cambiano man mano che ci si riavvicina all’Avvento.
Durante il Tempo Ordinario la Chiesa e i fedeli si concentrano sulla lettura e la comprensione dei Vangeli, secondo il ciclo di letture su tre anni stabilito dal Lezionario. Il ciclo di lettura è identificato dalle letture A - B - C :
- Anno A: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Matteo.
- Anno B: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Marco.
- Anno C: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Luca.
Il vangelo secondo Giovanni è sempre letto a Pasqua ed è usato per altri tempi liturgici, come Avvento, Natale e Quaresima. Nel corso di settembre, dunque, la celebrazione mantiene generalmente il carattere proprio del Tempo Ordinario, mentre le singole domeniche e le memorie dei santi introducono temi specifici nella liturgia.
| Elemento | Caratteristica di settembre |
|---|---|
| Tempo liturgico | Secondo periodo del Tempo Ordinario |
| Colore prevalente | Verde |
| Accento celebrativo | Ascolto e contemplazione della Parola del Signore |
| Calendario | Domeniche, memorie dei santi e feste del Santorale |
| Prospettiva dell’anno | Avvicinamento progressivo all’Avvento |
Il significato del Tempo Ordinario
Il Tempo Ordinario non è un periodo privo di contenuto spirituale o una semplice parentesi tra le grandi feste. È il tempo nel quale la comunità cristiana segue con continuità il ministero di Gesù attraverso la proclamazione delle Scritture e la celebrazione dell’Eucaristia.
L’anno liturgico rappresenta per ogni cristiano un cammino di salvezza, durante il quale ogni fedele è invitato a fare propria l’esperienza terrena e spirituale di Gesù, per trasformare la propria vita e renderla più degna e santa secondo il Suo modello. C’è un tempo per l’attesa e un tempo per il compimento, e questa affermazione è più vera che mai nei cicli e ricicli dell’anno liturgico, che si ripetono da secoli coinvolgendo tutti i cristiani.
La componente tempo è particolarmente rilevante nella celebrazione del mistero di Cristo nell'anno liturgico. Infatti, per il cristiano il tempo è la categoria entro cui si attua la salvezza.
Ecco il motivo per cui nel corso dell'anno la Chiesa distribuisce tutto il mistero di Cristo dall'incarnazione e dalla natività fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore.
Quindi nella fragilità del tempo che sfugge, il tempo nella celebrazione liturgica assume il valore di kairos, di spazio della salvezza: «Dopo la gloriosa ascensione di Cristo al cielo, l'opera della salvezza continua attraverso la celebrazione della liturgia, la quale, non senza motivo, è ritenuta momento ultimo della storia della salvezza».
Le domeniche di settembre e la celebrazione eucaristica
La celebrazione del mistero pasquale viene compiuta fin da principio settimanalmente nel giorno chiamato domenica. La testimonianza più antica della celebrazione della domenica a Roma ci è offerta da san Giustino nella sua Apologia I, della seconda metà del secolo II: è il giorno regolare dell'adunanza dell'assemblea con la liturgia della parola e la celebrazione dell'eucaristia.
La domenica conserva quindi un ruolo centrale anche durante settembre. Le celebrazioni domenicali permettono alla comunità di interrompere il ritmo ordinario della settimana, riunirsi, ascoltare la Parola e partecipare all’Eucaristia.
L'oggetto specifico della festa cristiana lo si ritrova nell'eucaristia, in diretto riferimento alla Pasqua di Cristo. Con il comando: "Fate questo in memoria di me" (1Cor 11,24), Cristo ha posto sulla linea del tempo la sua Pasqua, inserendo così nella storia umana la realtà della salvezza.
Nella Pasqua di Cristo tutto si è compiuto, ma per un altro verso tutto si deve compiere, e cioè l'azione salvifica di Dio in Cristo deve compiersi, in modo storicosacramentale, in noi, nel tempo della Chiesa.
La centralità dell'eucaristia dà verità e fecondità al senso pasquale delle diverse festività dell'anno liturgico. Dopo quanto detto sopra, però, è evidente che la festa cristiana non coincide in tutto con la celebrazione; oltrepassa il momento rituale-sacramentale per inserirsi nel tessuto della vita.
Partecipazione dei fedeli alla liturgia
La liturgia è espressione sincera sia del divino che dell’umano. È linguaggio. È veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio.
Un dialogo non può ridursi a un monologo. Nella liturgia, quindi, il “colloquio” con Dio è un’esperienza di fronte alla quale i fedeli non possono uniformarsi a “muti spettatori”, ma sono chiamati a offrire molto più della semplice presenza fisica.
La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente.
Attuando il memoriale dell’opera di salvezza, aggiunge Leone XIV, si entra in una vera e autentica relazione con Dio e, “poiché i gesti e le parole della sacra liturgia sono decisivi per realizzare questa esperienza, la partecipazione dei fedeli non può essere passiva”.
Attraverso le azioni rituali della Chiesa, mentre si attua il memoriale dell’opera di salvezza, è data la possibilità di vivere la vera relazione con Dio, entrando in contatto con l’evento salvifico. Poiché i gesti, le parole della sacra liturgia sono decisivi per realizzare questa esperienza, la partecipazione dei fedeli non può essere passiva.
La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche.
Le riforme liturgiche e il loro significato
Da tale convinzione nacque l’esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni, e di rendere più lineare l’ordinamento celebrativo rispetto a quello previsto nei libri liturgici allora vigenti.
Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici.
La riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II si pone, dunque, nel solco della tradizione vivente della Chiesa. La sua retta comprensione permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa.
La liturgia “consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento”, che nel corso dei tempi “possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee”.
Risale all’Enciclica Mediator Dei di Papa Pio XII la distinzione, nella liturgia, tra elementi divini, immutabili, ed elementi umani, che invece «possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime».
Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico.
L’affermazione della necessità che i fedeli non assistessero alle celebrazioni «come estranei o muti spettatori» era già stata ripresa dalla Costituzione apostolica Divini Cultus di Papa Pio XI.
Inoltre, si possono ricordare gli interventi di Pio XII sull’ordinamento dei riti della Settimana Santa, da lui ricollocati nelle ore corrispondenti agli eventi pasquali, dopo che per secoli erano stati anticipati alle ore mattutine.
Non si deve poi dimenticare che San Giovanni XXIII ritenne necessaria una semplificazione delle rubriche del Breviario e del Messale, approvandola con il Motu proprio Rubricarum instructum, del 25 luglio 1960, nel quale rimandava all’annunciato Concilio Ecumenico la proposta dei principi fondamentali per una riforma della liturgia.
Il Messale Romano e i cambiamenti nelle celebrazioni
Lo scorso 28 agosto il Cardinale Presidente della CEI - con una delegazione di persone in rappresentanza delle oltre 50 che hanno messo mano a quest’opera, ha presentato al Santo Padre la prima copia della terza edizione del Messale Romano in lingua italiana.
Questa terza edizione rappresenta, infatti, l’ultima tappa di un cammino di Chiesa che - fedele alla via indicata dalla riforma conciliare, riconosce alla liturgia una importanza decisiva nella vita delle comunità e un ruolo determinante nel suo impegno di evangelizzazione.
Con la prima domenica di avvento, nelle nostre comunità si inizierà ad usare il nuovo messale, troviamo in esso alcune novità che vediamo:
- l’inserimento di alcuni nuovi Santi nel calendario romano generale e qualche altra variazione.
- Importante è l’uso della recente traduzione della Sacra Scrittura (del 2008), come nei Lezionari, per le antifone e gli altri testi biblici.
- Si è provveduto inoltre a un’accurata e più attenta traduzione di molti testi (saluto iniziale, orazioni, prefazi, preghiere eucaristiche, ecc.).
- Interessante e anche la revisione delle collette domenicali ABC, proprie del Messale.
- Tutte nuove le brevi biografie per i Santi e i Beati o di presentazione delle varie feste del Santorale.
- Per ogni giorno della Quaresima (feriale e festivo) si troverà la proposta dell’Orazione di benedizione sul popolo.
- Ci sono, inoltre, nuovi prefazi (uno in più per i Martiri, due per i Pastori e due per i Dottori/esse della Chiesa).
- Anche nella Prece Eucaristica II si potrà ricordare il Santo o Beato del giorno o il Patrono (“con San…”).
- Il termine “clero” diventa più chiaro dicendo “presbiteri e diaconi”.
- Nella prece eucaristica V ora denominata “per varie necessità” è possibile dire il nome del defunto.
- Ci sono altri nuovi testi per le Messe della Madonna e dei Santi, della Divina Misericordia, “per chiedere la castità” e sono stati riordinati quelli ad diversa.
- Inoltre sono state inserite nel rito stesso le melodie per il canto del celebrante per aiutare a cantare non solo nella Messa, ma a cantare la Messa, almeno nelle sue parti più importanti e destinate al canto di chi presiede, dei vari ministri e dell’assemblea.
Modifiche nelle parole e nei gesti della Messa
Interessano particolarmente i nostri fedeli alcune modifiche nelle parole e nei gesti:
- il Confesso (con l’aggiunta di “sorelle” per due volte)
- il Kyrie, eleison: come risposta normale al posto del Signore, pietà sia per la terza forma dell’atto penitenziale sia per le Invocazioni a Cristo Signore.
- l’inizio del Gloria: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore”, secondo il testo biblico di Lc 2, 14.
- il Padre nostro (con 2 varianti nella seconda parte, secondo il testo evangelico di Mt 6, 12-13): “Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”.
- L’invito alla comunione variato nella sua introduzione e così formulato: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”; a cui segue la solita tradizionale e nota risposta: “O Signore, non sono degno…”.
- L’alzarsi in piedi per la preghiera, al termine della Presentazione dei doni dopo il “Pregate fratelli…” e prima dell’Orazione sulle Offerte.
La maggior parte delle variazioni riguarda le formule proprie del sacerdote. Le novità per l’assemblea dei fedeli sono poche ma il cambiamento ci obbligherà, forse, a fare più attenzione a ciò che diciamo.
Poiché “la miglior catechesi sull’Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata”, il libro del Messale è il primo e indispensabile strumento da utilizzare, non solo per i testi eucologici e per la strutturazione delle sequenze rituali, ma per i preziosi documenti che lo arricchiscono: l’Ordinamento Generale, le Premesse e le Precisazioni, testi di principi e norme di carattere teologico, rituale e pastorale.
Se l’uso della nuova edizione del Messale Romano non sarà accompagnato da una attenta e corretta lettura di queste premesse, la semplice applicazione delle rubriche e il solo cambiamento di qualche parola non solo non renderanno più attiva e fruttuosa la partecipazione, ma rischieranno di far apparire vuota tutta l’attesa che ne ha preceduto la nuova edizione
Il colore liturgico di settembre
Il colore liturgico del Tempo Ordinario è il verde, sia per il Rito romano sia per quello ambrosiano. Di conseguenza, il verde è il colore normalmente associato alle celebrazioni feriali e domenicali di settembre che non siano sostituite da una memoria, una festa o una solennità con un colore proprio.
Ciascuno di questi colori ha un significato preciso, e essi sono stati codificati per volontà di Paolo VI nel Rito romano nel 1969. I più importanti sono quattro:
- bianco (Pasqua)
- verde (Tempo Ordinario)
- rosso (domenica delle Palme, Venerdì santo, Pentecoste)
- viola (Avvento, Quaresima, Messe per i defunti)
Ma ci sono anche altri colori utilizzati nei paramenti liturgici solo in alcune occasioni particolari o come alternativa ai colori canonici:
- rosa (III domenica di Avvento e la IV domenica di Quaresima);
- azzurro (celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria);
- oro (Solennità di particolare importanza);
- nero (Messe per i defunti).
Il Verde infine indica il Tempo Ordinario, durante il quale occorre meditare, pregare e vivere gli insegnamenti di Gesù. È diviso in due momenti: dalla fine delle feste di Natale all’inizio della Quaresima; dalla fine della Pasqua alla chiusura dell’anno liturgico.
Memorie dei santi e celebrazioni mariane
Settembre appartiene anche al Santorale, cioè all’insieme delle celebrazioni dedicate ai santi secondo il giorno stabilito dal calendario. La memoria dei santi arricchisce il Tempo Ordinario senza interromperne necessariamente la struttura, perché inserisce nella celebrazione esempi concreti di vita cristiana.
Il Santorale comprende, invece, i giorni dedicati alla memoria dei Santi. Le celebrazioni dei vari santi, fisse e vincolate al giorno dell'anno, prendono il nome di ciclo agiografico o Santorale.
Le celebrazioni dei santi possono utilizzare testi propri oppure testi comuni, scelti in base alla categoria liturgica del santo. I libri liturgici distinguono fra un proprium sanctorum, i cui canti sono legati al singolo santo (o eventualmente due come per i Ss. Pietro e Paolo), e commune sanctorum quando il canto rimanda genericamente al tipo di santo (martire, dottore, vergine, etc.).
Le celebrazioni mariane costituiscono un ambito particolare del calendario. S'individua poi un terzo gruppo di festività dedicate alla Madonna che prende il nome di ciclo mariano.
Nelle celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria può essere utilizzato l’azzurro come colore dei paramenti, dove previsto dalle consuetudini e dalle norme liturgiche applicabili. Le memorie e le feste mariane orientano la preghiera della comunità verso il ruolo di Maria nella storia della salvezza.
La festa cristiana e la vita della comunità
La festa ha un carattere collettivo. Nessuno fa festa in solitudine. La festa allaccia rapporti collettivi con i partecipanti e tende a coinvolgere tutti gli altri.
Essa risponde al desiderio di riunirsi, che è naturale nell'uomo, ma che la dispersione del quotidiano accresce maggiormente in lui. La festa è, infatti, una rottura con il quotidiano perché situata in un tempo che si distingue dalla vita di tutti i giorni.
La festa però diviene, nella sua caratteristica di diversità, l'espressione dell'uomo che ama il quotidiano, non lo rifiuta, ma lo vuol rendere sempre più fecondo. La festa è creatività, iniziativa, libertà intensa; ma è anche rito prestabilito, liturgia da ripetere.
La gioia presente in ogni celebrazione festiva non è esente da una certa malinconia, da una dolce e delicata tristezza: rimangono sempre i ricordi inquietanti e le ansie che angustiano.
La festa possiede poi una spinta liberante, è l'uscita dall'ordine consueto, l'emancipazione dalle soffocanti catene quotidiane, è sosta improduttiva, pace contemplativa, ozio che arricchisce. Infine, la festa permette all'uomo di dedicarsi a ciò che gli è essenziale.
Adattamenti pastorali e celebrazioni trasferite
La liturgia può prevedere adattamenti quando circostanze particolari rendono necessario modificare tempi, modalità o partecipazione alle celebrazioni. Tali adattamenti devono essere stabiliti dall’autorità competente e mantenere il carattere ecclesiale della celebrazione.
Per quanto riguarda le espressioni della pietà popolare e le processioni, il Decreto affida al Vescovo diocesano la possibilità di trasferirle a una data conveniente (propone, a titolo esemplificativo, il 14 e il 15 settembre).
Questo tipo di disposizione mostra come il calendario liturgico possa essere applicato con attenzione alle situazioni concrete, senza separare la fedeltà alle norme dalla cura pastorale delle comunità. La celebrazione rimane un’azione della Chiesa e non un atto privato.
Le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento dell’unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano.
La responsabilità dei ministri e dell’assemblea
È pertanto responsabilità precipua dei pastori, dei vescovi ma anche di ogni singolo sacerdote, custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche, risplenda per nobile semplicità e manifesti così la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.
Una tale liturgia sarà anche un fondamentale veicolo di evangelizzazione, lo strumento di grazia attraverso il quale, come insegna il Concilio, potremo apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo, saremo perfezionati nell’unità con Dio e tra di noi.
Le parole del Santo Padre confermano e rilanciano l’insegnamento conciliare che invita a una specialissima cura nella formazione di tutto il popolo alla piena e attiva partecipazione alla liturgia e chiedono quindi alle nostre comunità diocesane e parrocchiali di affrontare la sfida che si presenta con questa nuova edizione del Messale.
Si tratta quindi di cogliere responsabilmente questa pubblicazione come una vera opportunità, perché le nostre comunità riscoprano nella liturgia la “prima e indispensabile fonte dalla quale… possano attingere il genuino spirito cristiano”, consapevoli che la partecipazione piena, consapevole, attiva e fruttuosa della celebrazione dell’Eucaristia è garanzia per una formazione integrale della personalità cristiana.
