L’arte floreale per la liturgia non è una semplice decorazione, ma un servizio alla celebrazione: i fiori contribuiscono alla dignità dello spazio sacro, sostengono la preghiera e aiutano la comunità a contemplare il mistero di Cristo. L’uso dei fiori nella Liturgia dev’essere pensato con una prospettiva biblico-teologica; non di arredo, di abbellimento, di apparato, ma di adesione.
Non basta collocare una o più composizioni floreali all’interno dello spazio liturgico, la quantità dei fiori e l’originalità delle forme non necessariamente rispettano la verità del messaggio; l’arte floreale per la liturgia non intende proporre una vanitosa ostentazione del bello, non è consumismo di fiori, è piuttosto ricerca, invito all’incontro con Cristo sempre presente nella sua Chiesa. La composizione floreale dev’essere evocativa, non scenografica.
Il significato dei fiori nella liturgia
La storia biblica della creazione dell’uomo, la storia del suo peccato e l’annuncio della sua salvezza hanno il loro principio in un giardino, l’Eden, luogo di delizie: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.» (Gn 2,15). Ancora in un giardino, ma questa volta di dolore, nei pressi del Golgota, vediamo Gesù, Messia e Salvatore, terminare la sua vita terrena e portare a compimento l’opera di salvezza per cui era venuto: «Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.» (Gv 19,41).
Nella Bibbia il giardino è vita rigogliosa, immagine di serenità: «Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, affluiranno verso i beni del Signore, verso il grano, il mosto e l’olio, verso i nati dei greggi e degli armenti. Essi saranno come un giardino irrigato, non languiranno più.» (Ger 31,12). È il luogo dove il re riposa, dove regna la giustizia di Dio: «allora il deserto diventerà un giardino… e la giustizia regnerà nel giardino.» (Is 32,15-16).
Il giardino è la ricchezza dei doni di Dio: «un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di Cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamomo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi. Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano.» (Ct 4,13-15), è promessa di amore:«Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.» (Ct 4,16), ma anche i giardino del Getsemani, luogo di angoscia e tradimento: «Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.» (Gv 18,1-2)
Il testo biblico, poi, cita una gran varietà di frutta e ortaggi, «Ci ricordiamo dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio» (Nm 11,5) e ancora «Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello.» (2Re 4,39). Cristo stesso è intimamente legato alla natura: deserto, montagna, fiumi, lago.
Fiori, alberi, frutti, rami, pietre, terra, acqua, dunque, entrano a pieno diritto nel luogo preposto ad incontrare il Signore: la liturgia! Il luogo dove sempre si proclama la resurrezione di Cristo, come avvenne nel giardino, quando Maria di Magdala si sentì chiamare per nome e subito corse «ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore”» (cfr Gv 20,15-18).
Nella liturgia tutto è finalizzato all’annuncio della Parola, nella bellezza. Si tratta di mettere l’arte dei fiori al servizio della celebrazione, perché i fiori in chiesa non hanno significato, bensì “significano”! E, precisamente, significano il giardino della Rivelazione, del Mistero di Cristo, cioè dicono la passione, la morte, la resurrezione del Salvatore e il dono del suo Spirito Santo celebrati nel corso dell’anno liturgico.
Nella sinfonia della creazione i fiori trovano il loro posto per cantare la gloria di Colui che li ha creati; nella liturgia la bellezza di Dio ci viene rivelata tramite quella dei fiori, che sono come un “sorriso di Dio”, dice santa Teresa. In questo modo, piano piano, entriamo nel giardino segreto del cuore, là dove avviene l’incontro con Dio.
San Giovanni Paolo II scrive: «I segni, soprattutto quelli sacramentali, devono possedere una grande espressività. Il pane, il vino, l’acqua e l’olio, ma anche l’incenso, le ceneri, il fuoco e i fiori e quasi tutti gli elementi della creazione hanno il loro posto nella liturgia come offerta al Creatore e contributo alla dignità e alla bellezza della celebrazione» (Lettera apostolica Vicesimus quintus annus, 10).

Il fiore come dono e linguaggio della fede
Convinti che anche un semplice fiore, solo perché dono di Dio, possa annunciare un messaggio, è opportuno disporre il nostro animo a un atteggiamento di umile riflessione. Dapprima bisognerà smentire l’affermazione secondo cui l’offerta di uno o più fiori sia uno spreco inutile, una spesa superflua, una voce da depennare nelle economie delle nostre chiese e parrocchie.
La vita e gli insegnamenti del Maestro sono stati e continuano a essere, una donazione infinita, gratuita, un esempio di premurosa attenzione verso Dio e verso il prossimo, uno stimolo a cospargere di nardo profumato le realtà più care. Se nel cuore ritroviamo le tracce di Colui che ci ha amati per primo, appare subito chiaro che il dono gratuito si addice al cristiano: tutto ciò che possediamo viene da Dio e quindi con gratitudine immensa indirizziamo a lui ogni lode e onore.
È questo anche il senso, lo scopo della liturgia, azione teandrica, divino-umana, incontro sinergico tra Dio e il suo popolo, mirabile scambio tra il Creatore e la creatura: «Noi ti offriamo le cose che tu stesso ci hai dato e tu in cambio donaci te stesso». Unico scopo della liturgia è la gloria di Dio e la nostra santificazione, divinizzazione: «Dio si è fatto come noi, per farci come Lui».
Egli non ha bisogno della nostra lode, come recita il prefazio X del TO: «Tu non hai bisogno della nostra lode ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza ma ci ottengono la grazia che ci salva».
Dunque persino un solo fiore può servire alla lode di Dio, e scoprirlo spinge a valorizzarne la forza e a farne un umile mezzo per onorare, aprire e contemplare il mistero della salvezza. La cura per la scienza e l’arte liturgica risponde alla finalità di elevare al Signore una lode sempre più perfetta, il compito di ciascuna comunità cristiana, e quindi di ciascun fedele, è quello di non tralasciare alcun linguaggio che sia capace di esprimere l’infinita bellezza divina.
La semplice perfezione di un fiore è già un canto al Creatore, gioiosa tensione tra il giardino dell’Eden dimenticato e il giardino della gloria ritrovato nella Pasqua. Il fiore reciso e donato esprime la verità del gesto di chi intende unirsi a Cristo offerto e sacrificato; la nobile semplicità della composizione e la sua bellezza fanno risuonare la Parola accolta e celebrata.
La sobrietà come criterio fondamentale
Il principio da cui non si deve mai derogare è che i fiori siano per la gloria di Dio e non per la gratificazione di chi li mette: sobrietà e attenzione alla liturgia sono le due stelle polari. Le composizioni siano prive di leziosità. È bene evitare gli ammassi, ricercare la purezza, una nobile semplicità.
Anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell’acqua… Abbiamo bisogno di ingentilire lo spazio, di dargli la morbidezza, il tratto delle mani di Dio che hanno plasmato questo cosmo, per ricordare al nostro cuore che la Pasqua è nuova creazione.
Il Signore Gesù ha scelto come linguaggio della propria vittoria il nascondimento, la compostezza assoluta, la familiarità di un “Pace a voi”. Così i germogli che bucano i rami secchi e scuri degli alberi, l’erba nuova, lo spandere profumo e poi l’affacciarsi dei colori, i petali impalpabili: tutto è un’immensa celebrazione, ma con uno stile pacato.
Un fiore di pesco che sboccia su un ramo, o una rosa che si apre, o anche una semplice margherita, una violetta, un nontiscordardimé, o i campi gialli di colza, sono silenziosi. I fiori non sono mai sfacciati, non richiamano; ci si ferma e li si ammira.
Raccontano Ecco la vita, senza gridarlo, senza imporsi, senza proclamarlo con enfasi. Ed è lo stesso modo con cui Gesù ha manifestato la sua risurrezione.
Le chiese non sono serre. L’eccesso toglie nobiltà alla forza che hanno anche solo pochi fiori accanto alla nuda pietra dell’altare, dell’ambone. I fiori non sono da usare come i soprammobili a casa.
Stanno nei pressi dell’altare, circondano l’ambone: fine. L’omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all’‘appena’. Un vaso semplicissimo con tre rose…
Composizioni evocative, non scenografiche
Se le norme chiedono che non vengano posti sulla mensa dell’altare è perché non si ricrei il contesto del banchetto, del “buffet di gala”. E non è nemmeno il caso di comporre un “presepio” di primavera in cui all’ambone si dà la forma del sepolcro vuoto spalancato, con accanto una pietra rotolata, un lenzuolo che esce.
Non collezioniamo didascalie, allegorizzazioni, per cui in Quaresima abbonda la sabbia, a Pentecoste i petali rossi… La composizione floreale dev’essere evocativa, non scenografica.
I fiori vanno liberati, non costretti da forme create da noi, disegni geometrici, abbinamenti con legni, sabbia, sassi, stoffe, candele. C’è bisogno della loro purezza, della loro assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio.
Il rimando all’adesione gentile dei fiori allo stile del Signore (di cui è segno eminente, appunto, la “luce gentile” del Cero pasquale) vorrebbe aiutarci a cogliere ciò che avviene sacramentalmente sul presbiterio, tra la roccia del sacrificio e il sepolcro spalancato. A intuire il mistero della Croce di Gesù.
Il fiore reciso e il mistero pasquale
Il fiore è immolato, è la bellezza (il “bel pastore” del Vangelo di Giovanni) che si sacrifica. Il ministero del fiore è questo genere di vittoria: esso è bello - reciso. È luce, profumo e colore - reciso.
È sacrificato e, allo stesso tempo, dal suo sacrificio dà a chi lo guarda la pace, la gioia, la vita. Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore. Non a caso i martiri venivano spesso descritti come fiori recisi per Cristo.
La coincidenza dell’epoca cosmica del rinnovarsi della natura con il tempo della Pasqua del Signore non è casuale. Se il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto con il plenilunio di primavera, Dio non lo ha permesso accidentalmente; già disegnava, seppure nell’ombra, il rifiorire della vita.
La relazione tra la Pasqua del Signore e la primavera che sboccia è nell’ordine della gratuità assoluta per cui Dio ci ridà la vita senza nostro merito e ci pone perfino nella condizione di dirgli grazie. Compie la sua opera in un tempo, in un clima, in cui il cielo, la terra, le piante, gli animali, la natura sembrano tutti in atteggiamento di preghiera.
Quando la Quaresima chiede l’assenza dei fiori, nella denudazione di tutto, le chiese si fanno spigolose, fredde; sono pietra, marmo. Al mattino di Pasqua, il profumo dell’incenso che ancora aleggia dalla Veglia e i fiori che sono tornati ammorbidiscono immediatamente la nostra anima.
In questa occasione si potrebbe evocare il giardino del Risorto con vasi di piante che donino le loro fioriture lungo le settimane in cui risuona l’eco del grande Alleluja. La risurrezione, la vittoria di Gesù può essere colta in tutta la sua potenza e bellezza solo se l’anima è ammorbidita, se non è di pietra.
CORSO DI ARTE FLOREALE LITURGICA
I colori liturgici e la scelta dei fiori
La scelta del colore è fondamentale per chi vuole fiorire a livello liturgico - spiega nell’intervista a TV2000 don Danilo - perché la liturgia ci indica alcuni colori, il bianco, il rosso, il viola e il verde, a seconda del tempo liturgico in cui andiamo a celebrare.
| Colore | Significato e principali ricorrenze |
|---|---|
| Bianco | Il bianco simboleggia la gioia e la purezza, è legato in particolare all’adorazione di Gesù e della Madonna e agli Uffici pasquali e natalizi. |
| Verde | Il verde, simbolo di speranza, costanza e ascolto perseverante. Accompagna il tempo ordinario. |
| Viola | Il colore viola richiama la penitenza, l’attesa e il lutto. Viene utilizzato in particolare durante l’Avvento e la Quaresima. |
| Rosso | Il rosso simboleggia la passione di Cristo e il sangue versato nel martirio da lui e dai santi. |
| Celeste | Il celeste si utilizza soprattutto per le celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria. |
| Rosa | Il rosa, indica gioia e solennità per la III domenica di Avvento e la IV domenica di Quaresima. |
| Oro | L’oro simboleggia la regalità e può sostituire tutti i colori in ogni occasione, sebbene di solito venga utilizzato solo in alcune Solennità di particolare importanza. |
Nello specifico il colore mariano viene associato con il celeste. Ma è il bianco che in realtà che identifica le feste e le solennità mariane.
Il bianco simboleggia anche la risurrezione, il Cristo risorto nell’esultanza della Fede. Il rosso viene utilizzato per i paramenti liturgici la domenica delle Palme, il Venerdì santo, a Pentecoste, nelle celebrazioni dedicate alla Passione del Signore, nelle feste degli Apostoli, degli evangelisti e dei Santi Martiri.
Un criterio è bene che ci accompagni: eliminare tutte le relazioni scontate con i tempi liturgici e i loro colori. Esse rischiano di rendere meno evidente l’unità teologica dell’anno liturgico, la preminenza della Pasqua su ogni declinazione delle stagioni, l’assoluta centralità del mistero pasquale del Signore, che è davvero il nostro fiore, l’unico nostro fiore.
I fiori mariani
Il primo fiore che ha aperto i suoi petali è il grembo di Maria; le melodie dei canti popolari dedicate alla Vergine la chiamano infatti giglio.
La rosa
Certamente noi quando andiamo a proclamare le litanie lauretane tra le varie troviamo Maria Rosa Mistica e quindi associamo immediatamente il nome di Maria alla rosa, che è considerata la regina del giardino, il fiore più bello.
Il narciso
Il Narciso è il simbolo della bellezza, si rifà alla mitologia. Maria è quella che invece umile e pur essendo la più bella di tutte le donne non si vanta della sua bellezza, anzi, la dona ai suoi figli.
Il narciso è citato soprattutto nel Cantico dei Cantici.
Il giglio
Il giglio bianco invece è simbolo di purezza, di attesa. Ma soprattutto bisogna riconoscere che il giglio è apertura, disponibilità al volere di Dio. Una sorta di affidamento al disegno di Dio.
E’ il “sì” di Maria. Lo troviamo spesso nei dipinti dell’annunciazione ai piedi di Maria. Già aperto perché è pronto ad accogliere l’annuncio del Signore, accogliere lo Spirito Santo.
Le composizioni durante l’Avvento e il Natale
Il tempo dell’Avvento
Il Natale contiene l’inizio del mistero della salvezza: un dono incommensurabile, che esige un tempo idoneo per prenderne coscienza, di un periodo di preparazione ascetica. Oggi, tempo in cui tutto corre velocemente e impera la legge del tutto e subito, l’Avvento ci riconduce in noi stessi per riscoprire che l’attesa è già motivo di letizia.
I fiori, la tenue luce dei 4 ceri, i colori, le forme, la poesia, la Parola di Dio: tutto ciò che Daniela ci propone, tutto concorre a camminare verso la luce! Nel libretto troviamo anche una proposta per la solennità dell’Immacolata Concezione, una pausa nel cammino di Avvento per onorare la Madre del Salvatore.
Ghirlande, festoni e corone - quella che tutti conosciamo è quella con i quattro ceri che si accendono via via che si susseguono le quattro domeniche d’Avvento- possono risultare utili per sottolineare alcuni luoghi - la porta e la soglia, il catino battesimale -alcune situazioni - un incontro di preghiera davanti a una icona - alcune presenze - la comunità radunata in assemblea presenza di Cristo.
Il Natale di Gesù
L’attesa gioiosa della nascita di Gesù e di speranza orientata verso il ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi è conclusa: la comunità cristiana si raduna per celebrare l’irrompere di Gesù nella storia.
La prima attenzione che chi si occupa delle composizioni floreali deve avere è quella di non cedere a sdolcinature, a sovrabbondanze, ad addobbi sfarzosi: luccichii, nastri e luci meglio lasciarli ai centri commerciali e ricordiamoci che il colore liturgico è il bianco e non il rosso, che “fa tanto Natale”, ma che nella liturgia è simbolo dello Spirito Santo e del sangue dei martiri, a partire proprio dal sangue dell’Agnello di Dio.
Le composizioni durante la Quaresima
La Quaresima è un cammino, è il tempo che ci è dato per verificare quanto abbiamo preso sul serio la Parola di Gesù, «convertitevi e credete al vangelo», che ci viene rivolta il Mercoledì delle ceneri, ed è il tempo che la liturgia offre per ripercorrere la storia della salvezza, annunciata nelle letture di ogni domenica.
Il lavoro di Daniela suggerisce come esprimere con i fiori, e con tutto ciò che la natura ci offre, i specifici temi sviluppati nel ciclo festivo degli Anni A-B-C. L’Anno A è una grande catechesi battesimale, proposta dal Vangelo di Giovanni.
Nell’Anno B il tema è quello dell’alleanza tra il Dio di Israele e il suo popolo, che Cristo renderà perfetta con la sua Pasqua. Infine, nell’Anno C, la Parola verte sul tema della riconciliazione.
La durezza del cammino di conversione è stato evidenziato dalla sobrietà negli arredi, dal limitato uso di fiori freschi, dall’utilizzo di pietre, legni, anfore screpolate.
La Settimana Santa e il Triduo pasquale
La Grande Settimana giunge, nello scorrere dell’anno liturgico, al termine di quel periodo, che dal punto di vista dell’arte floreale per la liturgia, si può sintetizzare con il verso di un poeta: “Assenza, più acuta presenza”.
Ora tutto cambia e in soli sette giorni si attraversano atmosfere addirittura opposte: dall’ingresso trionfale del Figlio di Davide in Gerusalemme alla sua passione e morte.
Durante il Triduo, da vivere come un’unica celebrazione, l’aspetto estetico cambia piano piano che la liturgia ci fa entrare nei vari misteri che celebra e l’arte floreale offre un insostituibile linguaggio per celebrarli al meglio.
La Domenica delle Palme e la croce processionale
La croce da strumento di tortura e morte si è mutata in simbolo di salvezza per tutti gli uomini, per questo la liturgia, in alcune celebrazioni la onora con l’incenso, ma è bene pensare a una composizione specifica in occasione, per esempio, dell’Esaltazione della Santa Croce, del Venerdì Santo e, ricordando che il trono di Cristo è proprio la croce, nella solennità di Cristo Re, che chiude l’Anno liturgico.
Inoltre la processione di ingresso la Domenica delle Palme è aperta dalla croce (non dal crocifisso!) e occorre che sia ornata da un bouquet: palmette, rami di ulivo e alcuni fiori rossi uniranno l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme e il suo martirio.
Daniela offre diversi spunti, ripercorrendo tutto l’anno liturgico e per le diverse situazioni in cui la croce è arredo dell’altare: appesa sul muro del presbiterio, sospesa sull’altare stesso o posta di lato.
Il cero pasquale
Nel silenzio del Sabato Santo abbiamo respirato la trepida attesa dell’alba del terzo giorno, pregando e preparando l’aula liturgica per la solenne esplosione della notte di resurrezione in cui la chiesa risplende di luce, di profumi, di colori e di fiori che costituiscono uno dei linguaggi della liturgia capace di far fare l’esperienza dell’incontro con la vita nuova donata a ciascuno: quella vita nuova che la stagione in cui cade la Pasqua rinnova ogni anno.
Sono quindi da preferire i fiori primaverili nei colori del bianco e del giallo, colori della luce e della gioia. Presso l’ambone, giardino della resurrezione da cui si canta l’Exultet, trova posto il cero pasquale, simbolo di Cristo risorto: qui i fiori possono abbondare per dire la sovrabbondanza di vita che ci viene donata.
La Pentecoste
La solennità di Pentecoste conclude il Tempo di Pasqua, un periodo lungo cinquanta giorni che la liturgia ci chiede di vivere come “un solo giorno di festa”, un’unica grande domenica che prolunga la gioia della Risurrezione.
Daniela pone molta attenzione alle forme, oltre che al colore rosso in tutte le sue sfumature: composizioni che “esplodono” e si espandono: la Buona Novella esce dal chiuso delle mura per non conoscere mai più frontiere, portata dallo Spirito
Comincia il tempo della Chiesa generata dallo Spirito, inizia il tempo dell’evangelizzazione per tutti i popoli, in tutte le lingue.
Il Battesimo
Con particolare gioia si prepara la chiesa quando si tratta di accompagnare l’ingresso alla vita di fede celebrata nel battesimo, per cui si devono ornare quegli elementi che segnano tale passaggio: il fonte battesimale o, in sua assenza, il catino battesimale, perché il segno imprescindibile del battesimo è l’acqua, e il cero pasquale, segno della Pasqua di Cristo in cui ogni nuovo cristiano è immerso.
Daniela, sempre attenta alla sobrietà, ricorda l’accortezza di liberare il luogo del battesimo da eventuali altri fiori e vasi, di colori e stili non coerenti con la celebrazione tenendo sempre presente che non si tratta di decorare la chiesa, ma di fiorire un’azione liturgica, il che richiede discrezione e sobria eleganza: bastano pochi fiori, pur che siano disposti in maniera che partecipino alla festa e la rendano indimenticabile.
Naturalmente, se la celebrazione del sacramento avviene sul presbiterio i fiori che ornano l’ambone devono essere coordinati nello stile e nel colore con la composizione del catino.
I santi, i defunti e le celebrazioni particolari
Nella solennità dell’Epifania, ogni anno, un ministro legge l’Annunzio del giorno di Pasqua, che non omette di ricordare che: «Anche nelle feste della Santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei Santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore».
Nel suo prezioso servizio alla Chiesa, Daniela non ha certamente omesso di istruire le sue allieve nel non sottovalutare mai l’importanza dell’arte floreale in tali occasioni.
Una cura particolare va riservata alla solennità di Tutti i Santi, che nel sentire comune, è legata alla commemorazione dei defunti: è bene che anche solo per pochi e piccoli particolari le composizioni siano diverse: le luci di alti ceri bianchi il primo di novembre, potrebbero essere sostituiti da rossi lumini nel ricordo dei defunti della comunità radunata nel ricordo.
La croce come luogo da fiorire
La croce da strumento di tortura e morte si è mutata in simbolo di salvezza per tutti gli uomini, per questo la liturgia, in alcune celebrazioni la onora con l’incenso, ma è bene pensare a una composizione specifica in occasione, per esempio, dell’Esaltazione della Santa Croce, del Venerdì Santo e, ricordando che il trono di Cristo è proprio la croce, nella solennità di Cristo Re, che chiude l’Anno liturgico.
Daniela offre diversi spunti, ripercorrendo tutto l’anno liturgico e per le diverse situazioni in cui la croce è arredo dell’altare: appesa sul muro del presbiterio, sospesa sull’altare stesso o posta di lato.
Festoni, ghirlande e corone
Ghirlande, festoni e corone - quella che tutti conosciamo è quella con i quattro ceri che si accendono via via che si susseguono le quattro domeniche d’Avvento- possono risultare utili per sottolineare alcuni luoghi - la porta e la soglia, il catino battesimale -alcune situazioni - un incontro di preghiera davanti a una icona - alcune presenze - la comunità radunata in assemblea presenza di Cristo.
Molto dipende dallo stile architettonico della chiesa (nel libretto “Al Santo Volto” di questa collana si possono trovare proposte adattabili per una costruzione di architettura sacra moderna); dall’eventuale balaustra e altare monumentale con tabernacolo; dalla presenza o meno di un sagrato che consenta un festone di accoglienza e da molte altre situazioni contingenti.
Come disporre i fiori nello spazio liturgico
La cura per l’offerta floreale mai potrà essere dissociata dal contesto di fede e dal clima di preghiera e di ascolto in cui il cristiano vive. Proprio questo differenzia un corso di arte floreale per la liturgia da un comune corso di decorazione floreale: non si tratta di acquisire un’abilità tecnica ma di annunciare la lieta notizia del Vangelo anche attraverso i fiori.
Ascolto della Parola e celebrazione liturgica sono infatti le principali componenti del terreno sul quale l’arte floreale produce i suoi germogli. Come in un mosaico bisogna scegliere e valorizzare i tasselli migliori, allo stesso modo sarà nostra cura convogliare a perfetta armonia i linguaggi liturgici.
Non si tratterà più di ornare a dismisura uno spazio delimitato, ma dare gloria e fiorire i luoghi della celebrazione; l’occhio del fedele deve poter cogliere, nella decorazione floreale, la semplice bellezza del Creatore, deve poter assaporare un anticipo del festoso banchetto a cui partecipa, deve poter intuire la minuziosa cura con la quale un fratello o una sorella hanno preparato quei fiori per la «sala delle nozze», luogo dell’incontro sponsale della Chiesa con Cristo, spazio in cui viene rinnovata l’alleanza che la lega indissolubilmente al suo Signore e Salvatore.
Le persone che se ne assumono l’impegno potrebbero avere anche molto da lavorare per assicurare fiori nobili, puliti, eliminando fiocchi, carte, coprivasi, plastiche trasparenti. Funerali, matrimoni, omaggi affettivi fanno sì che si raccolga molto materiale e la cosa più sbagliata è infilare in tutti gli angolini degli altari laterali piante su piante o composizioni rigidamente legate all’occasione.
Decostruendo gli apparati, si colga di fiore in fiore il meglio, per poter porre sui nostri presbiteri questo segno così puro, così eloquente, così immediato. Il tutto sia finalizzato al fiorire del luogo dove celebriamo la Pasqua del Signore, con una semplicità assoluta.
Il ministero dell’arte floreale
Perché l’annuncio sia vero (e anche i fiori sono un annuncio e uno strumento di evangelizzazione) è necessario per chi svolge il ministero dell’arte floreale (ministero significa servizio non potere, arroganza, autosufficienza, non è fare da padroni. ) come qualsiasi altro ministero nella e per la liturgia, di non cedere all’improvvisazione e all’approssimazione.
Occorre profonda preparazione biblica, liturgica, teologica, spirituale. e poi anche tecnica. La cura dell’arte floreale richiede dunque una formazione che unisca competenze teoriche in ambito liturgico, in ambito biblico e competenze tecniche per la realizzazione delle composizioni floreali.
I corsi di arte floreale per la liturgia nascono per preparare in maniera consapevole e bella gli spazi liturgici in cui si svolgono le celebrazioni. Perciò è necessario unire alla tecnica dell’arte floreale la conoscenza della teologia liturgica.
In questo modo: Il sapere diventa fare, un umile servizio - quello dell’arte floreale per la liturgia - da mettere a disposizione della comunità parrocchiale.
L’arte floreale al servizio della liturgia non è una sensibilità che si può comprare, una specie di mestiere da imparare, anche se è necessario acquisire una tecnica; è ascolto e accoglienza di una testimonianza di fede, è appello sincero alla verità.
Comporre questi vasi deve attingere al nostro personale grazie a Gesù ed è una sensibilità da creare, nelle parrocchie, con la dignità di un autentico ministero. Non si riduce a un gioco di piante da spostare.
Un linguaggio coordinato con la celebrazione
Il fiorista arriva e pone lì la composizione, chi lo fa come arte floreale al servizio della liturgia ovviamente sta attento al luogo in cui si trova, al tipo di celebrazione, e soprattutto fa attenzione alle letture che vengono proclamate.
Impareremo cioè a realizzare le nostre composizioni floreali in vista della celebrazione liturgica, consapevoli di quanto avviene al popolo cristiano riunito in preghiera. Ogni sacramento, ogni solennità e festa nell’Anno liturgico, richiede un diverso modo di «fiorire» lo spazio liturgico.
La salvezza che ci raggiunge in ogni azione liturgica, reca il profumo e il colore di un’esperienza vissuta in uno spazio abitato, arredato e predisposto proprio per questo. La sobrietà e l’eleganza orientano poi a evitare sprechi che non si addicono all’agire cristiano, poiché i poveri li abbiamo sempre con noi e, mentre onoriamo il Corpo del Signore con la gratuità dell’amore, non dimentichiamo mai che Egli si identifica nel fratello che spesso sta alla porta delle nostre chiese, carne viva di Cristo.
Progetti e applicazioni nell’anno liturgico
In questa sezione sono riportate le Icone e Composizioni floreali realizzate da Padre Gianni Roberto Cianfanelli per la parrocchia San Francesco di Sales. L’Arte Floreale per la Liturgia è un supporto importante alla preghiera e contemplazione della comunità riunita intorno all’altare.
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- Festa Liturgica Beato Luigi Brisson, 12 Ottobre 2014
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- Matrimonio Gabriele e Maria, 27 Giugno 2014
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- Natale 2012: Composizioni e Presepe
- Corona d’Avvento 2012
- 1° Festa Liturgica Beato Luigi Brisson (14/10/2012)
- Prima Comunione e Cresima 2012
- Matrimonio Alessandro e Lina, 19 Maggio 2012
- Pasqua di Risurrezione 2012
- Quaresima e Domenica delle Palme 2012
Al Santo Volto offre un progetto per la Domenica delle Palme, Pasqua e la solennità di Pentecoste: inizio e termine del Tempo più importante dell’Anno Liturgico
Ci sono anche due proposte particolari, la benedizione dell’organo e una veglia di preghiera, e questo ci invita a cogliere la peculiarità del servizio dell’arte floreale: ogni volta che una comunità si raduna in una chiesa tutto il creato è convocato e nulla, più dei fiori, può dire simbolicamente questa chiamata.
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