Cattedrale di Bari San Nicola: arte, architettura e opere della basilica

La Basilica di San Nicola, nel centro storico di Bari, è uno dei luoghi più importanti della città essendo legata alla figura e alla storia di San Nicola, il santo patrono. Qui si trovano custodite le sue spoglie, arrivate a Bari nel 1087 per mezzo di marinai baresi che le trafugarono da Myra, antica città ellenica oggi situata nei pressi di Demre, nella Turchia meridionale.

La maestosa basilica è un mirabile esempio di romanico pugliese. Fu edificata fra il 1087 e il 1100 nel cuore della Bari medievale per custodire le reliquie del Santo, trafugate a Myra, in Licia, da 62 marinai baresi e traslate nella città adriatica.

La nascita della Basilica di San Nicola

La Basilica di San Nicola, prototipo di stile romanico pugliese, fu costruita negli spazi già occupati dalla Corte del Catapano nell’antica cittadella fortificata verso la fine dell’XI secolo, per accogliere e venerare le reliquie di San Nicola, giunte a Bari il 9 maggio 1087 dall’omonima chiesa di Myra in Licia.

Al suo posto sorgeva fino a pochi anni prima il Palazzo del Catapano bizantino. La Basilica di San Nicola sorse sui resti dell’antica Corte del Catapano.

Nel 968 Otranto cedette il passo a Bari nel ruolo di Capitale Bizantina del tema di Longobardia (968 - 1071) in forza del suo crescente ruolo commerciale. La struttura amministrativa di Bari capitale, che nacque e si sviluppò tra IX e XI secolo, era racchiusa nella Corte del Catapano (governatore) e comprendeva vari edifici per la burocrazia, diverse chiese, presentandosi come una “città nella città”.

L’area scelta per l’edificazione della basilica, pertanto, vantava origini civili; aveva accolto fino a pochi anni prima il palazzo del catapano bizantino, distrutto all’arrivo dei Normanni; era stata donata all’arcivescovo Ursone dal condottiero normanno Roberto il Guiscardo, investito nel 1059 del titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia da papa Niccolò II.

Le reliquie di San Nicola e il ruolo di Bari

Il 9 maggio 1087 arrivarono a Bari le reliquie di San Nicola, trafugate da sessantadue marinai baresi dalla chiesa di Myra. I marinai posero numerose condizioni prima di cedere le reliquie del santo: una di queste era la sede della nuova Basilica che le avrebbe accolte.

L’arcivescovo Ursone acconsentì e diede incarico all’abate benedettino Elia di procedere alla costruzione di un luogo di culto che custodisse le spoglie del santo e richiamasse mercanti e pellegrini da Oriente a Occidente. Bari da capitale bizantina divenne la città di San Nicola.

Nicola di Patara, in Licia, vescovo di Myra quando morì nel 326 d.C. era già famoso e rinomato in tutto il mondo, sia in Oriente che in Occidente. Bari all’epoca era nota per il suo porto.

Per un certo periodo la città fu conosciuta anche per essere la sede del catapano, il governatore bizantino, ed era rinomata come capitale meridionale dell’Italia bizantina. Nelle vicinanze della sede del catapano vi era anche il monastero di San Benedetto retto dall’abate Elia.

Fu proprio Elia a sviluppare l’idea di far arrivare le ossa di San Nicola a Bari in modo da ridare lustro alla città dopo il tormentato periodo della salita al potere dei Normanni, facendola diventare luogo d’incontro tra Oriente e Occidente.

Era infatti consuetudine ai quei tempi appropriarsi delle ossa dei santi provenienti da altri paesi. Tant’è che l’idea di rubare le ossa del vescovo di Myra non venne solo ai baresi ma anche ai veneziani, motivo per cui a Bari non sono custoditi tutti i resti del santo, l’altra parte del corpo è custodita a Venezia nella Chiesa di San Nicolò al Lido.

Le reliquie di San Nicola sono tante e sparse tra l’Italia e l’Europa. Così per la missione vennero incaricati un’ottantina di marinai baresi che insieme a commercianti e schiavi (il numero ufficiale di 62 marinai si riferisce ai partecipanti con diritti civili) salparono alla volta del porto di Antiochia, col pretesto di effettuare scambi commerciali grazie a tre navi cariche di frumento.

Questa la versione ufficiale, mentre secondo La leggenda di Kiev, testo russo del 1094 circa, l’ispirazione di trasportare a Bari le reliquie del santo venne ad un prete barese al quale apparve in sogno proprio San Nicola, informandolo di non voler più restare in un luogo profanato dai Turchi.

Fatto sta che l’ardua impresa fu realizzata e portata a termine a Bari il 9 maggio 1087 dove l’abate Elia fece realizzare appositamente la Basilica che avrebbe dovuto ospitare i resti del santo. L’edificio non fu realizzato ex novo ma sorse sui resti di uno precedente là dove sorgeva la corte del catapano.

Bari divenne così meta privilegiata di pellegrinaggi, sia per quelli diretti in Oriente che per quelli in Occidente, mentre l’ex vescovo di Myra diventava santo ecumenico.

Le fasi della costruzione

I lavori di costruzione della cripta, destinata a ospitare le spoglie del santo, iniziarono nel 1087 per volere dell’abate Elia e si conclusero nel 1089 con la sua consacrazione da parte di papa Urbano II.

I lavori della cripta iniziarono l’8 luglio del 1087 e terminarono nel settembre del 1089. Il successivo 1° ottobre papa Urbano II ripose le reliquie sotto l’altare della cripta, dove si trovano ancora oggi, e consacrò con il pallio l’abate Elia quale arcivescovo di Bari.

Alla morte di Ursone, Elia succedette alla carica di arcivescovo per elezione unanime e proseguì nella costruzione dell’edificio. L’abate Elia morì nel 1105 e i suoi resti sono conservati nella stessa basilica in un sarcofago di origine orientale con le effigi di quattro filosofi.

I lavori del corpo dell’edificio continuarono, anche se molto a rilento, sotto la direzione dell’abate Eustazio, successore di Elia. Nel 1106, infatti, papa Pasquale in una sua “bolla” scriveva che la chiesa era quasi terminata ma le lotte intestine prima, e la distruzione della città per mano di Guglielmo il Malo nel 1156, poi, rallentarono notevolmente i lavori.

La costruzione della basilica invece proseguì con il successore di Elia, l’abate Eustazio, fino alla sua consacrazione il 22 giugno 1197. La chiesa venne consacrata, infatti, il 22 giugno 1197 da Corrado, vescovo di Hildesheim e cancelliere imperiale di Enrico VI, su incarico di papa Celestino III, alla presenza di 5 arcivescovi, 28 vescovi e 7 abati.

La Cittadella Nicolaiana

La basilica è inserita nel contesto della Cittadella Nicolaiana - un articolato complesso di edifici sviluppatosi nel tempo all’interno del perimetro della corte del Catapano - che attualmente comprende: la chiesa di San Gregorio (la più antica chiesa della città ancora consacrata), il convento, la biblioteca e l’archivio della Basilica che conservano documenti cartacei e pergamene di eccezionale interesse storico, il Centro Studi Nicolaiani, il cosiddetto Portico dei Pellegrini (oggi completamente perduto per via dei lavori di restauro degli anni Cinquanta) ubicato nell’area attualmente occupata dalla Scuola Secondaria di I grado San Nicola, il Museo Nicolaiano, inaugurato il 6 febbraio 2010, nel quale sono esposti i pezzi più preziosi provenienti dall’Archivio e dal Tesoro della basilica.

La cittadella per centinaia di anni per motivi di sicurezza è stata circondata da solide mura interrotte da tre porte che permettevano l’accesso: da via palazzo di Città, dall’arco Angioino e da via Vanese.

La basilica è a sua volta circondata da tre piazze, oggi in prosecuzione diretta tra loro, risultato dei lavori di restauro eseguiti nel secolo scorso che hanno significativamente modificato l’impianto urbanistico.

Prima della costruzione del lungomare negli anni Trenta il lato est era lambito dal mare; in quell’epoca la principale via di accesso alla piazza antistante era la “ruga Francigena”, corrispondente all’attuale tracciato di strada Palazzo di Città, percorso che i pellegrini seguivano per onorare il santo protettore, punto di incontro tra Oriente e Occidente.

Il romanico pugliese della basilica

La maestosa Basilica, emblema del romanico pugliese, si distingue per essere uno dei principali poli del turismo religioso nell’Italia meridionale oltre che simbolo dell’unione tra Oriente e Occidente, com’era negli intenti dell’abate Elia, omaggiato nella Basilica dalla cattedra che porta il suo nome: la Cattedra dell’abate Elia, costruita in occasione del concilio di Bari del 1098.

Lo stile è il romanico, vale a dire che ha un aspetto massiccio e sobrio, caratteristico dell’architettura normanna. Tuttavia non va dimenticato che non si tratta di una chiesa costruita ex novo, ma di un tempio edificato sull’area della residenza del catepano (il governatore greco-bizantino dell’Italia Meridionale tra il 968 ed il 1071) e quindi con consistente riutilizzo di materiale del precedente edificio.

Realizzata con pietra calcarea in parte precedentemente impiegata in altri edifici, si presenta con una facciata principale racchiusa tra due torri di diversa altezza e fattura: la Torre del Catapano a destra e la Torre delle Milizie a sinistra.

Facciata romanica Basilica San Nicola Bari

La facciata e le torri

Il prospetto della Basilica è contenuto tra due torri quadrangolari, di forma, altezza e orientamento differenti. Quella di destra, preesistente alla costruzione, ha un basamento in grossi blocchi di pietra calcarea, mentre quella di sinistra (delle Milizie), si erge su un ampio arco passante e presenta nella parte superiore due bifore che danno luce ad una cappella absidata posta all’interno.

Le differenze tra le due torri è evidente: se la prima è meno ricca nella parte superiore dove si aprono, su ogni lato, due monofore di dimensioni diverse poste l’una sull’altra, la seconda è invece più elaborata nei prospetti.

Una sequenza di archetti ciechi binati corre in alto lungo tutto il perimetro impostati su due esili semicolonne addossate alla parete e sulle lesene che fungono anche da cantonali all’estremità.

Il prospetto a salienti tra le due torri è tripartito da due lesene che poggiano su altrettante colonne di spoglio con capitelli di età tardo romana. La posizione fortemente decentrata delle colonne e dei rispettivi capitelli rispetto alle lesene superiori potrebbe far supporre la presenza, almeno a livello progettuale, di un portico antistante andato perduto o mai realizzato.

La facciata riflette all’esterno, attraverso lesene sporgenti e tre portali di accesso, la tripartizione interna in navate. La severità tipica dello stile romanico è stemperata sulla facciata dalla presenza di monofore, bifore su più ordini e di un oculo centrale.

Sopra i portali si leggono una serie di archi ciechi al di sopra dei quali si aprono tre finestroni centinati con doppia ghiera lunata, cinque bifore, anch’esse a doppia ghiera e un semplice rosone.

La cuspide della parte centrale del prospetto e i due salienti laterali sono segnati da una sequenza di archetti pensili che reggono un cornice modanata.

I portali e il simbolismo scultoreo

Tre portali si aprono sul prospetto e danno accesso alle rispettive navate all’interno della chiesa. Quello centrale è il maggiore e il più ricco.

Il portale mediano, più grande e riccamente scolpito, è caratterizzato da un forte simbolismo, che riconduce all’immagine del Cristo vittorioso sulle tenebre del paganesimo espresso dalle decorazioni dell’archivolto, dalla scultura raffigurante una sfinge sulla cuspide del protiro e dai buoi che sorreggono le colonne ottagonali ai lati del portale stesso.

È inquadrato da un protiro retto da due colonne che poggiano su buoi stilofori che a loro volta giacciono distesi su due mensole ricavate da due diversi cornicioni di età romana. Sulla cuspide del protiro è collocata una scultura (acroterio) che rappresenta una sfinge.

I due portali laterali sono rettangolari e chiusi in alto da architravi di reimpiego. Sul lato nord spicca il bellissimo portale dei Leoni.

I portali che si aprono sulle facciate meridionale e settentrionale hanno forma architravata e protiri con colonnine su animali stilofori.

I prospetti laterali e orientale

Lo stesso alleggerimento si ha lungo i fianchi dell’edificio (di lunghezza diversa) attraverso la realizzazione di profonde arcate cieche e loggette di esafore.

I prospetti laterali sono segnati da profonde arcate cieche sostenute da robusti pilastri su cui si apre la galleria degli esaforati con archetti che poggiano su colonnine con capitelli a stampella.

Il prospetto orientale è costituito da una massiccia parete che nasconde alla vista le tre absidi. La decorazione plastica è riservata al finestrone absidale, fiancheggiato da colonnine poggianti su elefanti e capitelli con teste di ariete, sotto cui è inserito un pannello decorato con grifi e sfingi affrontati.

In alto si aprono otto bifore, mentre la parte inferiore è ritmata dalle arcate cieche con una serie di quattro monofore e un bassorilievo angioino. Finestrelle ad arco lunato e strombate verso l’interno si aprono nella parte più bassa del prospetto dando luce alla cripta.

L’interno: pianta, navate e strutture

L’interno, a croce latina, presenta un soffitto ligneo intagliato e dorato, con i dipinti seicenteschi di Carlo Rosa. L’interno con pianta a croce latina commissa (il transetto è posto al termine della navata), è diviso longitudinalmente in tre navate da colonne e pilastri portanti.

L’interno è ad impianto basilicale latino a tre navate con transetto. Il corpo longitudinale è largo quanto la lunghezza del transetto che quindi non sporge all’esterno.

Sei archi a tutto sesto per lato separano le navate. Gli archi poggiano su colonne e al centro su pilastri.

Le tre navate interne sono scandite da due file di colonne dall’aspetto slanciato. La preziosissima decorazione marmorea è attribuita ai grandi scultori dell’epoca: Alfano da Termoli, Anseramo da Trani, Peregrino da Salerno.

Tre grandi archi trasversali sono stati inseriti successivamente per sostenere cedimenti strutturali che si verificarono nel 1456 a causa di un violento terremoto.

Le navate laterali sono coperte da volte a crociera su cui corrono i matronei che si affacciano nella navata centrale grazie a trifore inquadrate da archi ciechi. Al di sopra una serie di monofore (cleristorio) danno luce all’interno.

Il soffitto ligneo di Carlo Rosa

La navata centrale è coperta da un splendido soffitto in legno, riccamente decorato, opera del pittore bitontino Carlo Rosa.

Un ricco soffitto in legno dorato seicentesco con dipinti di Carlo Rosa chiude in alto la navata nascondendo le capriate lignee che sostengono il tetto.

Sulla navata centrale è inevitabile stare a testa in su data la presenza di ricchi decori sul soffitto, intagliato e dorato, accompagnato da riquadri con dipinti realizzati dal pittore pugliese Carlo Rosa tra il 1661 e il 1673. Vi sono raffigurate scene della vita e delle opere di San Nicola.

Soffitto dorato Carlo Rosa Basilica Bari

Il presbiterio e il ciborio

Un arco di trionfo a tre fornici con archi a tutto sesto divide la navata centrale dalla zona presbiteriale. Gli archi poggiano su due colonne al centro e pilastri addossati alle pareti ai lati.

In fondo alla navata centrale si trova l’altare maggiore, sormontato dal più antico ciborio della Puglia (XII secolo), e l’abside che ospita la “Cattedra di Elia”, sedia episcopale marmorea (fine XI - inizio XII secolo).

Al centro del presbiterio un ciborio in pietra del XII sec. è collocato al di sopra dell’altare. In alto quattro cuffie del tutto simili a quelle presenti nella Cattedrale lasciano supporre l’intenzione di elevare una cupola che non fu mai realizzata.

In alto rispetto alle navate, il transetto si eleva con al centro il ciborio del XIII secolo opera di Alfano da Termoli: i tre gradini di accesso decorati con motivi vegetali, disegni animali e un esametro che celebra l’uomo, sono un chiaro richiamo ai tre regni.

Il pavimento del presbiterio raffigura quattro cerchi realizzati in marmo, che accolgono le basi delle colonne del ciborio, mentre i tre gradini sono decorati da piastrelle con motivi bizantini e iscrizioni. Il pavimento del transetto è realizzato con lastre e frammenti di riutilizzo.

La Cattedra dell’abate Elia

Sull’abside è collocata la “Cattedra di Elia”, sedia episcopale marmorea (fine XI - inizio XII secolo). Oltre il ciborio è collocata la cattedra dell’Abate Elia ricavata da un blocco unico di marmo la cui datazione a cavallo tra XI e XII sec. è stata messa in dubbio per suoi caratteri stilistici troppo precoci per quell’epoca (Belli-D’Elia).

Probabilmente l’opera va collocata nella seconda metà del XII sec. Nella decorazione musiva che contorna la cattedra è possibile rilevare la presenza di caratteri cufici con la scritta “Allah” da alcuni interpretato come testimonianza della multietnicità delle maestranze utilizzate nei lavori della fabbrica.

Il pulpito che spicca lungo la navata destra è stato ricomposto con frammenti originari dell’XI e XII secolo; di grande bellezza sono i due leoni romanici posti ai lati della scalinata che sale verso il presbiterio.

Il mausoleo di Bona Sforza

Da notare il mausoleo cinquecentesco di Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari. Alle spalle della sedia episcopale si trova il monumento funebre tardo cinquecentesco di Bona Sforza, Duchessa di Bari e Regina di Polonia: tra due figure femminili seminude, raffiguranti Bari e la Polonia, e due immagini di santi, San Nicola e San Stanislao, sono inumati i resti della Regina, inizialmente sepolti nella chiesa cattedrale.

Ancora oltre, incassata nel catino dell’abside maggiore, è collocata la monumentale sepoltura di Bona Sforza, Regina di Polonia e Duchessa di Bari, realizzata nel 1593.

Il monumento funereo dedicato a Bona Sforza è posto dietro l’altare ed è realizzato in marmo di Carrara. Raffigura la duchessa in ginocchio e con le mani giunte in segno di preghiera ai cui lati si trovano San Nicola e San Stanislao, patrono della Polonia.

Ai piedi della statua due allegorie femminili recano gli stemmi di Sigismondo di Polonia e del ducato di Bari.

Le opere pittoriche

Altre opere di particolare rilevanza sono, nell’abside di sinistra la pala della seconda metà del XV secolo attribuita al Vivarini (pittore veneziano attivo in Puglia) che rappresenta una sacra conversazione tra i santi Giacomo e Ludovico da una parte, Nicola e Pietro dall’altra; al centro è la Madonna in trono col Bambino.

Sull’altare opposto invece troneggia la Pala di Bartolomeo Vivarini, pittore veneziano attivo in Puglia nella seconda metà del XV secolo, raffigurante La Madonna in trono col Bambino tra i santi Giacomo e Ludovico da una parte, Nicola e Pietro dall’altra.

Sull’altare dell’abside di destra il trittico (1451) di Andrea Rico da Candia, pittore attivo nel XV secolo in molte città italiane.

Oltre ai dipinti di Carlo Rosa vi sono anche quelli di Andrea Rizo da Candia rappresentati dal trittico Madonna della Passione tra i santi San Nicola e San Giovanni evangelista sull’altare destro.

La Madonna della Passione, rappresentata come in varie città (Bergamo, Firenze, Parma, e altre) qui è inserita nel contesto devozionale rispondente alla località: si trova fra San Nicola a destra e San Giovanni Evangelista a sinistra.

L’altare d’argento

Nel transetto di destra si trova l’Altare d’argento (1319-1684) donato nel 1319 dallo zar di Serbia Uroš II Milutin per ricoprire la tomba del Santo nella cripta.

Nel 1684 venne commissionato a due artisti napoletani, Domenico Marinelli ed Ennio Avitabile, il rifacimento dell’altare nello stile dominante dell’epoca: il Barocco.

Quest’altare in argento fu in origine donato alla Basilica nel 1319 dallo zar di Serbia Uroš II Milutin, realizzato dagli orafi baresi Rogerio de Invidia e Roberto di Barletta. In seguito, a causa dell’usura, fu restaurato ad opera degli orafi napoletani Ennio Avitabile e Domenico Marinelli.

All’altare è collocata una lastra risalente al 1684, con ben oltre 600 caratteri latini. Cosa rappresentino però questi caratteri resta un mistero essendo tuttora almeno in parte indecifrabili: alcune lettere pare siano addirittura scritte al contrario e tra le diverse combinazioni possibili nessuno finora è riuscito ad azzeccare quella giusta.

Opinione comune è che si tratti di un crittogramma, un messaggio cifrato che attende di essere svelato oppure che si tratti di un messaggio senza particolare significato. L’altare in questione non risulta neanche troppo avvicinabile essendo protetto da un cordone rosso che ne delimita l’accesso al pubblico.

La cripta e il culto ecumenico

Nella cripta di San Nicola riposano le Sante Reliquie. Dalle navate laterali, attraverso due scaloni, si accede alla cripta che ospita le reliquie del santo.

I resti di San Nicola e la Sacra manna, il liquido sacro in cui sarebbero immersi, sono custoditi nella cripta, la chiesa sotterranea dove viene officiato il rito ortodosso e che rende per questo la Basilica barese meta privilegiata di pellegrinaggi dei fedeli ortodossi.

Di particolare rilevanza è la coesistenza all’interno della cripta di una cappella ortodossa e quindi di due altari: uno dedicato al rito cattolico e l’altro al rito ortodosso (unico esempio nel mondo cattolico a testimonianza della vocazione ecumenica della terra di Bari).

La basilica ha infatti mantenuto nei secoli la sua funzione di polo di pellegrinaggio, rappresentando un punto di riferimento per devoti provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto dalla Russia ortodossa, particolarmente legata al santo.

Il luogo è meta anche dei fedeli Cristiani Ortodossi, che vi celebrano le proprie liturgie. Elementi caratteristici della cripta sono i capitelli tutti differenti fra loro ed alcuni “bifronte”.

Nell’angolo meridionale si trova la colonna “miracolosa” in porfido.

Cripta San Nicola altare cattolico ortodosso

Restauri e trasformazioni

Fino alla fine del XIX secolo, l’edificio è stato soggetto a periodici rimaneggiamenti che, pur modificandone l’aspetto originario, tuttavia non ne avevano compromesso l’integrità.

All’inizio del XX secolo, invece, il Ministero della Giustizia e per gli Affari di Culto inaugurò la stagione dei “Grandi Restauri” (1925-1934) che ci ha restituito la basilica nelle sue fattezze attuali.

La Basilica e il rapporto tra Oriente e Occidente

La Basilica divenne un punto di incontro tra Oriente e Occidente. La sua storia, la presenza delle reliquie di San Nicola e la coesistenza di riti cattolico e ortodosso nella cripta hanno mantenuto vivo questo ruolo nel corso dei secoli.

La maestosa basilica è un mirabile esempio di romanico pugliese. Il patrimonio artistico comprende architettura, scultura, pittura, arredi liturgici e testimonianze della complessa storia religiosa e politica di Bari.

La Basilica che custodisce le reliquie di S. Nicola si erge imponente nella Città Vecchia di Bari, a cinque minuti dal Porto marittimo e a 15 minuti dalla Stazione ferroviaria.

tags: #cattedrale #di #bari #san #nicola #arte